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9 luglio 2017 7 09 /07 /luglio /2017 09:21

Trailer del film documentario sulla straordinaria santa

 

Veronica Giuliani, al secolo Orsola, è una delle più grandi mistiche della storia. Ebbe numerose rivelazioni e ricevette le Stimmate. Nata a Mercatello sul Metauro, presso Urbino, nel 1660, visse cinquant’anni nel monastero delle Clarisse di Città di Castello. Entratavi 17enne, vi morì nel 1727, dopo essere stata cuoca, infermiera, maestra delle novizie e badessa. All’autopsia risultò che il cuore era trafitto da parte a parte. Dopo aver ricevuto le piaghe della Passione di Cristo, infatti – rivela nel diario spirituale – «piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti». Nulla sapremmo delle esperienze di Veronica, se il direttore spirituale non le avesse ordinato di trascriverle. Lo fece per 30 anni e il risultato è il «Tesoro nascosto», pubblicato in 10 volumi di 22.000 pagine dal 1825 al 1928. Morì nel 1727, dopo 33 giorni di malattia. È santa dal 1839.
Riportiamo alcune visioni sull’Inferno ed il Purgatorio di questa grande donna di fede dallo spirito francescano. 

 

VISIONE, PER TRE VOLTE, DI UN’ANIMA DEL PURGATORIO


In questa notte, nell’esercizio, vi è stato di particolare questo, che mi pare che Iddio mi abbia fatto vedere un’anima del Purgatorio. L’ho veduta in tre modi.
La prima volta, parvemi che ella fosse in un grande fuoco e che, per mano dei demoni, avesse dei grandi tormenti dei quali l’uno non aspettava l’altro. Ogni vista di quei ministri infernali, le dava pena sopra pena; ma, fra tante pene, la maggiore era quella del danno. Ella non si poteva raccomandare; stava sotto il braccio della giustizia di Dio; e tanto basta. Tutto ciò è stato di grande ammaestramento a quest’anima.
La seconda volta, l’ho veduta con grandi tormenti; in specie, nei sentimenti. Per modo di dire, dirò, che mi pareva che fosse tormentata negli occhi e nelle orecchie con ferri taglienti e pungenti; e che ciò era operato assai celermente ed, ora in uno, ora in quei sentimenti insieme. O Dio! Il sentimento poi della lingua, aveva assai più pena. In un tratto, pareva che le uscisse dalla bocca, ed arrivasse sino a terra; e pareva che fosse inchiodata ivi, non con un chiodo di ferro, ma col chiodo della mano di Dio.
I demoni che sono ministri della divina giustizia, a tutto potere, la tormentavano; ed ella stava immobile nel medesimo sito che fu posta, né poteva muoversi. Era tutta pena, da capo a piedi; non vi è modo di dichiarare queste pene; e non credo che creatura vivente possa mai raccontarle. Parvemi anche di vederla, in un tratto, come distrutta affatto, e consumata da molte pene; ma poi, in un tratto, divenire in essere, con più atroci pene che sembra comincino sempre e sempre continuino con più ardore. In fine, mi pareva vederla, ora tutta lacerare ora pungere con punte infuocate, ed ora stare in un fuoco ardente e divenire tutta un ghiaccio. Sembrava che la detta anima vi fosse gelata dentro; ma, nel tempo medesimo, sentiva fuoco e ghiaccio.
La terza volta, mi fu mostrata pure nella medesima forma; pativa un tormento intollerabile, e pareva che vedesse un non so che; ma io non capivo che cosa fosse. Alla fine, il mio Angelo Custode mi fece conoscere che ella vedeva l’abito che aveva portato della Religione, e la sola vista le rinnovava tutti i tormenti e le pene; perché ella era vissuta con l’abito sì, ma non da Religiosa.
In un tratto, fui trasportata dallo stesso mio Angelo Custode ai piedi di Maria SS.ma; le chiesi soccorso, per questa povera anima; mi esibii per essa a qualsiasi pena e tormento; e Maria SS.ma mi promise la grazia con dimostrarmi quel sigillo; e mi disse che io raccontassi tutto al mio confessore e gli chiedessi l’obbedienza di patire per qualche ora, per soddisfare alla giustizia di Dio per quest’anima che mi fu fatta vedere in quel punto stesso. Parvemi capire che avesse, in quell’istante, un poco di refrigerio…
In questo punto, mi fu fatta vedere quell’altra anima che avrebbe fatto muovere a compassione qualsiasi cuore benché duro. lo, prostrata avanti la mia Mamma cara, Maria SS.ma, le chiedevo grazia; ed Ella mi disse che stessi posata, perché, nel fine di quelle 24 ore di patimenti, sarebbe andata al santo Paradiso; ed io sarei restata fra le pene. In queste pene, però, Ella. voleva che avessi l’assistenza del mio confessore, perché vi sarebbero stati grandi tormenti per mano dei demoni i quali avevano potestà – così voleva Iddio – di flagellarmi e di combattermi.
In questo punto, sentii una voce spaventevole, ed ebbi un grande urtone che mi gettò per terra. Il demonio mi diceva: «Maledetta! maledetta! Che pensi di fare? lo sono venuto per torti la vita»; ma io mi risi di queste sue braverie. Bugiardo che è! Esso non può torre la vita, né fare niente, senza la volontà di Dio; ed io stavo salda e ferma a volere tutto ciò che era la volontà di Dio. Con atti di umiliazione interni, tutte le percosse accettavo, in penitenza delle mie colpe; ringraziavo Gesù; ringraziavo Maria; davo mille benedizioni a Dio; e lo pregavo che mi tenesse la sua mano in capo, perché mai e poi mai l’offendessi. O Dio! Che grande tentazione e battaglia fu questa! Ma, per amore di Dio, il tutto è poco. Non sto a dire altro. Ho raccontato questo, a dispetto dell’inimico. Laus Deo [III,513-517].

 

VISIONE SULL’INFERNO

 

Una visione dell’inferno, avuta nel 1696, è così raccontata da Santa Veronica: «Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un fetore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. In questo punto, Iddio mi dà una comunicazione sopra l’ingratitudine delle creature, e quanto gli dispiaccia questo peccato. E qui mi si dimostrò tutto appassionato, flagellato, coronato di spine, con viva, pesante croce in spalla. Così mi disse: “Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Vi sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno”. In questo mentre, mi parve di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature (uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. Il Signore grondava sangue, e sotto quel grave peso stava. O Dio! Io avrei voluto raccogliere il Sangue, e pigliare quella Croce, e con grand’ansia desideravo il significato di tutto. In un istante, quelle creature divennero, di nuovo, in figura di bestie, e poi, tutte furono precipitate in quel luogo oscurissimo, e maledicevano Iddio e i Santi. Qui mi si aggiunge un rapimento, e mi parve che il Signore mi facesse capire, che quel luogo era l’inferno, e quelle anime erano morte, e, per il peccato, erano divenute come bestie, e che, fra esse, vi erano anche dei religiosi […]. Mi pareva di essere trasportata in un luogo deserto, oscuro e solitario, ove non sentivo altro che urli, stridi, fischi di serpenti, rumori di catene, di ruote, di ferri, botti così grandi, che, ad ogni colpo, pensavo sprofondasse tutto il mondo. E io non aveva sussidi ove rivolgermi; non potevo parlare; non potevo invitare il Signore. Mi pareva che fosse luogo di castigo e di sdegno di Dio verso di me, per le tante offese fatte a Sua Divina Maestà. E avevo davanti di me tutti i miei peccati […]. Sentivo un incendio di fuoco, ma non vedevo fiamme; altro che colpi sopra di me; ma non vedevo nessuno. In un subito, sentivo come una fiamma di fuoco che si avvicinava a me, e sentivo percuotermi; ma niente vedevo. Oh! Che pena! Che tormento! Descriverlo non posso; e anche il sol ricordarmi di ciò, mi fà tremare. Alla fine, fra tante tenebre, mi parve di vedere un piccolo lume come per aria. A poco a poco, si dilatò tanto. Mi sembrava che mi sollevasse da tali pene; ma non vedevo altro». Un’altra visione dell’inferno è del 17 gennaio 1716. La Santa racconta che in detto giorno fu trasportata da alcuni angeli nell’inferno: «In un batter d’occhio mi ritrovai in una regione bassa, nera e fetida, piena di muggiti di tori, di urli di leoni, di fischi di serpenti […]. Una grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era tutta coperta di aspidi e basilischi legati assieme […]. La montagna viva era un clamore di maledizioni orribili. Essa era l’inferno superiore, cioè l’inferno benigno. Infatti, la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine di anime e demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni, estremamente furiosi, molestavano le anime le quali urlavano disperate. A questa montagna seguivano altre montagne più orride, le cui viscere erano teatro di atroci e indescrivibili supplizi.  Tratto dal sito www.papaboys.org

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8 luglio 2017 6 08 /07 /luglio /2017 17:09

santamarcellina

 

Novena a Santa Marcellina

(da recitare per 9 giorni consecutivi) :


I. Per quella generosità veramente singolare con cui, niente curando lo grandi fortune che vi promettevano nel mondo la cospicuità del vostro casato, l’eleganza delle vostre forme, la freschezza dei vostri anni, la svegliatezza del vostro ingegno nel fior della vostra giovinezza, imploraste ed otteneste dal santo papa Libano il religioso velo che vi dichiarava legata in mistico sposalizio col sommo Bene, ottenete a noi tutti, o gloriosa Santa Marcellina, di non esser sedotti giammai dai falsi beni del mondo, o di mettere tutta la nostra gloria nella conservazione della grazia di Dio colla gelosa custodia della santa purità e colla pratica fedele di tutte le virtù convenienti al nostro stato. 

 

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

 

II. Per quella fedeltà inalterabie con cui serviste fino alla morte il vostro mistico Sposo, vivendo sempre in conformità ai voti santissimi da voi emessi, o santificandovi sempre di più colla continua pratica delle veglie e dei digiuni, della meditazione, della preghiera e di tutte lo opere le più afflittive della penitenza cristiana, ottenote a noi tutti, o gloriosa Santa Marcellina, di viver sempre fedeli alle promesse da noi fatte nel santo Battesimo e tante volte rinnovate nelle nostre particolari risoluzioni, affinché, menando sempre una vita di pietà con Dio, di carità col prossimo, di mortificazione con noi stessi, rendiamo sempre più certa la nostra elezione alla gloria. 

 

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

 

III. Per quella eroica rassegnazione con cui sosteneste le prove che di voi fece il Signore, togliendovi con morte inaspettata i carissimi vostri fratelli S. Satiro e S. Ambrogio, e per quel nuovo decoro che voi procuraste a tutta la Chiesa, aumentando senza numero col vostro esempio le spose dell’Agnello divino, finalmente per quello specialissimo onore che venne fatto al vostro cadavere tumulato coi sensi della più profonda venerazione dal santo vescovo Simpliciano, poi innalzato sopra gli altari i più magnifici per invitare tutti i popoli a confidare nel potere della vostra intercessione, ottenete a noi tutti, o gloriosa Santa Marcellina, di essere sempre rassegnati fra le traversie di questa terra, e di viver sempre in maniera da edificare continuamente i nostri prossimi, affine di assicurarci quella speciale glorificazione che è promessa a tutti coloro che erudiscono gli altri nella giustizia. 

 

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 


 



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7 luglio 2017 5 07 /07 /luglio /2017 14:23

villibaldo.JPG

 

Il vescovo Villibaldo fece cosrtuire la sua cattedrale, fondò un monastero e soprattutto controllò rigorosamente tutti gli altri, per incarico di Bonifacio. E poi incomincia per lui un’esperienza nuova: quella del predicatore itinerante, davanti ad ascoltatori che solo in parte sono cristiani. Quest’opera lo impegna fino alla morte. E lo rende eccezionalmente popolare, già con una fama di santità in vita, che poi si trasformerà in culto spontaneo e duraturo, molto in anticipo sul riconoscimento canonico.

 

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6 luglio 2017 4 06 /07 /luglio /2017 08:49

smariagoretti.jpg

 

Preghiera a Santa Maria Goretti

 

O piccola Maria Goretti che sacrificasti la vita per conservare illibata la tua verginità e che, morente, perdonasti al tuo uccisore promettendo di pregare per lui dal Cielo, aiutaci a superare noi stessi nel difficile cammino di questo mondo così profondamente sconvolto dalle più violente passioni. Ottienici la grazia della purezza dei costumi e quella di un grande amore verso i nostri fratelli.

Tu, che uscita da un'umile famiglia di contadini, per la tua eroica vittoria sul male e il glorioso martirio volasti al Cielo con l'aureola della santità, ottienici la pace, la fede, il lavoro fecondo in una nuova atmosfera di carità, ottenendo per noi dal Signore tutte le grazie necessarie per il nostro bene spirituale e materiale, per la nostra vita terrena e per quella eterna. In particolare ottienici la grazia che in questo momento ci sta molto a cuore.. (esprimerla) Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Maria Goretti di Papa Giovanni Paolo II

 

Bambina di Dio, tu che hai conosciuto presto la durezza e la fatica, il dolore e le brevi gioie della vita; tu che sei stata povera e orfana,tu che hai amato il prossimo facendoti serva umile e premurosa;tu che sei stata buona e hai amato Gesù sopra ogni altra cosa;tu che hai versato il tuo sangue per non tradire il Signore;tu che hai perodonato il tuo assassino, intercedi e prega per noi,affinchè diciamo sì al disegno di Dio su di noi. Ti ringraziamo, Marietta, dell'amore per Dio e per i fratelli che hai seminato nel nostro cuore. Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Maria Goretti di Papa Pio XII

 

Salve, o soave ed amabile santa! Martire sulla terra ed Angelo in cielo! Dalla tua gloria volgi lo sguardo su questo popolo che ti ama, che ti venera, che ti glorifica, che ti esalta. Sulla tua fronte tu porti chiaro e fulgente il nome vittorioso di Cristo; sul tuo volto virgineo è la forza dell’amore, la costanza della fedeltà allo sposo divino; tu sei sposa di sangue, per ritrarre in te l’immagine di Lui. A te, potente presso l’agnello di Dio, affidiamo questi i nostri figli e figlie. Essi ammirano il tuo eroismo, ma anche vogliono essere tuoi imitatori nel fervore della fede e nella incorruttibile illibatezza dei costumi. A te i padri e le madri ricorrono, affinché tu li assita nella loro missione educativa. In te per le nostre mani trova rifugio la fanciullezza, e la gioventù tutta, affinchè sia protetta da ogni contaminazione e possa incedere per il cammino della vita nella serenità e nella letizia dei puri di cuore. Così sia.

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Nacque a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, figlia dei contadini Luigi Goretti e Assunta Carlini, Maria era la seconda di sei figli. I Goretti si trasferirono presto nell'Agro Pontino. Nel 1900 suo padre morì, la madre dovette iniziare a lavorare e lasciò a Maria l'incarico di badare alla casa e ai suoi fratelli. A undici anni Maria fece la Prima Comunione e maturò il proposito di morire prima di commettere dei peccati. Alessandro Serenelli, un giovane di 18 anni, s' innamorò di Maria. Il 5 luglio del 1902 la aggredì e tentò di violentarla. Alle sue resistenze la uccise accoltellandola. Maria morì dopo un'operazione, il giorno successivo, e prima di spirare perdonò Serenelli. L'assassino fu condannato a 30 anni di prigione. Si pentì e si convertì solo dopo aver sognato Maria che gli diceva avrebbe raggiunto il Paradiso. Quando fu scarcerato dopo 27 anni chiese perdono alla madre di Maria. Maria Goretti fu proclamata santa nel 1950 da Pio XII. 

 

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5 luglio 2017 3 05 /07 /luglio /2017 08:16

 

Preghiera a Sant'Antonio Maria Zaccaria

Con approvazione ecclesiastica 


Sant' Antonio Maria Zaccaria, tu che hai curato i poveri e gli ammalati 
e hai consacrato la tua vita alla salute delle anime,
 ascolta la mia umile e fiduciosa preghiera. 
Continua la tua opera di medico e di sacerdote, 
ottenendomi da Dio la guarigione dalle infermità fisiche e morali, 
così che, libero da ogni colpa e da ogni male, 
io possa amare il Signore nella gioia, compiere con fedeltà i miei doveri,
 lavorare generosamente per il bene dei fratelli 
e per la mia santificazione. 
Così sia. 

 

 

 

 

Triduo al santo


I. Pietosissimo Iddio, creatore e conservatore del mondo e Signore della vita e della morte di tutti gli uomini, ascoltate la nostra umile e confidente preghiera; e per la mediazione del Santo vostro servo Antonio Maria, degnatevi di liberarci prontamente da ogni male spirituale e temporale.


Pater, Ave, Gloria.


 
II. Amorosissimo Iddio, autore della pace e di ogni consolazione, esaudite le nostre divote brame; e compiacetevi, per l'intercessione del Santo vostro servo Antonio Maria, consolarci benignamente nelle nostre angustie e nei nostri dolori.


Pater, Ave, Gloria.


 
III. Liberalissimo Iddio, datore di tutti i beni e dispensatore di tutte le grazie, accogliete propizio i fervidi nostri voti; e vogliate, per i meriti del Santo vostro servo Antonio Maria, difenderci da ogni minaccia e pericolo, ed aiutarci opportunamente in ogni nostro bisogno.


Pater, Ave, Gloria.
 


(Queste orazioni possono essere recitate anche come triduo o novena)

 

 

 

VITA DEL SANTO 

 

Sant’Antonio Maria Zaccaria è considerato uno dei grandi riformatori della Chiesa. Nato a Cremona nel dicembre del 1502, trascorse l’infanzia fra le cure della madre rimasta precocemente vedova. Sebbene di ricca famiglia, mostrò sin da adolescente un singolare spirito di distacco dai beni materiali, rinunciando alla sua eredità prima di recarsi a Padova per gli studi universitari in medicina. Nel 1524, raggiunti i titoli accademici che gli garantivano una brillante carriera e professione, “si diede a vita spirituale” e mentre attendeva alla preparazione che lo avrebbe condotto ad assumere gli ordini sacri, esplicò un’intensa opera catechetica e caritativa nella sua città. Successivamente fondò un cenacolo di riforma detto dell’Amicizia, con sede nella chiesetta di S. Vitale, nel quale convenivano i cittadini che avevano a cuore il rinnovamento della vita familiare e sociale. Il 20 febbraio del 1529 è ordinato sacerdote, e già l’anno successivo si trasferisce a Milano dove incontrò i primi compagni dei futuri istituti. ll 18 febbraio del 1533 fu approvato da Clemente VII l’ordine dei Chierici Regolari di San Paolo, detti Barnabiti, dediti alla predicazione ispirata all’insegnamento e all’esempio dell’Apostolo, alla promozione della pratica liturgica e sacramentale, particolarmente dell’eucarestia, e alla guida spirituale delle anime. Antonio Maria affiancò a essi, l’ordine femminile che prese nome di Angeliche, che nacque ufficialmente nel 1535, ed infine promosse un ramo laicale formato per lo più da coniugi intenti a coltivare sia la vita interiore sia la dedizione apostolica.
I tre rami della famiglia zaccariana collaborano tuttoggi alla promozione del rinnovamento dello spirito nelle terre in cui operano, secondo l’insegnamento del Fondatore e dell’Apostolo. 
A seguito della sua incessante opera di evangelizzazione, si spense tra le braccia della piissima madre a Cremona il 5 luglio del 1539. Le sue spoglie mortali furono prima tumulate nella chiesa di S. Paolo Converso a Milano ed inseguito, nel 1899, accolte nella cripta della chiesa di S. Barnaba, collocata sotto l’altare maggiore. Il 27 maggio del 1897 fu proclamato santo dal Papa Leone XIII. Antonio Maria incitava i suoi discepoli a “correre come matti” non solo verso Dio nella ricerca della perfezione e della santità, ma anche verso il prossimo, nell’esercizio dell’azione pastorale finalizzata al rinnovamento delle coscienze e della pratica cristiana.
Erede ed imitatore di santi grandi, scrisse una pagina memorabile nella storia della Chiesa che, di lì a poco, si sarebbe riunita in Concilio a Trento (1545-1563) per gettare le basi della riforma dell’intera cristianità.

 

«Togli via ogni cosa, così che tu abbia Dio, che è ogni cosa. 
Va libero a Dio e non ti attaccare a cosa alcuna»          
                            

 

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4 luglio 2017 2 04 /07 /luglio /2017 15:00

 

 

Preghiera a Sant'Elisabetta di Portogallo Regina


O santa Elisabetta, modello d'ogni 
virtù sublime, col vostro esempio
mostraste al mondo quanto può in
un'anima cristiana la carità, 
la fede e l'umiltà.

Voi amaste Dio di un ardore sì
ardente ch'Egli vi rese degna di 
provare sulla terra le gioie del 
Paradiso. Con una fede invitta 
foste vera discepola dell'Evangelo,
e considerando nel prossimo Gesù
Cristo stesso, metteste ogni vostra 
soddisfazione nel parlare coi poveri, 
nel servirli, nell'asciugare le loro 
lacrime e nel soccorrerli.

La vostra umiltà fu sì grande, che 
non contenta di cambiare il trono
con una miserabile capanna, e il
manto regale in un modesto abito
di san Francesco, voleste sottoporvi
quantunque innocente, ad una vita 
di privazioni e di penitenze abbracciando
con gioia la croce del Divin Redentore.

O santa Elisabetta, siate le celeste 
amica dell'anima nostra, aiutateci ad
amare Gesù come voi Lo avete amato, 
proteggeteci nel nostro difficile e,
ottenendoci il perdono dei nostri falli,
apriteci la via al Regno dei Cieli ove
voi sedete beata. Così sia.

 

 

 

Preghiera a  Sant'Elisabetta di Portogallo

 

O Dio clementissimo, che tra le altre spiccate virtù decorasti la beata regina Elisabetta della prerogativa di sedare il furore della guerra, concedi a noi, per sua intercessione, che dalla pace di questa vita mortale possiamo passare ai gaudi eterni. 

 

 

Preghiera a Sant'Elisabetta di Portogallo

 

Dio di amore e di pace,
che hai dato a santa Elisabetta di Portogallo
il dono mirabile
di riconciliare fra loro i nemici,
concedi anche a noi
di essere sempre operatori di pace,
perché possiamo chiamarci tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

 

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Nacque l'anno 1271 da Pietro III re di Aragona e da Costanza madre di Manfredi re di Sicilia. Le fu imposto il nome di Elisabetta in memoria di S. Elisabetta regina d'Ungheria, sua prozia.  All'età di otto anni cominciò a recitare l'Ufficio divino e così fece per tutta la vita. Come principessa ella aveva tutta la possibilità di seguire la moda, ma non volle farlo, privandosi anche dei giochi e piaceri leciti. Contratto matrimonio con Dionigi re del Portogallo, non tralasciò gli esercizi di pietà e le buone opere in cui si era fino allora esercitata.  Al mattino si alzava presto, recitava parte dell'Ufficio, assisteva alla S. Messa e poi trascorreva le ore della giornata nell'adempiere i doveri del suo stato, nella lettura della Sacra Scrittura e nel lavoro manuale. Non stava mai oziosa. Da questo sistema non si lasciò smuovere da coloro che le suggerivano una vita più conforme alla sua dignità. Osservava i digiuni imposti dalla Chiesa e se ne imponeva altri; visitava e sollevava i poveri e gli infermi. Verso il marito, di costumi depravati, la pia regina usò ogni preghiera ed esortazione per indurlo alla conversione, e sempre con tutta pazienza e dolcezza, nonostante che le sue premure fossero ricambiate con altri torti ed affronti. Essendo stata accusata di aver eccitato suo figlio alla ribellione contro il re, fu dall'empio sovrano privata dei suoi beni e "relegata nella piccola città di Alaquer. Molti suoi sudditi le offersero armi e truppe per ricuperare il trono dal quale sì ingiustamente era stata scacciata; ma ella nulla accettò ed esortò tutti a mantenersi fedeli al sovrano. Questi ebbe finalmente la grazia di entrare in se stesso; riconobbe l'innocenza di Elisabetta, la richiamò alla corte e perdonò a suo figlio. La santa regina approfittò della conversione del marito per confermarlo nella via della salvezza eterna.  Egli morì nel 1325. Salito al trono Alfonso, figlio di Elisabetta, ella pensò di farsi religiosa nel convento di S. Chiara in Coimbra; ma non essendole stato consentito, visse ritirata in un appartamento contiguo al monastero. Per due volte si recò umilmente e poveramente in pellegrinaggio a Compostella. Di ritorno dal secondo pellegrinaggio, avendo udito che il re suo glio era in discordia con Alfonso VII di Castiglia, si affrettò ad arrivare ad Estremoz per pacificare i due contendenti, ma colta da violenta febbre morì santamente in età di 65 anni. Fu sepolta nel monastero di S. Chiara da lei fondato.  Urbano VIII la canonizzò, fissando la sua festa l'8 luglio. 

 

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4 luglio 2017 2 04 /07 /luglio /2017 15:00

 

 Preghiera a San Cesidio Giacomantonio da Fossa 

 

O Padre, gloria dei santi e premio dei giusti,
che hai gradito come profumo d’incenso
la testimonianza del santo martire Cesidio da Fossa,
arso dal vivo fuoco dell’amore
per i fratelli che gli avevi affidato,
concedi alla tua Chiesa
di essere sempre al servizio della verità
per la salvezza degli uomini.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

 

 

VITA DEL SANTO

 

Angelo Giacomantonio, questo il nome con il quale San Cesidio fu battezzato il giorno stesso della sua nascita, nacque a Fossa da Giacomo e Maria Loreta Antonucci il 30 agosto 1873. Quarto di sette figli (Donata, Francesco, Sabatino, Domenica, che sarà suor Cesidia, Bernardino ed Antonio), Angelo fu educato nel rispetto dei sentimenti umani e religiosi e nella fedeltà ai propri doveri cristiani. Sentimenti che trovano la loro espressione non soltanto nella frequenza alla liturgia domenicale, ma anche nella partecipazione diretta e personale nella vita e nell’organizzazione parrocchiale. E fu proprio tale dedizione per la chiesa matrice, oltre che le frequenti visite al vicino convento francescano di Sant’Angelo, che portarono, gradualmente, Angelo a scegliere la vita religiosa nella sequela di San Francesco. Il 21 novembre 1891, nel silenzio mistico della chiesetta conventuale di San Giuliano, Angelo vestiva il saio francescano, prendendo il nome di fra Cesidio. Il nome di Cesidio fu scelto dallo stesso Angelo, il quale pregò il padre Provinciale di lasciargli almeno il suo secondo nome. Compiuto lodevolmente l’anno di noviziato all’insegna dell’obbedienza, dello studio e della preghiera (così scrisse nei suoi diari il giovane fra Cesidio), fu ammesso al corso di studi filosofici e teologici in preparazione al sacerdozio. Dal 1892 al 1897 continua a dimorare in San Giuliano, nel clima d’autentica spiritualità francescana risalente al suo fondatore San Giovanni da Capestrano, autentica guida della comunità aquilana, e nel ricordo di tanti santi abitatori del convento, fra i quali i beati Bernardino da Fossa, Vincenzo dell’Aquila, Timoteo da Monticchio e tanti altri venerabili minoriti. Compiuto il corso teologico fu ammesso alla professione solenne l’8 dicembre 1985, al suddiaconato l’anno successivo, al diaconato nel 1896 e, finalmente, l’11 luglio 1897, ricevette la sacra unzione sacerdotale per mano dell’Arcivescovo Ordinario dell’Aquila Mons. Carrano. Fu subito destinato al convento di Capestrano dove rimase appena un anno perché già nel 1898 P. Cesidio fu trasferito al convento di S. Martino in Magliano dei Marsi, eletto a “Sacro Ritiro” dal Ministro Generale P. Venanzio da Celano. Fu proprio in San Martino che l’ardore missionario esplose quasi violentemente, tanto che il giovane P. Cesidio non seppe più resistervi e ne avanzò formale domanda al Ministro Provinciale del tempo, P. Nunzio Farina il quale tuttavia, in più di un’occasione rifiutò tale richiesta. Fu solo qualche anno più tardi che la Provvidenza gli offrì l’occasione immediata per realizzare senz’altri indugi la sua vocazione missionaria. Incontrò, infatti, un valoroso ed esperto missionario, il capestranese P. Luigi Sonsini tornato in patria dopo oltre trent’anni di missione in Cina per arruolare altri “soldati di Cristo e del Vangelo”. P. Sonsini seppe sollecitamente trattare e risolvere il caso presso il governo dell’Ordine e ben presto P. Cesidio ottenne la tanto desiderata Obbedienza del Ministro Generale: sarebbe stato Missionario in Cina. Lasciò l’Italia il 19 ottobre 1899, insieme ai due confratelli Bonaventura Schiavo da Sulmona e Gerolamo Costa da Viterbo, e approdò in Cina il 1 novembre dello stesso anno. Qui, dopo alcuni mesi d’istruzione di lingua e costumi cinesi, fu destinato a reggere la stazione missionaria in Tai-tung, nel Vicariato di Han-kow, nella regione dell’Hunan. Dalla corrispondenza di quei giorni con i familiari si intuisce che il cuore del giovane missionario bruciava d’ardore per la salvezza delle anime, di zelo per la gloria di Dio e, come lieto e pronto era stato a rispondere alla chiamata divina, così pieno d’entusiasmo si sentiva a dare anche la vita per Cristo e per il Vangelo, pronto anche al martirio, se così fosse stato nei disegni di Dio. Aveva un solo desiderio: evangelizzare, convertire, battezzare, portare anime a Dio! Frattanto, la situazione politica diventava, giornalmente, sempre più confusa, fragile l’ordine pubblico, in mano a governatori molto spesso corrotti o succubi delle prepotenze dei rivoluzionari. S’andava infatti rinfocolando un generalizzato sentimento xenofobo, alimentato dall’azione degli aderenti al movimento dei “Pugni Uniti” o “Boxers”, pronti e decisi ad espellere, anche a trucidare, gli stranieri, in particolare cristiani, sui quali facevano ricadere i malanni del momento: fame, siccità, inondazioni, malattie. Atto conclusivo ed esplosivo di questo diffuso animo avverso a stranieri e missionari, fu l’editto imperiale del 1 luglio secondo il quale bisognava colpire la Chiesa in quanto portatrice di novità aliene dallo spirito e dalla tradizione genuina cinese. Nell’Hunan tuttavia continuava a regnare una certa tranquillità. Ora, P. Cesidio decise di recarsi nella residenza episcopale di Hoaxa-xa-wan: era il 3 luglio 1900. A dir il vero i suoi cristiani l’avevano esortato a non mettersi in cammino perché correvano voci, circostanziate, di un’insurrezione anti-europea e anti-cristiana imminente, ma egli protestò che, alla fine, era pronto anche al martirio, e che Iddio gli avrebbe dato il coraggio e la grazia necessaria. Il 4 luglio, nelle prime ore del pomeriggio, la residenza missionaria dove P. Cesidio si trovava insieme al vecchio missionario P. Quirino Henfling, fu raggiunta e assalita dai Boxers i quali con ferocia inaudita e armati con bastoni, spade e pietre dapprima incendiarono la chiesa e poi colpirono i due frati. Alcuni cristiani presenti, con audace intervento, sottrassero alla morte P. Quirino, mentre il nostro P. Cesidio, ricordando l’Eucaristia, tentò di entrare in cappella per preservarla dalla profanazione. Gli assalitori, pensando che volesse fuggire, gli furono di nuovo addosso con lance, pietre e bastoni, lo trascinarono fuori la casa e, ancora in vita, avvoltolo in una coperta cosparsa di petrolio gli diedero fuoco. I cristiani presenti narrarono che il Martire stringeva al petto il Crocifisso e che “tre globi” o “tre nuvolette con al centro una candida figura umana” volteggiarono finchè nessun movimento emerse da quel corpo verginale.  San Cesidio Giacomantonio da Fossa prima di essere riconosciuto nel 2000, da Papa Giovanni XXIII, tra i sommi rappresentanti della cristianità moderna fu semplicemente un uomo come ognuno di noi. Il suo cammino è stato indubbiamente segnato da molteplici domande vissute certamente come profondi tormenti della coscienza alle quali con il suo spirito eletto ha dato un significato supremo. Infatti non quieto di aver dedicato la sua esistenza alla modestia della regola francescana partì giovanissimo in missione non solo per divulgare la parola di Cristo nella Cina del XIX secolo ma anche e soprattutto per prendersi cura di quelle popolazioni. Ma purtroppo li trovò una martirio terribile: bruciò vivo nella chiesa, attaccata a fuoco dagli abitanti, nell’estremo atto di salvare l’ Eucarestia. La piccola comunità di Fossa da sei anni ricorda la figura del suo Santo compaesano, in concomitanza con la data della sua morte avvenuta il 4 luglio del 1900, in una fiaccolata notturna che si estende dal convento di Sant’Angelo D’Ocre , in cui le sue reliquie sono custodite , fino alla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta a Fossa con l’intenzione di volerne rievocare il martirio in un abbraccio finale che lo riaccompagni dolcemente fino al paese natio. Seppure l’arco temporale della santificazione è fin qui breve san Cesidio è molto amato ed il suo culto è particolarmente sentito non solo dall’ intera comunità fossolana ma anche da quanti hanno avuto modo di conoscere la sua vita e la sua missione. Infatti con la sua opera Egli non è solo un umile frate francescano partito da un piccolo borgo medievale per dedicare la sua seppur breve esistenza alla devozionevole cura dei più bisognosi : San Cesidio da Fossa è un icona dell’amore fraterno dell’uomo verso l’uomo senza barriere di lingua, status sociale, appartenenza territoriale o ideologica il cui messaggio non può e non deve andare dimenticato. Nell’Abruzzo delle montagne mistiche e meditative patria di eremi , abbazie e conventi , di piccole Chiese di campagna e soprattutto di quello stesso San Celestino V intrepido fautore di un antico messaggio di concordia e perdono tra gli uomini , secoli dopo rivive ancora , in questo piccolo centro urbano a pochi chilometri dall’ Aquila , grazie all’ opera di un suo umile figlio un insegnamento di pace , amore e fratellanza. A chi intenderà condividere il suo ricordo ed il suo messaggio distaccandosi per qualche ora dalla frenesia della vita moderna l’appuntamento viene rinnovato ogni primo sabato del mese di luglio a partire dalle ore 18.00 nel Convento di Sant’Angelo D’Ocre.

 

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4 luglio 2017 2 04 /07 /luglio /2017 07:49

 

Cantico dei tre giovani

«Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, degno di lode e di gloria nei secoli. Benedetto il tuo nome glorioso e santo, degno di lode e di gloria nei secoli. Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, degno di lode e di gloria nei secoli. Benedetto sei tu nel trono del tuo regno, degno di lode e di gloria nei secoli. Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini, degno di lode e di gloria nei secoli. Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, degno di lode e di gloria nei secoli. Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, angeli del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, sole e luna, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, stelle del cielo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, piogge e rugiade, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, o venti tutti, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, fuoco e calore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, freddo e caldo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, rugiada e brina, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, gelo e freddo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, notti e giorni, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, luce e tenebre, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, folgori e nubi, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedica la terra il Signore, lo lodi e lo esalti nei secoli. Benedite, monti e colline, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, sorgenti, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, mari e fiumi, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, mostri marini e quanto si muove nell'acqua, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, figli dell'uomo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedica Israele il Signore, lo lodi e lo esalti nei secoli. Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, o servi del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, pii e umili di cuore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli, perché ci ha liberati dagl'inferi, e salvati dalla mano della morte, ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente, ci ha liberati dal fuoco. Lodate il Signore, perché egli è buono, perché la sua grazia dura sempre. Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dèi, lodatelo e celebratelo, perché la sua grazia dura sempre».

 

Preghiera di Azaria

«Benedetto sei tu, Signore Dio dei nostri padri; degno di lode e glorioso è il tuo nome per sempre. Tu sei giusto in tutto ciò che hai fatto; tutte le tue opere sono vere, rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi. Giusto è stato il tuo giudizio per quanto hai fatto ricadere su di noi e sulla città santa dei nostri padri, Gerusalemme. Con verità e giustizia tu ci hai inflitto tutto questo a causa dei nostri peccati, poiché noi abbiamo peccato, abbiamo agito da iniqui, allontanandoci da te, abbiamo mancato in ogni modo. Non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti, non li abbiamo osservati, non abbiamo fatto quanto ci avevi ordinato per il nostro bene. Ora quanto hai fatto ricadere su di noi, tutto ciò che ci hai fatto, l'hai fatto con retto giudizio: ci hai dato in potere dei nostri nemici, ingiusti, i peggiori fra gli empi, e di un re iniquo, il più malvagio su tutta la terra. Ora non osiamo aprire la bocca: disonore e disprezzo sono toccati ai tuoi servi, ai tuoi adoratori. Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non rompere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo tuo amico, di Isacco tuo servo, d'Israele tuo santo, ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare. Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione, ora siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati. Ora non abbiamo più né principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo per presentarti le primizie e trovar misericordia. Potessimo esser accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c'è confusione per coloro che confidano in te. Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto. Fa' con noi secondo la tua clemenza, trattaci secondo la tua benevolenza, secondo la grandezza della tua misericordia. Salvaci con i tuoi prodigi, da' gloria, Signore, al tuo nome. Siano invece confusi quanti fanno il male ai tuoi servi, siano coperti di vergogna con tutta la loro potenza; e sia infranta la loro forza! Sappiano che tu sei il Signore, il Dio unico e glorioso su tutta la terra».

 

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3 luglio 2017 1 03 /07 /luglio /2017 09:01

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Preghiera a San Tommaso Apostolo

 

Discepolo di Gesù,

fedele nel seguirlo

sprezzante della morte

amante della verità,

glorioso san Tommaso

prega per noi!

 

Testimone del Risorto,

ricercatore indomito

amico dei dubbiosi

modello dei credenti,

glorioso san Tommaso,

prega per noi.

 

Apostolo di Cristo,

colonna della Chiesa

nel collegio dei Dodici

singolare presenza,

glorioso san Tommaso,

prega per noi.

 

 

PREGHIERE E INVOCAZIONI

GRAZIE PER SAN TOMMASO

(S.E.Mons. Emidio CIPOLLONE)



Grazie, Signore Gesù, per averci dato san Tommaso!
Uno come noi.
Uno che non si accontenta delle certezze degli altri 
e che non accetta – a scatola chiusa – le tranquillizzanti risposte altrui.
Uno che non si ritiene soddisfatto per quello che hanno scoperto i suoi amici.
Uno che non cade subito in ginocchio.
Uno che resiste e che ha delle esitazioni.
Uno che tarda ad arrendersi e che ha bisogno della tua infinita pazienza…
ma che, proprio attraverso questo lungo e tormentato itinerario 
- illuminato e guidato dallo Spirito - 
scopre, alla fine, l’atteggiamento più giusto e trova le parole più semplici e più belle 
per dire la cosa più grande: “Mio Signore e mio Dio!”.
Grazie, Signore Gesù, per questo Santo
che vuole vedere, toccare e verificare direttamente;
che vuole compiere una sua esperienza personale,
senza fermarsi ad una facile sicurezza,
ma elaborando, nel cuore e nella mente,
una sana inquietudine e un dubbio autentico
che lo hanno messo in cammino
e lo hanno condotto ad inginocchiarsi davanti a te.
Grazie, Signore Gesù, per san Tommaso
che ha sperimentato su di sé la tua predilezione per gli ultimi:
è giunto dopo tutti gli altri apostoli a riconoscerti
ma, anche lui, è arrivato a contemplare i “segni dei chiodi”,
cioè l’evidenza di un amore che arriva fino in fondo
e che non viene mai meno.
Grazie, Signore Gesù!
La protezione e l’intercessione di san Tommaso
guidino ognuno di noi alla contemplazione del tuo volto
e alla gioia dell’incontro con te
perché tutti, insieme con lui, possiamo dire:
“Mio Signore e mio Dio!”.
Amen

 

 

 

 

 

Preghiera a San Tommaso.

(S.E.Mons.Enzio d’Antonio)



O Apostolo Tommaso, hai sperimentato l’apprensione 
di dover morire con Gesù,
lo smarrimento di non conoscere la Via, 
l’oscurità del dubbio nei giorni della Pasqua.
Folgorato dall’incontro con il Risorto, nella commozione della fede ritrovata, 
in un impeto di tenero amore hai esclamato: “ Mio Signore e mio Dio!”.
Lo Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste, 
ti ha trasformato in coraggioso missionario del Vangelo, 
instancabile pellegrino del mondo, fino agli estremi confini della terra.
Proteggi questa chiesa frentana e fa’ che, ogni volta più spesso, 
si trovi “per la strada” ad annunziare con passione e franchezza,
che Cristo è l’unico Salvatore degli uomini, ieri, oggi e sempre.
Amen

 

 

 

Preghiera alla Santissima Trinità per intercessione di San Tommaso apostolo

(S.E.Mons. Carlo Ghidelli)

O Padre, onnipotente e misericordioso, 
che in San Tommaso apostolo hai voluto offrirci
un esempio di perseveranza nella ricerca della verità,
donaci di imitarlo con semplicità di cuore
e fa che ogni giorno della nostra vita
veniamo incontro a Te, unico e sommo bene,
perché Tu sei l’Amore che perdona e salva.

O Gesù, Figlio di Dio e nostro dolce Maestro,
che hai chiamato San Tommaso
a seguirti come tuo discepolo e apostolo,
donaci la passione per il Regno di Dio
e la gioia di servirti con cuore generoso
per godere fin d’ora della tua amicizia,
Tu che sei la Via, la Verità e la Vita.

O Spirito Santo, che sei Signore e dai la vita,
che con la tua potenza hai liberato Tommaso
dalla morsa del dubbio e dell’egoismo,
donaci di essere sempre docili alle tue ispirazioni
perché impariamo a non temere la morte
ma a donare la vita per amore di Dio e dei fratelli
nella trepidante attesa della Patria celeste.
Amen.

 


 

PREGHIERA PER “LE GENTI DI MARE”

 


Signore Gesù, Tu hai chiamato accanto a Te dei pescatori,
affidando loro la missione di far conoscere al mondo la Tua Parola;
hai manifestato loro la potenza divina
attraverso il segno prodigioso della pesca miracolosa; 
hai rassicurato i loro timori ordinando ai venti di placarsi;
camminando sulle acque ti sei rivelato Signore degli abissi.
Ti ringraziamo per averci donato quale patrono l’Apostolo Tommaso,
compagno coraggioso e testimone della fede gloriosa del Risorto.
Ti preghiamo, per la sua intercessione, 
di proteggere e confortare le vite dei pescatori, 
dei marinai e di quanti lavorano sul mare.
Sii per loro difesa e riparo contro tutti i pericoli dell’anima e del corpo.
Guidali nel vasto mare di questo mondo affinché approdino
al porto sicuro del tuo Amore e della tua misericordia.
Concedi serenità alle loro famiglie.
Benedici e rendi fecondo il loro lavoro
e fa’ che ogni fatica e ogni sacrificio offerto a Te,
siano motivo di salvezza per essi e per i loro cari.
E tu, beato Tommaso, veglia sempre sulle loro vite;
sostieni la loro fede, 
tu che sei il faro luminoso che ne orienta la rotta verso Cristo.
Fa’ che al termine di questo pellegrinaggio terreno trovino te
ad accoglierli nel Regno dell’Eterna gloria 
ove tu vivi in perfetta comunione d’amore con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Amen

 

 

 

 

INNO


Salve, illustrator fidei,        Ti salutiamo, o grande
sol veritatis fulgide,            lume di nostra fede,
totius orbis gaudium,            gioia del mondo e gloria
et urbis nostrae gloria.        di nostra pia città.

Per te fulgent mysteria            Per Te rifulge ai popoli
magis umbrosa gentibus:            l’alto mistero arcano
humanitatis veritas                di Dio che per amore
divinitatis caritas.            Per noi si è fatto uomo.

Tu Creatoris gratia,            Tu, in grazia al Redentore,
tu Redemptoris vulnera            col dito fosti degno
tu meruisti digito,             le piaghe di toccargli
tu manu latus tangere.            e il petto con la mano.

Per te palpata firmiter            Per la tua fede esulta
in fide Tibris jubilat;            il Tevere di gioia
et mare nostrum lumine            e il mare nostro splende
tanti splendoris rutilat.        Sotto una grande luce.

Roma duorum Principum            Sia pur felice Roma
sit felix in praesidio ;        protetta da due Principi:
in uno Thoma Apostolo            nel solo San Tommaso
Ortona est felicissima!            Ortona è felicissima!

 

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Lo incontriamo tra gli Apostoli, senza nulla sapere della sua storia precedente. Il suo nome, in aramaico, significa “gemello”. Ci sono ignoti luogo di nascita e mestiere. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 11, ci fa sentire subito la sua voce, non proprio entusiasta. Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa: ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: "Andiamo anche noi a morire con lui". E’ sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando.
Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità dopo la risurrezione. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Eccolo all’ultima Cena (Giovanni 14), stavolta come interrogante un po’ disorientato. Gesù sta per andare al Getsemani e dice che va a preparare per tutti un posto nella casa del Padre, soggiungendo: "E del luogo dove io vado voi conoscete la via". Obietta subito Tommaso, candido e confuso: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?". Scolaro un po’ duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l’insegnamento: "Io sono la via, la verità e la vita". Ora arriviamo alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente. Giovanni, capitolo 20: Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. E’ a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”... Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi gli suggerisce quella promessa per tutti, in tutti i tempi: "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno".
Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al lago di Tiberiade. Gli Atti (capitolo 1) lo nominano dopo l’Ascensione. Poi più nulla: ignoriamo quando e dove sia morto. Alcuni testi attribuiti a lui (anche un “Vangelo”) non sono ritenuti attendibili. A metà del VI secolo, il mercante egiziano Cosma Indicopleuste scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani; e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo. Sono i “Tommaso-cristiani”, comunità sempre vive nel XX secolo, ma di differenti appartenenze: al cattolicesimo, a Chiese protestanti e a riti cristiano-orientali. Autore: Domenico Agasso

 

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2 luglio 2017 7 02 /07 /luglio /2017 08:26
Madonna delle Grazie. Santuario di Vallo della Lucania (SA)

Madonna delle Grazie. Santuario di Vallo della Lucania (SA)

Supplica

 

1. O Celeste Tesoriera di tutte le grazie, Madre di Dio e Madre mia Maria, poiché sei la Figlia Primogenita dell'Eterno Padre e tieni in mano la Sua onnipotenza, muoviti a pietà dell'anima mia e concedimi la grazia di cui fervidamente Ti supplico.

 

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen

 

 

2. O Misericordiosa Dispensatrice delle grazie divine, Maria Santissima, Tu che sei la Madre dell'Eterno Verbo Incarnato, il quale Ti ha coronato della Sua immensa sapienza, considera la grandezza del mio dolore e concedimi la grazia di cui ho tanto bisogno.

 

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen

 

 

3. O Amorosissima Dispensatrice delle grazie divine, Immacolata Sposa dell'Eterno Spirito Santo, Maria Santissima, Tu che da Lui hai ricevuto un cuore che si muove a pietà delle umane sventure e non può resistere senza consolare chi soffre, muoviti a pietà dell'anima mia e concedimi la grazia che io aspetto con piena fiducia della Tua immensa bontà.

 

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen

 

Sì sì, o Madre mia, Tesoriera di tutte le grazie, Rifugio dei poveri peccatori, Consolatrice degli afflitti, Speranza di chi dispera e Aiuto potentissimo dei cristiani, io ripongo in Te ogni mia fiducia e sono sicuro che mi otterrai da Gesù la grazia che tanto desidero, qualora sia per il bene dell'anima mia.

 

Salve, Regina, Madre di Misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi Tuoi misericordiosi, e mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo Seno. O Clemente, o Pia, o dolce Vergine Maria.

 

 

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