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24 marzo 2017 5 24 /03 /marzo /2017 17:03

 

Preghiera a Santa Caterina di Svezia, figlia di Santa Brigida


Composta dalla B. Maria Elisabetta Hesselblad

Imprimatur: + Petrus Canisius van Lierde, Vicarius Generalis e Vicariatu Civitatis Vaticanae



O Dio, che ornasti Santa Caterina in special modo delle virtù di umiltà, carità e angelica purità, umilmente ti supplichiamo, per i meriti e l'esempio di lei, di renderci così fermi nella fede e ardenti nella carità, da ottenere i premi eterni.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


Santa Caterina, giglio di purità, prega per noi.


Santa Caterina, modello di umiltà, prega per noi.


Santa Caterina, mirabile nell'amore verso Gesù e Maria, prega per noi.


 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 


 

VITA DELLA SANTA

Caterina Ulfsdotter era la quarta degli otto figli di Brigida (23 lug.) Ulf Gudmarsson. Quando aveva solo quattro o cinque anni la madre fu chiamata a servizio dal re, con cui era imparentata. Brigida portò con sé il figlio più piccolo, Gudmar, affidando gli altri a diversi istituti religiosi. Caterina e una sorella più giovane, Ingeborg, furono mandate al monastero cistercense di Risaberg, nel quale la seconda sarebbe poi entrata. Poco tempo dopo Gudmar morì. Rattristati dalla perdita e consapevoli del fatto che l’ambiente di corte stava diventando sempre più mondano e dissipato, Brigida e Ulf decisero di partire, con la scusa di voler fare un pellegrinaggio a Compostella. Caterina, intanto, non mostrava alcuna inclinazione verso la vita cistercense e fu trasferita nel convento domenicano di Skenninge, dove si trovava già la sorella minore Cecilia, in attesa del ritorno dei genitori.  

Al loro rientro, però, non si giunse a ricostruire quella vita familiare che Caterina attendeva con ansia. Ulf, che era già malato e sentiva di dover ormai trascorrere il resto dei suoi giorni in monastero, venne accettato ad AJvastra e qui morì nel 1344. Nel frattempo, però, ebbe tempo di far sposare Caterina, quattordicenne, con Edgard von Kyren. Il matrimonio non venne mai consumato. Edgard era profondamente fedele a Caterina e l’avrebbe seguita ovunque: sebbene non ancora pronta a intraprendere la via religiosa, Caterina propose che entrambi seguissero una vita quasi monastica:digiunavano e pregavano, si vestivano e mangiavano poveramente e dormivano sulla nuda terra. L’abbazia di Risaberg può sicuramente avere spinto Caterina a immaginare un contesto di vita di stampo cistercense, ma fu la madre Brigida a esercitare su di lei la maggiore influenza. Caterina di Svezia aspirava alla santità della madre, che amava e ammirava profondamente.

 

Nel frattempo Brigida stessa era stata trascinata fuori dal contesto familiare per immergersi, in modo profondissimo, nella vita della Chiesa universale: dopo la morte di Ulf ella donò molti beni e si ritirò nel monastero di Alvastra, dove le assegnarono una stanza. Vestì l’abito dei terziari francescani e adottò uno stile di vita oltremodo rigido:guidata dalle visioni quasi quotidiane del Signore e della Vergine Madre, la sua attenzione si spostò progressivamente su Roma, il centro della cristianità. Prima di ogni altra cosa ella volle fondare un monastero a Vadstena, in Svezia: la prima pietra fu posata nel 1346 e pare che la regola le sia stata dettata durante una visione. Passò ancora qualche tempo a corte, poi partì per Roma nel 1349, con il compito di riportare il papa nella città e di ottenere l’approvazione pontificia per la sua fondazione di Vadstena.

Caterina, come avrebbe poi confessato a S. Caterina da Siena (29 apr.), dopo la partenza della madre dimenticò come si facesse a sorridere. Era consumata da un desiderio irrazionale di starle vicino e fu immensamente felice di rispondere all’appello del papa ai cristiani di visitare Roma per il giubileo del 1350. Edgard soffriva già della malattia che lo avrebbe portato alla morte ma, desideroso di compiacerla, la incoraggiò ad andare. Una volta terminata la visita prescritta alle basiliche per ottenere le indulgenze del giubileo, la diciannovenne Caterina di Svezia divenne però ansiosa di tornare in Svezia. Si trovava in angoscia per il perdurare di una situazione che a lei non era affatto chiara come invece alla madre. Brigida aveva ricevuto in una delle sue visioni la promessa che le sarebbe stato dato un aiuto per l’attività e nello stesso modo apprese anche che il marito di Caterina era morto o stava per morire (ma non sappiamo esattamente quando lo abbia rivelato alla figlia). 

Parlò con la giovane e le chiese di rimanere con lei a Roma; Caterina forse ignorava tutti i particolari della questione ma, benché senza entusiasmo come la sua indecisione futura avrebbe dimostrato, accettò. Da una parte vi era il grande affetto che provava per la madre, il magnetismo della personalità di Brigida e della sua santità, dall’altra le condizioni di vita spaventose in una Roma tormentata dal malgoverno e insicura, il caldo soffocante d’estate e la nostalgia per le fresche foreste di pini e i chiari e limpidi fiumi della Svezia.

I mesi che precedettero la decisione definitiva non furono facili, tanto più che Brigida le proibì per prudenza di uscire di casa. Tutte le fonti in nostro possesso, infatti, sono concordi nell’affermare che Caterina era molto bella e che per molto tempo ancora sarebbe vissuta nella paura di essere rapita. Non era nulla di più che una prigioniera:

«Conduco una vita infelice, in gabbia come un animale, mentre gli altri vanno a nutrire le loro anime in chiesa. In Svezia i miei fratelli e le mie sorelle possono servire Dio tranquillamente».

Una sera Brigida tornò a casa dopo aver recitato i vespri e trovò Caterina in piena ribellione. «Che cosa c’è che non va?» chiese, ma Caterina non le diede risposta. Brigida tentò invano di obbligarla a parlare, ma tutto ciò che le rispose fu: «Non te lo posso dire!». Quella notte Caterina di Svezia ebbe un sogno nel quale la Vergine la rimproverava: «Mi chiedi di aiutarti, ma come posso farlo se l’unica cosa che desideri è tornare in Svezia? Non stai mantenendo fede alle promesse che hai fatto a Dio». Caterina immediatamente promise che avrebbe fatto qualsiasi cosa le avesse ordinato. La Vergine rispose: «Obbedisci al tuo confessore e a tua madre». Il giorno seguente Caterina si sottomise al volere della madre, ma Brigida, per paura di approfittare della situazione, non volle accettare la sua promessa di obbedienza e Caterina la fece allora al loro confessore, Pietro.

La lotta interiore continuò ancora per un po’di tempo, ma alla fine arrivò il giorno nel quale Caterina sentì di aver superato ogni riluttanza nel fare ciò che le veniva richiesto. Non è facile capire quale fosse esattamente il suo compito, dal momento che la sua intera esistenza venne assorbita dalla vocazione della madre.

A giudicare dalla loro attività, il loro compito sembrava prima di tutto quello di intercedere per il ritorno del papa a Roma. Dedicavano molte ore a visitare le basiliche romane e le reliquie in esse contenute, e trascorrevano lunghi tempi in preghierasolitaria.  Intrattenevano relazioni con le famiglieromane più importanti per risvegliare in queste un senso di moralità cristiana e preparare la restaurazione del carattere cristiano della città, e contemporaneamente si sforzavano di soccorrere i poveri malati. Non sappiamo con certezza se Caterina di Svezia fu, come la madre, una terziaria francescana, ma indubbiamente le loro vite furono contraddistinte da povertà estrema e rigido ascetismo; in alcuni casi furono anche costrette dall’indigenza a chiedere aiuti per il mantenimento della casa. Oltre a tutto ciò, poi, vi era la corrispondenza che Brigida intratteneva con papi e sacerdoti, ispirata dalle sue visioni quasi quotidiane.

Nonostante il completo assorbimento nell’attività della madre, Caterina di Svezia non ne può essere considerata un doppione: il suo auto-annullamento totale punta verso un altro tipo di spiritualità, quasi opposto. Esse condividevano gli stessi scopi, gli stessi ideali, spesso gli stessi mezzi per raggiungerli, ma Caterina di Svezia non percorse, almeno apparentemente, la via della familiarità con il mondo soprannaturale data dalle visioni. Non lasciò alcuna rivelazione, nessun resoconto di dialoghi soprannaturali o di esperienze estatiche. Non le fu dato il compito diportare messaggi ad altri fedeli.

La sua via fu quella della fede profonda sostenuta dalla preghiera assidua e dall’offerta di sé. Per almeno venticinque anni rimase al fianco della madre, accompagnandola ovunque nei suoi movimenti quotidiani e nei pellegrinaggi fuori Roma, e condividendone anche la breve gioia per il ritorno a Roma di papa Urbano V (dopo poco tempo il papa tornò ad Avignone, dove morì). Brigida, tuttavia, non giunse a vedere Gregorio XI insediato a Roma e neppure visse il terrore dello scisma da lei stessa predetto: insieme a Caterina intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa, sulla via del ritorno si fermò a Napoli, lì si ammalò, e morì a Roma nel luglio del 1373. Toccò a Caterina di Svezia il compito di organizzare il ritorno trionfale in Svezia del corpo della madre. Attese diverse settimane il ritorno da Avignone di uno dei consiglieri di Brigida, Alfonso di Vadaterra, e poi partì. Alla presenza di Vadaterra e di una, folta folla, la bara venne aperta. Inebriata dal forte profumo che esalava dalle reliquie, Caterina fu scossa da un’onda di profondissima emozione e parlò della madre come mai prima aveva fatto. Continuò a tenere discorsi ispirati per tutto il viaggio verso la Svezia, arrivando a rimproverare dei prelati per la loro 

condotta, come sua madre era solita fare.L’unico desiderio di Caterina era però di ritirarsi a Vadstena, dovè arrivò, con le reliquie, nel giugno 1374.

Chiese di poter entrare come novizia nella comunità ma venne eletta badessa con il consenso generale. Nei pochi mesi che trascorse a Vadstena tentò di rimettere in piedi, materialmente e spiritualmente, la comunità. Tuttavia la gerarchia svedese sognava la canonizzazione di Brigida e si rivolsero a Caterina perché portasse la loro petizione al santo padre. Partì ancora una volta per Roma nel 1375, armata di testimonianze scritte di grazie ottenute attraverso l’intercessione di Brigida.

Papa Gregorio XI non era ancora arrivato a Roma e Caterina andò a Napoli per raccogliere ulteriori testimonianze da coloro che avevano incontrato Brigida là. Il papa entrò a Roma nel gennaio 1377 e Caterina di Svezia ebbe il colloquio desiderato in cui presentò la richiesta di canonizzazione. La cosa venne sottoposta a una commissione che l’appoggiò, ma Gregorio XI morì prima di aver preso una decisione e nulla fu definito. 

Gli succedette Urbano VI, ma fu così intransigente e caparbio da provocare l’elezione dell’antipapa Clemente VII: eral’inizio del Grande Scisma d’Occidente (1378-1417). In questo quadro Caterina fu ricevuta da Urbano VI e, pur sostenendone la legittimità della nomina, gli si rivolse con parole così eloquenti che il papa esclamò: «Figlia mia, sei proprio la degna figlia di tua madre!». Urbano si prodigò molto per la comunità di Vadstena, confermando la decisione di un suo predecessore di far loro osservare la Regola di S. Agostino compendiata da quella di Brigida, e assicurando numerosi privilegi al monastero.

Venne nuovamente portata avanti la richiesta di canonizzazione, ma il papa non prese una decisione. Fu in questo periodo che Caterina di Svezia incontrò Caterina da Siena che, come Brigida, si era impegnata a riportare il pontefice a Roma. Il papa aveva programmato che le due donne dovessero recarsi insieme dalla regina Giovanna di Napoli per dissuaderla da continuare l’alleanza con l’antipapa Clemente VII, ma Caterina non accettò quella che considerava una missione senza speranza. 

Dopo cinque anni trascorsi a Roma decise di fare ritorno in patria. La causa della madre era stata presentata e ormai la decisione finale spettava solo al papa, la cui inerzia, dovuta allo stato delle cose, era fuori dal suo controllo. Caterina tornò a Vadstena nel luglio 1380. Era già malata ma visse fino al marzo dell’anno seguente. Morì il 22 marzo 1381. Bonifacio IX elevò agli altari Brigida il 7 ottobre 1391 mentre il nome di Caterina fu aggiunto nel Martirologio Romano, senza che sia mai stata ufficialmente canonizzata. Viene rappresentata nell’arte con una lancia al fianco, che richiama l’incidente nel quale si difese con un’asta da un nobile romano che la importunava.

A volte è ritratta con una cerva sotto il mantello perché si racconta che, a una battuta di caccia con il marito, una cerva inseguita dai cani abbia trovato rifugio e salvezza sotto il suo mantello; altre volte è ritratta in adorazione del Santissimo Sacramento, che non potè ricevere sul letto di morte a causa della malattia. 

È INVOCATA: – contro le gravidanze difficili e le inondazioni

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22 marzo 2017 3 22 /03 /marzo /2017 22:15

 

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NON SONO DISPONIBILI PREGHIERE DEDICATE AL SANTO

 

CARO LETTORE NEL CASO TU NE VENGA IN POSSESSO 

TI CHIEDIAMO GENTILMENTE DI INVIARCELE A lagioiadellapreghiera@hotmail.it

 

SAREMO LIETI DI PUBBLICARLE E CONDIVIDERLE

GRAZIE

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VITA DELLA SANTA

La vita di questa santa ci è nota solo attraverso una lettera di san Girolamo a Marcella, l’animatrice di una comunità femminile romana, della quale Lea era molto amica. Anche lei di famiglia nobile, rimasta vedova in giovane età, rifiutò di passare a seconde nozze con il console designato Vezzio Agorio Protestato e, dopo aver frequentato per un certo tempo la comunità di Marcella, sull’Aventino, dove si studiavano le Scritture e si pregava insieme vivendo in castità e povertà, come in un monastero, sotto la guida di san Girolamo, conquistata da questi ideali, a somiglianza dell’amica si ritirò, con le sue ancelle e con altre vergini, in un suo ager (dimora di campagna) nei pressi di Ostia, per condurvi una vita di penitenza e dedicarsi a opere di carità. Fu proprio una caratteristica di Roma, nella seconda metà del secolo IV, il costituirsi di nuclei o gruppi di tipo monastico (ma non erano monasteri nel senso attuale della parola) sotto la direzione di nobili matrone quali la citata Marcella, Paola e Proba. A Ostia Lea morì nel 384 e vi fu sepolta. Scrivendo di lei a Marcella, san Girolamo dice tra l’altro che Lea «si consacrò tutta al Signore, diventando nel monastero madre superiora delle vergini, mutando le vesti delicate di un tempo nel ruvido sacco che logorò le sue membra, passando inoltre in preghiera intere nottate, maestra di perfezione alle altre più con l’esempio che con le parole. Fu di una umiltà così profonda e così sincera che, dopo essere stata una grande dama, con molta servitù ai suoi ordini, si considerò poi come una serva… Spregevole la sua veste, grossolano il cibo, trascurava l’acconciatura del suo corpo; mentre poi adempiva ad ogni dovere, rifuggiva dal fare anche la minima ostentazione delle opere buone per non riceverne la ricompensa in questa vita». Probabilmente è per questo suo stile, di agire e tacere, sotto il segno del riserbo, che di lei si è saputo così poco. Ma la sua memoria non si è mai spenta.

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21 marzo 2017 2 21 /03 /marzo /2017 15:22

 

 

Preghiera

 

composta in base al discorso di Papa Giovanni Paolo II del 20 Maggio 2002 per la canonizzazione

 

Per tutta la tua vita, o dolce Santa Benedetta,

ti sei sforzata di compiere fedelmente la volontà di Dio,

guardando sempre a Cristo crocifisso,

esempio di obbedienza perfetta al Padre celeste.

Alla scuola impegnativa della Croce,

sia nell'esperienza coniugale come nella vita religiosa,

hai testimoniato l'"Amorosa Provvidenza di Dio",

che provvede alle necessità dei suoi figli.

Aiutaci ad ispirarci alla tua spiritualità e al tuo esempio,

per camminare generosamente nel solco da te tracciato

e poter così testimoniare alle giovani generazioni

la bellezza della vita interamente spesa per il Signore e per i fratelli.

 

 

 

Cuore Eucaristico di Gesù

 

Cuore Eucaristico di Gesù, che fosti sorgente di luce, forza e fervore apostolico di Santa Benedetta Cambiagio, concedi alla sue figlie e a tutti i fedeli di saper attingere dal SS. Sacramento il coraggio e la fortezza per affrontare le quotidiane difficoltà, imitare i suoi esempi e corrispondere alle tue grazie.

 

 

Si è conclusa ieri la novena alla Santa, iniziata il 12 marzo : 

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

La fondatrice delle Benedettine della Provvidenza nacque a Langasco, in provincia di Genova, il 2 ottobre 1791, ultima di sette fratelli. Nel 1809 la famiglia traslocò a Pavia per gestire un piccolo negozio di grano e verdure e Benedetta fu impegnata per l’intera giornata nell’aiuto ai genitori e nella gestione della casa. 
Fin da piccola nutriva grande compassione per i poveri, aiutandoli in vari modi: più tardi si sarebbe anche recata a raccogliere legna nei boschi per riscaldare le loro case. 
Sui vent’anni, pur sentendosi incline alla vita consacrata, per compiacere i genitori sposòGiovanni Battista Frassinello, un operaio di Ronco Scrivia, fervente cristiano, ma la loro unione non fu allietata da figli e allora, in pieno accordo col marito, Benedetta visse accanto a lui come una sorella. 
Otto anni dopo lei aveva pensato di entrare fra leCappuccine di Genova, ma esortata dal suo direttore spirituale, si dedicò ad assistere una sua sorella, colpita da un tumore all’intestino.  Morta questa nel luglio 1925, anziché farsi cappuccina, lei chiese di essere accolta nelConservatorio di Capriolo (Brescia) in cui vivevano religiose di diversi istituti che erano stati soppressi da Napoleone, ma a causa delle sue critiche condizioni di salute dovette tornare a Pavia.  E qui, dopo una misteriosa apparizione di san Girolamo Emiliani che la guarì dalla malattia, avvertì la sua vocazione definitiva, cominciando a prendersi cura, nella propria casa, di ragazzine abbandonate che vivevano nella strada esposte ad ogni pericolo. Nel frattempo il marito era entrato come fratello laico tra i Somaschi. 
Pur essendo incoraggiata dal vescovo mons. Luigi Tosi, la sua attività incontrò una forte opposizione da parte di suo padre; allora il vescovo le consigliò di traslocare in un’abitazione presa in affitto, e dopo aver richiamato accanto a lei il Frassinello, fece rinnovare a entrambi il voto di castità, promettendo che li avrebbe aiutati a continuare nell’opera intrapresa.  Anche la nuova casa si rivelò ben presto insufficiente ad ospitare tutte le ragazze che chiedevano aiuto, e a questo punto intervenne un benefattore, Angelo Domenico Pozzi, il quale acquistò per lei un immobile nelle vicinanze del Collegio Borromeo e, prima di morire, le lasciò un legato che le assicurasse il minimo per vivere. 
Accanto a Benedetta si formò presto un gruppo di volontarie che collaboravano come maestre a istruire e a educare le giovani ospiti, alle quali la fondatrice raccomandava di agire solo e sempre per amor di Dio, non per interessi umani. 
Una teste al suo processo di beatificazione ha detto di lei: «In casa, la signora Madre sorvegliava tutte. Quando aveva tempo si sedeva accanto a noi bambine e ci insegnava a rammendare, rappezzare, a fare i camiciotti, a leggere e scrivere. Sovente ci chiedeva: “Care le mie figlie, avete già detto delle giaculatorie? Avete fatto la comunione spirituale?” Lei cominciava e noi proseguivamo». 
Quando sorgevano difficoltà di carattere economico, lei recitava il rosario in cappella con le ragazze e poi faceva con loro una processione nel cotile al canto delle litanie lauretane. E la Provvidenza arrivava sempre puntuale. 
Il governo austriaco del Lombardo-Veneto riconobbe la benemerita attività svolta dall’istituto, autorizzandolo a ricevere lasciti e la beata acquistò uno stabile adiacente a quello precedente e con l’approvazione del vescovo vi sistemò gruppi di ragazze abbandonate. 
Ma a causa delle sopravvenute difficoltà economiche il vescovo cambiò radicalmente atteggiamento nei confronti della Cambiagio, anche a causa delle lagnanze di alcune famiglie aristocratiche, le quali esigevano prestazioni di servizi da parte delle ragazze dell’istituto, mentre la beata era contraria. 
Il vescovo a un certo punto le ordinò di dare le dimissioni dal suo ufficio e di allontanarsi da Pavia. Lei obbedì e il 1° aprile 1837 per salvare l’opera consegnò a Caterina Bonino, in qualità di direttrice, tutto quanto aveva acquistato e possedeva e il 16 giugno 1938 cedette al vescovo beni immobili e mobili, nonché l’usufrutto di tutto ciò che aveva acquistato o ricevuto. Nel 1840 il Governo riconobbe l’opera sotto il titolo di “Pia Casa delle Figlie Derelitte”.

Dopo avere aperto una scuola a Rivarolo Ligure, Benedetta tornò col marito a Ronco Scrivia, e poiché in paese le disastrose condizioni della popolazione non consentivano di stipendiare un maestro per l’istruzione elementare, lei vi iniziò una scuola con l’aiuto di alcune volontarie che non avevano voluto abbandonarla. 
Nasceva così la Congregazione delle Suore della Provvidenza, alle quali la gente avrebbe dato poi il nome di “Benedettine” in omaggio alla fondatrice. 
Anche qui gli inizi furono duri, tuttavia la Provvidenza puntualmente interveniva a colmare i vuoti. Nel convento si viveva in grande povertà, lavorando e pregando, ma vi regnava l’amore vicendevole e non mancava l’allegria. 
Nel 1851 Benedetta tornò a Pavia per inaugurarvi una casa-ricovero nell’ex monastero di San Gregorio, grazie all’aiuto di un nobile, il medico Giovanni Dossi, ricavandovi il noviziato e reparti per le fanciulle abbandonate, per le educane e per le pensionanti. Nel frattempo due sue figlie, le sorelle Maria e Giustina Schiapparoli, avevano dato vita all’opera di Voghera, ma in seguito si resero indipendenti dando origine a un’altra congregazione dal nome simile: Benedettine della Divina Provvidenza. 
La Cambiagio, dopo aver lasciato il governo della Casa San Gregorio a una suora di sua fiducia, stava per dirigersi a San Quirico in Polcevera (Genova) dove era stata invita dal parroco ad aprirvi una scuola per ragazze povere: in questo l’avrebbe appoggiata anche l’arcivescovo di Genova mons. Charvaz, mentre il Comune avrebbe pensato a stipendiare la maestra. Ma durante il viaggio, unattacco cardiaco la costrinse a fermarsi a Ronco dove le sue condizioni si aggravarono a causa di una forte idropisia che le impediva la respirazione. 
Benedetta morì il 21 marzo 1858 e fu sepolta, come aveva chiesto, tra i poveri nel cimitero comunale. Il marito, rimasto a Pavia nella Casa San Gregorio, le sopravvisse quindici anni. 
Purtroppo, nel corso della seconda guerra mondiale, durante un’incursione aerea una bomba il 7 luglio 1944 colpì la sua tomba distruggendola totalmente e disperdendone irreparabilmente i resti. La fama di santità però era rimasta viva tra la gente e cominciò il processo canonico che portò al riconoscimento della eroicità delle virtù ad opera di Giovanni paolo II nel luglio 1985, ed alla sua beatificazione il 10 maggio 1987. A Pavia, in quella che era stata la Pia Casa delle Figlie Derelitte, nel 1956 denominata “Istituto Benedetta Cambiagio”, le suore della Provvidenza erano tornate nel 1961.

Autore: Angelo Montonati

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21 marzo 2017 2 21 /03 /marzo /2017 00:12

 

 

Preghiera del santo



Questa è la sua preghiera e il compendio della Sapienza
con cui ha evitato alla Confederazione la guerra civile

 

 

Signore e mio Dio, 
toglimi tutto 
quello che mi impedisce di stare con Te. 


Signore e mio Dio, 
dammi tutto
quello che mi conduce a Te.


Signore e mio Dio, 
prendimi tutto a me stesso
e dammi tutto in tuo unico possesso.
 

 

 

 

VITA DEL SANTO

Nicola nacque nel marzo del 1417 nel piccolo abitato di Flùeli, sopra Sachseln, nella regione dell’Obwald. Nello stesso anno, l’11 novembre, il concilio che si svolgeva a Costanza, capoluogo della diocesi, poneva fine al grande scisma d’Occidente, suscitando speranze di riforma che sarebbero state però di breve durata.
Nella nuova costruzione europea che lentamente andava sostituendosi alla feudalità, la piccola Confederazione elvetica era alla ricerca di una propria identità e di un proprio ruolo all’incrocio delle grandi vie commerciali d’ Europa. Le comunità montane e le borghesie cittadine erano interessate alla prosperità derivante dallo sviluppo dei traffici commerciali, ma le loro divergenti ambizioni politiche creavano antagonismi che giungevano spesso al limite della rottura. La vocazione di Nicola e il suo cammino alla ricerca di Dio si collocano dunque in un’epoca e in una terra attraversate da gravi crisi. Con la sua preghiera, l’influenza della sua presenza, la pace interiore che irradiava come risultato del suo abbandono a Dio, Nicola ottenne che comunità rivali e divise da interessi economici e politici giungessero ad accettarsi e a convivere su un piano di solidarietà.
Il cammino di Nicola presenta qualcosa di sconcertante. Cinquantenne, laico, sposato da venti anni e padre di dieci figli, ex soldato, contadino rispettato che poteva ritenersi pago del suo stato, magistrato e giudice impegnato negli affari del suo Cantone (ma che aveva abbandonato la carica per non essere riuscito a ottenere l’abolizione di una sentenza da lui ritenuta ingiusta), Nicola si lasciò condurre dalla chiamata di Dio là dove non avrebbe mai pensato di arrivare. La decisione presa fu il risultato di una lotta interiore, circa la quale egli fu sempre molto discreto: essa dovette pero essere dura, poiché Nicola la paragonò alla «lima che purifica e al pungolo che stimola».
Un giorno, mentre pregava per chiedere a Dio la grazia di una fervida adorazione, vide una nuvola dalla quale uscì una voce che gli ordinò di abbandonarsi interamente alla volontà divina. Comprese allora che Dio, desiderando portare a termine in lui l’opera che aveva iniziato, lo invitava ad abbandonare la sua terra, i beni e la famiglia, per poter giungere fino a Lui. Egli chiese allora tre grazie: ottenere il consenso della moglie Dorotea e dei figli più grandi (il maggiore aveva allora 20 anni e poteva diventare capofamiglia, ma l’ultimo nato era di appena 13 settimane), non provare in seguito la tentazione di tornare indietro e infine, se Dio lo avesse voluto, poter vivere senza bere e mangiare. Tutte le sue richieste furono esaudite. Il 16 ottobre 1467, nella festa di S.Gallo, dopo aver salutato definitivamente Dorotea che egli avrebbe chiamato sempre «sua carissima sposa» e i figli, si pose in cammino, pellegrino dell’assoluto, «quasi volesse andare da solo nella miseria», come osservò Heini am Grund, un parroco delle vicinanze che sarebbe diventato suo confidente e amico. Voleva forse raggiungere una delle comunità degli «Amici di Dio» (Gottesfreunde) che fiorivano allora in Alsazia? È possibile, ma di fatto non arrivò oltre la piccola città di Liestal, nel cantone di Basilea: un contadino, al quale aveva parlato dei suoi progetti, lo persuase che in nessun luogo Dio lo voleva al suo servizio che non fosse in mezzo ai suoi. Umilmente Nicola accolse quel discorso come un segno. La notte successiva, mentre stava per addormentarsi, «vennero dal cielo una luce e un raggio che gli trafissero le viscere, come se un coltello lo avesse colpito». Sconvolto, ritornò con discrezione nei luoghi da cui era venuto, e decise di vivere in solitudine sullo scosceso prato del Ranft, all’estremità della foresta, in una valletta non lontana da casa sua. Dimorò in quel luogo per venti anni, abitando in una piccola cella fatta di assi, alla quale gli abitanti del villaggio aggiunsero ben presto una cappella.
Così, sorvegliato e protetto, Nicola si trovò a vivere nel deserto pur in mezzo ai suoi. Nulla lasciava allora immaginare il ruolo che avrebbe ben presto svolto a vantaggio del suo paese. Colpiti dalla fama della sua santità e anche dal suo digiuno assoluto (si nutriva solo dell’eucarestia, come fu verificato) ben presto molti ricorsero a lui per averlo come consigliere o arbitro. Fu grazie a questi incontri e a qualche breve lettera dettata alle autorità che lo avevano consultato, che Nicola trasmise il suo messaggio politico, che era quello di un operatore di pace secondo il vangelo. Per lui «in tutte le cose la misericordia vale più della giustizia», ed essa costituisce il miglior cemento per unire città e stati fra di loro. Nicola pone in guardia contro lo spirito di conquista, di guadagno e di possesso che genera solo risentimenti e conflitti. A lui, come ad estrema speranza, ricorse in tutta fretta Heini am Grund la notte fra il 21 e il 22 dicembre 1481 per cercare una parola di riconciliazione che potesse sia pure all’ultimo momento evitare una guerra fratricida fra i confederati. Senza l’intervento di Bruder Klaus la Confederazione elvetica non sarebbe sopravvissuta ai contrasti che allora la laceravano, e per questo Nicola è unanimemente venerato in Svizzera come «padre della patria», l’uomo che ne ha salvato le fondamenta nel momento più critico. «Sforzatevi di essere ubbidienti gli uni verso gli altri», scrisse alle autorità di Berna il 4 dicembre 1482, e aggiunse: «
Custodite nel vostro cuore il ricordo della passione del Signore», rivelando così l’intima fonte della sua unione a Dio.
A un visitatore che gli chiedeva: «Come si deve meditare sulla passione del Signore?» Nicola rispose: «È buona qualunque via tu voglia scegliere», ma subito precisò: «Dio sa rendere la preghiera così dolce per l’uomo che questi vi si immerge come se andasse a ballare. Ma Dio sa anche far si che essa sia per lui come una lotta». E ripeté davanti al suo ascoltatore allibito: «Sì! Come se andasse a ballare!» Un altro eremita, venutosi a stabilire nelle vicinanze, avrebbe detto ammirato di Nicola: «Il mio compagno ha ormai varcato il Giordano. Io, miserabile peccatore, ne sono ancora al di qua».
Nicola è «passato in Dio». Autentico mistico, nella sua solitudine si ritrova nel cuore del mondo, testimone di quella presenza divina da cui è irradiato. Non stupisce allora che non abbia più avuto bisogno di nutrimento, che la sua mirabile sposa abbia, condividendone la fede, accettato la sua assenza come compimento di una vocazione; che i suoi compatrioti l’abbiano chiamato «fratello» e che forze politiche pronte ad affrontarsi abbiano trovato alla sua scuola un modo di vivere in comunione di intenti nel rispetto delle reciproche libertà. Quello di Nicola fu il cammino di un’avventura interiore senza ritorno. Egli non conosce spiegazioni o distinzioni erudite: la sua conoscenza di Dio è quella del cuore, intima, non trasmissibile. Egli sa tradurre la sua esperienza spirituale solo nel linguaggio dei «sogni» simbolici, i cui elementi sono tratti dalle fonti bibliche e dagli archetipi e dalle tradizioni delle sue montagne. Nicola li confida solo ad alcuni amici particolarmente discreti, che li riferiranno dopo la sua morte.
Nel suo ritiro del Ranft, in una data che si può collocare fra il 1474 e il 1478, l’eremita ricevette da Dio una visione così intensa da restarne come annientato. Da allora, come confermano alcune testimonianze, «tutti coloro che lo avvicinavano erano presi da timore. Egli affermava di aver visto una volta una luce che lo aveva trafitto e nella quale si mostrava un volto d’uomo. Di fronte a questa visione aveva pensato che il suo cuore sarebbe scoppiato. Preso da spavento, aveva distolto lo sguardo e si era gettato a terra».
Quando Nicola, che non sapeva leggere, voleva mostrare il suo libro di meditazione, presentava una figura disegnata al centro di una grande ruota, dalla quale partivano dei raggi che rappresentavano le vie di abbassamento e di misericordia scelte da Dio per venire fino a noi, i diversi cammini di umiltà – l’incarnazione, la passione, i sacramenti – che ci rivelano la grandezza e la tenerezza divina. «Nicola – annoterà un visitatore – deve aver appreso alla scuola dello Spirito Santo questa figura della ruota che egli fece dipingere nella sua cappella e nella quale brilla lo specchio risplendente di tutta la divinità».
Nicola di Flùe morì nel suo eremo il 21 marzo 1487, all’età di 70 anni.
Già mentre era ancora in vita Nicola fu considerato, dentro e fuori i confini della piccola nascente Svizzera, il santo della sua terra, un «profeta in patria». Per i suoi compatrioti, che non ebbero difficoltà a riconoscere in lui un saggio, un artefice di pace e un inviato di Dio, egli fu soprattutto uno di loro, un loro fratello: Bruder Klaus.
Nicola fu un montanaro dell’Unterwald e un attivo cittadino della giovane Confederazione degli otto Cantoni della Svizzera centrale, ma per la sua esperienza spirituale appartiene alla famiglia dei grandi mistici della Chiesa universale. I suoi contemporanei non si sbagliarono in questo e furono assai più colpiti da quanto emanava dalla sua persona che dal digiuno assoluto che egli osservò negli ultimi 20 anni della sua vita. Pur avendo conosciuto alcune delle opposizioni che inevitabilmente incontrano tutti coloro che prendono sul serio le parole del vangelo, la sua lotta fu sostanzialmente quella che tutti gli uomini alla ricerca di Dio conducono contro le oscurità, i dubbi e le contraddizioni che si manifestano dentro di loro. Così, rifiutandosi di circoscrivere la sua avventura umana nei limiti propri dell’uomo, Nicola si lasciò trascinare da Dio fino alla totale rinuncia di se stesso, con una progressione la cui originalità e austerità rimangono ancora oggi incomprensibili a molti. Un uomo che non sapeva né leggere né scrivere divenne così la più alta coscienza morale e spirituale del suo paese. Il suo radicale impegno in una vita di solitudine e di preghiera mise in evidenza come ogni alleanza umana, per essere solida, debba radicarsi nella pace che viene soltanto da Dio, poiché, come il santo amava ricordare, «Dio è la pace, e questa pace non potrà mai essere distrutta».
Il suo culto fu approvato da Clemente IX nel 1669. Venne canonizzato nel 1947 da Pio XII, che lo proclamò patrono della Svizzera. La più antica raffigurazione di Nicola è del 1492, cinque anni solamente dopo la sua morte. Il quadro fu commissionato per l’altare della chiesa di Sachseln, dove è sepolto. Nicola è raffigurato in piedi, scalzo, vestito del panno grezzo dei pellegrini e con il rosario in mano. La statua più antica, del 1504, oggi al municipio di Stans, conferma questa immagine del santo, ormai entrata nell’iconografia tradizionale.
La sua data di culto per la Chiesa Cattolica è il 21 marzo, mentre in Svizzera viene ricordato il 25 settembre.

 

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20 marzo 2017 1 20 /03 /marzo /2017 10:39

 

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NON SONO DISPONIBILI PREGHIERE DEDICATE AL SANTO

 

CARO LETTORE NEL CASO TU NE VENGA IN POSSESSO 

TI CHIEDIAMO GENTILMENTE DI INVIARCELE A lagioiadellapreghiera@hotmail.it

 

SAREMO LIETI DI PUBBLICARLE E CONDIVIDERLE

GRAZIE

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VITA DELLA SANTA

Il Martirologio Romano cita oggi Santa Alessandra in un gruppetto di sette Sante: un gruppetto non folto, ma bellissimo nella sua compattezza. E bellissimi sono anche i sette nomi: Claudia, Alessandra, Eufrasia, Matrona, Giuliana, Eufemia e Teodosia. 

La testimonianza della loro fede fu pubblica, addirittura clamorosa, perché furono Martiri, tutte insieme, in tempo di persecuzione. Le loro personali vicende, però, restano velate, anzi nascoste dal tempo, con un senso di modestia che possiamo dire tutta femminile. 

Il martirio delle sette Sante dai bei nomi, ma senza un volto per noi, ebbe luogo ad Amide, in Asia Minore, quasi alle sorgenti del Tigri, dove probabilmente vivevano. Il gruppetto delle Martiri capeggiate da Santa Claudia appartenne perciò a un paese remoto, lontano da Roma, centro dell'Impero, e lontano dalle più importanti Chiese dell'Oriente. 

Forse anche per questo, la lontananza geografica ha lasciato filtrare solo il ricordo dei loro nomi, senza alcun particolare della loro vita. Sembra che siano cadute nei primi anni del IV secolo, e sarebbero dunque tra le ultime vittime di persecuzioni promosse da un Imperatore, che in questo caso sarebbe stato Massimino Cesare, rivale di Costantino. 

Il mazzetto delle sette donne di Amide ha attraversato compatto anche se silenzioso la storia per portare fino a noi il fascino dei loro nomi, e anche il mistero della loro vita.

 

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19 marzo 2017 7 19 /03 /marzo /2017 13:24

Dopo aver pubblicato le novene ( iniziata il 10 marzo e Novena a San Giuseppe Sposo "I sette dolori e gioie di San Giuseppe ) le bellissime preghiere Ave Giuseppe, preghiera di San Luigi Maria Grignon de Monfort  e  Manto di San Giuseppe ecco una serie di preghiere, invocazioni e litanie al Santo. Ricordiamoci che a fine mese si recita il  Triduo di ringraziamento a San Giuseppe 

 

 

Orazione a San Giuseppe

 

Indulgenza di 7 anni e 7 quarantene ogni volta che si recita la detta orazione.
(Enciclica di S. S. Leone: Quanquam pluries del 15 Agosto 1889).

IMPRIMATUR: Genuae, 29 Juli 1909 - C. De Amicis Vie. G.

 

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.

Deh! per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.

Proteggi, o provvido Custode della Divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; cessa da noi, o Padre amantissimo, cotesta peste di errori e di vizi, che ammorba il mondo; ci assisti propizio dal Cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo Protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la Santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, acciocchè a tuo esempio, e mercè il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. E così sia.

 

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Preghiera di consacrazione della famiglia a San Giuseppe

 

Glorioso San Giuseppe, guarda a noi prostrati alla tua presenza, con il cuore pieno di gioia perché ci annoveriamo, sebbene indegni, nel numero dei tuoi devoti. Desideriamo oggi in un modo speciale, mostrarti la gratitudine che riempie le nostre anime per i favori e le grazie così segnalate che continuamente riceviamo da Te.

Grazie, amato San Giuseppe, per i così immensi benefici che ci hai dispensato e costantemente ci dispensi. Grazie per tutto il bene ricevuto e per la soddisfazione di questo giorno felice, poiché io sono il padre (o la madre) di questa famiglia che desidera essere consacrata a Te in modo particolare. Occupati, o glorioso Patriarca, di tutte le nostre necessità e delle responsabilità della famiglia.

Tutto, assolutamente tutto, noi affidiamo a Te. Animati dalle tantissime attenzioni ricevute, e pensando a quello che diceva la nostra Madre Santa Teresa di Gesù, che sempre mentre visse le ottenesti la grazia che in questo giorno ti supplicava, noi osiamo fiduciosamente pregarti, di trasformare i nostri cuori in vulcani ardenti di vero amore. Che tutto quanto ad essi si avvicina, o con essi in qualche modo si relaziona, rimanga infiammato da questo rogo immenso che è il Cuore Divino di Gesù. Ottienici la grazia immensa di vivere e morire d'amore.

Donaci la purezza, l'umiltà del cuore e la castità del corpo. Infine, Tu che conosci meglio di noi stessi le nostre necessità e le nostre responsabilità, occupati di esse e accoglile sotto il tuo patrocinio.

Aumenta il nostro amore e la nostra devozione alla Santissima Vergine e conducici per mezzo di Lei a Gesù, perché così avanziamo sicuri per il cammino che ci porta alla felice eternità. Amen.

 

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PREGHIERA A SAN GIUSEPPE, custode di Gesù 

di Papa Giovanni XXIII

 

O san Giuseppe, custode di Gesù, sposo castissimo di Maria, che hai trascorso la vita nell'adempimento perfetto del dovere, sostentando col lavoro delle mani la sacra Famiglia di Nazareth, proteggi propizio coloro che, fidenti, a te si rivolgono! Tu conosci le loro aspirazioni, le loro angustie, le loro speranze, ed essi a te ricorrono, perchè sanno di trovare in te chi li capisce e protegge. Anche tu hai sperimentato la prova, la fatica, la stanchezza; ma, pure in mezzo alle preoccupazioni della vita materiale; il tuo animo, ricolmo della più profonda pace, esultò di gioia inenarrabile con l'intimità col Figlio di Dio, a te affidato, e con Maria, sua dolcissima madre. Comprendano i tuoi protetti che essi non sono soli nel loro lavoro, ma sappiano scoprire Gesù accanto a sé, accoglierlo con la grazia e custodirlo fedelmente, come tu hai fatto. E ottieni che in ogni famiglia, in ogni officina, in ogni laboratorio, ovunque un cristiano lavora, tutto sia santificato nella carità, nella pazienza, nella giustizia, nella ricerca del ben fare, affinchè abbondanti discendano i doni della celeste predilezione.

 

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Preghiera a San Giuseppe (recitare il 1 Maggio)



O San Giuseppe, padre putativo di Gesù e sposo purissimo di Maria, che a Nazareth hai conosciuto la dignità e il peso del lavoro, accettandolo in ossequio alla volontà del Padre e per contribuire alla nostra salvezza, aititaci a fare del lavoro quotidiano un mezzo di elevazione; insegnaci a fare del luogo di lavoro una 'Comunità di persone', unita dalla solidarietà e dall'amore; dona a tutti i lavoratori e alle loro famiglie, la salute, la serenità e la fede; fà che i disoccupati trovino presto una dignitosa occupazione e che coloro che hanno onorato il lavoro per una vita intera, possano godere di un lungo e meritato riposo.Te lo chiediamo per Gesù, nostro Redentore, e per Maria, Tua castissima Sposa e nostra carissima Madre. Amen

 

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Invocazioni a San Giuseppe

 

O San Giuseppe, mio protettore ed avvocato, a te ricorro, affinché m'implori la Grazia per la quale mi vedi gemere e supplicare davanti a te. E' vero che i presenti dispiaceri e le amarezze che provo sono forse il giusto castigo dei miei peccati. Riconoscendomi colpevole, dovrò per questo perdere la speranza di essere aiutato dal Signore? "Ah! no -mi risponde la tua grande devota Santa Teresa- no certo, o poveri peccatori. Rivolgetevi in qualunque bisogno, per grave che sia, alla efficace intercessione del patriarca San Giuseppe; andate con vera fede a lui e resterete certamente esauditi nelle vostre domande".

Con tanta fiducia mi presento, quindi, davanti a te e imploro misericordia e pietà. Deh!, per quanto puoi, o San Giuseppe, prestami soccorso nelle mie tribulazioni.Supplisci alla mia mancanza e, potente come sei, fa' che, ottenuta per la tua pia intercessione la grazia che imploro, possa ritornare al tuo altare per renderti l'omaggio della mia riconoscenza.

 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

Non dimenticare, o misericordioso San Giuseppe, che nessuna persona al mondo, per grande peccatrice che fosse, è ricorsa a te, rimanendo delusa nella fede e nella speranza in te riposte. Quante grazie e favori hai ottenuto agli afflitti! Ammalati, oppressi, calunniati, traditi, abbandonati, ricorrendo alla tua protezione, sono stati esauditi. Deh! non permettere, o gran Santo, che io abbia ad essere solo, fra tanti, a rimanere privo del tuo conforto. Mostrati buono e generoso anche verso di me, e io, ringraziandoti, esalterò in te la bontà e la misericordia del Signore.

 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

O eccelso capo della Santa Famiglia di Nazareth, io ti venero profondamente e di cuore t'invoco. Agli afflitti, che ti hanno pregato prima di me, hai concesso conforto e pace, grazie e favori. Degnati quindi di consolare anche l'animo mio addolorato, che non trova riposo in mezzo alle angustie da cui è oppresso. Tu, o sapientissimo Santo, vedi in Dio tutti i miei bisogni, prima ancora che io te li esponga con la mia preghiera. Tu dunque sai benissimo quanto è necessaria la grazia che ti domando. Nessun cuore umano mi può consolare; da te spero d'essere confortato: da te, o glorioso Santo. Se mi concedi la grazia che con tanta insistenza ti domando, prometto di diffondere la devozione verso di te. O San Giuseppe, consolatore degli afflitti, abbi pietà del mio dolore!

 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

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Preghiera a San Giuseppe artigiano

(3 anni di indulgenza, Pio XII, 11 marzo 1958)

 

O glorioso Patriarca San Giuseppe, umile e giusto artigiano di Nazareth, che hai dato a tutti i cristiani, ma specialmente a noi, l'esempio di una vita perfetta nel lavoro assiduo e nel-l'ammirabile unione con Maria e con Gesù, assistici nella nostra fatica quotidiana, affinché anche noi, artigiani cattolici, possiamo incontrare in essa il mezzo efficace di glorificare il Signore, di santificarci e di essere utili alla società in cui viviamo, idea-le supremo di tutte le nostre azioni.

Ottienici dal Signore, o nostro protettore amatissimo, l'umiltà e la semplicità di cuore; l'amore al lavoro e a coloro che sono in esso nostri compagni; la conformità ai disegni divini nei travagli inevitabili di questa vita e la gioia per sopportarli; la coscienza delle nostre responsabilità; lo spi-rito di disciplina e di preghiera; la docilità e il rispetto verso i superiori; la fraternità verso i nostri pari; la carità ed l'indulgenza con i dipendenti. Accompagnaci nei momenti prosperi, quando tutto ci invita a gustare onestamente i frutti delle nostre fatiche; ma sostienici nelle ore tristi, quando sembra che il cielo si chiuda sopra di noi e che perfino gli strumenti del lavoro si ribellino nelle nostre mani.

Fa' che, a tua imitazione, teniamo fissi gli occhi nella nostra Madre Maria, tua sposa dolcissima, che in un cantuccio della tua modesta bottega filava silenziosa, abbozzando sulle sue labbra il più soave sorriso, e che non allontaniamo mai lo sguardo da Gesù, che si affannava con Te sul tuo banco di carpentiere, affinché possiamo condurre sulla terra una vita pacifica e santa, preludio di quella eternamente felice che speriamo in cielo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

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Litanie a San Giuseppe

 

Le prime litanie in onore di San Giuseppe che conosciamo sono riportate nel libro “Sommario delle eccellenze del glorioso San Giuseppe” del 1597 ad opera del carmelitano Girolamo Graziano della Madre di Dio.
Negli anni si susseguirono molteplici versioni delle litanie di San Giuseppe fino a quando, con decreto di approvazione della Congregazione dei Riti, il 18 marzo 1909 San Pio X Papa, approvò e fissò le litanie di San Giuseppe. Grazie a quel decreto, Maria e Giuseppe erano i due soli santi che godevano di litanie autorizzate per il culto pubblico.

 

Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo esaudiscici Cristo esaudiscici

Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio, Redentore del mondo, Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi

Santa Maria
prega per noi
San Giuseppe prega per noi
Glorioso figlio di Davide prega per noi
Splendore dei Patriarchi prega per noi
Sposo della Madre di Dio prega per noi
Custode purissimo della Vergine prega per noi
Tu che nutristi il Figlio di Dio prega per noi
Solerte difensore di Cristo prega per noi
Capo dell’alma Famiglia prega per noi
O Giuseppe giustissimo prega per noi
O Giuseppe castissimo prega per noi
O Giuseppe prudentissimo prega per noi
O Giuseppe fortissimo prega per noi
O Giuseppe obbedientissimo prega per noi
O Giuseppe fedelissimo prega per noi
Modello di pazienza prega per noi
Amante della povertà prega per noi
Modello dei lavoratori prega per noi
Decoro della vita domestica prega per noi
Custode dei vergini prega per noi
Sostegno delle famiglie prega per noi
Conforto dei sofferenti prega per noi
Speranza degli infermi prega per noi
Patrono dei moribondi prega per noi
Terrore dei demoni prega per noi
Protettore della Santa Chiesa prega per noi

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo esaudiscici, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi


Preghiamo:


O Padre, che ci hai rinnovati con il tuo dono, fa che camminiamo davanti a te nelle vie della santità e della giustizia, sull’esempio e per l’intercessione di San Giuseppe, uomo giusto e fedele, che nella pienezza dei tempi cooperò con il grande mistero della nostra redenzione. Per Cristo nostro Signore.
Amen!

 

 

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19 marzo 2017 7 19 /03 /marzo /2017 00:37

 

 

Due frati devoti a San Giuseppe, dopo essere stati salvati da un naufragio, ascoltarono dalle labbra del Santo una Grande Promessa. San Giuseppe apparendo disse loro:

 

Io sono san Giuseppe, degnissimo sposo della beatissima Madre di Dio, al quale tanto vi siete raccomandati… Ultimamente ho impetrato dalla infinita clemenza divina, che qualunque persona dirà ogni giorno per tutto un anno sette “ Padre Nostro” e sette “Ave Maria”, meditando sui sette dolori che io ebbi nel mondo, otterrà da Dio ogni grazia, che sia conforme al suo bene spirituale”.

 

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1° dolore/gioia

 

San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della divina maternità di Maria Vergine, assistimi paternamente in vita e morte.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

  

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

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2° dolore/gioia

 

San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della nascita di Gesù Bambino, assistimi paternamente in vita e morte.

 

 

Padre Nostro :

 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

  

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

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3° dolore/gioia

 

San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della circoncisione di Gesù Bambino, assistimi paternamente in vita e in morte.

 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

  

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

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4° dolore/gioia



San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della profezia di Simeone, assistimi paternamente in vita e morte.

 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

  

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

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5° dolore/gioia

 

San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della fuga in Egitto, assistimi paternamente in vita e in morte.

 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

 

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6° dolore/gioia

 

San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione del ritorno in Israele, assistimi paternamente in vita e in morte.

 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

  

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen. .

 

 

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7° dolore/gioia

 

San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione dello smarrimento e il ritrovamento di Gesù nel tempio, assistimi paternamente in vita e in morte.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

 

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19 marzo 2017 7 19 /03 /marzo /2017 00:36

SUPPLICA A SAN GIUSEPPE
 
Da recitarsi ogni anno il 19 Marzo ed il 1° Maggio

 

sangiuseppe.jpg

 

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

O amabile e glorioso S. Giuseppe, dolce custode del Figlio di Dio e sposo verginale dell'Immacolata, fiore dei vergini e delizia degli Angeli, in questo giorno a te particolarmente solenne noi ci uniamo alla Vergine Santa per ringraziare il Signore degli immensi tesori concessi all'anima tua privilegiata: "Non solo sei patriarca, ma principe dei patriarchi; più che confessore; in te sono racchiuse la dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e le virtù di tutti gli altri Santi. Più perfetto degli Angeli nella verginità, emitentissimo in sapienza, compitissimo in ogni sorta di perfezione". O caro Santo, tra i grandi il più grande, lascia che il nostro cuore esprima a te tutte le lodi più belle e tutte le aspirazioni più sante. E per darti un segno del nostro tenerissimo affetto ti offriamo oggi il nostro cuore, perché tu lo deponga tra le mani del tuo Gesù, per purificarlo, per renderlo più disposto ai divini voleri, per consacrarlo al servizio della Chiesa.

 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

O augusto Protettore delle nostre famiglie, tu che hai scoperto il prezioso tesoro del silenzio, del raccoglimento, della vita interiore, riporta nelle nostre case il valore dello spirito, la preoccupazione del divino e dell'eterno, la ricerca sincera e generosa della santità. Aiutaci a guardare il cielo, a fissare le nostre povere pupille in alto, verso l'azzurro e la pace. Così più puro fiorirà il nostro pane e la gioia scintillerà radiosa dai volti dei nostri figli.
Tu che sei il grande patrono dei lavoratori, fa' che coloro che faticano quaggiù nelle officine, nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi, nelle scuole, sappiano trasformare in dono divino il sudore quotidiano. Riporta nei poveri cuori di chi non pensa più al tuo diletto Signore, le virtù consolatrici della fede, della speranza e della carità.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 


Ma uno sguardo pietoso volgi particolarmente, quest'oggi, al Papa, ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, a tutti i cristiani, o fortissimo Protettore della Chiesa Universale. Tu che hai salvato Gesù dalle insidie di Erode, salvaci dal peccato che solo può rovinarci per sempre; salvaci dalle false attrattive di Satana che perverte senza pietà, soprattutto quando la tentazione è particolarmente maligna. In quel momento vieni in nostro aiuto con la tua potente intercessione, perché anche noi possiamo dire assieme alla grande tua devota: "Non ricordo di aver chiesto grazie a San Giuseppe senza essere stata esaudita".
Sono queste le grazie che ti chiediamo: di poter conservare sempre nel nostro cuore Gesù; di amarlo con tutta
'anima, con tutte le forze, per tutta la vita. Chi non conosce ancora la Chiesa, chi è lontano, chi si è allontanato, ritorni all'ovile, dietro il tuo soave richiamo! E a chi mai, se non a te, o dolcissimo Patrono dei moribondi, offriremo gli ultimi istanti della nostra vita? In quel momento, da cui dipende tutta l'eternità, da' uno Sguardo come sai fare tu a quel Bambino che tanto caramente stringi tra le braccia; e con la Vergine tua Sposa a noi vieni, o potente e pietoso S. Giuseppe.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

 

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18 marzo 2017 6 18 /03 /marzo /2017 18:59

 

La preghiera Ave Giuseppe originale è stata scritta da San Luigi Maria Grignon de Monfort.
San Luigi Maria Grignon de Monfort, vissuto dal 31 gennaio 1673 al 28 aprile 1716, è un sacerdote Francese fondatore della Compagnia di Maria e delle Figlie della Sapienza è stato proclamato santo nel 1947 da Papa Pio XII, e nel 2000, sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II Papa, è stata aperta la causa per proclamarlo dottore della Chiesa. Questo il testo originale:

 


Ave, Giuseppe, uomo giusto, la Sapienza è con te.
Tu sei benedetto fra tutti gli uomini
e benedetto è il frutto di Maria tua Sposa fedele, Gesù.
San Giuseppe, degno padre putativo di Gesù,
prega per noi peccatori e ottienici la divina Sapienza,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen!

 

 

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17 marzo 2017 5 17 /03 /marzo /2017 15:26

 

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NON SONO DISPONIBILI PREGHIERE DEDICATE AL SANTO

 

CARO LETTORE NEL CASO TU NE VENGA IN POSSESSO 

TI CHIEDIAMO GENTILMENTE DI INVIARCELE A lagioiadellapreghiera@hotmail.it

 

SAREMO LIETI DI PUBBLICARLE E CONDIVIDERLE

GRAZIE

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VITA DEL SANTO

 

Giovanni Sarkander, nacque il 20 dicembre 1576 a Skoczów in Slesia, allora nel principato di Tesin, che dal 1291 faceva parte del regno di Boemia, era figlio di una nobildonna del ramo dei cavalieri di Kornice e di Giorgio Mattia d’origine più umile.
Dopo la morte prematura del marito nel 1589, la madre trasferì la famiglia composta da cinque figli, Giovanni, Nicola, Paolo, Venceslao e una figlia, a Príbor in Moravia, città appartenente al vescovo di Olomouc e dove già viveva il suo figlio del primo matrimonio Matteo Vlcnovsky.
Giovanni frequentò la scuola parrocchiale del paese e poi insieme al fratello Nicola si trasferì ad Olomouc per continuare gli studi superiori nel collegio dei Gesuiti. Ma nel 1599 a causa della peste, la scuola fu chiusa e così Giovanni fu costretto a completare gli studi filosofici dai Gesuiti di Praga, dove entrò il 20 ottobre 1600.
Due anni dopo era laureato, nel 1604 si trasferì a Graz in Austria, per gli studi di teologia, ma due anni dopo, il 3 settembre 1606 lasciò gli studi, promettendosi di sposare in Moravia con Anna Platská, appartenente ad una distinta famiglia luterana; comprò anche una casa a Brno e una vigna a Klobouky.
Non si hanno notizie precise, ma la fidanzata morì prima delle nozze e questo mutò le intenzioni di Giovanni Sarkander, che il 21 dicembre 1607 diede gli esami di teologia e il giorno seguente ricevette dal cardinale Dietrichstein gli Ordini minori nel castello di Kromeriz.
Il 22 marzo 1608 venne ordinato sacerdote a Brno; negli anni che vanno dal 1608 al 1616, trascorse la sua vita sacerdotale ricoprendo vari incarichi nelle parrocchie della diocesi di Olomouc; non tutto filò liscio, sia con le autorità ecclesiastiche che con quelle dell’imperatore d’Austria.
A Holesov i Gesuiti intendevano costituire un centro per la ricattolicizzazione della parrocchia, che era stata in balia della setta dei “Fratelli boemi”, (insieme di un movimento protestante molto forte in quel tempo specie in Boemia), inviando quindi i membri più abili, con l’intenzione di aprirvi anche una Casa di formazione dei gesuiti stessi, il suo nome fu consigliato dal cardinale e dal luogotenente di Moravia, come garanzia di sicuro successo.
Nel 1618 i nobili della Boemia, in maggior parte protestanti, si rivoltarono contro l’Impero d’Austria e anche una parte dei nobili della Moravia passò all’opposizione, al protettore di Giovanni Sarkander, il luogotenente Popel de Lobkovic fu tolto l’incarico e incarcerato a Brno e anche i Gesuiti, il 17 maggio 1619 dovettero lasciare Holesov.
Il Sarkander rimase solo come parroco, diventando l’oggetto dell’odio della maggioranza protestante degli abitanti; convinto dal suo decano e dai fedeli cattolici, si allontanò da Holesov andando a Cracovia, girando per un certo tempo a Czestochowa e Ratibor, poi ricevette una lettera del Popel che lo invitava a tornare a Holesov, cosa che fece a fine novembre 1619.
A febbraio 1620 nel corso della Guerra dei Trent’anni, la cavalleria del re polacco Sigismondo III Vasa, passando per la Slesia e la Moravia, diretta ad aiutare l’imperatore d’Austria, devastò e incendiò la regione. Holesov fu salvata perché Giovanni Sarkander con il cappellano Samuele Tucek uscì incontro alle truppe con una processione eucaristica.
Questo episodio però aumentò il sospetto dei nobili di Moravia contro il parroco, che credevano alleato di re Sigismondo; il nuovo giudice supremo della Moravia Venceslao Bitovsky fece allora incarcerare tutti i sacerdoti della regione, ma il Sarkander riuscì ad evitarlo, nascondendosi nel castello di Tovacov e da lì poi scappò nelle vicine foreste, ma qui venne catturato e condotto incatenato ad Olomouc, come traditore della patria.
L’odio degli accusatori, che lo sottoposero a ben quattro interrogatori, era scaturito per motivi religiosi, ma si mascherava con l’intento di farlo confessare di aver procurato l’intervento dei cosacchi. Con questo motivo politico fu sottoposto alla tortura del cavalletto e con le torce, per ben tre ore, solo le proteste dell’unico giudice cattolico del tribunale, fecero smettere la tortura, ma Giovanni Sarkander non sopravvisse al trattamento disumano e dopo un mese di sofferenze in carcere, morì il 17 marzo 1620.
Dopo la sua morte si instaurò subito un culto di venerazione, considerandolo come un martire della fede, essendo chiaro dalle testimonianze, che venne ucciso in odio alla fede cattolica, dai protestanti dell’epoca e non per motivi politici inesistenti. Il suo sepolcro nella chiesa cattedrale di S. Venceslao ad Olomouc, divenne meta di pellegrinaggi, di numerosi fedeli ma anche di sovrani tra i quali il re di Polonia Giovanni Sobieski nel 1683.
Il parroco e martire Giovanni Sarkander venne beatificato da papa Pio IX il 6 maggio 1860 e canonizzato da papa Giovanni Paolo II il 21 maggio 1995, ad Olomouc in Cecoslovacchia.


Autore: Antonio Borrelli

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