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23 luglio 2017 7 23 /07 /luglio /2017 10:55

santa-brigida.jpg

 

Il 20 luglio ho visitato la chiesa di Santa Brigida a Napoli ed ho recitato al suo interno le sue orazioni ( Le orazioni di Santa Brigida per 1 anno e le promesse per chi le reciterà ) ed è stata un'esperienza davvero bellissima che mi ha trasmesso tanto coraggio, speranza e serenità. Ecco altre preghiere alla Santa:

 

PREGHIERA A SANTA BRIGIDA

 

Con cuori confidenti a te ci rivolgiamo, Beata Brigida, 
per domandare in questi tempi di oscurità 
e di miscredenza la tua intercessione in favore 
di quelli che sono separati dalla Chiesa di Gesù Cristo. 
Per la chiara cognizione che tu avesti dei 
crudeli patimenti del nostro Crocifisso Salvatore, 
prezzo della nostra redenzione, ti supplichiamo di ottenere 
la grazia della fede a coloro che sono fuori dell'unico ovile, 
cosi che le disperse pecorelle possano ritornare all'unico 
vero Pastore. Per Cristo nostro Signore.
 

Amen.

 

S. Brigida, intrepida nel servizio di Dio, prega per noi.
S. Brigida, paziente nelle sofferenze e nelle umiliazioni, prega per noi.
S. Brigida, mirabile nell'amore verso Gesù e Maria, prega per noi.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

PREGHIERA A SANTA BRIGIDA DI SVEZIA DELLE MAMME CRISTIANE 
 di P. Cristoforo M. Bove, OFM Conv.

 

O Gloriosa Santa, che nella vostra fanciullezza
fosti accolta ed educata dai genitori
come dono e sorriso di Dio nella famiglia
aiutateci ad accogliere serenamente la vita
con la quale il Signore allieta la nostra famiglia.

 

Giovane Santa Brigida, che nella prima giovinezza
coltivaste la Parola del Signore
con la lettura e l'ascolto fedele
concedeteci di poter diventare per i nostri figli
i primi Maestri e Testimoni della Parola.

 

Casta Santa Brigida, che andaste incontro al matrimonio
con la purezza e il dono del corpo
aiutate i nostri giovani ad apprezzare
il dono del sacramento nuziale
come luogo di grazia e di pacificazione.

 

Santa Brigida, Madre feconda di otto figli
voi che accettaste il dono della maternità
confortate il nostro corpo nella sofferenza,
perché diventi segno di grazia e risurrezione
quando il Signore lo chiama a generare la vita.

 

Santa Brigida, esempio di fermezza cristiana,
fateci imitatrici delle vostre virtù cristiane
nella educazione dei nostri figli
e aiutate a donare loro la tenerezza umana
e il respiro del Signore.

 

Santa Brigida, che avete conosciuto
i fasti della corte reale e i richiami del mondo
dai quali vi ritiraste per attendere alla preghiera
guidateci ad una vita sobria ed essenziale
premurosa di aprirsi al santo Volto di Dio.

 

Dolcissima Santa Brigida,
che avete conosciuto la solitudine della vedovanza
continuando a vegliare sui vostri cari figli,
sosteneteci nelle prove dolorose,
quando la tristezza e la paura ci rendono più fragili.

 

Fedele Santa Brigida, che umile pellegrina
percorreste i sentieri dell'Europa lacerata dalle guerre,
seminando la pace e la riconciliazione dei cuori
aiutate anche noi a leggere oggi
i segni della speranza e il grido di dolore.

 

Amatissima Santa della Madre Chiesa
per la cui unità e pacificazione
offriste la vita il tempo e l'umiltà del silenzio
aiutateci a coltivare sincero amore per i sacerdoti
anche quando sono immersi nelle loro miserie.

 

Tenerissima Santa Brigida,
che desideraste ardentemente andare, pellegrina,
nella Terra di Gesù,
accompagnate i nostri stanchi passi
verso le case dei poveri e le strade degli ultimi.

 

Mistica donna, Santa Brigida di Svezia,
che con la professione dei voti religiosi
contraeste le "nuove nozze" con il Divino Sposo,
conservateci nella fedeltà matrimoniale
segno di speranza e risurrezione per molti.

 

Santa Brigida di Svezia,
voi che, morente, riceveste l'ultima visita
del Divino Sposo, venuto per incoronarvi,
intercedete per noi il dono altissimo
di una santa morte tra le braccia di chi amiamo.

 

Amorosa Madre, Santa Brigida di Svezia,
le vostre spoglie, raccolte dalla pietà
della vostra santa figlia Caterina,
furono portate da Roma alla nativa Svezia:
concedete che i nostri figli veglino il nostro riposo.

 

Estatica veggente, Santa Brigida di Svezia,
che il dono delle "Rivelazioni"
poteste entrare nell'intimità del Mistero di Dio,
non dimenticate di accendere qualche lampada
che ci orienti nei sentieri tenebrosi.

 

Infine, Gloriosa Santa Brigida,
dono di vita, casta fanciulla, vivace giovane,
sposa fedele e madre feconda
vedova forte, pellegrina di speranza,
estatica veggente, Sposa di Cristo
 
          Pregate per noi

 

   

 

 

 

Preghiera di Santa Brigida

 

O Signore, vieni presto ed illumina la notte!
A te anelo come i moribondi anelano a te.
Dì all'anima mia, che niente succeda
senza che tu lo permetta,
e che nulla di quello che tu permetti
sia senza conforto.

O Gesù, Figlio di Dio,
tu che tacevi in presenza dei tuoi accusatori,
frena la mia lingua
finché avrò trovato quello che dovrò dire e come dirlo.

Mostrami la via e disponimi a seguirla.
Pericoloso è indugiare e rischioso proseguire.
Rispondi alla mia supplica e mostrami la via.
Vengo a te come il ferito va dal medico in cerca di aiuto.
Dona, o Signore, pace al mio cuore!

Amen.

 

 

 

Nelle Rivelazioni di S. Brigida si legge che la Santa ebbe in dono dall'Abate di S. Paolo fuori mura di Roma una reliquia del Braccio di S. Anna che conservasi colà nella ricca cappella delle Reliquie. Ora mentre essa pensava al modo di collocare tali Reliquie della Santa Avola di Gesù per custodirle ed onorarle nel modo più degno, le apparve S. Anna stessa che le disse: « Io sono Anna, la Patrona di tutti i coniugati che furono prima delle legge di grazia; e sono la Madre di tutti i coniugati cristiani, perchè Dio volle prendere carne dalla mia discendenza, e perciò tu, figlia mia, invocherai il Signore con questa preghiera:

 

Sii benedetto, o Gesù, Figlio di Dio e della Vergine,

che ti degna­sti eleggerti per Madre

Colei che fu il frutto del sacro coniugio di Anna e Gioacchino;

per le preghiere di entrambi

abbi pietà di tutti coloro che vivono nello stato coniugale,

affinchè si accre­sca il numero dei glorificatori di Dio.

Così sia.      

 

 

 

 

VITA DELA SANTA

Fondatrice dell' Ordine Brigidino di San Salvatore. Nata, pare, nell'anno 1303 nel castello di Finsta in Uplandia (Svezia) e morta a Roma il 23 luglio 1373. Brigida vantava un'ascendenza aristocratica essendo figlia di una delle più eminenti personalità del suo tempo: il potente governatore di Uplandia Birger Persson e di lngeborg Bengtsdotter, della vecchia stirpe reale dei Folkunghi. La famiglia della madre era molto conosciuta per la profonda religiosità ed il castello di Finsta, dove Brigida visse con i genitori fino all'età di 12 anni, quando le morì la madre, era un centro di alta cultura pia e religiosa, con forti tendenze in misticismi, che non mancò di esercitare sulla formazione del suo carattere, una decisiva influenza. A soli 10 anni Brigida ebbe la sua prima conversazione con Cristo e già da giovane mostrava un vibrante entusiasmo per l'ascetismo. Nel 1378 sposò per ragioni politiche il diciottenne Ulf Gudmarsson divenuto in seguito governatore di Ostrogotia e la giovane coppia prese dimora al castello di Ulvasà. Il marito, anch'egli di parentela reale aveva un carattere mite piuttosto debole. Dal matrimonio , nacquero quattro figli e quattro figlie;mentre il carattere di S.Brigida ebbe modo di svilupparsi e risaltò la sua ferrea volontà, la sua pratica energia , la sua indomabile tenacia. La sua vita fu divisa tra l'amministrazione dei suoi considerevolissimi beni, un' alta carica di corte (nel 1335 venne chiamata quale prima dama di corte dalla regina Bianca di Namur, sposa del re Magnus) e i suoi doveri di sposa e di madre. La vita di corte la mise in diretto contatto con la travagliata vita politica del tempo ed generò in lei un vivo interesse per la politica europea, interesse che mantenne per sempre. Al centro della sua vita, però, rimase indiscutibilmente la religione. Chiamò a Ulvasa il primo teologo svedese del suo tempo, il canonico di Linkoping , Magister Matthias, quale confessore e consigliere personale in materia di religione. Attraverso il suo insegnamento prese conoscenza della letteratura religiosa mistica ed apocalittica contemporanea che ebbe gran parte nella sua formazione spirituale. Accanto a tale studio, la lettura della S. Scrittura e delle opere di S. Bernardo di Chiaravale, contribuì a perfezionare la sua educazione religiosa. Intorno all'anno 1340 Brigida lasciò il suo ufficio di corte per ragioni politiche. Al ritorno in Svezia, il marito si ammalò gravemente e morì poco dopo il rimpatrio, nel 1344. Quest'anno rappresenta nella vita di Santa Brigida una data assai significativa.
Lasciò Ulvasa e prese dimora vicino al monastero cistercense di Alvastra dove ricevette la prima di una lunga serie di rivelazioni religiose. Tali rivelazioni le giungevano generalmente in uno stato di estasi e dopo il suo risveglio le scriveva ella stessa o le dettava in svedese al suo confessore, il quale ne curava la traduzione in latino. Secondo il contenuto della prima rivelazione, Cristo l'aveva chiamata sua sposa e l'aveva scelta quale strumento per avviare gli uomini sulla strada di una cristiana rettitudine. Nelle rivelazioni successive si indirizzava violentemente contro il malcostume del tempo e specialmente contro la vita di corte di Magnus, cercava anche di ristabilire la pace tra Francia ed Inghilterra mediante messaggi divini e di indurre il Papa a far ritorno a Roma. Fu in questi anni che S. Brigida concepì l'idea di fondare un nuovo Ordine religioso chiamato di S. Salvatore, la regola del quale le fu dettata in una delle rivelazioni. Per ricevere la sanzione del Papa alla sua regola, si recò a Roma nel 1349 ove giunse con grande seguito nell'anno santo 1350. Prese probabilmente dimora nella casa di Francesca Papazura al Campo Marzio, in seguito lasciata al convento di Vadstena quale "Hospitale S.Brigittae de Regno Sueciae" per pellegrini svedesi, ed ultimamente passata in possesso delle nuove suore di S. Brigida, una rifondazione modificata dell 'Ordine originale (1911). La casa con relativa Chiesa e Cappella si trova in Piazza Farnese 96, dove le celle di S. Brigida e di sua figlia Caterina si possono ancora visitare. Nel 1370 ricevette da Papa Urbano V la sanzione della sua regola con qualche riserva. La regola fu confermata da Urbano VI nel 1378, e l'ordine, durante il suo più fecondo e rigoglioso periodo sembra aver avuto una settantina di monasteri sparsi in tutta Europa. Raggiunta la meta tanto agognata, S. Brigida si recò in pellegrinaggio in Terra Santa all'inizio del 1372. Tornata a Roma l'anno successivo, rovinata nella salute, vi morì il 23 luglio 1373. Le sue spoglie mortali furono trasportate alla sua Vadstena. Già nel 1379 incominciava, con il favore di Gregorio XI e. Urbano VI, il processo per la sua canonizzazione, finito positivamente il 7 ottobre 1391.A Santa Brigida desiderosa da molto tempo di sapere il numero dei colpi che N.S. Gesù Cristo aveva ricevuto durante la sua Passione, apparve Gesù che le disse :"Figlia mia, ho ricevuto sul mio corpo 5480 colpi. Se tu vorrai onorarli, dirai ogni giorno l5pater Ave con le orazioni seguenti che ti do, durante un anno. Trascorso un anno tu avrai salutato ognuna delle mie Piaghe".Santa Brigida scrisse: "Mio amatissimo fratello, io ero immersa nelle più grandi amarezze della vita. Il dolore la malattia, la povertà, l' abbandono, mi affliggevano. Con amore, ogni sera ha letto queste Orazioni, e la mia vita si è miracolosamente trasformata, e il Signore fedele alle sue promesse mi ha colmata di gioia, di benessere, di ricchezza e di consolazioni. Quello che Gesù ha fatto per me, miserabile peccatrice, lo farà per te, mio amato fratello. Leggi ogni giorno queste orazioni"   La Chiesa la ricorda il 23 Luglio.

         

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23 luglio 2017 7 23 /07 /luglio /2017 10:54

Oggi in onore della Santa pubblico una rarissima versione tramandata oralmente delle orazioni di Santa Brigida in dialetto siciliano. Sono davvero antichissime e si recitano per 3 anni per ottenere certe promesse indicate nelle versioni più note, ossia quelle tradizionali (1 anno e 12 anni) riportate già nel nostro blog :


Le orazioni di Santa Brigida per 1 anno e le promesse per chi le reciterà

Le orazioni di Santa Brigida per 12 anni e le promesse per chi le reciterà

 

La preghiera recitata per 40 giorni consecutivi come indica l'orazione stessa fornisce comunque dei benefici immensi.


Queste si recitano per 3 anni e sono seguite da 7 Padre Nostro e 7 Ave Maria :

 

Parti di Santa Briccita


Briccita santa 'nginucchiunu stava
davanti a un Crucifissu ca chiangiva,
la Santa Passioni cunsidrava,
la cruna di li spini si mintiva,
e cu na manu na torcia addumava,
cu l'antra manu un libbru ca liggiva:
Gesù ti pregu di la me 'ntinzioni:
rivelami la Santa Passioni.
Lu Crucifissu ca c'arrispunniu,
t'annu ca santa Briccita parlau,
ci cuntà li flagelli ca patìu
e la Passioni ci la rivilau.
Briccita cadì 'nterra e scanuscìu,
tuttu lu pettu 'i larmi si lavau.
Briccita do stillariu 'nnammurata
ti vogliu dari socchi ti prumisi,
a cu si penti di li so' piccata
l'abbrazzu e mi lu portu 'mparadisi.
Quannu ddu Giuda maccu mi tradìu 
t’annu du muffuluna mi jittàu, 
chisti sunu li peni ch’haju patutu: 
setti surdati attaccavanu a mia 
Deci pugna a li labbra m'hanu datu 
setti voti cadivu pi la via.
'Nta setti mazzi di spini mi 'nfasciàru 
unu chi mi battìa cu la catina 
non putìa stari susutu a la matina 
ca era niru chiù di lu cravuni. 
'Nta 'dda notti ca mi fracillaru 
tri ossa di la spadda mi niscèru. 
T’annu spuntò la stidda matutina. 
pi 'na parola 'i me' matri mischina 
appi seicentuvinti muffuluni. 
Pilatu s’affaccia’ di lu barcuni 
e contra di li Judei si misi a diri: 
Ch'ancora vi ni vuliti saziàri? 
Chi omu è chissu e lassatulu jiri 
È fracillatu e non po' chiù campari! 
Rispunnìu la turba ‘ncoscienti: 
lu vulèmu nui crucificari 
Comu di novu m'appiru a 'n putìri 
di novu si mittèru a fracillari. 
Quannu a monti Carvaniu mi 'nchianàru 
'na corda a lu coddu m’attaccàru 
e tutti li capiddi mi scipparu 
na cruci nda li spaddi mi minteru 
pi tutta la città mi cunnucèru 
ddà m'hannu datu na spinta mortali 
m'hannu siccatu li nerbi e li vini 
cadìu ddà'nterra cu tutta la cruci 
era tanta pisanti la me' cruci 
la facci e li jinocchia mi scurciài, 
di nudda cosa a mia mi ni dispiaci 
quantu ch’appressu a mia me' matri duci 
acchianava e chiangìa senza cunsolu, 
dicennu : figghiu miu moru moru-. 
Cu pi quaranta jorna si la dici 
la Vergini Maria lu binidici, 
cu pi quaranta jorna la dirà 
peni d'infernu non ni passirà, 
cu pi quaranta jorna la fa diri 
peni d'infennu non ni po' patìri, 
e tri jorna prima di lu so muriri 
Santa Briccita ci lu sapi a diri. 
Chista è a prijera do Signuri nostru, 
dicemmu n’Avirmaria e Paternostru. 

 


Traduzione: 




Santa Brigida stava in ginocchio 
piangendo ad un Crocifisso,
meditava la Santa Passione,
si poneva sul capo la corona di spine,
e con una mano accendeva una torcia, 
con l’altra mano leggeva un libro: 
-Gesù ti prego accogli la mia preghiera, 
rivelami la Santa Passione-. 
Il Crocifisso rispondendo 
alla richiesta di Santa Brigida, 
le raccontò i flagelli che patì 
e le rivelò la Passione. 
Brigida cadde a terra e svenne, 
e riempì il suo petto di lacrime. 
-Brigida, innamorata dello stellario (di Maria), 
ti voglio concedere ciò che ti ho promesso, 
chi si pente dei propri peccati 
io lo abbraccerò e lo porterò in Paradiso. 
Quando Giuda folle mi tradì, 
allora mi diedero due schiaffi, 
queste sono le pene che ho patito: 
sette soldati mi legarono, 
dieci pugni al labbro mi hanno dato, 
sette volte caddì per la via. 
Con sette mazzi di spine mi fasciarono (la testa), 
uno mi batteva con la catena, 
tanto che al mattino non potevo stare in piedi, 
perché ero nero come il carbone (per le tumefazioni). 
In quella notte che mi flagellarono 
mi uscirono tre ossa della spalla. 
Allora sorse la Stella del Mattino.
Per una parola della mia povera Madre 
ebbe (o ebbi) seicentoventi schiaffi. 
Pilato si affacciò al balcone 
e disse ai Giudei: 
“Volete ancora saziarvi? 
È stato flagellato è mezzo morto!” 
Rispose la folla incosciente: 
“Lo vogliamo crocifiggere”. 
Appena mi presero di nuovo 
mi flagellarono ancora. 
Quando al Monte Calvario mi condussero 
mi legarono una corda al collo 
e mi strapparono tutti i capelli, 
mi misero una croce sulle spalle 
e mi condussero per tutta la città, 
là mi diedero una forte spinta 
mi si asciugarono i nervi e le vene (mi dissanguavo), 
caddi a terra con la croce, 
era molto pesante la mia croce, 
la faccia e le ginocchia mi scorticai 
ma l’unica cosa di cui mi dispiaccio 
è l’aver visto la mia dolce Madre dietro me 
che saliva e piangeva sconsolata 
dicendo: “Figlio mio, muoio, muoio”-. 
Chi recita per quaranta giorni questa preghiera 
sarà benedetto dalla Vergine Maria, 
chi la dirà per quaranta giorni 
non passerà le pene dell’inferno, 
chi la farà dire per quaranta giorni 
non potrà patire le pene dell’inferno, 
e tre giorni prima della sua morte 
Santa Brigida lo verrà ad avvisare. 
Questa è la preghiera di Nostro Signore: 
diciamo un Ave Maria e un Padre Nostro.

 

 

 

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23 luglio 2017 7 23 /07 /luglio /2017 10:52

rosario-santa-brigida.jpg

 

Corona Brigidina


Questa Corona è così detta perché Santa Brigida di Svezia, morta in Roma nel 1373 e canonizzata nel 1391, ne ebbe la santa idea, ne fu propagatrice e ne ottenne dal Papa Urbano V approvazione e indulgenze.

Si recita in onore della SS. Vergine e in memoria dei 63 anni, che si crede essere lei vissuta sopra la terra.

Si compone di sei diecine di Ave Maria, e alla fine di ogni decina un Pater e un Credo (degli apostoli). Dopo si aggiungono :

1 Pater, in commemorazione dei sette dolori e delle sette allegrezze della medesima SS. Vergine

3 Ave Maria, che compiono il numero delle sessantatré, corrispondenti agli anni che si vogliono ricordati.

    

Ricapitolando :

10 Ave Maria - 1 Pater e 1 Credo : per 6 volte

e infine 1 Pater e 3 Ave Maria

 

 

Indulgenze  per chi recita la corona di Santa Brigida :

Questa Corona acquistò grande credito, per avere la Santa, al tocco di essa, guarito istantaneamente un infermo disperato; i Sommi Pontefici l’hanno arricchita di indulgenze, che sono le seguenti, tutte confermate da Papa Benedetto XIV, con suo Breve del 15 gennaio 1743.
 

1. Sette anni e sette quarantene ogni volta che si recita; e inoltre cento giorni per ogni Pater, Ave e Credo.

2. Indulgenza plenaria in articolo mortis, per chi l’avrà recitata almeno una volta la settimana; e un’altra indulgenza plenaria una volta al mese, per chi la recita ogni giorno.

3. Quaranta giorni per chi, tenendola indosso, prega al suono della campana, per un agonizzante. Farà l’esame di coscienza e dirà Pater ed Ave.

4. Venti giorni per chi, avendola indosso, farà l’esame di coscienza e dirà Pater ed Ave.

5. Cento giorni per chi, portandola indosso, ascolterà la S. Messa, o la parola di Dio, o accompagnerà il Santo Viatico, o farà qualche opera buona in onore di Nostro Signore Gesù Cristo, di Maria SS.ma o di Santa Brigida, recitando tre Pater ed Ave.



La medesima Corona può recitarsi anche più brevemente, riducendola a cinque sole diecine, concluse col Pater e col Credo ciascheduna; e allora non si ricerca l’aggiunta del Pater e delle tre Ave, come è dichiarato nel decreto del 20 maggio 1886 della S. Congregazione delle Indulgenze.

Questa recita, però, non fa acquistare le sovraddette Indulgenze, concesse a chi dice la Corona delle sei diecine. Invece fa acquistare unicamente l’indulgenza plenaria una volta all’anno, in un giorno di libera scelta.

Si noti però che per l’acquisto di tali indulgenze è richiesto che la Corona sia benedetta da chi ha facoltà speciale a questo fine. L’hanno i Padri Abati dei Canonici Regolari del SS. Salvatore di Roma, residenti in S. Pietro in Vincoli; e l’hanno similmente tutti coloro ai quali dal Sommo Pontefice sia conferita.

 

 

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23 luglio 2017 7 23 /07 /luglio /2017 10:52

 

CAPITOLO TRENTANOVE

 

Un Demonio apparve nel giudizio di Dio e aveva un'anima tremante, come un cuore che trepida, per un certo defunto. Questo demonio disse al Giudice: Ecco la preda. Il tuo Angelo e io seguivamo quell'anima dal principio alla fine, egli per custodirla, io per nuocerle ed entrambi eravamo alla caccia sua come cacciatori. Ma alla fine ella è caduta nelle mie mani. Per possederla io sono così bramoso e violento come un torrente che precipita e cui nient'altro resiste che un piccolo spuntone: la tua giustizia, e perciò, finché nulla è provato contro quest'anima, non posso ancora con sicurezza possederla. Io la desidero così fervidamente come un animale affamato che per fame azzanna perfino se stesso.

Ordunque il Giudice giusto (disse): Perché è caduta nelle tue mani? e perché gli eri più vicino dell'Angelo mio? Rispose il demonio: Perché i suoi peccati furono più numerosi delle opere buone. Disse il Giudice: Mostramele. E il demonio: Ne ho un libro pieno. E il Giudice: Come si chiama questo libro? Disobbedienza – rispose il demonio – ma contiene altri sette libri, ognuno con tre colonne; ogni colonna contiene più di mille parole, mai meno di mille, ma qualcuna anche di più.
Riprese il Giudice: Dimmi il nome di codesti libri, poiché, sebbene io sappia già tutto, voglio tuttavia che si conosca la tua volontà e la Bontà mia.

Rispose il demonio: Il nome del primo libro è la Superbia e in questo sono tre colonne. La prima colonna contiene la superbia spirituale nella sua coscienza, per la quale si gloriava della sua vita, da lui creduta migliore di quella degli altri. Si vantava anche della sua intelligenza e d'una coscienza più sapiente di quella altrui. La seconda colonna dimostra che si vantava dei beni a lui dati e dei servi, delle vesti e di altre cose. La terza, espone che era superbo per la bellezza fisica e per la nobiltà della stirpe e per le sue opere. In queste tre colonne vi sono tantissime cose, come tu sai.

Il secondo libro è la Cupidigia sua, con tre colonne. La prima è spirituale, perché pensò che i peccati suoi non fossero così gravi, come gli si diceva e desiderò il Regno di Dio indegnamente, mentre non è concesso che a chi è perfettamente puro. La seconda, perché nel mondo desiderò più del necessario e pensò soltanto all'esaltazione del suo nome e della sua stirpe, tanto da allevare i suoi eredi non al tuo onore, ma a quello del mondo e alla gloria. La terza colonna perché desiderava l'onore mondano e d'essere sopra gli altri, come a te è ben noto, e sono innumerevoli le parole con cui cercava favori e benefici, anche temporali.

Il terzo libro è l'Invidia e ha tre colonne. La prima è quella della mente, per cui invidiava in segreto quelli che possedevano e prosperavano più di lui. La seconda, perché possedette per invidia le cose di quelli che avevano meno di lui e ne avevano più bisogno. La terza, perché per invidia nocque segretamente al prossimo con i suoi consigli e anche pubblicamente a parole e a fatti, sia direttamente, che per mezzo dei suoi e di altri, spinti a far lo stesso.

Il quarto libro è l'Avarizia, con tre colonne. La prima è l'avarizia della mente, perché non volle comunicare quello che sapeva, affinché gli altri non ne ricevessero consolazione e profitto, così pensando: Che me ne viene se al tale o tal altro darò questo consiglio? Quale compenso è per me, se gioverò a lui con quel consiglio o parola? E così il povero se ne allontanava sconsolato, non confortato o istruito, mentre ben avrebbe potuto farlo, se avesse voluto. La seconda colonna diceva che potendo rappacificare i discordi, non volle farlo e pur potendo consolare gli afflitti non se ne curò. La terza colonna era l'avarizia dei suoi beni, poiché se doveva dare un danaro per il tuo Nome, se ne angustiava e gli pesava, mentre per l'onore del mondo ne avrebbe dati cento. In queste colonne ci sono infinite parole, come meglio sai tu. Tu sai infatti tutto e niente ti può essere nascosto, ma mi costringi a parlare perché sia di giovamento agli altri.

Il quinto libro è l'Accidia e anche questo ha tre colonne. Prima colonna: fu accidioso nelle opere, nel bene da fare in tuo onore, cioè nei tuoi comandamenti. Difatti perdette il suo tempo per il riposo del copro: gli erano infatti carissimi l'utile del suo corpo e la voluttà. Seconda colonna: era accidioso nel pensiero. Quando infatti il tuo buon Spirito gli infuse compunzione nel cuore o altra spirituale intelligenza, gli sembrava troppo distante e allontanava la mente dal pensiero spirituale e parve a lui dilettevole e soave ogni godimento mondano. Terza colonna: era accidioso nella bocca; cioè nella preghiera e nel parlare di cose utili agli altri o al tuo onore, pronto invece alle scurrilità e come sono le
parole di questa colonna e quanto innumerevoli, tu solo lo sai. 

Il sesto libro è l'Ira, con le sue tre colonne. La prima, adirandosi col prossimo suo per tutto quello che non era di propria utilità. La seconda, danneggiando il prossimo con la sua ira, talvolta anche perdendo nell'ira le cose proprie. La terza, turbando con essa il prossimo.

Il settimo libro era la sua Voluttà, che pure aveva tre colonne. La prima, perché indebitamente e disordinatamente spargeva il suo seme. Sebbene infatti fosse coniugato e alieno dal macchiarsi con altre donne, tuttavia per abbracci e vani discorsi o anche gesti impudichi spargeva indebitamente il suo seme. La seconda, perché troppo procace nei discorsi. Induceva infatti non soltanto sua moglie in maggior fuoco di libidine, ma indusse anche altri con le sue parole ad ascoltarlo e spesse volte a pensare colse sconce. La terza colonna era che nutriva troppo delicatamente il suo corpo, preparandosi molte e sontuose pietanze, per maggior diletto della carne e per averne lode dagli uomini, per essere chiamato grande. Più di mille parole vi sono in queste colonne: che si attardava a mensa più del dovuto, non aspettando il tempo stabilito, ciarlando di cose inutili e mangiando più di quello che la natura esigeva.
 

Ecco, o Giudice, il mio libro è completo e aggiudicami dunque quest'anima. Mentre il Giudice taceva, s'avvicinò la Madre della Misericordia, che sembrava fosse anche più lontana e disse: Figlio mio, io voglio discutere di giustizia con questo demonio. Il Figlio rispose: Carissima Madre, se non è negata a un demonio, come potrei negar giustizia a te, che sei la Madre mia e la Signora degli Angeli? Tu pure puoi e sai tutto in me; tuttavia parla per far conoscere la mia carità. Allora la Madre diceva al diavolo: Diavolo, ti comando di rispondermi a tre cose e devi per ragione di giustizia rispondermi, poiché sono la tua Signora. Dimmi: forse tu conosci tutti i pensieri dell'uomo?
 

No – rispose il diavolo – ma soltanto i pensieri che dall'azione esterna dell'uomo e dalla sua disposizione io posso arguire o che io stesso gli ispiro, perché sebbene decaddi dalla mia dignità, mi rimase tuttavia tanto del mio acume e tanta sapienza che dalla disposizione dell'uomo posso capire lo stato d'animo; ma i suoi buoni pensieri non posso conoscerli. Allora continuò la pia Vergine: E anche se non vuoi, diavolo, dimmi qual è quella cosa, che può cancellare quel che è scritto nel tuo libro?

Niente può cancellarlo – rispose il diavolo – eccetto la carità di Dio. Chiunque, infatti, per quanto peccatore, avrà quella carità nel cuore, subito si cancella tutto quel che è scritto nel mio libro. E la Vergine replicò: E dimmi, diavolo, c'è mai qualche peccatore, così iniquo e così lontano dal Figlio mio, che non possa pentirsene mentre è in vita? E il diavolo: Non c'è alcun peccatore, che non possa convertirsi mentre è vivo, se vuole. Quando infatti qualcuno, per gran peccatore che sia, trasforma la sua volontà da cattiva in buona ed esprime nel suo cuore onore a Dio e vuole liberamente perseverare, neppure tutti i demoni potranno trattenerlo. Udito tutto ciò, la Madre della Misericordia disse allora ai circostanti: Quest'anima alla fine della vita s'è convertita a me e disse: Tu sei la Madre della Misericordia e hai pietà dei miseri. Io sono indegno di pregare tuo Figlio, perché gravi e molti sono i miei peccati e l'ho molto provocato all'ira, amando più il piacere e il mondo che Dio mio Creatore. Ti prego,
perciò, abbi pietà, perché tu a nessuno che t'invochi neghi la misericordia. Perciò mi converto a te e ti prometto che, se vivrò, voglio emendarmi e volgere la mia volontà al Figlio tuo e nient'altro amare che Lui. Soprattutto mi addoloro e gemo, perché non ho fatto niente di buono in onore del Figlio tuo, mio Creatore. Ti prego perciò, o piissima Signora, abbi pietà di me, perché a nessun altro che a te posso ricorrere. Con queste parole e questi pensieri venne a me quest'anima, e non dovevo ascoltarla? Chi mai non merita d'essere esaudito se prega un altro con tutto il cuore e con buona volontà di emendarsi? Tanto più io che sono la Madre della Misericordia devo esaudire quelli che gridano a me.

Rispose il diavolo: Di questa volontà io non sapevo nulla: ma se così è, bisogna che tu lo provi esplicitamente. La Madre rispose: Tu non sei degno ch'io ti risponda. Ma giacché si fa questo a profitto di altri, come dimostrai, così ti risponderò. Tu miserabile hai detto poco fa che dal tuo libro non si può cancellare nulla, se non dalla carità di Dio. E allora, la Vergine rivolta al Giudice disse: Figlio mio, apra il suo libro il diavolo e guardi se è tutto ancora scritto o qualcosa per caso vi è cancellato.
 

Allora il Giudice disse al diavolo: Dov'è il tuo libro? Rispose: Nel mio ventre. E qual è il tuo ventre? - soggiunse il Giudice. La mia memoria – rispose il diavolo. Come infatti nel ventre s'aduna ogni immondezza e fetore, così nella mia memoria v'è malizia e nequizia, che tramandano al tuo cospetto come un pessimo fetore. Quando infatti mi allontanai da te e dalla tua luce per la mia superbia, caddi in ogni malizia e s'offuscò la mia memoria per le cose buone di Dio; nella mia memoria c'è scritta ogni iniquità dei peccatori.
Allora disse il Giudice al diavolo: Io ti comando che tu guardi diligentemente e cerchi nel tuo libro che cosa vi è scritto e che cosa cancellato dei peccati di quest'anima; dillo pubblicamente.
Rispose il diavolo: Ecco nel mio libro, vedo scritto altre cose, che non sapevo. Vedo che quei sette sono cancellati e non rimane di loro che spazzatura. Dopo di che il Giudice disse all'Angelo buono presente: Dove sono le buone opere di quest'anima? Rispose: Signore, tutto è nella tua prescienza e conoscenza, presente, passato e futuro. Noi tutto sappiamo e vediamo in te e tu in noi. Né è necessario parlarti, perché tutto sai. Ma giacché vuoi mostrare la tua carità, ispiri la tua volontà a quelli che a te piace. Io difatti da che quest'anima fu unita al corpo, fui sempre con essa. Io pure scrissi un libro delle sue cose buone. È in tua facoltà udire questo libro.
Rispose il Giudice: Non posso giudicare senza prima ascoltare e aver conosciuto il bene e il male. E tutto poi considerato, si deve giudicare come la giustizia esige, sia per la vita che per la morte.
L'angelo rispose: Il mio libro è la sua obbedienza, con la quale obbedì a te. E in questo libro ci sono sette colonne. La prima è il Battesimo. La seconda, l'astinenza sua col digiuno e dalle azioni illecite e dai peccati e anche dalla voluttà e tentazione della sua carne. La terza colonna è l'orazione e il buon proposito che ebbe verso di te. La quarta colonna, le sue buone opere in elemosine e altre opere di misericordia. La quinta colonna è la sua speranza in te. Sesta, la fede ch'ebbe come cristiano. Settima, la carità di Dio.

Detto questo, il Giudice così parlò rivolto all'Angelo buono: Ov'è il tuo libro? Egli rispose: Nella tua visione e nella tua carità, mio Signore. Allora Maria, rimproverandolo disse al diavolo: Come avevi custodito il tuo libro e come mai vi si è cancellato quello che v'era scritto? Disse allora il diavolo: Ahimé, mi hai ingannato.
 

Poi disse il Giudice alla piissima Madre sua: Tu davvero hai ottenuto in questo giudizio una sentenza ragionevole e hai giustamente guadagnata quest'anima. Il diavolo quindi gridò: Io l'ho perduta, sono stato vinto! Ma dì un po', Giudice, fino a quando terrò quest'anima per via di quelle spazzature? Rispose il Giudice: Te lo dirò io. I libri sono stati aperti e letti; ma dimmi, diavolo, sebbene io tutto sappia, quest'anima secondo giustizia deve andare in cielo o no? Ti permetto di vederlo e saperlo ora, secondo la verità della giustizia Rispose il diavolo: In te è la giustizia, cosicché, se qualcuno muore senza peccato mortale ed ebbe la divina carità, è degno di avere il cielo. Dunque, giacché quest'anima non morì in peccato mortale ed ebbe la divina carità, è degna per diritto di avere il cielo, dopo la sua purificazione.
 

Il Giudice rispose: Dunque, perché ora ti ho aperto l'intelletto e ti ho permesso di vedere il lume della verità e della giustizia, dì a quelli che ascoltano, come a me piace, quale debba essere la giustizia per quest'anima. Rispose il diavolo: Che sia purificata, che in lei non resti una macchia, perché anche per giustizia è tua. Però è ancora immonda e non può venire a te senza essere prima purificata. E come tu, Giudice, lo hai chiesto a me, così io ora chiedo a te per quanto deve essere purificata e fino a quando deve stare nelle mie mani.
 

Rispose il Giudice: Ti si comanda, diavolo, di non entrare in essa, né possederla, ma di purificarla fino a quando sarà pura e immacolata. Ella soffrirà infatti la pena secondo il modo della sua colpa. Peccò infatti tre volte con la vista, tre volte con l'udito, tre volte con il tatto. Perciò in tre modi dovrà essere punita nella vista: primo, deve vedere personalmente i peccati e le abominazioni sue; secondo, deve vedere te nella tua malizia; terzo, deve vedere le miserie e le pene terribili delle altre anime. E similmente tre volte deve essere punita nell'udito: primo, deve udire il « guai » orribile, perché volle udire la propria lode e le piacevolezze del mondo; secondo, deve udire gli orribili clamori e le irrisioni dei demoni; terzo, udrà insulti e insopportabili sventure, quanto più dilettoso e fervoroso fu il suo amore del mondo e non di Dio e quanto più servì al mondo e non a Dio. E anche in tre modi sia afflitta nel tatto. Primo, arda di fuoco interiore ed esteriore ardentissimo, da non restare in essa alcuna macchia, che non sia purgata nel fuoco; secondo, patisca il massimo freddo, perché ardendo di tanta sua cupidigia, era fredda nella mia carità; terzo, sarà nelle mani dei demoni affinché non ci sia nessun pensiero o parola, per quanto minimi, che non siano purgati, fin quando sia come oro, purificata al fuoco e al crogiolo, a piacere di chi lo possiede.
Allora disse di nuovo il diavolo: Fino a quando sarà in questa pena quest'anima? Rispose il Giudice: Fino a quando la sua volontà desiderava di vivere nel mondo. E siccome era tale che di buon grado avrebbe vissuto nel corpo sino alla fine del mondo, perciò codesta pena deve durare fino alla fine del mondo. Difatti è questa la mia giustizia: chiunque ha in sé la divina carità e mi desidera con ogni desiderio, volendo essere con me e staccarsi dal mondo, questi deve ottenere il cielo senza pena, perché l'esame nella vita presente è la sua purificazione. Chi poi teme la morte, per l'acerba pena che è e per l'acerba pena futura e vorrebbe vivere più a lungo per emendarsi, deve avere più leggera pena nel Purgatorio. Chi poi ha volontà di vivere fino al giorno del giudizio, anche senza peccare mortalmente, ma solo per desiderio di vivere in perpetuo, dovrà soffrire fino al 
giudizio.
Rispondendo allora la piissima Madre, disse: Benedetto sii tu, Figlio mio, per la tua giustizia, che è con ogni misericordia. Sebbene infatti noi tutto vediamo e sappiamo in te, tuttavia perché lo sappiano anche gli altri, dicci qual rimedio debba essere usato per accorciare un così lungo tempo di pena, quale mezzo per estinguere un fuoco così ardente e come possa essere liberata quest'anima dalle mani del demonio. Rispose il Figlio: Nulla si può negare a te, perché sei la Madre della Misericordia e cerchi e procuri misericordia per tutti. Son dunque tre i rimedi, che fan diminuire così lungo tempo di pena ed estinguere quel fuoco e liberare dalle mani dei demoni. Il primo è se da qualcuno si restituisce quel che da un altro è stato ingiustamente sottratto ed estorto, o doveva essere da lui giustamente dato: questa infatti è la giustizia con la quale l'anima è purificata o per le preghiere dei Santi, o con le elemosine, o per le opere degli amici, o per purificazione a ciò proporzionata. Il secondo è un'abbondante elemosina, con la quale difatti è cancellato il peccato, come con l'acqua è spento il fuoco. Il terzo è l'offerta del mio Corpo sull'Altare, in suo favore e con le preghiere degli amici. Son queste tre cose che lo libereranno da quelle tre pene. Chiese di nuovo la Madre della Misericordia: E a che gli giovano ora le opere buone da lui fatte per te? Rispose il Figlio: Non me lo chiedi perché non lo sai, mentre tutto sai e vedi in me, ma me lo chiedi per far conoscere agli altri la mia carità. Certamente, neppure la minima parola o il minimo pensiero, pensato in mio onore, rimarrà senza ricompensa, perché quel che ha fatto per me, ora è presso di lui a suo refrigerio e conforto; e perciò prova minor pena di quanta altrimenti sentirebbe. Poi di nuovo parlava la Madre al Figlio dicendo: Perché e come mai quest'anima vive ed è però immobile, come chi non muove né piedi né mani contro i suoi nemici? Rispose il Giudice: Il Profeta disse di me che io sarei stato muto come un agnello davanti al tosatore. E veramente io tacqui davanti ai miei nemici e perciò è giusto che siccome quest'anima non si curò della mia morte e la stimò così poco, così è ora, per giustizia, come un bambino che non è capace di reagire nelle mani degli uccisori. Disse la Madre: Benedetto sii tu, dolcissimo Figlio mio, che niente fai senza giustizia. Tu dicesti prima, Figlio mio, che gli amici tuoi potrebbero aiutare quest'anima e tu ben sai che quest'anima mi ha in tre modi servita: primo, con l'astinenza, digiunando cioè alla vigilia delle mie feste e in esse astenendosi in mio nome; secondo, perché leggeva le mie Ore; terzo, perché cantava anche con la sua bocca in mio onore. Dunque, Figlio mio, giacché ascolti gli amici tuoi che gridano in terra, io ti prego anche che ti degni di ascoltare me.
Rispose il Figlio: Chiunque ha un amore più ardente per Iddio, più presto trova esaudite le sue preghiere. E giacché tu mi sei soprattutto carissima, chiedi dunque ciò che vuoi e ti sarà concesso.
La Madre soggiunse: Quest'anima soffrì tre pene nella vista, tre nell'udito, tre nel tatto. Io ti prego, dunque, Figlio carissimo, che tu voglia diminuirne una nella vista, che non veda cioè gli orribili demoni e sopporti le altre due pene, perché così esige la tua giustizia, alla quale non posso contraddire secondo la giustizia della tua misericordia. Poi ti prego che le diminuisca una pena nell'udito, che non oda cioè la vergogna e la confusione sua. Infine ti prego, che anche nel tatto le diminuisca una pena, che cioè non senta il freddo, più freddo del gelo, del quale è degna perché era fredda nell'amor tuo. Rispose il Figlio: Benedetta sei tu, carissima Madre, niente ti si può negare, sia fatto secondo la tua volontà, come hai chiesto sia fatto. Concluse la Madre: Benedetto sei tu, Figlio mio dolcissimo, per ogni tua carità e misericordia. Allora in quel punto si vide uno dei Santi che disse: Lode a te, o Signore Dio, Creatore e Giudice di tutti. Quest'anima devota mi servì nella sua vita: per me digiunò, mi onorò assieme agli altri miei amici col suo saluto, perciò – da parte loro e mia – ti prego: Abbi pietà di quest'anima e per le nostre preghiere donale il refrigerio in una pena soltanto, che cioè i demoni non possano offuscarne la coscienza: essi infatti lo farebbero per loro malizia, se non ne sono frenati, al punto che ella – con la coscienza così offuscata – mai spererebbe la fine della sua miseria e l'ingresso nella gloria, se non quando piacerebbe a te riguardarla con la tua grazia; e questo è il maggior tormento in ogni supplizio. Perciò, mio Signore, concedile – per le nostre preghiere – che in qualunque pena sia, abbia per certo che quella pena finisce e che perverrà alla gloria eterna. Rispose il Giudice: In effetti questa è la vera giustizia che cioè quell'anima, che tante volte allontanò la coscienza dai pensieri spirituali e dall'intelligenza delle corporali e volle offuscarla e non temette di agire contro di me, ora sia giustamente ottenebrata dai demoni.
Ma, giacché voi, carissimi amici miei, avete ascoltato le mie parole e le avete messe in pratica, non posso negarvi niente e farò dunque quello che volete. Allora risposero i Santi tutti: Benedetto sii tu, Dio, in ogni tua giustizia; tu che giudichi giustamente e niente lasci di impunito.
Di poi l'Angelo buono, custode di quell'anima, disse al Giudice: Dal principio della mia missione con l'anima e il corpo di questa persona, io sono stato con lei e la seguivo per la provvidenza della tua carità, ed essa faceva talvolta la mia volontà: perciò, te ne prego, Signore, abbi pietà di lei. Rispose allora il Signore: Su questo vogliamo deliberare.
E la visione scomparve.

 

DICHIARAZIONE.


Costui fu un soldato, cortese e amante dei poveri, la moglie del quale fece abbondantissime elemosine per lui e morì a Roma, come fu di lei predetto nello Spirito di Dio, e come risulta dal libro III, al cap. 12, F. Quattro anni dopo questa visione, in cui una certa anima fu condannata al Purgatorio fino al giorno del giudizio, vide ancora la stessa anima presentata dall'Angelo al divin Giudizio quasi già tutta rivestita. Per essa l'Angelo con tutta la milizia celeste pregava Dio e Cristo, che allora la liberò dalle pene e la trasferì nella gloria come una fulgida stella, per le preghiere degli Angeli e dei Santi e le lagrime e i suffragi degli Amici viventi.

 

CAPITOLO QUARANTA

 

Quattro anni dopo questo fatto, vidi di nuovo un giovane splendidissimo (l'Angelo) con l'anima suddetta, già quasi vestita, ma non del tutto. Al Giudice, che sedeva in trono, mentre lo assistevano una infinita moltitudine e l'adoravano per la sua pazienza e carità, egli disse: O Giudice, questa è quell'anima per la quale io pregavo e tu rispondesti che volevi deliberare. Noi tutti qui presenti dunque di nuovo ti chiediamo per essa la tua misericordia. E anche se noi sappiamo tutto nella tua carità, tuttavia per la sposa tua, che ci ascolta e vede spiritualmente, parliamo a modo umano, anche se non ci sono persone umane fra noi.
Rispose il Giudice: Se ci fosse un carro pieno di spighe e vi fossero molti uomini a prenderne una dopo l'altra, se ne diminuirebbero il numero e il peso; così è adesso. Infatti molte lagrime e molte opere di carità arrivarono a me per quest'anima ed è giusto perciò che venga in tua custodia e tu la trasferisca nel riposo, che né occhio può vedere né orecchio udire, né la stessa anima può nel corpo pensare; dove non c'è cielo sopra né terra di sotto; dov'è immisurabile l'altezza e immensa la lunghezza; dove la larghezza è mirabile e incomprensibile la profondità; dove Dio è sopra e fuori e oltre tutte le cose e regge e contiene tutto, né da alcuno è contenuto.
Dopo ciò fu vista quell'anima salire al cielo, splendente come una stella fulgidissima nella sua luce. E allora disse il Giudice: Verrà presto il tempo, quando pronunzierò i miei giudizi e farò giustizia contro la progenie del defunto, del quale è quest'anima, perché si sono alzati in superbia. Ma avranno la ricompensa della superbia.
La Madre di Dio compiacendosi della sollecitudine avuta nel piacere a Dio, dice di non elogiare se stessa così facendo, ma di parlare a gloria e onore di Dio. E dal Figlio chiede per la sposa le celestiali vesti delle virtù, il sacro cibo del Corpo suo e uno spirito più fervoroso. E il Figlio acconsente, se la sposa è umile, timorosa e riconoscente.

 

 

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22 luglio 2017 6 22 /07 /luglio /2017 18:54

santa_maria_maddalena.jpg

 

Triduo a Santa Maria Maddalena

(da recitare per 3 giorni)

 

I. O modello dei penitenti, gloriosa Maddalena, che, tocca appena della grazia, rinunciaste subitamente a tutti i piaceri del mondo per consacrarvi all'amore di Gesù Cristo, otteneteci, vi preghiamo,la grazia di corrispondere anche noi fedelmente a tutte le divine ispirazioni. 

 

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

II. O modello dei penitenti, gloriosa Maddalena, che, calpestando generosamente tutti i riguardi del mondo, compariste nell'abito il più dimesso in quelle stesse contrade nelle quali avevate condotto in trionfo il vostro lusso, la vostra vanità,otteneteci, vi preghiamo, la grazia di superare tutti gli ostacoli che si incontrano nella via della salute, e specialmente gli umani rispetti, con cui tante volte abbiamo tradito i nostri più sacri doveri e i nostri più sacri interessi.

 

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

III. O modello dei penitenti, gloriosa Maddalena, che, piangendo con lacrime le più amare, con la contrizione più viva dei vostri errori, meritaste di essere da Gesù Cristo medesimo assicurata di un assoluto perdono, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di detestare e piangere incessantemente tutti i nostri falli, onde assicurarcene la remissione al tribunale di Dio. 

 

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Maria Maddalena

 

Ascolta, pia Maddalena 
speranza di salvezza, 
sorgente di vita, 
fiducia dei peccatori. 

Ascolta, 
dolce consigliera, 
data come esempio del pentimento, 
benigna verso i miseri. 

Ascolta, 
o beata, a Dio gradita: 
a Te con una grazia speciale, 
sono stati rimessi i peccati. 

Ascolta, 
tu che bagnasti i piedi di Cristo, 
dal quale ricevesti 
tanti segni di amore.

Ascolta, 
tu che per prima sei stata degna di godere, 
all'apparizione del tuo Redentore: 
tu ti innalzi nella gloria. 

Ascolta, 
tu che sei stata liberata 
per sette volte dal demonio: 
sei nell'alto dei cieli. 

Ascolta, 
tu che ora ti innalzi 
e partecipi alla gloria 
di Cristo nell'assemblea celeste. 

Fa che noi ci pentiamo 
e che dopo la morte, 
otteniamo le gioie della vera luce. 

A lei sono stati rimessi i molti peccati,
poiché ha molto amato. 

 

 

 

Preghiera a Santa Maria Maddalena

 

O Gloriosa Santa Maddalena, modello di penitente,

fammi ottenere la grazia della perseveranza

nel praticare l'autonegazione, conforme con i miei giuramenti;

prega Dio per me

che possa apparire davanti a Gesù nostro Signore e Maestro;

al momento della mia morte, con la lampada piena dell'olio 

della speranza e ardente della pura fiamma della carità,

cosicchè sia meritevole di essere ricevuto

nel Regno Eterno di Dio.

Amen.

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Maria Maddalena (di Màgdala : piccola cittadina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade) è conosciuta grazie a diversi passi dei Vangeli, fra i quali: «In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni » (Lc 8,1-2);
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala (Gv 19,25);
Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere (Mc 16, 9-11);
I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa. Maria (di Màgdala) invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto (Gv 20, 11-18)

 

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20 luglio 2017 4 20 /07 /luglio /2017 22:02

La Novena per la festa del profeta Elia ha inizio l'11 luglio essendo la sua memoria liturgica il 20, ma la preghiera può essere fatta anche in ogni periodo dell'anno :  11 Luglio : inizio della Novena a Sant'Elia Profeta


Preghiera a San'Elia Profeta

di Don Antonio Garone

 

Caro Sant'Elia
che in tempi di errori e infedeltà
da Dio fosti mandato al popolo eletto,
per ricordare la verità e richiamare alla coerenza ,
guarda con benevolenza
questa comunità, che i padri a te affidarono
quale protettore provvido e potente.
Accompagnali nel cammino della vita,
rendila memore della sua identità cristiana,
ispirala ai valori della tradizione,
informa la vita dei sentimenti buoni,
e, nell'ascolto e nell'osservanza della Parola
fa che viva nella laboriosità,
nella prosperità e nella pace. Amen

 

 

Preghiera a San'Elia Profeta


l. O glorioso Sant’Elia, voi che dimorando in questa valle di lagrime, foste sempre
specchio di santità e di giustizia, otteneteci da Dio di essere vostri imitatori in terra, per essere un giorno fatti partecipi con voi della eterna gloria nel Cielo.


Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


2. O inclito patriarca dell’Ordine Carmelitano, Voi che foste Dottore del popolo di Dio e Difensore della Fede, rischiarate, ve ne preghiamo, le tenebre del nostro intelletto, offuscato dalle ree passioni.


Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

3. O Santo Profeta dell’Altissimo, che tratto in Cielo su carro di fuoco, sarete il precursore di Cristo, quando Egli in tutto lo sfoggio  della sua infinita Maestà  verrà a giudicare i vivi ed i morti conservate in noi quella Fede, che opera per mezzo della carità.


Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 


sant-elia.jpg

Vi fu un uomo mandato da Dio. Da Dio dunque proveniva; per bocca Sua parlava, e agiva stando alla Sua presenza. Questo uomo è il profeta Elia.

Mentre l'Ecclesiaste (48,1-11) ne intesse la lode, la sua vita è contenuta e descritta nei libri dei Re, nel cui racconto si distingue un "ciclo di Elia" (1 Re 17; Il Re 1,18) e un "ciclo di Eliseo" (11 Re 2-23): mentre al primo ciclo appartiene il racconto dell'attività del profeta, la descrizione della sua "assunzione" viene attribuita al ciclo di Eliseo, il quale gli succede precisamente in tale momento.
Originario dell'oltre - Giordano (Tisbe el-Istib, vicino al Aglun) (1 Re 17-l) terra marginale, di grandi foreste, di gente nomade e libera, Elia esercitò il suo ministero nel Regno del Nord, nel secolo IX A.C., al tempo del re Achab e di Ochozia.
Il re Achab era il primo discendente della famiglia degli Omriti (Achab, figlio di Omiì). Divenuto re nell'anno 874 A.C., aveva sposato lezabel (Gezabel) figlia del re Et-Bàal, re di Tiro e Sidone e gran sacerdote di Astarte (1 Re, 16-31) (divinità cananea; il suo nome talvolta è sostituito da quello di Ashera (Gdc. 3,7; Il Re 23,4) e corrispondente all'Ishtar assira: è la dea pagana dell'amore e della fecondità).
I vantaggi politici di tale unione furono pagati con la "sottomissione" della volontà del re Achab, alla religione crudele della moglie, la quale dimostrò subito il suo ascendente sul marito con l'imposizione violenta del culto di Baal (insieme ad "Astarte", il "Baal" è il "signore", il principio divino maschile, spesso considerato come il possessore del sole) e col fare giustiziare Nàbòt e la sua famiglia, i quali le impedivano di ingrandirsi nella zona di lzreel (1 Re 21,1-16).
Elia viene inviato dal Signore per annunciare ad Achab il castigo imminente (1 Re 21,21-24), "dilazionato" in seguito al suo pentimento, ma esteso alla moglie e ai figli (1 re 21,29; Il Re 9,710; 26; 36), Gezabele si vendica massacrando i profeti di Jahweh (1 Re 18, 4, 13; 19, 10).


Il profeta Elia allora, preannuncia prima una siccità di tre anni, durante la quale egli si rifugia presso il "torrente Kerìt" in Transgiordania, dove viene nutrito dai Corvi, e poi per ordine del Signore giunge a Sarefat (Sarafand o Zarepta a 15 Km a sud di Sidone) dove viene mantenuto da una vedova alla quale egli moltiplica miracolosamente olio e farina, risuscita il figlio (1 Re, 17, 7-24).
Ma la prova più significativa che testimonia che il "Signore è il vero Dio" si ha nel confronto tra Elia, come inviato dell'unico Dio e i 450 profeti di Baal sul Monte Carmelo.
In un luogo di El - Muhraqah, a sud-est del monte palestinese, il profeta Elia offre il suo sacrificio al suo Dio; Jahve "risponde" dal cielo bruciando l'olocausto. mentre le grida, le danze e le mutilazioni dei 450 falsi profeti non ottengono alcun risultato: essi saranno trucidati presso il torrente Kison (o Cison) (1 Re, 18, 40).
Per evitare la vendetta di Gezabele, Elia dovrà ancora fuggire e nel cammino intrapreso in direzione sud, miracolosamente ristorato, raggiunge l'Horeb. Qui, alla sommità del Gebel -Mùsà, in una teofania, riceve una triplice missione: dovrà "investire" Hazael come re di Damasco, lehu come re di Israele e Eliseo come profeta al suo posto.
Intanto il re Achab muore (852 A.C.) in una battaglia a RamotGhilead (1 Re 22, 1-40) e al suo posto sale al trono il figlio Ochozia (Acazia), il quale, per una grave infermità (cade dalla finestra del piano superiore del suo palazzo in Samaria) (11 Re 1,2), manda a consultare Baal-zebub, "dio" di Eqròn (Ekron).
Aquesto punto interviene di nuovo il profeta Elia che gli predice la sua fine: poiché il re si rivolto a un Dio pagano per sapere il suo destino, "morirà"! (11 Re 1, 6-7).
Giunto infine al termine della sua missione di profeta, Elia seguito da Eliseo e da un gruppo di profeti, lascia Ghilgal e si reca al Giordano con tappa a Betel e a Gerico.
Attraversa il fiume facendosi strada fra le acque con il mantello e solo Eliseo, destinato a succedergli, lo accompagna.
"Elia, poiché aveva dimostrato zelo ardente per la legge, fu assunto in cielo" (1 Mac. 2,58), "rapito su un carro di fuoco" (11 Re 2, 2-13) e disparve un mezzo ad un turbine.
"Allora sorse Elia profeta simile al fuoco. la sua parola bruciava come riaccola". (Sir. 48,1-2).
Il profeta Elia e chiamato "Nostro Padre", in quanto nostro" precursore nella Fede", e "uomo della contemplazione, per eccellenza: di conseguenza, noi non dobbiamo analizzare le sue parole che sono pochissime, bensì dobbiamo contemplarlo" (card. Martini).
Econtemplare l'uomo-profeta Elia significa contemplare Dio svelatamente, perché in Elia, più che in ogni altro uomo, Dio si è rivelato: "E chi può vantarsi di esserti uguale?" (Sir. 48, 4).
Non abbiamo una descrizione ben precisa di questo profeta. Sappiamo che era "uno degli abitanti di Tisbe (1 Re 17, I); era un profeta di Jahvè (1 Re 17, 1), e conduceva vita solitaria, cibandosi di quel che trovava e vestendosi di pelli.
Il profeta Elia portava, con molta probabilità un perizoma e una pelliccia "svolazzante" (1 Re 18, 46); Il Re 2, 8-13). Questo costume sarà quello degli altri profeti (Zc. 13, 4) e del precursore di Cristo: il Battista (Mt. 3, 4).
Come precursore dei "Padri del deserto", il profeta Elia si cinse volontariamente i fianchi "col cingolo della castità", come ci tramandano i suoi successori: "i Tabennesioti si vestiranno di pelli sull'esempio di Elia il Tesbite", allo scopo di ricordarsi alla vista di questo vestito di pelli la virtù del profeta, e così resistere coraggiosamente ai desideri vergognosi ed accrescere la speranza di simili ricompense" (Sozomeno "Storia Ecclesiastica").
In una particolare situazione di forzata e violenta "adulterazione religiosa", dunque, appare improvvisamente il profeta Elia: un uomo vestito in maniera rude, di carattere irruento (1 Re 18, 17), amante della vita nomade e delle solitudini (1 Re, 17, 2-6; 12).
Si presenta subito come accusatore della strumentalizzazione religiosa (1 Re 17, 18; H Re 1, 16) e del potere (1 Re 21, 2-24) e si impegna a reintrodurre i veri valori religiosi della tradizione, particolarmente Jahvè come unico Dio per Israele (1 re 18, 21-24; 36-39).
Proveniente da un popolo nomade e libero "conserverà per tutta la sua vita questo carattere dell'improvvisazione spontanea, dei colpi fulminei, della totalità senza limiti nell'entusiasmo e nell'abbattimento. Per questo rappresenta la fisionomia tipica del profeta, cioè dell'uomo dominato dallo Spirito che irrompe nella vita degli altri uomini senza preavviso e scompare misteriosamente quando Dio lo prende con sé (Bruno Secondin, 0. Carm.).
Il suo nome, "Eli-yahu", significa "Dio mio è Jahvè"; e realmente il profeta Elia è "completamente assorbito e trasformato dal pensiero che Dio è Dio e niente può reggere il paragone, niente può resistere a Dio" (card. Martini).
Il profeta Elia è "un uomo della nostra stessa natura, che crede nella forza della preghiera (Gc. 5,17-19).
Nonostante la sacra Scrittura non ci offre una descrizione dettagliata di quest'uomo, tuttavia si riesce a cogliere lo "spirito" di Elia, il suo carisma, la sua missione.
Di lui infatti, si conosce solo il nome e la provenienza, ma se ne intuisce la sua missione profetica.
Elia è certamente un uomo come tutti, investito però da un carisma divino: è profeta. E che sia "un uomo del Signore" ce lo dimostra il fatto che nonostante fosse "uno" dei tanti abitanti di Gàlaad", è il solo che è stato inviato a parlare. E scegliendo di "stare alla presenza del Signore" la sua parola "brucia come fiaccola": queste le "caratteristiche" del "servo di Jahvè", del suo consacrato.
Elia appare come primo esempio nell'A.T. di verginità volutamente, liberamente e consapevolmente consacrata al Signore: si ripropone di servire unicamente il Suo Dio.
"Stare al cospetto di Dio" assume infatti il senso di "farsi servo del Signore" e stare alla presenza del Signore" significa essere inabitati dal Suo stesso Spirito, come Egli stesso rivela al Suo consacrato: "Se tu starai alla mia presenza, se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca" (Ger. 15, 19).
Il profeta Elia, diviene così realmente la "bocca dei Signore"; stando "alla sua presenza" si predispone ad essere un mezzo di salvezza nelle mani del Signore; pennette a Dio di usare liberamente la sua vita per salvare la "vita di Fede" dei suoi simili.
Non è dunque propriamente e solo il portavoce dei messaggi che Dio vuole inviare al Suo popolo, ma è la bocca stessa di Dio che parla, il Suo stesso cuore che palpita, la Sua stessa voce che intima e corregge perché "stando alla Sua presenza" non è più lui che vive, "ma è il Dio vivo che vive in lui".
Elia ripete le parole proferite, i gesti fatti da Dio stesso che a lui si rivela nella "brezza leggera", nella solitudine, nel silenzio.
Il Dio di Elia è invisibilmente presente, silenziosamente prepotente; non gli "suggerisce" ciò che deve fare, piuttosto lo sollecita con comandi, lo istiga con ordini categorici: "Vattene da qui, dirigiti verso Oriente, nasconditi presso il torrente Cherit" (1 Re 17, 3-4); "alzati, va a stabilirti a Zarepta" (1 Re 17,9).
Ne consegue che l'uomo-profeta Elia ha altre caratteristiche ben delineate: è un uomo impulsivo ma fedele, che sa di essere "legato" indissolubilmente a Cristo e perciò non replica ma si fa obbediente ed eseguisce all'istante evitando i vani ragionamenti: "Egli eseguì l'ordine del Signore" egli si alzò e andò a stabilirsi sul torrente Cherit" e prontamente "egli si alzò e andò a Zarepta".
Così come egli ha imparato a conoscere e servire il Signore, in questo modo lo annuncia agli altri.
Il "Dio vivo" di Elia è un Dio "puro" perché Elia stesso è un uomo puro e giusto, a lui dunque si rivela con verità e purezza nella solitudine, nel silenzio, nella preghiera ["Con l'uomo puro tu sei puro", dice il Salmo 17 (18), 27].
In Lui anche noi riconosciamo il nostro Dio che si rivela nella quotidianità"; tramite Elia rivediamo il nostro rapporto con il "Dio vero" che è solito parlare a chi Lo ascolta in silenzio, raccolto nella "cavema" del proprio cuore.
Inoltre, la figura di S. Elia ci aiuta a smascherare gli idoli del nostro tempo, "che tanto più ci tentano, quanto più il nostro sforzo di adorare il vero Dio si fa sottile, puro, vorrebbe essere autentico. Idolatria infatti, non è semplicemente l'adorazione del vitello d'oro, in cui riconosciamo una forma antica superata, bensì ogni forma di culto verso realtà che non sono Dio: realtà magari camuffate di divino, di spirituale di religioso". (card. Martini).
L'uomo Elia, e S. Elia profeta: è come un fuoco, come un fulmine, come un terremoto, esparirà dal mondo in uno carro di fuoco; cioè nella potenza di quell'elemento che aveva segnato la sua vita e trasformato la sua parola in torcia accesa. (fonte sito comune Avellino)

 

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19 luglio 2017 3 19 /07 /luglio /2017 14:10

Macrina.jpg

 

Una preghiera meravigliosa, un testamento spirituale. Santa Macrina, sul punto di morte, con gli occhi socchiusi formula una delle più profonde e toccanti preghiere mai scritte...    

 

Preghiera di Macrina morente 

 

Tu, o Signore, distruggesti per noi la paura della morte.

Tu rendesti per noi inizio della vera vita la fine dell'esistenza di quaggiù.

Tu per qualche tempo fai riposare nel sonno i nostri corpi e li svegli di nuovo al suono dell'ultima tromba.

Tu dai in deposito alla terra, la nostra terra che plasmasti con le tue mani e di nuovo fai rivivere ciò che ci hai dato, trasformando con l'immortalità e la grazia quello che in noi è mortale e deforme.

Tu ci salvasti dalla maledizione e dal peccato, diventando per noi l'una e l'altro.

Tu schiacciasti le teste del serpente, che attraverso l'abisso della disobbedienza afferrò l'uomo nelle sue fauci.

Tu ci apristi la strada della resurrezione, spezzando le porte dell'inferno e rendendo impotente colui che dominava sulla morte.

Tu desti a coloro che ti temono come vessillo il segno della santa croce, per distruggere l'avversario e rendere sicura la nostra vita.

O Dio eterno, verso il quale mi sono slanciata fin dal seno di mia madre, che la mia anima amò con tutta la sua forza, al quale consacrai e la mia carne e il mio spirito dalla mia giovinezza fino ad ora, tu mettimi accanto un angelo  luminoso che mi conduca per mano al luogo del refrigerio, dove si trova l'acqua del riposo, presso il seno dei santi patriarchi.

Tu che hai spezzato la spada fiammeggiante e hai restituito al Paradiso l'uomo che è stato crocifisso insieme a te, e che si era affidato alla tua misericordia, anche di me ricordati nel tuo regno, perchè anche io sono stata crocifissa insieme a te, io che ho inchiodato le mie carni per rispetto religioso di te e che ho temuto i tuoi giudizi.

Non mi separi dai tuoi eletti l'abisso spaventoso; non si frapponga il Maligno sul mio cammino; non venga scoperto davanti ai tuoi occhi, il mio peccato se, ingannata dalla debolezza della mia natura, ho peccato con la parola,con le azioni e con il pensiero.

Tu che hai sulla terra il potere di rimettere i peccati, perdonami affinchè io possa avere ristoro e perchè venga trovata al tuo cospetto, nel momento in cui vengo spogliata del mio corpo, senza macchia, nella forma della mia anima, ma che il mio spirito, perfetto ed immacolato, venga accolto nelle tue mani come incenso di fronte a te.

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Macrina è la primogenita di dieci figli, nasce a Cesarea, in Cappadocia, da Basilio ed Emmelia, famiglia del Ponto, in Grecia, quando viene alla luce è il 324; la sua è una famiglia benedetta da Dio, in quanto oltre a lei, troviamo Pietro, sacerdote e monaco, San Basilio Magno, Vescovo di Cesarea e San Gregorio di Nissa. Macrina venne soprannominata la giovane, per differenziarla dalla nonna, detta l’anziana; venne educata fin da piccola alle Sacre Scritture e dall’adolescenza divenne preda di molti spasimanti, grazie alla sua straordinaria bellezza. Il padre scelse per lei lo spasimante giusto, ma il ragazzo morì prematuramente, allora Macrina, che voleva consacrarsi al Signore, giurò fedeltà al giovane, come una sposa che attende il marito; riuscendo così ad evitare ulteriori spasimanti, potendo dedicarsi totalmente a Dio. Rimasta in casa aiutò la madre, diventata vedova e accudì tutti i fratelli, finchè anche l’'ultimo non fosse uscito di casa; una volta rimaste sole, convinse la madre a seguirla nella fondazione di un Monastero ad Annesi, presso Hore del Ponto.

Macrina fu molto influente nella preparazione del fratello Basilio, che lasciò la sua vita da erudito, per abbracciare il monachesimo, nel 356, diventando poi Vescovo di Cesarea nel 370; tornò a trovare la sorella in monastero nel 376 ed ordinò sacerdote il fratello minore Pietro, che viveva in un altro monastero vicino alla sorella. Nel 373 morì la madre e il 1° Gennaio 379 morì anche Basilio, lei in quel periodo, divenne superiora del monastero; di ritorno dal Concilio di Antiochia del 379, il fratello Gregorio, nel frattempo diventato Vescovo di Nissa, passò a trovare la sorella, ma la trovò in fin di vita, i due ebbero solo la possibilità di avere un colloquio spirituale e dopo una magnifica preghiera elevata a Dio, Macrina morì; era il 380. La sua vita e spiritualità ci è stata narrata dallo stesso Gregorio di Nissa; il suo corpo è stato sepolto nella Chiesa dei 40 Martiri di Sebaste, a poca distanza dal monastero in cui erano sepolti anche i suoi genitori. I funerali furono officiati dal Vescovo e vi partecipò una moltitudine di gente.
(fonte:santiebeati.it)

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19 luglio 2017 3 19 /07 /luglio /2017 14:00
 
 
 Novena a San Nazario e San Celso

 

Da recitare per 9 giorni consecutivi :
 

 

I. Glorioso San Nazario, che, per la vostra docilità allo insinuazioni della pia vostra madre Perpetua, erudita dallo stesso s. Pietro, foste fin dai primi anni vero modello d’ogni virtù; ottenete a noi tutti la grazia di esser sempre docili alle istruzioni e agli esempi di chiunque travalia per il nostro bene. 

 

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

 

II. Glorioso San Nazario, che, sempre zelando l’altrui salute, guadagnaste alla fede tutti coloro cui vi avvenne di conversare, e vi affezionaste per modo il vostro compagno s. Celso, che lo rendeste costante emulatore della vostra santità; ottenete a noi tutti la grazia di sempre condurci in maniera da santificar tutti quelli con cui ci avvien di trattare. 



Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 



III. Glorioso San Nazario, che, passato insieme con s. Celso, da Roma a Milano per meglio soddisfare al vostro zelo di guadagnar anime a Gesù Cristo, foste tra i primi a suggellarvi col sangue la vostra fede nella Neroniana persecuzione; ottenete a noi tutti la grazia di sostenere, anche a costo della nostra vita medesima, le verità da Dio rivelateci per la nostra eterna salvezza. 


Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.  



IV. Glorioso San Nazario, che, insieme al vostro fedel compagno s. Celso, foste glorificato anche in terra col conservarsi per ben trecento anni fluido e vermiglio il sangue da voi versato nella sostenuta decollazione; ottenete a noi tutti la grazia di meritarci colla nostra perseveranza nel bene la incorruttibilità, che è riservata ai veri giusti nella casa dell’eternità. 



Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 



V. Glorioso San Nazario, che, unitamente a s. Colse, operaste infiniti miracoli a pro dei vostri veneratori, specialmente dopo che s. Ambrogio, trasferendo trionfalmente nella insigne basilica dei santi Apostoli i sacri vostri corpi, ne dispensò ai divoti fedeli le gloriose reliquie; ottenete a noi tutti la grazia che, a misura del nostro fervore nell’onorar la vostra memoria, proviamo ancor l’efficacia della vostra potentissima protezione. 



Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

 

 

 

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18 luglio 2017 2 18 /07 /luglio /2017 09:44

 

 

Preghiera a San Federico di Utrecht

 

O Signore fa che per l'intercessione dei tuoi santi,
e in particolare del Vescovo San Federico di Utrecht,
 l'umanità ritorni alla pratica della fede cristiana 
per una nuova evangelizzazione di questo terzo millennio 
a lode e gloria del tuo nome ed il trionfo della Chiesa. Amen. 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Federico fu vescovo di Utrecht dall'820 circa alla morte. Nipote del re dei Frisi Radbodo, fu ordinato prete della diocesi di Utrecht e fu incaricato dell'educazione dei catecumeni: succedette nell'episcopato al vescovo Ricfrido e si occupò del completamento dell'evangelizzazione dei Frisi, della quale incaricò sant'Odulfo (che fu poi il suo biografo); fu anche consigliere dell'imperatore Ludovico il Pio. Secondo una tradizione, fu assassinato mentre celebrava la messa dai sicari dell'imperatrice Giuditta di Baviera (seconda moglie di Ludovico), di cui aveva pubblicamente condannato i costumi; per altri, fu ucciso dai pagani dell'isola zelandese di Walcheren che si opponevano alla sua missione: è per questo venerato come martire.

 

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18 luglio 2017 2 18 /07 /luglio /2017 09:19

 

 
Novena a San Pantaleone
 
 
1^ Giorno
 
  • O glorioso Protettore San Pantaleone, perla fede ardente che ti spinse al martirio, per i doni che ti concesse il Signore, per i prodigi che resero il tuo nome famoso in tutto il mondo cristiano, sostieni con la tua intercessione le nostre preghiere e difendici nelle varie difficoltà della vita.

 

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

Te a lodar con alti accenti
Te a pregar che sei nei cieli
O gran Santo i tuoi fedeli
Mira insieme accolti qui.


Rit. Tu dall'alto delle sfere
Protettore glorioso
Deh rivolgiti pietoso
A chi chiede i tuoi favor.

 

2^ Giorno

 

  • O glorioso San Pantaleone, valoroso soldato di Cristo, Tu che invocando il nome di Gesù, rendesti la vita al fanciullo ucciso dal morso velenoso di una vipera, prega il Signore perché il nostro cuore, purificato da una sincera penitenza, si rafforzi nella gioia della grazia divina.

 

Furon primi tuoi portenti
Il fanciullo redivivo
Che di vita l'angue privo
Dura morte gl'inferì.

 

      3^ Giorno

 

  • O glorioso San Pantaleone, che combattestie vincesti il principe delle tenebre, per quella virtù divina che rese al cieco la vista e la luce interiore della fede facendone un generoso martire di Cristo, prega il Signore che ci doni luce e coraggio apostolico per poter superare i nemici della nostra anima.

 

Per te il doppio velo innato
Cadde al cieco e il sol ei vide:
L'unghie livide omicide
Svelse ai morbi il tuo valor.

 

 

      4^ Giorno

 

  • O glorioso San Pantaleone, medico illustre, che usasti la tua scienza per alleviare le sofferenze e la tua carità per liberare gli schiavi dalle loro catene e per spogliarti delle tue ricchezze a favore dei poveri, sii pure il medico delle nostre anime rendendoci aperti e disponibili alle necessità dei poveri e dei sofferenti.

 

Al martirio apparecchiato
Tutto doni innanzi morte
Il tuo censo e de la sorte
Tempri al povero il rigor.

 

5^ Giorno

 

  • O glorioso San Pantaleone, generoso testimone di Cristo, che superasti con la tua fede i tormenti più crudeli, sii per noi esempio e stimolo per superare le avversità della vita e dominare tutte le nostre cattive passioni.

 

Non a te di vive arsure
D'aspri ferri il morso è atroce
Non bollente piombo coce
Non il mare ti affogò.

 

      6^ Giorno

 

  • O glorioso San Pantaleone, coraggioso difensore della fede, che trionfasti sulla morte e stupisti i tuoi carnefici attirandoli verso il Cristo, guidaci durante la nostra vita e ottienici una santa morte.

 

Su le membra tue la scure
Molle è cera ai colpi suoi:
Fu voler di Cristo poi
Se la testa ti troncò.

 

 

      7^ Giorno

 

  • O glorioso San Pantaleone, in vitto martire della Chiesa, che versasti il tuo sangue per abbattere gli idoli e per la gloria di Cristo, fa che questo tuo sangue che ancora palpita e vive per testimoniare la divinità del Figlio di Dio fatto uomo, sia per noi lievito di viva carità e garanzia di protezione.

 

Corse l'onda scolorita
Del mirabil sangue appena,
Che di latte per l'arena 
Rivocandido si fe'.

 

      8^ Giorno

 

  • O clementissimo San Pantaleone, nostro glorioso protettore, tu che avestì compassione delle miserie umane, tanto da essere chiamato misericordioso dal Signore stesso, ottienici fede sincera, speranza ferma, carità operosa e apri il nostro cuore ai bisogni dei fratelli.

 

Sì gradi Gesù la vita
Da te sacra a la sua fede
Che il suo labbro stesso diede
Degno nome, o Santo, a te.

 

 

      9^ Giorno

 

  • O glorioso San Pantaleone, patrono della nostra città e della Chiesa di Vallo, ricordati sempre di noi che ti veneriamo come nostro difensore e maestro. Aiutaci aseguire il tuo esempio di vero seguace di Cristo, per essere degni di cantare con te e con gli angeli e i santi del cielo la gloria del Signore. Così speriamo e così sia.

 

Or pei meriti immortali
Del martirio portentoso
O gran santo glorioso
Prega tu Gesù nel ciel.
Che pur libera dai mali,
E beata a te dappresso
Goda eterna vita anch'esso
Il tuo popolo fedel.

 


Preghiamo :


O GLORIOSO NOSTRO PROTETTORE, RINGRANZIAMO IL SIGNORE CHE TI COMPARVE E TI ASSISTETTE NEI TUOI VARI TORMENTI. CI CONGRATULIAMO CON TE PERCHE' SPIANASTI LA VIA DEL MARTIRIO AL TUO STESSO MAESTRO ERMOLAO RIPAGANDOLO COSI' DELL'AFFETTO E DEL SUO INSEGNAMENTO; PERCHE' FOSTI IL PREDILETTO DI GESU'.
TI SUPPLICHIAMO DI PROTEGGERCI, DI ASSISTERCI, DI OTTENERCI UNA SPECIALE ASSISTENZA DEL SIGNORE IN TUTTE LE NOSTRE NECESSITA' IN OGNI ISTANTE DELLA NOSTRA VITA.
A TE AFFIDIAMO LA NOSTRA ESISTENZA PERCHE' CI FACCIA DIVENTARE VERI DISCEPOLI DEL SIGNORE E CI OTTENGA UNA TRANQUILLA E SANTA MORTE. AMEN.

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