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25 maggio 2017 4 25 /05 /maggio /2017 23:01

san_filippo_neri.jpg

 
 
 
Preghiera a San Filipo Neri
scritta dal Card. John Henry Newman C.O.
 
 
O mio caro e santo patrono Filippo 
io mi butto fra le tue braccia e per amore di Gesù, 
per amore di quell'amore che fece di te un eletto ed un santo, 
io ti supplico di pregare per me, 
affinché come Egli ha condotto te al cielo, 
così a suo tempo conduca al cielo pure me. 
Tu hai provato le tribolazioni ed i periodi di questa vita; 
tu conoscesti bene quale conto si debba fare agli assalti del maligno, 
degli scherni del mondo e delle tentazioni della carne e del sangue. 
Tu apprendesti quanto sia debole l'umana natura, 
e quanto sia traditore il cuore umano 
e questo ti ha colmato di una simpatia e di una compassione 
così tenera che anche ora godi della gioia di una gloria ineffabile 
e di una ineffabile beatitudine, 
puoi, io lo so, dedicare a me un pensiero. 
Ricordati dunque di me, o mio caro san Filippo, 
ricordatene nonostante che io talvolta sembri dimenticarmi di te. 
Ottienimi tutte quelle cose che mi sono necessarie a perseverare 
nella grazia di Dio ed operare la mia salute eterna. 
Ottienimi mediante la tua potente intercessione, 
la forza necessaria a combattere una buona battaglia, 
a rendere testimonianza del mio Dio e della mia religione, 
in mezzo ai peccatori, la forza di reggere allorché Satana 
vorrebbe schernirmi o forzarmi a fare qualche cosa di male, 
la forza di superare me stesso, di fare tutto il mio dovere 
e così poter andare esente da colpa nel giorno del giudizio. 
Vaso dello Spirito Santo, apostolo di Roma, 
santo dei tempi primitivi, 
prega per me. 

 

 

 

Preghiera a SAN FILIPPO NERI

scritta dal  Cardinal Alfonso Capecelatro :

 

O dolcissimo Santo, che glorificasti Dio e perfezionasti te stesso, tenendo sempre il cuore in alto e amando Dio e gli uomini con inenarrabile carità, vieni dal cielo in mio aiuto. Vedi che io gemo sotto il peso di molte miserie, e vivo in una continua lotta di pensieri, di desideri, di affetti e di passioni, che mi vorrebbero allontanare da Dio. E senza Dio che cosa farei io mai? Sarei uno schiavo che per colmo di miseria ignora la propria schiavitù. Presto l'ira, l'orgoglio, l'egoismo, l'impurità e cento altre passioni divorerebbero l'anima mia. Ma io voglio vivere con Dio; però invoco umilmente e fiduciosamente il tuo aiuto. Impetrami tu il dono della santa carità; fa che lo Spirito Santo, il quale tanto miracolosamente t'infiammò il petto, discenda con i suoi doni nell'anima mia. Ottienimi che io possa, sia pure debolmente, imitare. Che io viva nel continuo desiderio di salvare anime a Dio; che io le guidi a lui, sempre imitando la tua dolcissima mansuetudine. Dammi d'essere casto di pensieri, di desideri e di affetti, come fosti tu. Concedimi quella santa allegrezza di spirito che procede dalla pace del cuore e dalla piena rassegnazione della volontà mia alla volontà di Dio. Intorno a te spirava un'aria benefica, che sanava le anime inferme, quietava le dubbiose, rinfrancava le timide, confortava le afflitte. Tu benedicevi coloro che ti maledivano; pregavi per coloro che ti perseguitavano; conversavi con i giusti per perfezionarli, e con i peccatori per ricondurli a coscienza. Ma perché dunque non mi è dato d'imitarti? Quanto lo desidererei! Come mi parrebbe bello farlo! Pertanto prega tu per me: e io o che sia sacerdote o laico o uomo o donna potrò imitarti ed esercitare anche io l'apostolato della tua carità tanto varia e molteplice. Lo eserciterò secondo il poter mio, giovando alle anime e ai corpi. Se avrò il cuore pieno di Dio, l'apostolato tuo lo compirò o nella chiesa o nella famiglia o negli ospedali o con gli infermi o con i sani, sempre. Amen.

 

 

Preghiera a SAN FILIPPO NERI

 

O glorioso San Filippo, angelo di costumi, maestro di virtù, serafino di carità, apostolo di Roma e patrono della gioventù, io sotto la vostra protezione raccomando la vita mia. Ottenetemi la grazia di camminare per la strada retta del Vangelo e di star sempre vigilante e cauto, acciò la mia coscienza non si addormenti mai nella falsa e perniciosa pace dei peccatori. Assistetemi finalmente nell'ora della mia morte; scacciate da me, in quel passo terribile, il maledetto insidiatore, e accompagnate l'anima mia in Paradiso.

 

 

GIACULATORIE DI SAN FILIPPO NERI 

Questo  Santo amava le preghiere brevi e ardenti,  amava cioè le giaculatorie e insegnava a recitarle sotto forma di Rosario al posto del Padre Nostro e dell’Ave Maria. Padre Zazzara affermava che il Santo Filippo Neri lodava molto le giaculatorie, ed in diversi tempi dell'anno gliele insegnava e ne faceva dire ogni giorno quando una, quando un'altra per tenere vivo il pensiero della divina presenza ed eccitare la confidenza in Dio sono utilissime alcune orazioni brevi e quelle spesse volte lanciare verso il cielo tra il giorno, alzando la mente a Dio da questo fango del mondo: e chi le usa, ne ricaverà frutto incredibile con poca fatica. Alcune di queste giaculatorie sono riportate in seguito.

 

  • Dio mio, quando ti amerò con amore di figlio?
  • Gesù mio, ti vorrei tanto amare.
  • Gesù mio, non fidarti di me!
  • Gesù mio, io te lo ripeto, se Tu non mi aiuti, non farò mai bene.
  • Gesù mio, te l’ho detto, io non ti conosco.
  • Signore mio, vorrei imparare la strada di andare in cielo.
  • Io ti cerco e non ti trovo, Gesù mio, vieni Tu da me.
  • Non ti conosco ancora, Gesù mio, perché io non ti cerco.
  • Se io conoscessi Te, conoscerei anche me, Gesù mio.
  • Madonna benedetta, fammi la grazia che mi ricordi sempre della   tua Verginità.
  • Che cosa potrei fare, Gesù mio, per farti piacere?
  • Io non ti ho mai amato eppure, Gesù mio, vorrei tanto amarti.
  • Se Tu non mi aiuti, Gesù mio, io cadrò.
  • Signore, mi fanno violenza, rispondi Tu per me.
  • Io ti vorrei amare, Gesù mio, ma non trovo la via.
  • Se io facessi anche tutto il bene del mondo, che cosa conterebbe  mai questo, Gesù Mio?
  • Gesù, sii per me Gesù.
  • Io non riuscirò mai ad amarti, Gesù mio, se Tu non m’aiuti.
  • Gesù mio, io non voglio far altro, se non la tua santissima Volontà.
  • Signore, se mi vuoi, tronca la via a tutti gli impedimenti.
  • Gesù mio, io ti vorrei sempre servire, ma non trovo la via.
  • Buon Gesù, accresci la mia fede.
  • Io diffido di me stesso, Gesù mio, e confido solo in Te.
  • Fammi la grazia, Gesù mio, perché non abbia da amarti per timore, ma per amore.
  • Vergine e Madre!
  • Non so più che fare e che dire, Gesù mio, se Tu non m’aiuti.
  • Signore, non nascondermi il tuo Volto.
  • Non ricordare, Signore, i miei peccati per la tua santissima Passione.

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Filippo Neri, detto l'apostolo di Roma, giganteggia tra i Santi che fiorirono in Roma nel sec. XVI. Nato a Firenze nel. 1515, venne nella Città eterna a 19 anni, dopo aver rinunciato a una seducente prospettiva di ricchezza, presso Cassino e a Roma vi rimase fino alla morte. Laico fino a 36 anni, è partecipe e animatore di tutte le iniziative laicali di apostolato, mentre si guadagna la vita insegnando privatamente e insieme frequentando l'università per completare la sua formazione umanistica ed apostolica. Amante della natura, come S. Francesco di Assisi, sempre lieto, d'una letizia sana e santa, che comunicava, quasi senza volerlo, a chiunque lo avvicinasse, nemico delle pose e delle ostentazioni, faceto e quasi burlone, arrivava dovunque si potesse fare del bene. Amava i fanciulli, e li voleva buoni e allegri; li educava a vita cristiana gioiosamente trasfondendo in loro la sua grande devozione alla Madonna. Con i suoi, fondò per loro in Roma, la prima scuola organizzata e un collegio per i più capaci, ma poveri. Sapeva compatirli: «State fermi, se potete» e incoraggiarli, facendosi «coi fanciulli, fanciullo sapientemente».

Visitava e assisteva i malati negli Ospedali e fondò per primo un Convalescenziario. Per i pellegrini «romei» formò un'apposita Confraternita e costruì una grande casa per loro, dedicata alla SS.ma Trinità. Ebbe pietà per i malati di mente, fino allora abbandonati per le vie, fondando l'Istituto di S. Maria della Pietà, primo del genere, divenuto poi il grande ospedale psichiatrico provinciale di Roma. Vedeva con simpatia gli stranieri e si prodigava per far sorgere in Roma le loro comunità nazionali. Aiutava i Religiosi per i quali era un felice « pescatore » di vocazioni. Sapeva distogliere la gioventù dalle carnevalate sfrenate, con geniali forme di sana ricreazione, come la famosa Visita alle Sette Chiese. Aveva un'abilità speciale per indurre gli artisti a mettere il loro genio al servizio di Dio: fu così che nacquero gli Oratori in musica, gli Annali Ecclesiastici e l'interesse per l'archeologia sacra. Pensò agli innumerevoli ed oziosi cortigiani istituendo lieti trattenimenti spirituali pomeridiani, detti gli Esercizi dell'Oratorio. L'ardente desiderio di riconciliare anime a Cristo, lo rendeva instancabile nel trascorrere molte ore in confessionale e sempre pronto a facilitare quella confessione frequente che inculcava ai suoi figli spirituali come mezzo di perfezione. Celebrava ogni giorno la S. Messa con tale ardore di spirito che, non di rado, i presenti ne vedevano, anche esternamente, manifestazioni mirabili. Di tutti era amico, popolani e principi, laici e cardinali, buoni e cattivi, tutti riusciva a rendere migliori. I santi che vivevano a Roma in quel secolo, lo veneravano come padre, gli stessi Papi gli baciavano la mano e gli offrivano le più alte dignità, che egli, scherzosamente, ma risolutamente sempre rifiutava. Numerosi i miracoli attribuiti alle sue preghiere, ancora vivente e dopo la morte, in vantaggio di ogni sorta di persone. Per assicurare la durata dell'opera sua, fondò la Congregazione dell'Oratorio, tuttora operante in Italia e fuori: primo esempio di vita comune del clero secolare. Il segreto di tale prodigiosa attività, è svelato dalle catacombe di San Sebastiano, che egli frequentava fin da giovane, per attingere da quei morti la regola del retto vivere. E là, che nei giorni precedenti la Pentecoste del 1544, ebbe dallo Spirito Santo la prova sensibile che l'ardore della carità di Dio era con lui: vide un globo di fuoco, che gli penetrò nel cuore dilatandogli il petto; fu un Santo veramente «pentecostale». Morì serenamente, in atto di implorare la benedizione di Dio sui discepoli e continuatori dell'opera sua, all'alba del 26 maggio 1595.

Filippo_Neri.jpg

 

 

ALCUNE FRASI DI SAN FILIPPO NERI :

 

L'amore di Dio
 
- Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia. Chi dimanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che dimanda. Chi opera e non per Cristo, non sa quello che si faccia.
- L'anima che si dà tutta a Dio, è tutta di Dio.
- Quanto amore si pone nelle creature, tanto se ne toglie a Dio.
- All'acquisto dell'amor di Dio non c'è più vera e più breve strada che staccarsi dall'amore delle cose del mondo ancor piccole e di poco momento e dall'amor di se  stesso, amando in noi più il volere e servizio di Dio, che la nostra soddisfazione e volere.
- Come mai è possibile che un uomo il quale crede in Dio, possa amare altra cosa che Dio?
- La grandezza dell'amor di Dio si riconosce dalla grandezza del desiderio che l'uomo ha di patire per amor suo.
- A chi veramente ama Dio non può avvenire cosa di più gran dispiacere quanto non aver occasione di patire per Lui.
- Ad uno il quale ama veramente il Signore non è cosa più grave, né più molesta quanto la vita.
- I veri servi di Dio hanno la vita in pazienza e la morte in desiderio.
- Un'anima veramente innamorata di Dio viene a tale che bisogna che dica: Signore, lasciatemi dormire: Signore, lasciatemi stare.
 
Presenza in Dio e confidenza in Lui
 
- Spesso esortava i suoi figli spirituali che pensassero di aver sempre Dio davanti agli occhi.
- Chi non sale spesso in vita col pensiero in Cielo, pericola grandemente di non salirvi dopo morte.
- Paradiso! Paradiso! era il grido col quale calpestava ogni grandezza umana. 
- Buttatevi in Dio, buttatevi in Dio, e sappiate che se vorrà qualche cosa da voi, vi farà buoni in tutto quello in cui vorrà adoperarvi.
- Bisogna avere grande fiducia in Dio, il quale è quello che è stato sempre: e non  bisogna sgomentarsi per cosa accada in contrario.
 
La volontà di Dio
 
- Io non voglio altro se non la tua santissima volontà, o Gesù mio.
- Quando l'anima sta rassegnata nelle mani di Dio, e si contenta del divino beneplacito, sta in buone mani, ed è molto sicura che le abbia ad intervenire bene.
- Ognuno vorrebbe stare sul monte Tabor a vedere Cristo trasfigurato: accompagnar  Cristo sul monte Calvario pochi vorrebbero.
- E' ottimo rimedio, nel tempo delle tribolazioni e aridità di spirito, l'immaginarsi di  essere come un mendico, alla presenza di Dio e dei Santi, e come tale andare ora da  questo Santo, ora da quell'altro a domandar loro elemosina spirituale, con  quell'affetto e verità onde sogliono domandarla i poveri. E ciò si faccia alle volte  corporalmente, andando ora alla Chiesa di questo Santo, ed ora alla Chiesa di  quell'altro a domandar questa santa elemosina.
- Al P. Antonio Gallonio, fortemente tormentato da una interna tribolazione, S. Filippo  diceva: Abbia pazienza, Antonio: questa è la volontà di Dio. Abbi pazienza, sta saldo; questo è il tuo Purgatorio.
- A chi si lamentava di certe prove diceva: Non sei degno, non sei degno che il Signore ti visiti.
- Quietati che Dio la vuole, disse una volta ad una mamma a cui moriva una piccola  figlia, e ti basta essere stata balia di Dio.
 
Desiderio di Perfezione
 
- Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto pei poltroni.
- Bisogna desiderare di far cose grandi per servizio di Dio, e non accontentarsi di una  bontà mediocre, ma aver desiderio (se fosse possibile) di passare in santità ed in  amore anche S. Pietro e S. Paolo: la qual cosa, benché l'uomo non sia per conseguire,  si deve con tutto ciò desiderare, per fare almeno col desiderio quello che non  possiamo colle opere.
- Non è superbia il desiderare di passare in santità qualsivoglia Santo: perché il  desiderare d'essere santo è desiderio di voler amare ed onorare Dio sopra tutte le  cose: e questo desiderio, se si potesse, si dovrebbe stendere in infinito, perché Dio è  degno d'infinito onore.
- La santità sta tutta in tre dita di spazio, e si toccava la fronte, cioè nel mortificare la  razionale, contrastando cioè a se stesso, all'amore proprio, al proprio giudizio. 
- La perfezione non consiste nelle cose esteriori, come in piangere ed altre cose simili,  e le lacrime non sono segno che l'uomo sia in grazia di Dio.
- Parlando il Santo di spirito e della perfezione diceva: Ubbidienza, Umiltà, Distacco!
 
La Preghiera
 
- L'uomo che non fa orazione è un animale senza ragione.
- Il nemico della nostra salute di nessuna cosa più si contrista, e nessuna cosa cerca  più impedire che l'orazione.
- Non vi è cosa migliore per l'uomo che l'orazione, e senza di essa non si può durar  molto nella vita dello spirito.
- Per fare buona orazione deve l'anima prima profondissimamente umiliarsi e  conoscersi indegna di stare innanzi a tanta maestà, qual è la maestà di Dio, e  mostrare a Dio il suo bisogno e la sua impotenza, ed umiliata gettarsi in Dio, che Dio  le insegnerà a fare orazione.
- La vera preparazione all'orazione è l'esercitarsi nella mortificazione: perché il volersi dare alla orazione senza questa è come se un uccello avesse voluto incominciar a volare prima di metter le penne.
- Ai giovani diceva: Non vi caricate di troppe devozioni, ma intraprendetene poche, e perseverate in esse. Non tante devozioni, ma tanta devozione.
 
L'Umiltà
 
- Figliuoli, siate umili, state bassi: siate umili, state bassi.
- Umiliate voi stessi sempre, e abbassatevi negli occhi vostri e degli altri, acciò possiate diventar grandi negli occhi di Dio.
- Dio sempre ha ricercato nei cuori degli uomini lo spirito d'umiltà, e un sentir basso di sè. Non vi è cosa che più dispiaccia a Dio che l'essere gonfiato della propria stima.
- Non basta solamente onorare i superiori, ma ancora si devono onorare gli eguali e gli inferiori, e cercare di essere il primo ad onorare.
- Per fuggire ogni pericolo di vanagloria voleva il Santo che alcune devozioni particolari si facessero in camera, ed esortava che si fuggisse ogni singolarità. A proposito della vanagloria diceva: Vi sono tre sorta di vanagloria. La prima è Padrona e si ha quando questa va innanzi all'opera e l'opera si fa per il fine della vanagloria. La seconda è la Compagna e si ha quando l'uomo non fa l'opera per fine di vanagloria, ma nel farla sente compiacenza. La terza è Serva e si ha quando nel far l'opera sorge la vanagloria, ma la persona subito la reprime.
- Per acquistare il dono dell'umiltà sono necessarie quattro cose: spernere mundum, spernere nullum, spernere seipsum, spernere se sperni: cioè disprezzare il mondo, non disprezzare alcuno, disprezzare se stesso, non far conto d'essere disprezzato. E soggiungeva, rispetto all'ultimo grado: A questo non sono arrivato: a questo vorrei arrivare.
- Fuggiva con tutta la forza ogni sorta di dignità: Figliuoli miei, prendete in bene le mie parole, piuttosto pregherei Iddio che mi mandasse la morte, anzi una saetta, che il pensiero di simili dignità. Desidero bene lo spirito e la virtù dei Cardinali e dei Papi, ma non già le grandezze loro.
 
 
La Mortificazione
 
- Figliuoli, umiliate la mente, soggettate il giudizio.
- Tutta l'importanza della vita cristiana consiste nel mortificare la razionale.
- Molto più giova mortificare una propria passione per piccola che sia, che molte astinenze, digiuni e discipline.
- Quando gli capitava qualche persona che avesse fama di santità, era solito provarla con mortificazioni spirituali e se la trovava mortificata e umile, ne teneva conto, altrimenti l'aveva per sospetta, dicendo: Ove non è gran mortificazione, non può esservi gran santità.
- Le mortificazioni esteriori aiutano grandemente all'acquisto della mortificazione interiore e dellealtre virtù.
 
L'Obbedienza
 
- L'obbedienza buona è quando si ubbidisce senza discorso e si tiene per certo quello che è comandato è la miglior cosa che si possa fare.
- L'obbedienza è il vero olocausto che si sacrifica a Dio sull'altare del nostro cuore, e bisognasforzarci d'obbedire anche nelle cose piccole, e che paiono di niun momento, poiché in questo modo la persona si rende facile ad essere obbediente nelle cose maggiori.
- E' meglio obbedire al sagrestano e al portinaio quando chiamano, che starsene in camera a fare orazione.
- A proposito di colui che comandava diceva: Chi vuol esser obbedito assai, comandi poco.
 
La Gioia Cristiana
 
- Figliuoli, state allegri, state allegri. Voglio che non facciate peccati, ma che siate allegri.
- Non voglio scrupoli, non voglio malinconie. Scrupoli e malinconie, lontani da casa mia.
- L'allegrezza cristiana interiore è un dono di Dio, derivato dalla buona coscienza, mercé il disprezzo delle cose terrene, unito con la contemplazione delle celesti...Si oppone alla nostra allegrezza il peccato; anzi, chi è servo del peccato non può neanche assaporarla: le si oppone principalmente l'ambizione: le è nemico il senso, e molto altresì la vanità e la detrazione. La nostra allegrezza corre gran pericolo e spesso si perde col trattare cose mondane, col consorzio degli ambiziosi, col diletto degli spettacoli.
- Ai giovani che facevano chiasso, a proposito di coloro che si lamentavano, diceva: Lasciateli, mieicari, brontolare quanto vogliono. Voi seguitate il fatto vostro, e state allegramente, perché altro non voglio da voi se non che non facciate peccati. E quando doveva frenare l'irrequietezza dei ragazzi diceva: State fermi, e, sotto voce, se potete.
 
 
La Devozione a Maria
 
- Figliuoli miei, siate devoti della Madonna: siate devoti a Maria.
- Sappiate, figliuoli, e credete a me, che lo so: non vi è mezzo più potente ad ottenere 
le grazie da Dio che la Madonna Santissima.
- Chiamava Maria il mio amore, la mia consolazione, la mamma mia.
- La Madonna Santissima ama coloro che la chiamano Vergine e Madre di Dio, e che 
nominano innanzi a Lei il nome santissimo di Gesù, il quale ha forza d'intenerire il 
cuore.
 
La Confessione
 
- La confessione frequente de' peccati è cagione di gran bene all'anima nostra, perché la purifica, la risana e la ferma nel servizio di Dio.
- Nel confessarsi l'uomo si accusi prima de' peccati più gravi e de' quali ha maggior vergogna: perché così si viene a confondere più il demonio e cavar maggior frutto dalla confessione.
 
La Tentazione
 
- Le tentazioni del demonio, spirito superbissimo e tenebroso, non si vincono meglio  che con l'umiltà del cuore, e col manifestare semplicemente e chiaramente senza  coperta i peccati e le tentazioni al confessore.
- Contro le tentazioni di fede invitava a dire: credo, credo, oppure che si recitasse il  Credo.
- La vera custodia della castità è l'umiltà: e però quando si sente la caduta di  qualcuno, bisogna muoversi a compassione, e non a sdegno: perché il non aver pietà  in simili casi, è segno manifesto di dover prestamente cadere.
- Ai giovani dava cinque brevi ricordi: fuggire le cattive compagnie, non nutrire delicatamente il corpo, aborrire l'ozio, fare orazione, frequentare i Sacramenti spesso, e particolarmente la Confessione.

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