Preghiera a San Crispino

 

O Dio, che hai chiamato alla sequela di Cristo

il tuo servo fedele san Crispino

e, sul cammino della gioia,

lo hai condotto alla più alta perfezione evangelica;

per la sua intercessione e dietro il suo esempio

fa’ che pratichiamo costantemente la vera virtù,

alla quale è promessa la pace beata nel cielo.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

La divina provvidenza più di noi assai ci pensa

VITA DEL SANTO

 

Crispino nacque a Viterbo nel 1668 con il nome di Pietro Fioretti; fu educato dalla madre ad una fede semplice ed ingenua. Battezzato dai Carmelitani, per volere dello zio, studiò grammatica dai padri Gesuiti e poi andò a lavorare come calzolaio. Devoto alla Vergine, decise di diventare frate cappuccino tra i francescani, allora molto presenti a Viterbo. Santa Rosa e Santa Giacinta Marescotti erano sante viterbesi francescane; ma lo era anche san Bernardino da Siena che aveva costellato la città del monogramma del nome di Gesù.

Così il 22 luglio 1693 Pietro indossò l’abito religioso dei cappuccini e cambiò il nome in fra’ Crispino da Viterbo. Data, però, la sua piccola statura e la sua eccessiva magrezza, non risultò immediatamente idoneo alla vita da frate. Dunque il noviziato per Crispino fu pieno di prove dirette ad accertare la resistenza fisica e spirituale che aveva. Venne destinato alle faccende domestiche del convento, alla cucina, alla coltivazione dell’orto e ad imparare arti e mestieri. Durante tutto l’anno di noviziato la comunità formativa espresse il proprio parere sulla vita di questo frate. All’ultima votazione del 1694, Crispino risultò idoneo all’esperienza cappuccina; finito l’anno da novizio ed emessa la prima professione dei voti, fu mandato nel convento di Tolfa. Nel 1697, dopo un breve periodo al Convento di Piazza Barberini a Roma, fu destinato ad Albano. Dopo sei anni fu mandato a Monterotondo; dal 1710, e per ben quarant’anni, stette ad Orvieto con il ruolo di questuante. A proposito di Orvieto, Crispino la considerò la sua città di adozione. Se ne allontanò nel 1715 perché destinato al convento di Bassano Romano; nel 1744 per stare qualche mese a Roma; poi definitivamente nel 1748 quando fu trasportato nell’infermeria dei cappuccini a Roma, dove morì nel 1750.

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