Si è conclusa ieri la novena al Santo iniziata l'11 Gennaio : inizio della novena a San Sebastiano

 

PREGHIERA A SAN SEBASTIANO

di Santa Teresa di Lisieux

 

O San Sebastiano! Ottenetemi il vostro amore e la vostra valenza perché io possa combattere come voi per la gloria di Dio!

 

O Glorioso Soldato di Cristo! Voi che per l'onore del Dio degli eserciti avete vittoriosamente combattuto e riportata la palma e la corona del Martirio, ascoltate il mio segreto: «Come l'angelico Tarcisio io porto il Signore». Non sono che una fanciulla e tuttavia devo lottare ogni giorno per conservare l'inistimabile tesoro che si cela nella mia anima ... Spesso devo far diventare rossa con il sangue del mio cuore l'arena del combattimento.

 

O Potente Guerriero! Siate il mio protettore, sostenetemi con le vostre braccia vittoriose e io non paventerò le potenze nemiche. Con il vostro aiuto combatterò fino alla sera della vita, allora voi mi presenterete a Gesù e dalla sua mano io riceverò la palma che mi avete aiutato a cogliere!

 

 

 

PREGHIERA A SAN SEBASTIANO

 

Per quell'eroismo con cui sopportaste
il dolor delle freccie,
che tutto impiagarono il vostro corpo,
e mantenuto miracolosamente in vita,
indi staccato dal patibolo dalla pia vedova Irene,
rimproveraste della sua ingiustizia
e della sua empietà il barbaro Diocleziano,
impetrate ancora per noi tutti,
o glorioso Martire Sebastiano,
di sostenere sempre con la gioia le malattie,
le persecuzioni, e tutte quante le avversità
di questa misera vita,
onde partecipare un qualche giorno
alla vostra gloria del Cielo,
dopo di aver partecipato ai vostri patimenti
sopra la terra.
Amen.

 

 

 

PREGHIERA A SAN SEBASTIANO MARTIRE

di Mons. Giuseppe Costanzo - Arcivescovo di Siracusa

 

O invitto martire, Sebastiano, che ci hai lasciato un esempio di fortezza, accettando le torture dei carnefici per rimanere fedele a Cristo, sostieni la nostra Chiesa nella fedeltà al Vangelo.
Tu, che hai disprezzato la mediocrità e i compromessi, insegnaci il valore della coerenza e ottienici la forza di non piegarci a minacce e blandimenti.
Tu, che hai preferito "obbedire a Dio piuttosto che agli uomini", guidaci nella perfetta obbedienza alla volontà divina.
Tu, che con cuore grande hai servito Gesù nei poveri e negli emarginati, rendici sensibili ai bisogni dei fratelli.
Tu, che hai gridato il Vangelo con la vita, aiutaci a diventare costruttori del Regno di Dio, che è regno di verità e di vita, di santità e di grazia.
A te e alla tua potente intercessione raccomandiamo fiduciosi tutti coloro che si affidano alla tua protezione: le nostre famiglie, perché custodiscano l'amore; gli adulti, perché diventino operatori di pace e di giustizia; gli anziani e i morenti, perché guardino con serena fiducia al traguardo che li attende; i ragazzi e i giovani, perché siano coraggiosi testimoni di Cristo; i peccatori e gli erranti, perché riscoprano la bontà del Padre e la dolcezza del suo perdono.
O S. Sebastiano, nostro amico e protettore, con Te e per Te rendiamo gloria a Dio Padre che ci ha creati, a Dio Figlio che ci ha redenti, a Dio Spirito che ci ha santificati. Amen!

 

 

 

PREGHIERA A SAN SEBASTIANO

 

O glorioso martire e protettore San Sebastiano,
per quell'ammirabile zelo che vi condusse 
ad affrontare tanti pericoli
per convertir gl'infedeli,
per quell'eroismo di Fede Cristiana con cui
sopportaste il dolor delle frecce
che tutto piagarono il vostro corpo,
impetrate a noi lo spirito delle vostre virtù
e la forza di sostenere
sempre con gioia e rassegnazione le malattie
e tutte le avversità di
questa misera vita,
onde partecipare un giorno alla eterna
Vostra gioia nel cielo.
Così sia.

 

 

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La Chiesa del primo millennio nacque dal sangue dei martiri: "Sanguis martyrum - semen christianorum". Gli eventi storici legati alla figura di Costantino il Grande non

avrebbero mai potuto garantire uno sviluppo della Chiesa quale si verificò nel primo millennio, se non fosse stato per quella 'seminagione di martiri e per quel patrimonio di santità che caratterizzarono le prime generazioni cristiane'. Al termine del secondo millennio, 'la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri'. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti - sacerdoti, religiosi e laici - hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo.

La testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, come rilevava già Paolo VI nella omelia per la canonizzazione dei martiri ugandesi. 'È una testimonianza da non dimenticare'. La Chiesa dei primi secoli, pur incontrando notevoli difficoltà organizzative, si è adoperata per fissare in appositi martirologi la testimonianza dei martiri. Tali martirologi sono stati aggiornati costantemente attraverso i secoli, e nell'albo dei Santi e dei Beati della Chiesa sono entrati non soltanto coloro che hanno versato il sangue per Cristo, ma anche maestri della fede, missionari, confessori, vescovi, presbiteri, vergini, coniugi, vedove, figli. 'Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi "militi ignoti" della grande causa di Dio' Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le testimonianze. Come è stato suggerito nel Concistoro, 'occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio', raccogliendo la necessaria documentazione .Ciò non potrà non avere anche un respiro ed una eloquenza

ecumenica. L'ecumenismo dei Santi', dei Martiri, è forse il piu' convincente. La 'communio sanctorum' parla con voce più alta dei fattori di divisione. Il 'martyrologium' dei primi secoli costituì la basedel culto dei Santi. Proclamando e venerando la santità dei suoi figli e figlie, la Chiesa rendeva sommo onore a Dio stesso; nei martiri venerava il Cristo, che era all'origine del loro martirio e della loro santità.Si è sviluppata successivamente la prassi della canonizzazione, che tuttora perdura nella Chiesa cattolica e in quelle ortodosse. in questi anni si sono moltiplicate le canonizzazioni e le beatificazioni. Esse manifestano 'la vivacità delle Chiese locali', molto più numerose oggi che nei primi secoli e nel primo millennio. Il più grande omaggio, che tutte le Chiese renderanno a Cristo alla soglia del terzo millennio, sarà la dimostrazione dell'onnipotente presenza del Redentore mediante i frutti di fede, di speranza e di carità in uomini e donne di tante lingue e razze, che hanno seguito Cristo nelle varie forme della vocazione cristiana....

 

LE CATACOMBE

Nel mondo pagano l'uso di una costruzione sotterranea adibita a sepoltura (ipogeo) era assai frequente, ma si trattava per lo più di un tipo di sepolcro riservato ad una famiglia. Con l'insediamento di comunità ebraico-cristiane si andò diffondendo l'uso di cimiteri sotterranei, che rappresentavano la soluzione adeguata per far fronte all'elevato costo dei terreni e offrivano l'opportunità di poter disporre dello spazio necessario che l'usanza della inumazione imponeva. I cimiteri sotterranei assunsero una struttura complessa fatta di gallerie a diversi livelli su cui si aprivano le camere sepolcrali articolate in una serie di vani comunicanti. Queste sepolture vengono chiamate Catacombe (originariamente era il toponimo specificato ad catacumbas del cimitero dell'Appia dove fu sepolto San Sebastiano). Tale terminologia è incerta. Comunemente si fa derivare dal greco catd che vuol dire " presso" e cumbas che vuoI dire "valloncello "nome dato al cimitero. Le Catacombe di San Sebastiano si trovano sotto la via Appia Antica, definita "Regina Viarum", iniziata da Appio Claudio nel 312 a.C. Essa era fiancheggiata, per molte miglia, da sepolcri di più di venti generazioni. Accanto ai ricordi della Roma classica, l'Appia antica ci presentala più antica testimonianza del primo cristianesimo. Nel suo sottosuolo si diramano alcune tra le più note catacombe di Roma. Una di queste è appunto la Catacomba di San Sebastiano che é costituita da quattro piani di gallerie. In questa catacomba si trova la cripta di San Sebastiano, restaurata in età moderna. La particolare attenzione data a questo sotterraneo è collegata al fatto che, per un periodo, verso la seconda metà del III secolo, essa ospitò le salme dei SS. Pietro e Paolo. "Sangziis marlyrum semen christianorum " (Il sangue dei martiri - seme dei cristiani). Lo sviluppo della Chiesa non avrebbe certamente potuto verificarsi se non ci fosse stata quella 'seminagione di martiri che caratterizzarono le prime generazioni cristiane. Roma fu la città-madre di questa grande "seminagione" e fioritura di martiri che stabilirono con il loro sacrificio fondamenta della Chiesa.Non a caso Roma è stata definita la "città dei martiri", la "città santa", la città nella quale Pietro, il pescatore di Galilea scelto da Cristo a guida del suo gregge, venne per primo a proclamare con la sua parola, ma soprattutto con l'olocausto della sua vita, la fedeltà al suo Maestro e Signore. Il vanto di Roma è quello di essere la capitale dello spirito" per proclamata attraverso una moltitudine di donne e di uomini i quali, dopo aver confessato il loro si a Cristo nell'arena, subirono con fermezza d'animo supplizi e morte prima di trovare quieta sepoltura nella nelle viscere della terra, in quei venerati ipogei che chiamiamo oggi catacombe. Venti secoli di storia non hanno offuscato la memoria di quei "militi ignoti della grande causa di Di Roma ne custodisce la memoria nelle sue millenarie catacombe e li ricorda ancor oggi con emozione e commozione, additando ai pellegrini il luogo del loro Calvario e del loro riposo in attesa della resurrezione. Per la loro importanza questi luoghi furono definiti "archivi della fede e trofei della Chiesa". Nelle catacombe vediamo spesso i disadorni sepolcri dei martiri contrassegnati il più delle volte con la semplice abbreviazione MRT incisa sulla pietra tombale. Notiamo anche i simboli della fede attraverso i graffiti sulle tegole in terracotta: figure degli "oranti"; la rappresentazione del pane, dei grappoli d'uva, del pesce, della colomba, ed ancorala corona, la palma, il pavone, le pecore, l'ancora; e non per ultimo l'Alfa e Omega, che unite al monogramma di Cristo, racchiudono il significato della grandezza e della potenza del Signore "Ego sum Alfa et Omega". "Io sono il Cristo, principio e fine di tutto. L'Eterno. Negli epitaffi incisi sopra loculi riscontriamo lezioni altissime di teologia, di filosofia, di spiritualità ma soprattutto di genuina fede. Ne citiamo alcune: "Vivas in aeterno, cum tuis, in Deo, in pax, inter santos, in Spiritu Sancto" (Vivrai in eterno, con i tuoi, con i tuoi, in Dio, in Pace, con i santi, nello Spirito Santo". "In pace", "Hic requiescet" precedute dal nome dei defunti. Per il cristiano la morte non è la fine ma al contrario l'alba di una nuova vita. Il termine "cimitero" ("luogo di riposo", "luogo per dormire) è contrapposto alla "Necropoli" pagana ("Città dei morti"), la città dove tutto è finito. San Giovanni Crisostomo, padre della Chiesa greca afferma: "Dopo l'avvento e il sacrifico di Cristo, la morte non si chiama più morte ma sonno, per cui anche il cimitero potresti definirlo dormitorio". Per il credente la fede semplifica e chiarisce i termini più di quanto non faccia la scienza etimologica. Ma furono i martiri a rendere questi antichi cimiteri, luoghi di sepoltura dei loro corpi, spazi privilegiati di preghiera e di rinnovamento spirituale.

 

IL NOME

Chi era questo santo e questo martire che con Pietro e Paolo fu considerato il terzo patrono di Roma e "difensore della Chiesa"(Ecclesiae defénsor).rintracciare nel calendario della Chiesa, 'Depositio niartyruni"(354), da cui si apprendono il nome, il ma suo nome deriva dal greco (sebastos) e significa "venerabile", titolo che gli stessi greci avevano dato all'imperatore Augusto per esprimere un senso di grandezza e di rispetto. San Sebastiano con la pratica delle virtù spirituali ed umane fece onore al suo nome.

 

ORIGINI

Le più attendibili fonti bibliografiche e gli antichi agiografi dicono che Sebastiano apparteneva all'alta nobiltà. Il padre, funzionario romano, era di Narbona, città della Francia meridionale, l'antica Narbo Martius dei romani, clic vi avevano fondata una colonia. La madre era milanese. Sebastiano nacque, intorno alla seconda metà del 200, da famiglia cristiana, probabilmente a Milano, ove trascorse gli anni dell'infanzia e del l'adolescenza. Sant'Ambrogio, vescovo e dottore della chiesa, nel commesalmo 118, lo considera originario di Milano: "Utarnur exemplo Sebasitaii martyris, cuius hodie natalis est; hic mediolanensis oriundus erat".

 

A ROMA

Il passo ambrosiano ricorda ancora "Sebastiano cittadino milanese e cavaliere romano" che parte per Roma, ove la persecuzione contro i cristiani era diventata feroce e violenta. Questa sarebbe stata la causa determinante del viaggio di San Sebastiano verso la capitale: assistere i suoi correligionari, proteggerli e soprattutto impedire che i cristiani rinneghino Cristo. Con la generosità e la sensibilità del 5110 gran cuore, Sebastiano temeva che i cristiani, atterriti dai tormenti e dalle persecuzioni, per sfuggire alla morte, rinnegassero Cristo e la fede che avevano abbracciata. Dagli "Atti" della sua passione risulta che Sebastiano si trovava a Roma nel 270 e faceva parte della milizia dei pretoriani nell'accampamento della caserma di Castro Pretorio situato fuori della cinta delle mura di Servio. Tale milizia, addetta anche alla guardia dei palazzi imperiali, era formata dalla classe più nobile delle forze armate e vi si poteva accedere dai diciassette ai quarantacinque anni. Sebastiano vi entrò giovanissimo ed in breve tempo, col fascino della sua intelligenza e lealtà, raggiunse i massimi gradi della gerarchia militare. Fu nominato tribuno della prima coorte. Era amato e stimato dagli stessi imperatori Massimiano e Diocleziano che non sospettavano della sua appartenenza alla fede cristiana. Pur essendo molto giovane fu amato molto anche dai suoi soldati che vedevano in lui il capo e l'esempio più luminoso delle virtù morali e civili proprie della milizia.

 

ALCUNI EPISODI DI VITA

Tra gli atti del suo apostolato, il più popolare, è quello legato al martirio dei due fratelli Marco e Marcellino, appartenenti a nobilissima famiglia romana e condannati a morte come nemici dello stato perché cristiani. I genitori dei due giovani, nella speranza di esortare i figli a rinnegare la fede in Cristo e cosi essere liberati, avevano chiesto e ottenuto il ritardo di un mese dell'esecuzione della condanna. Ad essi si erano uniti parenti ed amici per supplicarli a venerare, anche se apparentemente, un dio pagano per ottenere la grazia. I due fratelli stavano già per cedere quando intervenne Sebastiano ricordando loro la promessa di Cristo: la beatitudine eterna. Marco e Marcellino, affascinati dal glorioso destino riservato ai seguaci di Cristo, non lo rinnegarono. Nella "Leggenda Aurea" sono riportate le espressioni usate dal Santo: "O fortissimi cavalieri di Cristo, non vogliate per le cattive adulazioni perdere la corona indistruttibile" Mentre Sebastiano parlava, tutti i presenti lo videro circonfuso di luce, ed i parenti, gli amici e lo stesso custode del carcere con altri prigionieri si convertirono al cristianesimo. Tra loro c'era anche Zoe, moglie di Nicostrato, capo della cancelleria imperiale, che da sei anni aveva perduto la parola. Anche lei vede lo splendore del corpo del Santo e sentì anche delle parole sussurrate da un coro angelico: "Tu sarai sempre con me": "Tu semper mecum eris". Cade in ginocchio davanti al tribuno. Sebastiano, dopo aver implorato la grazia divina, fece il segno della croce sulle labbra della donna che riacquistò la parola e con il marito chiese il battesimo. Si convertirono anche Cromazio, governatore di Roma e suo figlio Tiburzio. Croinazio, per dare una prova tangibile della piena adesione alla religione cristiana, acconsentì a distruggere le statue, gli idoli pagani che tino ad allora aveva gelosamente custoditi nel suo palazzo e tutti gli oggetti che usava per trarre gli oroscopi. Diede la libertà ai suoi numerosi schiavi, rinunziò alla carica di governatore. Poi per consiglio del papa Caio si ritirò con tutti quelli che avevano ricevuto il battesimo in una sua villa in Campania. Marco e Marcellino col padre Tratiquillino, Tiburzio, Nicostrato col fratello Castorio e la sposa Zoe rimasero a Roma. In seguito subirono tutti la prova del martirio, a cominciare da Zoe, sorpresa mentre pregava sulla tomba di San Pietro. Sebastiano, col privilegio della sua carica, aveva accesso anche al palazzo imperiale sul Palatino, ove accolto con altri cristianida Castulo, "cubiculario" (domestico) della famiglia imperiale, praticava gli esercizi religiosi della fede cristiana nella stessa dimora dell'imperatore. Castulo, per questa coraggiosa e generosa ospitalità, ebbe il titolo di "ospes sanctorum" ospite di santi. Castulo, mentre partecipava ad una riunione di cristiani in una cava sulla Via Labicana, fu sorpreso dai persecutori e martirizzato. Anche Marco e Marcellino subirono la stessa sorte col padre Tranquillino, fedeli fino all'estremo sacrificio accettato con letizia. Le loro reliquie furono trovate dal papa Gregorio XIII nella basilica dei Santi Cosma e Damiano al Foro Romano, presso il luogo del martirio. Tra i soldati della cavalleria, che formavano la guardia d'onore dell'imperatore, ci furono molti seguaci della fede cristiana, esemplari per coraggio e valore. L'episodio più noto è quello dei Santi Quattro Coronati che subirono il martirio, e Sebastiano col diacono Melchiade, divenutopapa nel 311, diede loro gloriosa sepoltura nel cimitero "ad duas lauros" sulla Via Labicana.

 

IL MARTIRIO

I martiri imporporarono le pagine del Vangelo e scrissero, col sangue, la più solenne testimonianza della Verità. Il Cristianesimo ha un punto fondamentale, la Croce. I Martiri partecipano, più intimamente, al Mistero della Passione e Morte di Cristo e ad essi è dato gustare il frutto dell'Albero della Vita, il midollo del mistico Cedro. Essi hanno una veste di porpora, in segno di gloria, ed agitano una palma, in segno di vittoria. Fin dai primi tempi, la Chiesa celebrò il Divin Sacrificio, sui sepolcreti dei Martiri e solo ai Santi Martiri diede culto. Il culto ai Confessori cominciò nel secolo 40 Il culto dei Santi, uno dei dogmi principali del Credo, ha avuto i suoi primi anelli nei fasti trionfali dei Martiri. Il Martirio è un fatto ed ha relazione con la storia. E' un atto eroico ed ha rapporto con la teologia morale. E' una prova della divinità del Cristianesimo ed ha un valore apologetico e si riferisce alla teologia dogmatica. Sotto questa triplice luce dobbiamo esaminare le gesta gloriose di San Sebastiano. I primi Cristiani raccoglievano, con cura, le ossa e le reliquie dei Fortissimi Atleti della Fede, nonché i documenti della storia del loro Martirio. Con le copie dei processi verbali ufficiali trascrivevano le "Passiones" che ci sono state trasmesse col nome di "Atti dei Martiri". S. Clemente istituì, a tale scopo, l'ufficio dei notai, dividendo Roma, in sette zone. Purtroppo, oggi, possediamo, relativamente, pochi Atti autentici, perché quasi tutti i documenti ufficiali furono distrutti, durante la persecuzione di Diocleziano. Alcuni documenti, sfuggiti al turbine, furono alterati e confusi con documenti spurii medioevali. Spesse volte, però gli "Atti" di alcuni Martiri vanno ricostruiti, attraverso le tradizioni orali, segnate nelle opere dei primi Padri e Dottori della Chiesa e allora gli "Acta Martyrum" hanno un sigillo di verità storica, non indifferente, specie quando quelle tradizioni e quelle pagine sono avvalorate da monumenti distrutti; ma di cui è rimasta la memoria. Per Sebastiano la prova estrema era ormai vicina, anzi egli ebbe il privilegio di un duplice martirio. Con la morte dei Santi Quattro Coronati la persecuzione venne indirizzata in particolar modo contro i soldati cristiani, per impedire la diffusione di una fede che i Romani consideravano pericolosa per l'unità del l'esercito, perché i suoi seguaci erano contrari ad ogni inutile violenza e crudeltà. Sebastiano era stato l'esempio più capace e brillare di saggezza civile e militare, amato dai suoi soldati e carissimo al l'imperatore che "gli dava il principato della prima schiera", tanto da essere prescelto tra gli "amici" che lo accompagnavano nei viaggi e nelle spedizioni. Ma ormai la sua opera di assistenza nelle carceri, perché i cristiani non venissero meno nei tormenti, era divenuta conosciuta anche per la gelosia e l'invidia di altri tribuni romani che ne volevano la morte L'imperatore Massimiano (284-305), che divideva in occidente il potere con Diocleziano, pur avendo considerato Sebastiano il più caro tra gli addetti alla sua persona lo condannò a morte. Gli "Atti" del Santo riportano il rimprovero rivolto dall'imperatore a Sebastiano: "Io ti ho sempre tenuto tra le persone di prestigio del mio palazzo e tu sei stato celato contro la salute mia e la ingiuria degli dei". La risposta del tribuno, che pur confermando la sua devozione a Roma, all'impero, al suo principe, difendeva i cristiani che con lui pregavano Dio per la grandezza della patria, fu la sua condanna a morte perché era la conferma della sua fede. L'esecuzione del supplizio avvenne sul colle Palatino. Legato nudo ad un palo fu trafitto con le frecce come un bersaglio umano. Gli "Atti" della sua passione confermano che fu trafitto da tanti dardi da paragonarlo ad un riccio coperto di aculei (ut quasi ericius esset hirsutus ictus sagittarum). Sebastiano affondò il supplizio con fronte alta e sorriso sulle labbra. Il tribuno della Prima Coorte dei Pretoriani, il beniamino dell'imperatore, portava sul capo il cartello con la motivazione della colpa "Sebastiano Cristiano". Credendolo morto lo abbandonarono sul campo. Quando i cristiani si recarono nel campo per recuperare la salma e darle degna sepoltura si accorsero con stupore che Sebastiano era ancora in vita. Fu affidato alle cure di Irene, vedova del martire Castulo, che abitava presso il palazzo imperiale. Tutto ciò è confermato dagli "Atti". Anche gli altri testi concordano sulla località ove fu martoriato per la prima volta, il Palatino e precisamente nel luogo chiamato "Campus ".

 

SECONDO MARTIRIO

Sebastiano riacquista miracolosamente la salute e gli amici ed ammiratori lo implorano di allontanarsi da Roma per continuare altrove il suo apostolato. Sebastiano avrebbe potuto salvarsi.. Ma egli non volle abbandonare Roma. Era' stato tanto vicino alle soglie eterne da sentirne tutto il fascino. L'attrazione dell'aldilà era più forte dell'amore per la vita. Già dall'inizio della stia missione, quando giovanissimo aveva lasciato a Milano la casa, la famiglia, gli averi, la sua meta era di giungere al sacrificio supremo per salvare tante altre creature che avrebbero continuata la sua opera. Il 20 gennaio di un anno imprecisato, (si commemora ancora oggi la festa del Santo), Sebastiano sali i gradini del Tempio di Ercole ed attese i] passaggio del l'imperatore, che stava officiando un rito pubblico, per rimproverarlo della persecuzione contro i cristiani. Gli "Atti" ci riportano ciò che Sebastiano disse nell'Ippodromo del Palatino sotto il palco del teatro imperiale al capo dell'impero più potente di allora: "Il mio Signore Cristo si è degnato risuscitarmi per proclamare davanti a tutto il popolo che in giusta è la vostra persecuzione contro i servi del Signore. Sappiate che i soldati cristiani non cessano di pregare per la salute di Roma, quindi è ingiusta la loro persecuzione! "Tali parole determinarono la condanna nella forma più degradante che si usava solo per gli schiavi: la fustigazione e l'annegamento. L'esecuzione avvenne nell'ippodromo o Stadio del Palatino riservato all'imperatore, a sud del recinto di Teodorico e delle terme di Settimio Severo, che dall'alto fronteggiano il Circo Massimo. Così Sebastiano, che sembrava un privilegiato dalla sorte e che gli stessi imperatori avevano prediletto e chiamato alle cariche più ambite, cadde sotto la sferza dei carnefici. Per impedire che i cristiani recuperassero il suo corpo e ne facessero oggetto di venerazione, il cadavere venne gettato nella grande cloaca che passa sotto la Via dei Trionfi, presso l'Arco di Costantino.La tradizione artistica, letteraria e popolare noti accenna a questo secondo martirio. Pitture e sculture, anche quella che oggi si ammira nella basilica di San Sebastiano sull'Appia Antica, porta solo il segno delle frecce. Gli "Atti", narrano che il Santo apparve alla matrona romana Lucina, indicandole il luogo ove il suo corpo era rimasto impigliato allo sbocco della Cloaca Massima, prima di sparire neiflutti del Tevere. Sebastiano le chiede di essere sepolto nel sacro recinto presso le spoglie degli apostoli Pietro e Paolo (In cloaca illa quae est iuxtu circum invenies corpus meum pendens in gompho, hoc tu dam levaveris perduces ad Catacumbas et sepelies in initio cryptae iuxla vestigia Apostolorimi). Lucina ritrovò, con l'aiuto dei cristiani, il corpo di Sebastiano trattenuto nella cloaca da un uncino e lo seppellì coli tutti glionori nel Cimitero ad Catacumbas. La fama di santità si diffuse subito in ogni parte del declinanteimpero romano, sia in occidente che in oriente.

 

DEVOZIONE A SAN SEBASTIANO

La fama di San Sebastiano si propagò rapidamente nell'antichità, nel medio evo, fino al secolo XVI anche come taumaturgo e protettore contro la peste. La popolarità del suo culto e la gran diffusione della sua Passio finirono di dare il nome di San Sebastiano alla basilica Apostolorum (detta dì San Sebastiano già al tempo ('i Gregorio Magno) e di attrarvi persino dalla vicina catacomba di San Callisto la memoria e il culto di San Fabiano papa che era venerato nello stesso giorno di lui. Paolo Diacono nella sua Storia dei Longobardi narra che nel 680era scoppiata in Roma una terribile pestilenza, la peggiore che si ricordi, preceduta da un'eclisse lunare, considerata dalla superstizione come il segnale di un grande flagello. Intere famiglie perirono sotto il tormento della peste. Ma l'intercessione di San Sebastiano fece cessare il terribile flagello. Da allora il Santo, che era uscito illeso dal supplizio delle frecce, fu considerato il protettore contro le frecce dei castighi divini, sia materiali che morali. Fu eretto in suo onore un altare votivo nella Chiesa di San Pietro in Vincoli, con l'immagine del Santo in mosaico. In tutti i tempi e dovunque, furono eretti in suo onore luoghi di culto. Nel 1575 durante l'epidemia che aveva colpito Milano, San Carlo Borromeo invocò San Sebastiano "pestis propulsator" e pose la prima pietra del tempio, opera del Pellegrini dedicata al Martire. Sebastiano, "Difensore della Chiesa", titolo conferitogli da Papa Caio (283-296) fu eletto protettore di molte corporazioni come arcieri ed archibugieri. La gioventù di Azione Cattolica lo ha prescelto come modello di vita. Attualmente è stato proclamato con Breve pontificio di Pio XII (3maggio 1957) "Patrono dei Vigili Urbani d'Italia".

 

LA SUA TOMBA

Il centro più importante di venerazione in Roma fu ed è sulla Via Appia Antica. Nel secolo IV fu costruita una basilica chiamata Ecclesia Apostolorum e tale titolo rimase fino al secolo IX, quando prevalse la denominazione di basilica di San Sebastiano. Il suo sepolcro diventò presto il centro di una grande cripta e fu ornato al tempo di Innocenzo I dai preti Proclinus ed Ursus dei SS. Giovanni e Paolo. La grande devozione di cui era oggetto si manifesta dalle molte reliquie e figurazioni che ne troviamo sparse un po dappertutto dal sec. V in poi anche fuori Roma come a Ravenna, a Grado nella Spagna e nell'Africa. Le ossa del Martire erano state sistemate dapprima in una parete della galleria e poi in una cripta collegata con la stessa basilica per renderla accessibile alla venerazione dei fedeli, perché la fama dei prodigi e dei grandi miracoli si era diffusa non solo in Roma, ma nei paesi di origine dei pellegrini d'oltralpe. Sotto il pontificato di Eugenio II (824-27) l'abate di San Dionigi aveva chiesto le reliquie del Santo per la chiesa di San Medardo in Soissons. La domanda fu accolta, ma la traslazione delle reliquie è stata messa in dubbio da molti critici, anche moderni. Pare che i romani si ribellassero a tale concessione sostituendo con altre le reliquie del Santo, che furono parte trasferite nell'Oratorio di San Gregorio sul Vaticano. La testa fu affidata alla Chiesa dei Santi Quattro Coronati, ove è ancora venerata. Nel 1218 papa Onorio III riportò dal Vaticano le sacre reliquie nella basilica di San Sebastiano, retta dai monaci cistercensi e riconsacrò l'altare della cripta. Nel Medio Evo ben nove chiese e cappelle furono dedicate al suo nome. La più famosa sorse sul Palatino, ove secondo la tradizione avvenne il martirio del Santo, raffigurato in un affresco del X secolo con Lorenzo Zotico e Stefano attorno al Cristo.

 

ICONOGRAFIA

L'iconografia, la letteratura, e la tradizione popolare di ogni tempo, da un antico affresco del secolo VI che si trova nelle catacombe di San Callisto a Roma, alla "Depositio Martyrum" di un cronografo del 354, alla "Passio San Sebastiani", romanzo storico del 50 secolo, attribuito al tempo di Sisto III (432-440) ci danno tutti la stessa immagine. Il Santo è rappresentato giovanissimo, bello, e trafitto da poche frecce: nelle braccia, nel petto, alle gambe come se gli esecutori, i suoi stessi soldati che lo amavano, avessero tentato di risparmiarlo. Anche nell'iconografia il culto di San Sebastiano, protettore dalla peste, appare come nota dominante, specie nel Rinascimento, col simbolo del suo primo martirio, la freccia, e raramente col bastone, emblema della sua morte. Innumerevoli pittori dai nomi prestigiosi, scultori ed artisti di tutti i tempi si sono ispirati al mito di San Sebastiano: il Pollaiolo, il Mantegna, il Perugino, Raffaello, il Pinturicchio. Tra gli affreschi il capolavoro di Benozzo Gozzoli che si ammira nella chiesa di Sant'Agostino a San Gemignano; l'immagine di San Sebastiano di Michelangelo, dipinta nella Cappella Sistina, quella del Sodoma nella Galleria Palatina a Firenze.

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