21 Giugno : San Luigi Gonzaga - Preghiere, Litanie, Inno e vita

Ieri si è conclusa

la novena a San Luigi Gonzaga e pratica delle sei Domeniche

 

 

Preghiera a San Luigi Gonzaga 

 

"O San Luigi Patrono della gioventù, rendimi Angelo come sei tu"

O amabile San Luigi, la cui illibata purezza rese simile agli Angeli, e l'ardente amore a Dio eguagliò ai Serafini del Cielo, volgete su di me uno sguardo misericordia. Voi vedete quanti nemici mi attornano, quante occasioni insidiano all'anima mia; e come la freddezza del mio amore a Dio mi metta a pericolo offenderlo ad ogni piè sospinto e di allontanarmi da Lui, lasciandomi adescare fallaci piaceri di terra.

Salvatemi Voi, o gran Santo... a Voi mi affido. Impetratemi Voi ardente amore Gesù Sacramento ed ottenetemi grazia ch'io sempre mi accosti al Banchetto Eucaristico con cuore puro e contrito, ripieno di fede viva ed umiltà profonda. Le mie comunioni allora saranno, come le furono per Voi, potente farmaco d'immortalità, soave profumo dell'eterno bacio di Dio. 

 

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Preghiera di Giovanni Paolo II a San Luigi Gonzaga



1. San Luigi, povero in spirito, 
a te con fiducia ci rivolgiamo, 
benedicendo il Padre celeste, 
perché in te ci hai offerto una prova eloquente 
del suo amore misericordioso. 
Umile e confidente adoratore 
dei disegni del Cuore divino, 
ti sei spogliato sin da adolescente 
di ogni onore mondano 
e di ogni terrena fortuna. 
Hai rivestito il cilicio della perfetta castità, 
hai percorso la strada dell’obbedienza, 
ti sei fatto povero per servire Iddio, 
tutto a Lui offrendo per amore. 


2. Tu, “puro di cuore”,
rendici liberi da ogni mondana schiavitù. 
Non permettere che i giovani 
cadano vittime dell’odio e della violenza; 
non lasciare che essi cedano alle lusinghe 
di facili e fallaci miraggi edonistici. 
Aiutali a liberarsi da ogni sentimento torbido, 
difendili dall’egoismo che acceca, 
salvali dal potere del Maligno. 
Rendili testimoni della purezza del cuore. 


3. Tu, eroico apostolo della carità, 
ottienici il dono della divina misericordia, 
che smuova i cuori induriti dall’egoismo 
e tenga desto in ciascuno l’anelito verso la santità. 
Fa’ che anche l’odierna generazione 
abbia il coraggio di andare contro corrente, 
quando si tratta di spendere la vita, 
per costruire il Regno di Cristo. 
Sappia anch’essa condividere 
la tua stessa passione per l’uomo, 
riconoscendo in lui, chiunque egli sia, 
la divina presenza di Cristo. 


4. Con te invochiamo Maria, 
la Madre del Redentore. 
A Lei affidiamo l’anima e il corpo, 
ogni miseria e angustia, 
la vita e la morte, 
perché tutto in noi, 
come avvenne in te, 
si compia a gloria di Dio, 
che vive e regna 
per tutti i secoli dei secoli. 
Amen!


O Angelico S.Luigi, che fra le delizie e i pericoli della corte, ad una meravigliosa innocenza e purità di vita uniste una meravigliosa mortificazione e penitenza; deh! Otteneteci che, non avendovi noi per nostra sventura imitato innocente, v'imitiamo penitente.


Pater, Ave, Gloria.



O Serafino in terra, S.Luigi, cui il Signore accese di tanto ardore di carità che ne venne consumata la vostra vita, che naturalmente breve può pareggiarsi alla più lunga vita, perchè feconda di opere di divina carità; deh! fateci crescere nell'amor di Dio e nell'esercizio delle cristiane virtù in modo, che, riparando al tempo perduto, possiamo anche noi adunare nel cielo un ricco tesoro di meriti.


Pater, Ave, Gloria.



O martire della carità, S.Luigi, che fatto religioso, ne aveste sublime spirito di sacrifizio pel bene del prossimo aiutandolo in ogni maniera nel tempo della peste in Roma: deh! otteneteci una carità così generosa pel nostro prossimo, che ci renda veri imitatori di Gesù Cristo morto per la salute degli uomini.


Pater, Ave, Gloria.

 

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Litanie a San Luigi Gonzaga 

composte dalla B. Luigia Mazzotta



Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
O Dio Padre del cielo, abbi pietà di noi
O DIo Figlio del Redentore del mondo, abbi pietà di noi
O Dio Spirito Santo, abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi
Santa Maria, prega per noi
San Luigi Gonzaga, prega per noi
San Luigi, giglio di celeste purità, prega per noi
San Luigi, martire occulto, prega per noi
San Luigi, specchio d'ubbidienza, prega per noi
San Luigi, vincitore del mondo, prega per noi
San Luigi, tenero amante della Croce, prega per noi
San Luigi, che intercedi per i peccatori, prega per noi
San Luigi, guida sicura della gioventù, prega per noi
San Luigi, appassionato figlio della Vergine Maria, prega per noi
San Luigi, consigliere dei dubbiosi, prega per noi
San Luigi, consolatore degli afflitti, prega per noi
San Luigi, disprezzatore delle terrene grandezze, prega per noi
San Luigi, divenuto povero per Gesù Cristo, prega per noi
San Luigi, ricco di beni celesti, prega per noi
San Luigi, conculcatore del rispetto umano, prega per noi
San Luigi, intimo amico di Gesù Crocifisso, prega per noi
San Luigi, al centro del cuore del verbo, prega per noi
San Luigi, dolce compagno dei sofferenti, prega per noi
San Luigi, liberatore dei prigionieri, prega per noi
San Luigi, difensore degli innocenti, prega per noi
San Luigi, perfetto esemplare di perfezione, prega per noi
San Luigi, operatore di miracoli, prega per noi
San Luigi, conforto e tutela di chi ti invoca, prega per noi
San Luigi, maestro di divina sapienza, prega per noi
San Luigi, fiore solitario dei chiostri, prega per noi
San Luigi, arcano suscitatore di vocazioni, prega per noi
San Luigi, dispensatore dei tesori di misericordia, prega per noi
San Luigi, che hai zelato la parola di Dio, prega per noi
San Luigi, flagellatore del tuo corpo, prega per noi
San Luigi, che hai tormentato i tuoi sogni, prega per noi
San Luigi, esempio di umiltà, prega per noi
San Luigi, terrore dei demoni, prega per noi
San Luigi, emulatore dei serafini, prega per noi
San Luigi, vittima di carità tra gli appestati, prega per noi
San Luigi, rapito dagli angeli alla terra, prega per noi
San Luigi, che intercedi per le anime nostre, prega per noi
San Luigi, che vai incontro ai morenti, prega per noi

O Dio, distributore di celesti doni, che nell'angelico San Luigi ad una innocenza meravigliosa hai unito una grande penitenza, per i meriti di San Luigi concedi che, non avendolo seguito sulla via dell'innocenza, possiamo imitarlo sulla via della penitenza.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

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Inno a San Luigi Gonzaga

 

O Luigi, o vago giglio,
di candore immacolato,
proni a te leviamo il ciglio
e l’ardente nostro cor.

 

O del Ciel Angiol beato,
della terra eletto fior.

Là, nell’etra dove siedi,
d’alma luce incoronato,
il tripudio nostro vedi
e dell’alme il vivo amor.

 

O del Ciel Angiol beato,
della terra eletto fior.

Angioletto in veste umana,
come augello a vol librato,
della vita la fiumana
non ti colse in suo furor.

 

O del Ciel Angiol beato,
della terra eletto fior.

 

luigi-gonzaga.jpg

Il Dio che mi chiama è Amore, come posso arginare questo amore, quando per farlo sarebbe troppo piccolo il mondo intero?

VITA DEL SANTO

 

Il 21 giugno cade la ricorrenza di uno dei santi meno compresi della Chiesa Cattolica: san Luigi Gonzaga. Un po’ di storia può aiutarci a comprendere meglio questo complesso giovane santo, uno dei patroni della gioventù. Cerchiamo di recuperare l’autentico Luigi nella sua vera identità. Luigi Gonzaga va protetto dalle mani di artisti anche troppo pii. Nei santini e nelle innumerevoli raffigurazioni che lo ritraggono, il giovane gesuita è solitamente ritratto con una talare nera come la notte e una cotta del bianco più bianco, che contempla beato l’elegante crocefisso che tiene con le sue mani sottili e curate. Spesso, per non farci mancare nulla, vicino a lui troviamo un giglio, simbolo della sua castità religiosa.

In se stesse, queste immagini non hanno nulla di sbagliato, eccetto il fatto che oscurano quella che fu una vita tutt’altro che delicata e impediscono a cristiani giovani e meno giovani di identificarsi con lui che, a dire la verità, era, sotto più di un aspetto, un ribelle.

Luigi Gonzaga nacque il 9 marzo 1568 a Castiglione delle Stiviere [in provincia di Mantova] da un ramo di una delle più potenti famiglie del Rinascimento italiano. Suo padre Ferrante era marchese di Castiglione; sua madre era dama di compagnia della moglie di Filippo II di Spagna, nella cui corte il marchese Gonzaga aveva una posizione eminente.

Luigi era il maschio primogenito e in lui erano concentrate le speranze del padre per il futuro della famiglia. Fin dall’età di quattro anni Luigi riceveva in dono armi giocattolo e accompagnava suo padre nelle esercitazioni militari, così che potesse imparare “l’arte delle armi”, come scrive Joseph Tylenda SJ nel suo libro Jesuit Saints and Martyrs (Santi e martiri gesuiti). In queste occasioni imparò anche diverse parole salaci dai soldati, con grande costernazione della sua nobile famiglia. Ferrante era così ansioso di preparare il figlio al mondo degli intrighi politici e delle imprese militari che gli procurò un’armatura della sua taglia di bambino e lo teneva accanto a lui mentre passava in rivista le truppe. All’età di sette anni, tuttavia, Luigi aveva altre idee e decise di essere poco interessato al mondo di suo padre e attratto da un tipo di vita molto diverso.

Ferrante era tuttavia conscio delle potenzialità del figlio ed era entusiasta al pensiero di renderlo erede del marchesato. Nel 1577 mandò Luigi e suo fratello Rodolfo alla corte di un amico di famiglia, il granduca di Toscana Francesco de’ Medici, dove i due giovani avrebbero dovuto acquisire la maniere necessarie per ben figurare nella corte. Luigi però, lungi dal rimanere affascinato dagli intrighi e dalle pugnalate alle spalle (letterali e non figurate) che caratterizzavano il mondo decadente dei Medici, si ritirò in se stesso e si rifiutò di partecipare a quello che considerava un ambiente corrotto. A dieci anni, disgustato da ciò che vedeva, fece voto privato di non mai offendere Dio con il peccato.

Fu in quel periodo che Luigi iniziò seriamente le pratiche religiose, spesso molto severe, che lasciano perplessi i nostri contemporanei, i quali le giudicano segno di un animo abnormemente morboso, soprattutto visto che era ancora un bambino. È soprattutto per questa ragione che la sua vita oggi scandalizza anche molti devoti cattolici. Digiunava a pane e acqua tre volte la settimana. Si alzava a mezzanotte per pregare sul pavimento di pietra della sua stanza, in cui non voleva fosse acceso nessun fuoco, nemmeno nelle notti più fredde. È noto come fosse molto preoccupato di mantenere la sua castità e di salvaguardare la sua modestia. Butler, nelle sue Lives of the Saints (Vite dei santi), scrive come Luigi, fin dall’età di nove anni, “custodì i suoi occhi”, come scrivono gli autori spirituali: “Sappiamo, per esempio, che teneva gli occhi costantemente a terra in presenza delle donne e che non permetteva né al suo valletto né a chiunque altro di vedere i suoi piedi nudi”.

Queste pratiche, molto ammirate dalle passate generazioni, sono proprio ciò che allontanano da Luigi molti credenti contemporanei e che appaiono manifestazioni di una pietà quasi disumana.

Considerando questi aspetti della sua vita, dobbiamo però ricordare tre cose. Primo, la pietà cattolica prevalente a quel tempo, la quale raccomandava fortemente tali pratiche e che esercitò ovviamente una forte influenza su Luigi; il giovane aristocratico era, come tutti noi, un uomo del suo tempo. Secondo, quando faceva tutto questo, era ancora giovanissimo, e come molti giovanissimi di oggi, era trasportato da un entusiasmo adolescenziale più che da considerazioni da persona matura. Il terzo aspetto, forse il più importante, è che Luigi, in mancanza di modelli religiosi, in un certo senso fu costretto a creare la sua spiritualità personale (non aveva nessun adulto che gli dicesse “Basta così, Luigi”). Nella sua fuga disperata dal mondo corrotto e licenzioso in cui si trovò a vivere, il caparbio Luigi, a cui mancava una guida adulta, andò troppo in là nel suo tentativo di essere santo.

Negli anni seguenti, tuttavia, riconobbe i suoi eccessi. Quando entrò nella Società di Gesù disse questo di sé: “Sono un pezzo di ferro contorto, e sono entrato nella vita religiosa per essere raddrizzato” (questa famosa frase, secondo lo studioso gesuita John Padberg, poteva anche riferirsi al carattere contorto della famiglia Gonzaga).

Nel 1579, dopo due anni passati a Firenze, il marchese mandò i suoi due figli a Mantova, presso dei parenti; a dispetto dei piani di Ferrante, la casa di uno di essi vantava una bella cappella privata e Luigi prese a passarvi molto tempo, leggendo le vite dei santi e meditando sui Salmi. Fu lì che al figlio del marchese venne in mente l’ipotesi del sacerdozio. Anche dopo il ritorno a Castiglione Luigi continuò le sue letture e le sue meditazioni, e quando il cardinale Carlo Borromeo visitò la famiglia fu fortemente impressionato dalla serietà e dalla cultura del dodicenne. Il cardinale scoprì che Luigi non aveva ancora fatto la prima comunione e così lo preparò a riceverla (in questo modo, un futuro santo ricevette la prima comunione da un altro futuro santo).

Nel 1581 Ferrante, che ancora intendeva fare di Luigi il suo erede, decise che la famiglia sarebbe andata in Spagna con Maria d’Austria. Maria era la vedova dell’imperatore Massimiliano II [d’Asburgo] e Ferrante vide nel suo ritorno in Spagna un’eccellente opportunità per il figlio. Luigi divenne un paggio al seguito dell’erede al trono spagnolo, il duca delle Asturie, e fu fatto cavaliere dell’Ordine di San Giacomo di Compostela.

Ma tutti questi onori non fecero che rafforzare la sua determinazione a non vivere una tale vita. A Madrid ebbe un confessore gesuita e decise di diventare anch’egli un gesuita, ma il suo confessore lo avvertì che, prima di entrare nel noviziato, avrebbe dovuto chiedere il permesso di suo padre.

Quando Luigi parlò con suo padre, Ferrante ebbe un accesso d’ira e minacciò di frustarlo. Ne seguì uno scontro tra il fiero e intransigente marchese di Castiglione e l’egualmente determinato sedicenne. Sperando di fargli cambiare idea, riportò il figlio in Italia e lo mandò, assieme al fratello, per diciotto mesi in giro per le corti d’Italia; ma quando tornò a Castiglione, Luigi non aveva cambiato idea.

Di fronte alla perseveranza del figlio, Ferrante diede finalmente il suo permesso. Nel novembre [1585] Luigi, all’età di diciassette anni, rinunciò alla sua eredità in favore del fratello Rodolfo, che era un tipico Gonzaga con tutti i difetti di quella famiglia. Lasciatosi alle spalle la sua vecchia vita, partì per Roma.

Mentre andava verso il suo noviziato, Luigi portava con sé una lettera di suo padre al superiore generale dei gesuiti, che conteneva questa frase: “Voglio dire semplicemente che sto consegnando nelle mani di Sua Eccellenza Reverendissima la cosa più preziosa che possegga al mondo”.

Al Metropolitan Museum of Art [di New York] è esposto un colossale dipinto del Guercino che mostra allegoricamente il momento della decisione di Luigi. Grazie ai ritratti contemporanei conosciamo abbastanza bene il suo volto e il Guercino lo ritrae con il lungo naso e il volto magro dei Gonzaga. Sotto un arco marmoreo e un gruppo di cherubini e serafini che suonano e cantano vediamo Luigi, con una talare gesuita nera e una cotta bianca; osserva assorto un angelo davanti a un altare, che indica un crocefisso. Lontano sullo sfondo, sotto un bel cielo italiano, sta il castello di suo padre. Ai piedi di Luigi un giglio, simbolo della castità. Dietro di lui, per terra, la corona del marchesato, che il giovane ha ceduto. Sopra di lui scende un cherubino che pone sulla testa di Luigi un altro tipo di corona, quella della santità.

La sua determinazione a entrare nella vita religiosa nonostante la fiera opposizione di suo padre mi riempiva di ammirazione durante il mio noviziato gesuita. Quando annunciai ai miei genitori la mia intenzione di abbandonare il mondo del business per entrare nel noviziato, anche loro non furono contenti, almeno all’inizio, e speravano che non sarei entrato nei gesuiti (ma non minacciarono di frustarmi). Dopo alcuni anni giunsero ad accettare la mia decisione e a sostenere con gioia la mia vocazione; ma nei primi tempi, quando io ero determinato e lo erano anche loro [in senso contrario], Luigi fu il mio patrono.

Nella sua instancabile ricerca di Dio, e soprattutto nella sua volontà di disfarsi delle ricchezze materiali, Luigi è l’emblema perfetto di una meditazione fondamentale degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio, quella dei “Due vessilli”. In questa meditazione bisogna immaginare che ci chiedano di combattere sotto il vessillo di uno dei due capi, Cristo Re o Satana. Se uno sceglie di servire Cristo, deve necessariamente imitare la vita di Gesù e scegliere “la povertà opposta alla ricchezza […] gli insulti e il disprezzo opposti agli onori di questo mondo […] l’umiltà opposta all’orgoglio”. Pochi hanno impersonato tutto questo come Luigi; per me è stato un grande eroe.

Date le severissime pratiche adottate in precedenza, il noviziato gesuita fu sorprendentemente facile per lui. Scrive padre Tylenda: “La vita da novizio si rivelò meno esigente di quella che si era imposta da se stesso a casa” (anche la mancanza dei continui litigi con il padre deve avergli donato un certo sollievo). Fortunatamente i suoi superiori gli prescrissero di mangiare con più regolarità, di pregare meno, di fare attività più rilassanti, e in generale di ridurre le sue penitenze. Luigi accettò queste limitazioni. Richard Hermes SJ, in un saggio intitolato On Understanding the Saints (Capire i santi), ha scritto che, come fu la ferrea volontà di adempiere alla volontà di Dio che lo portò alle sue penitenze estreme, “fu una egualmente ferrea obbedienza che lo portò a moderarle una volta nella Compagnia”.

“C’è poco da dire sulla vita di san Luigi nei successivi due anni, salvo che si dimostrò un novizio ideale” scrive Butler nelle Lives of the Saints. Nel 1587 pronunciò i voti di povertà, castità e obbedienza; l’anno seguente ricevette gli ordini minori e cominciò i suoi studi di teologia.

All’inizio del 1591 scoppiò un’epidemia di peste a Roma. Dopo aver raccolto elemosine per le vittime, Luigi cominciò a lavorare con i malati, a togliere dalle strade chi stava morendo e a portarli nell’ospedale fondato dai gesuiti; lì lavava e dava da mangiare ai malati e li preparava meglio che poteva a ricevere i sacramenti. Ma, sebbene si mettesse anima e corpo in questo compito, in privato confessava al suo direttore spirituale, Roberto Bellarmino, che gli rivoltava la vista e l’odore dei malati e che gli era estremamente penoso vincere quel disgusto fisico.

In quel periodo molti dei gesuiti più giovani erano già stati infettati, così i suoi superiori gli proibirono di tornare all’ospedale: Luigi, abituato per molto tempo ai rifiuti del padre, insistette e chiese il permesso di tornare, che gli fu concesso. Gli diedero il permesso di occuparsi dai malati, ma solo nell’ospedale chiamato Nostra Signora della Consolazione, dove non era ammesso chi aveva una malattia contagiosa. Un giorno, Luigi sollevò un malato dal suo lettuccio, lo medicò, poi lo rimise steso. Quell’uomo era appestato: Luigi si ammalò e si mise a letto il 3 marzo 1591.

Per un po’ si riprese, poi la febbre e la tosse ricominciarono e andarono avanti per settimane. Mentre pregava, ebbe il presentimento che sarebbe morto nel giorno del Corpus Domini, e quando quel giorno arrivò, agli amici che erano con lui apparve migliorato rispetto ai giorni precedenti. La sera arrivarono due sacerdoti a dargli la comunione. Così racconta padre Tylenda: “Quando due gesuiti gli vennero accanto, notarono che il suo volto era mutato e compresero che il loro giovane Luigi stava per morire. I suoi occhi erano fissi sul crocefisso che teneva in mano; morì mentre tentava di pronunciare il nome di Gesù”. Come Giovanna d’Arco e i martiri dell’Uganda, Luigi Gonzaga morì con il nome di Gesù sulle labbra. Aveva 23 anni.

La sua peculiare santità era stata riconosciuta già lui vivente, soprattutto dai suoi confratelli gesuiti. Dopo la sua morte, quando il cardinale Roberto Bellarmino guidava i giovani studenti gesuiti negli esercizi spirituali a Roma, diceva di un particolare tipo di meditazione “Questo l’ho imparato da Luigi”. Fu beatificato solo quattordici anni dopo la sua morte, nel 1605, e proclamato santo nel 1726.

Durante il noviziato feci la sua conoscenza. Sarebbe stato impossibile ignorarlo: è uno dei santi patroni dei giovani gesuiti; assieme a san Stanislao Kostka e san Giovanni Berchmans compone un trio di santi gesuiti morti in giovane età. Appaiono spesso insieme nelle chiese gesuite: Luigi con il giglio, Giovanni con il rosario, Stanislao con le mani giunte e lo sguardo pio fisso al cielo.

Quando ero novizio trovavo naturale pregare questi tre santi, perché secondo me capivano bene le difficoltà del noviziato, della formazione gesuitica e della vita religiosa. San Giovanni Berchmans infatti avrebbe detto “Vita communis est mea maxima penitentia”: la vita in comunità è la mia maggiore penitenza. Questo è davvero un santo che un novizio dovrebbe pregare. D’altro canto, come disse un giorno il cardinale Avery Dulles SJ: “Be’, mi chiedo cosa la comunità pensasse di lui!”.

Solamente due anni dopo la fine del noviziato, quando cominciai a lavorare con i rifugiati in Kenya, mi misi a pregare seriamente san Luigi. Già allora mi chiedevo perché: questa improvvisa devozione era una sorpresa anche per me. Qualche volta penso che la ragione per cui cominciamo a pregare un santo è che quel santo ha già cominciato a pregare per noi.

Ogni volta che la vita a Nairobi era dura, e accadeva spesso, mi trovavo a pensare a Luigi. Quando ero frustrato perché, al mattino, improvvisamente non c’era più acqua, chiedevo silenziosamente l’intercessione di san Luigi. Quando la jeep malconcia che guidavo non si voleva accendere (ancora!), chiedevo a san Luigi un aiutino.
Quando i ladri si intrufolavano nel nostro edificio e mi portavano via le scarpe, la macchina fotografica e quel poco denaro che avevo risparmiato, chiedevo a san Luigi di non farmi perdere quella scarsa riserva di pazienza su cui potevo ancora contare. E quando sono stato costretto a letto per due mesi a causa della mononucleosi e mi chiedevo cosa ci stessi facendo in Kenya, cercai la sua intercessione e il suo incoraggiamento, perché ero sicuro che ne sapesse qualcosa della malattia.
Durante i due anni che ho passato in Kenya, avevo la sensazione che se ne stesse al suo posto in paradiso e vegliasse su di me, per quanto poteva. Avrà certamente avuto molto da fare.

* Il gesuita americano James Martin è editorialista del settimanale cattolico America ed autore del libro “Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt” (Editore Marcianum, 2018). Padre James ha portato un contributo sull’accoglienza delle persone LGBT nella Chiesa Cattolica all’Incontro Mondiale delle Famiglie Cattoliche di Dublino e porterà una sua riflessione anche al 5° Forum dei cristiani LGBT italiani (Albano Laziale, 5-7 ottobre 2018).

 

Testo originale: Recovering the real St. Aloysius Gonzaga

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