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20 maggio 2017 6 20 /05 /maggio /2017 23:13

 

Magallanesd.jpg

 

Preghiera a San Cristobal Magallanes (italiano)

 

San Cristobal Magallanes Jara,
martire messicano, hai chiesto in anticipo,
a Dio e alla Santissima Vergine,
la grazia del martirio per il bene della Chiesa e del Paese.
Prega per noi.
 

Preghiera a San Cristobal Magallanes (spagnolo)

 

San Cristóbal Magallanes Jara,

mártir mexicano, que pediste de antemano,

a Dios y a la Santísima Virgen,

la gracia del martirio por el bien de la Iglesia y de la Patria.

Ruega por nosotros.

 

 

VITA

 

Magallanes nacque a Totaltiche, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara) il 30 luglio 1869. Parroco nella sua terra natale.
Sacerdote dalla fede ardente, prudente direttore dei suoi fratelli sacerdoti e pastore pieno di zelo fu dedito al miglioramento umano e cristiano dei suoi fedeli. Missionario tra gli indigeni "huichole" e fervente divulgatore del Rosario a Maria, Vergine Santissima. Le vocazioni sacerdotali erano ciò a cui maggiormente si dedicava nel lavoro della sua vigna. Quando i persecutori della Chiesa chiusero il Seminario di Guadalajara, si offrì di fondare nella sua parrocchia un Seminario per proteggere, orientare e formare i futuri sacerdoti, ed ottenne un abbondante raccolto. Il 25 maggio 1927 venne fucilato a Colotlán, Jalisco assieme ad altri martiri cristiani, sacerdoti e laici. Di fronte al carnefice ebbe la forza di confortare il suo ministro e compagno di martirio, Padre Agustín Caloca, dicendogli: "Stai tranquillo, figliolo, solo un momento e poi il cielo". Poi, rivolgendosi alla truppa, esclamò: "Io muoio innocente e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l'unione dei miei fratelli messicani". I 25 santi martiri messicani (Cristoforo Magallanes Jara e 24 compagni), per volontà di Giovanni Paolo II, entrarono subito dopo la canonizzazione nel Calendario Romano al 21 maggio con il grado di “memoria facoltativa”.

 

25.jpg

 

I loro nomi sono:

i sacerdoti Romano Adame, Rodrigo Aguilar, Giulio Álvarez, Luigi Batis Sáinz, Agostino Caloca, Matteo Correa, Attilano Cruz, Michele de la Mora, Pietro Esqueda Ramírez, Margarito Flores, Giuseppe Isabel Flores, Davide Galván, Pietro Maldonado, Gesù Méndez, Giustino Orona, Saba Reyes, Giuseppe Maria Robles, Turibio Romo, Gennaro Sánchez Delgaldillo, Tranquillino Ubiarco e Davide Uribe; e i laici Emanuele Morales, Salvatore Lara Puente e Davide Roldán Lara.

 

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20 maggio 2017 6 20 /05 /maggio /2017 09:09

san bernardino da siena

   

  Preghiera a SAN BERNARDINO da Siena

 

O Dio, che hai dato al santo sacerdote Bernardino

un raro amore per il santo nome di Gesù,

per i suoi meriti e le sue preghiere

dona a noi lo spirito di questo tuo amore.

Per Cristo nostro Signore. Amen 

 

 

 

Il nome di Gesù è splendore degli evangelizzanti 

 

Dai « Discorsi » di san Bernardino da Siena, sacerdote (Serm. 49 de nom. Iesu:; Opera omnia 4, 505-506).

 

"Il Nome di Gesù è splendore degli evangelizzanti, ossia dei predicatori, per il fatto che egli fa annunziare e udire, con irradiante fulgore, la sua parola. Chi ha mai portato per tutta la terra questa luce celestiale, sì grande e sì repentina della Fede, se non il Nome di Gesù predicato? E non è, forse, con lo splendore e con la dolcezza di questo Nome che Iddio ci ha chiamato all'ammirabile luce sua? Non è a noi, in tal modo illuminati, che nel lume suo vediamo la luce, non è a noi, dico, che l'apostolo Paolo giustamente ripete: Una volta eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore e come figli della luce dovete vivere?

Ma perché questo Nome si possa manifestare in tutto il suo splendore, è necessario predicarlo; e deve essere annunziato da labbra pure ed erompere da un cuore santo ed eletto, com'era quello dell'apostolo Paolo, di cui disse il Signore: Egli è un vaso eletto da me a portare il Nome mio davanti alle genti e ai re e ai figliuoli d'Israele. Vaso eletto, dice, ove è contenuto un soavissimo liquore, e lo si vede, sì che induce ad acquistarlo e a berlo col suo colore e splendore affascinante: a portare, aggiunge, il mio Nome .

Poiché come col fuoco si purga il terreno dalle spine e dai rovi, e si rende fertile; e come al sorger del sole i ladri e gli assassini corrono a nascondersi; così alla parola convincente, splendida e poderosa di Paolo veniva distrutta l'infedeltà pagana, la falsità spariva e, come un sole, risplendeva la verità, al modo di cera che si discioglie al calore di un fuoco caldissimo.

Né egli annunziava il Nome di Gesù soltanto con la parola, ma e con gli scritti, coi costumi, con gli esempi e coi miracoli: assiduamente lodava un tanto Nome, lo celebrava con rendimento di grazie, lo portava davanti alle genti, e ai re e ai figliuoli d'Israele; con i raggi sfolgoranti di quel mistico Sole illuminava le nazioni e ovunque elevava quel grido della lettera ai Romani: La notte è inoltrata e il giorno si avvicina; gettiamo via, dunque, l'opera delle tenebre, rivestiamo le armi della luce. Come in pieno giorno camminiamo onestamente. E mostrava a tutti la lucerna ardente e risplendente di sopra il candeliere, annunziando ovunque Gesù, e questi crocifisso.

Dimodoché la sposa di Cristo, la Chiesa, sorretta dalla testimonianza di lui, giubila col salmista, esclamando: O Dio, tu m'hai istruito fin dalla mia giovinezza, e fino ad ora ho proclamato le tue meraviglie, cioè sempre. E a ringraziarlo continuamente di ciò c'invita ancora il Profeta, col dirci: Cantate al Signore e benedite il suo Nome, annunziate ogni giorno la sua salvezza, cioè Gesù Salvatore."

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Canonizzato nel 1450, cioè a soli sei anni dalla morte, era nato nel 1380 a Massa Marittima, dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano dei genitori in giovane età fu allevato a Siena da due zie. Frequentò lo Studio senese fino a ventidue anni, quando vestì l'abito francescano. In seno all'ordine divenne uno dei principali propugnatori della riforma dei francescani osservanti. Banditore della devozione al santo nome di Gesù, ne faceva incidere il monogramma «YHS» su tavolette di legno, che dava a baciare al pubblico al termine delle prediche. Stenografati con un metodo di sua invenzione da un discepolo, i discorsi in volgare di Bernardino sono giunte fino a noi. Aveva parole durissime per quanti «rinnegano Iddio per un capo d'aglio» e per «le belve dalle zanne lunghe che rodono le ossa del povero». Anche dopo la sua morte, avvenuta alla città dell'Aquila, nel 1444, Bernardino continuò la sua opera di pacificazione. Era infatti giunto morente in questa città e non poté tenervi il corso di prediche che si era prefisso. Persistendo le lotte tra le opposte fazioni, il suo corpo dentro la bara cominciò a versare sangue e il flusso si arrestò soltanto quando i cittadini dell'Aquila si rappacificarono. (Fonte Avvenire)

 

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17 maggio 2017 3 17 /05 /maggio /2017 08:54

s.pasquale.baylon

Ieri si è conclusa la

 

Preghiera a San Pasquale Baylon per chiedere una grazia

 

Glorioso San Pasquale, eccoci prostrati ai piedi del vostro altare per implorare il vostro aiuto nelle nostre miserie spirituali e corporali. Voi, che sempre asciugate le lacrime di coloro che soffrono, ascoltate dal cielo l’umile nostra preghiera, intercedete per noi presso il Trono dell’Altissimo ed otteneteci la grazia che ardentemente desideriamo. E’ vero, le tante colpe da noi commesse ci rendono indegni di essere esauditi, ma la nostra speranza e’ risposta in Voi, nella vostra portentosa virtu’ taumaturgica che vi ha reso caro a Dio e amabile agli uomini. Ascoltate dunque la nostra voce, e noi e quanti sentono continuamente gli effetti benefici della vostra potente mediazione, celebreremo il vostro nome per tutta l’eternita’. Amen

 

 

 

Preghiera a San Pasquale Baylon per grazia ricevuta

 

O gloriosissimo San Pasquale, eccoci prostrati ai piedi del tuo altare col cuore trabboccante di gioia e gratitudine per la grazia che benignamente ci hai impetrato da Dio. Eravamo nelle angustie e ci siamo rivolti con fiducia a Te, Tu hai accolto la nostra povera preghiera e ci hai consolato. Si elevino dunque canti di lode alla tua potente intercessione, e al tuo cuore pietoso e compassionevole siano rese infinite grazie. E come pratica espressione della nostra riconoscenza, promettiamo davanti a Dio e davanti al tuo prodigioso Simulacro, di condurre, ad oggi in avanti, una vita piu’ virtuosa ed esemplare, in modo da meritarci sempre le tue grazie in questa terra, per poter un giorno venire a lodarti e a ringraziarti piu’ degnamente in paradiso. Amen.

 

 

Preghiera a San Pasquale Baylon per una persona inferma

 

Prostrati umilmente dinnanzi al vostro altare, o glorioso San Pasquale, a Voi alziamo la nostra fervida preghiera a favore di una persona inferma che, dal letto dei suoi dolori, invoca il vostro aiuto e spera nella vostra potente intercessione.O nostro caro Santo, le innumerevoli grazie che continuamente ottenete da Dio, a beneficio dei vostri devoti, ci dicono che Voi siete il nostro grande Avvocato, il nostro potente Mediatore, il nostro Medico celeste. Ascoltate, vi supplichiamo, i gemiti e i sospiri di un vostro caro devoto, asciugate le sue lacrime, mitigate gli acerbi dolori che l’affliggono, sanate quel corpo martoriato da tante malattie funeste. Oh, quanto ci sara’ dolce e confortevole poter ritornare ai piedi del vostro altare insieme al vostro beneficato e cantare con lui l’inno solenne di lode e di ringraziamento in segno di perenne gratitudine. Amen

 

 

Preghiera a San Pasquale Baylon

 

Prostrato davanti a voi, o glorioso san Pasquale, vi supplico per i favori che avete ricevuti da Dio, a non negarmi il vostro patrocinio, mentre io vi domando la grazia che più di ogni altra mi preme: l'eterna Salute di questa povera anima mia. Ottenetemi aborrimento al peccato, affinché libero di colpa, senta sempre vivo in me l'amore di Dio e più compassionevole amore per il prossimo. Assistetemi in quel supremo pericolo che è l'ora della mia morte, e fate che questa avvenga come la vostra: nella grazia del Signore, e mi schiuda la gioia del Paradiso.

Proteggetemi infine in tutte le mie necessità temporali allorché vi prego, e concedetemi ciò che vi chiedo, se questo risulti in bene per me. O grande e buono san Pasquale, fate che a voi io non mi rivolga invano, giacché ho ferma speranza di conseguire dalla divina bontà, per vostra intercessione, quanto desidero.

 

Si recita poi :

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

Preghiera a San Pasquale Baylon

 

O gran San Pasquale ammirabile per la tua umilta’ tanto che in te ben si vede avverato che Dio esalta gli umili e ad essi da la grazia mentre resiste ai superbi, ed a quelli rivela grandi cose, a questi le cela; per quelle ammirabili prerogative che avesti di penetrare i cuori, di rivelare le cose future, di ricondurre sulla via della salute le piu’ sviate anime e dare la santita’ ai piu’ disperati infermi, ma soprattutto per l’amore e lo zelo specialissimo che dimostrasti per il Santissimo Sacramento, tanto che anche dopo morto ti sollevasti ad adorarlo e fosti dall’infallibilita’ pontificia dichiarato patrono universale delle congregazioni eucaristiche, facci umili di cuore e guidaci nell’amor tuo a Gesu’ Sacramento affinche’ possiamo un giorno con te adorare senza velo quel Signore che oggi adoriamo sotto le eucaristiche specie. Amen

 

 

Preghiera a San Pasquale Baylon

 

O Dio, che hai dato a San Pasquale Baylon la grazia di seguire sino in fondo Cristo povero ed umile, concedi anche a noi di vivere fedelmente la nostra vocazione, per giungere alla perfetta carita’ che ci hai proposto nel Tuo Figlio, Egli e’ Dio, e vive e regna con Te, nell’unita’ dello spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

Preghiera a San Pasquale Baylon

 

O Signore, che in San Pasquale ci hai dato un grande modello di santita’ fa che per i suoi meriti e l’intercessione possiamo vivere da veri cristiani.Allontana ogni insidia del male, dona gioia, serenita’, concordia familiare e ogni bene a quanti ti invocano. Amen.

 

 

Preghiera a San Pasquale Baylon

 

O Signore, che hai dato a San Pasquale Baylon un cuore povero e aperto alle necessita’ degli umili, concedi anche a noi di tenere il cuore distaccato dai beni della terra e di far partecipi i piu’ bisognosi al frutto della nostra carita’.Allontana ogni insidia del male, dona gioia, serenita’, concordia familiare e ogni bene a quanti ti invocano. Amen.

 

 

Preghiera a San Pasquale Baylon

 

O Signore, che hai scelto San Pasquale per vivere la tua parola e toccare i cuori dei peccatori, suscita nella tua Chiesa, zelanti annunciatori del vangelo, e conduci tutti gli uomini alla verita’ nell’unita’ delle menti e dei cuori. Allontana ogni insidia del male, dona gioia, serenita’, concordia familiare e ogni bene a quanti ti invocano. Amen.

 

 

Preghiera a San Pasquale Baylon

 

O Dio, che hai ispirato a San Pasquale un profondo amore verso il mistero eucaristico, concedi anche a noi di saper attingere dal divino banchetto la stessa ricchezza spirituale. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

 

VITA DEL SANTO

 

 

San Pasquale (Pascual) Baylón Yubero (Torrehermosa, 16 maggio 1540 – Villarreal, 17 maggio 1592) è stato un religioso spagnolodell'Ordine dei Frati Minori Alcantarini: è stato proclamato Santo da Papa Alessandro VIII (1690). Nato il giorno di Pentecoste (in spagnolo Pascua de Pentecostés, da cui il nome di Pasquale) da Martino e Isabella Jubera, in una famiglia di umile condizione, da fanciullo fu garzone di un allevatore di pecore. Manifestò fin da piccolo la sua vocazione spirituale trascorrendo le lunghe ore del pascolo del gregge in meditazione e preghiera. Imparò a leggere da autodidatta esercitandosi sui libri di preghiere. A diciotto anni chiese l'ammissione al noviziato presso il convento di Santa Maria di Loreto della congregazione dei Frati Minoriaderenti alla riforma di san Pietro d'Alcantara, ma riuscì ad esserne ammesso solo due anni dopo. Nel frattempo, lavorando presso il ricco allevatore Martino Garcia, che lo aveva preso a ben volere, rifiutò l'offerta di quest'ultimo di divenire suo erede. Il 2 febbraio 1564 fece la professione solenne di fede come frate converso. Fu per anni addetto al servizio di portineria, anche nei conventi di Játiva e Valenza. L'eucarestia fu il centro della sua vita spirituale. Pur essendo illetterato, seppe difendere coraggiosamente la sua fede, soprattutto riguardo l'eucarestia, rischiando anche la vita durante un difficile viaggio che, nel 1576, fu incaricato di compiere fino a Parigi, attraversando la Francia calvinista dell'epoca. Dopo il viaggio Pasquale scrisse una raccolta di sentenze per comprovare la reale presenza di Gesù nell'eucarestia ed il potere divino trasmesso al Papa. Morì all'età di 52 anni, il giorno di Pentecoste, nel convento del Rosario a Villarreal.

 

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16 maggio 2017 2 16 /05 /maggio /2017 12:56

 

Bobola.jpg

 

Giaculatoria

 

 Sant' Andrea Bobola, pregate per noi

 

 

 

 

VITA DEL SANTO

Figlio di nobili polacchi nato a Sandomir il 30 novembre 1591, a vent'anni entra fra i Gesuiti e diventa sacerdote nel 1622, con l'incarico della predicazione. Padre Andrea Bobola ha una fede tranquilla, nutrita di studi e stimolata da un vivace gusto personale per il confronto con chiunque. Di lui si puo' dire che non puo' vivere senza predicare. Ammirano il suo coraggio i cattolici, ma pure molti cristiani dissidenti. E i nemici lo chiamano cacciatore di anime, con una avversione che e' anche un riconoscimento al suo coraggio, al suo gridare dai tetti, sempre e davanti a chiunque. Una rivolta di cosacchi al servizio dell'Impero russo (nemico della Polonia) scatena persecuzioni, con chiese e conventi messi a fuoco. Proprio per questo Andrea Bobola rimane a predicare tra i disastri. È di questi esempi che hanno bisogno i fedeli. Una banda cosacca lo cattura e lo uccide dopo molte sevizie: e' il 16 maggio 1657. È stato canonizzato da Pio IX nel 1938.

 

san.JPG

 

 

 

 

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15 maggio 2017 1 15 /05 /maggio /2017 21:28

Ieri si è conclusa la  Novena a Sant'Isidoro (6 maggio - 14 maggio)

 

 

Preghiera a Sant'Isidoro agricoltore

 

Umilmente prostrati innanzi a Voi, o inclito nostro Patrono S.Isidoro,
Vi preghiamo di accoglierci sotto il Vostro Patrocinio,
giacchè Voi foste
destinato da Dio ed a noi dato per protettore speciale.
Concedeteci la grazia di essere veri vostri devoti e perché foste a Dio
sommamente gradito per le Vostre eccelse virtù, dal trono di gloria,
ove ora sedete, degnatevi,
Vi preghiamo, volgere uno sguardo pietoso su tutti noi ed otteneteci
viva fede, ferma speranza ed ardente carità amando Dio ed il nostro
prossimo in Dio.
Fate che ad esempio Vostro impariamo la pratica dell’umiltà e della
mansuetudine, virtù insegnataci da Gesù Cristo nostro divino Maestro,
il distacco da ogni bene terreno e quella totale confidenza in Dio che
ci fa meritare e ci attira dal Cielo ogni Grazia e ogni benedizione sia
spirituale che temporale.
Degnatevi proteggere e difendere questa città al Vostro patrocinio
affidata dai divini flagelli che purtroppo meritiamo per i nostri peccati.
Spiegate finalmente la Vostra valevole protezione sulle nostre
campagne onde possano dare a suo tempo il frutto necessario per il
comune sostentamento; acciocchè praticando sul Vostro esempio
quanto Iddio da noi esige e domanda, possiamo avere la sorte di venire
un giorno a lodarlo ed a ringraziarlo insieme con Voi, per tutti i secoli
dei secoli. Così sia.

 

 

 

Preghiera a Sant'Isidoro agricoltore

 

Padre Santo,
da te discende la pienezza di ogni benedizione
e a te sale la voce del popolo
che benedice il tuo nome.

Nella tua benevolenza proteggi tutti gli agricoltori
e i loro strumenti di lavoro
fa’ che, mediante la loro operosità e il loro aiuto,
possano manifestare le meraviglie della tua creazione.

Per intercessione di Sant’Isidoro Agricoltore
concedi o Signore a tutti i lavoratori della terra
e a tutti noi, un cuore puro, affinché il tuo seme
porti molti frutti nella nostra vita.

Accendi nei nostri cuori
la carità verso tutti i nostri fratelli,
affinché uniti nel Tuo nome
e dopo aver trascorso nella pace
e nell’onestà la nostra vita terrena
possiamo venire un giorno a goderti in paradiso

 

 

 

Preghiera a Sant'Isidoro agricoltore

 

Dio, amante delle anime nostre,

concedici, te ne preghiamo,

che ad esempio e intercessione

del tuo santo Isidoro,

possiamo correre per la via

della perfezione e santificarci.

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Forse è stato messo poco in risalto l’ambizioso traguardo di “santità di coppia” che due semplici contadini di Madrid sono riusciti a raggiungere nel XII secolo: probabilmente perché la pratica devozionale ha fatto prevalere, nel marito, l’aspetto prodigioso e miracolistico, e la popolarità che lui si è guadagnato praticamente in tutto il mondo come patrono dei raccolti e dei contadini ha finito per oscurare un po’ quella di lei, che pure si è fatta santa condividendo gli stessi ideali di generosità e laboriosità del marito, raggiungendo la perfezione tra casseruole, bucati e lavori nei campi. Parliamo di San Isidoro di Madrid e della beata Maria Toribia, la cui festa si celebra nel mese di maggio (il 10 o il 15, dipende dai calendari), anche se lui, per il fatto di essere patrono dei campi, viene invocato e festeggiato praticamente in ogni stagione dell’anno, al tempo della semina come al tempo dei raccolti. Isidoro nasce a Madrid intorno al 1070 da una poverissima famiglia di contadini, contadino egli stesso tutta la vita, per necessità. Non sa né leggere né scrivere, ma sa parlare con Dio. Anzi, a Dio dedica molto tempo, sacrificando il riposo, ma non il lavoro, al quale si dedica appassionatamente. E quando l’urgenza di parlare con Dio arriva anche durante il lavoro, sono gli angeli a venirgli in aiuto e a guidare l’aratro al posto suo: un modo poetico e significativo per dire come Isidoro abbia imparato a dare a Dio il primo posto, senza venir mai meno ai suoi doveri terreni. Per i colleghi invidiosi è facile così accusarlo di “assenteismo”, ma è il padrone stesso a verificare che Isidoro ha tutte le carte in regola, con Dio e con gli uomini. L’invidia, che è davvero vecchia quanto il mondo, gli procura anche un’accusa di malversazione e di furto ai danni dell’azienda, perché ha il “brutto vizio” di aiutare con i generosità i poveri, attingendo abbondantemente da un sacco, il cui livello tuttavia non si abbassa mai. E pensare che la generosità di Isidoro non si limita alle persone, ma si estende anche agli animali della campagna, ai quali d’inverno non fa mancare il necessario sostentamento. In questo continuo esercizio di carità e preghiera è seguito passo passo dalla moglie Maria, che una certa agiografia ha dipinto dapprima avara e poi “conquistata” dall’esempio del marito. Certo è comunque che sulla strada della perfezione avanzano entrambi, sostenendosi a vicenda e aiutandosi anche a sopportare i dolori della vita, come quello cocente della morte in tenerissima età del loro unico figlio. Isidoro muore nel 1130 e lo seppelliscono senza particolari onori nel cimitero di Sant’Andrea, ma anche da quel campo egli continua a “fare la carità”, dispensando grazie e favori a chi lo invoca, al punto che quarant’anni dopo devono a furor di popolo esumare il suo corpo incorrotto e portarlo in chiesa. A canonizzarlo, però, nessuno ci pensa. Ci vuole un grosso miracolo, cinque secoli dopo, in favore del re Filippo II a sbloccare la situazione. E il 25 maggio 1622 papa Gregorio XV gli concede la gloria degli altari insieme a quattro “grossi” santi (Filippo Neri, Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola e Francesco Saverio) in mezzo ai quali, qui in terra, l’illetterato contadino si sarebbe sentito un po’ a disagio. E da allora, come recita l’enciclopedia dei santi, diventa il “patrono degli affittuari agricoli, dei birocciai, di Centallo e di Verzuolo”.

 

 

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14 maggio 2017 7 14 /05 /maggio /2017 08:13

san mattia

 

prima Preghiera a San Mattia apostolo

 

O glorioso San Mattia, il disegno di Dio è caduto su di voi per prendere il posto di Giuda che tradì il suo Maestro. Siete stato selezionato dal duplice segno della rettitudine della vostra vita e dalla chiamata dello Spirito Santo. Otteneteci la grazia di praticare la vostra stessa rettitudine di vita e di essere chiamati da quello stesso Spirito al servizio incondizionato della Chiesa e, dopo una vita di zelo e di opere buone, aiutateci ad essere introdotti nella patria del cielo a cantare per sempre le lodi del Padre, del Figlio, e Spirito Santo. Amen.

 

 

seconda Preghiera a San Mattia apostolo

 

Signore Dio, il tuo apostolo Mattia è stato un testimone della vita e della morte di Gesù Cristo sino alla sua gloriosa risurrezione. Fà che anche oggi la tua gente possa testimoniare la vita del tuo Figlio vivendo la propria vita come meglio possono, irradiando la gioia delle persone che, unite a Lui, crescono ad una vita nuova e più profonda. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

 

VITA DEL SANTO

 

Di San Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli apostoli, quando viene chiamato a ricomporre il numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota. Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la preferenze divina cade su di lui e non sull'altro candidato tra quelli che erano stati discepoli di Cristo sin dal Battesimo sul Giordano. Dopo Pentecoste, inizia a predicare, ma non si hanno più notizie su di lui. 

 

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8 maggio 2017 1 08 /05 /maggio /2017 08:11

MadonnaPompei

 

SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

(testo scritto dal beato Bartolo Longo, come atto di amore alla Vergine)

 

(da recitarsi l'8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)

 

I. - O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.

Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.

 

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

 

II. - È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l'ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia! Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.

 

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

 

III. - Che vi costa, o Maria, l'esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie?Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all'inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria. Voi siete l'Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli. Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c'ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

 

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

 

Chiediamo la benedizione a Maria.

 

Un'ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l'amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti. Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società.

Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del vostro Santuario. Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario. O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.

 

Si conclude recitando 

 

SALVE REGINA 

 

Salve, Regina, Madre di Misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve.  A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi Tuoi misericordiosi, e mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo Seno. O Clemente, o Pia, o dolce Vergine Maria.

 

 

 

 

STORIA DELLA SUPPLICA

 

La storia della Madonna di Pompei inizia nel 1872, quando Bartolo Longo, che aveva avuto una giovinezza piuttosto “movimentata” e tutt’altro che esente da qualche vizio, arrivando perfino a diventare un sacerdote satanico quando giunse a Napoli da Brindisi per studiare all’Università, entrando in contatto con il mondo anticlericale e ateistico, udì la Madonna dirgli: “Se propagherai il Rosario sarai salvo” mentre si trovava nei campi. A quel punto Bartolo Longo, che temeva molto per la propria anima, cominciò l’opera di diffusione, la quale però non dava frutti, dunque decise di recarsi a Napoli per acquistare un dipinto, in modo che la gente avesse un oggetto da venerare. In via Toledo incontrò il proprio confessore, che gli disse di rivolgersi a Suor Maria Concetta del convento di Porta Medina: il quadro che questa gli diede era in pessimo stato di conservazione, con le tarme e pezzi di colore mancanti, però l’uomo lo acquistò lo stesso e lo fece trasportare a Pompei su un carretto di solito usato per trasportare il letame.

Insieme al restauro del quadro, che molto tardi si scoprì essere di un allievo di Luca Giordano, iniziò la costruzione della Basilica, nel 1876, proprio lì dove Bartolo Longo sentì la voce della Madonna. Fondamentali furono le cospicue elargizioni della contessa Marianna De Fusco, con cui Bartolo Longo conviveva e poi sposò, per tacere le voci di una tresca amorosa al di fuori del matrimonio. Durante il restauro Santa Rosa fu trasformata in Santa Caterina da Siena, a correzione di un grave errore che poteva portare all’interdizione, cioè il divieto di ogni funzione religiosa nel luogo dove il quadro fosse stato esposto; l'altro santo raffigurato è san Domenico de Guzman. Alla tela furono aggiunte pietre preziose quali diamanti, zaffiri e 4 rarissimi smeraldi donati da due ebrei; tutte queste pietre furono tolte negli anni ’60 durante l’ultimo restauro. Il 13 Febbraio 1876 il dipinto fu mostrato per la prima volta, e già quel giorno si verificò il primo miracolo, la guarigione a Napoli di una ragazzina che l’illustre professor Antonio Cardarelli aveva giudicato inguaribile dall’epilessia. La voce si sparse in fretta e migliaia di fedeli giunsero a Pompei, che allora era soltanto una valle che ha fatto parte fino al 1928 di Torre Annunziata, all’epoca la seconda città della Campania dopo Napoli, esi moltiplicarono considerevolmente le offerte per la costruzione del Santuario, tanto che ancora oggi possiamo vedere i pregiatissimi marmi utilizzati sia all’interno che all’esterno della struttura. Il Santuario di Pompei fu consacrato nel 1891, la facciata fu completata nel 1901 e già nel 1894 fu eletta Basilica Pontificia, grazie all’enorme eco della “rivalutazione” del Rosario che giunse fino a Roma, al papa. Nel 1925 fu completato il campanile di 88 metri e, negli anni ’30, la Basilica fu ampliata passando da una a tre navate e costruendo una cupola più grande, il tutto per meglio contenere le ondate di pellegrini che pregavano la Madonna dei miracoli, come testimoniano i migliaia di ex voto che si possono vedere all’interno del Santuario. Tale è l’importanza della Basilica di Pompei, per il mondo cattolico, che ben 4 volte è stata visitata da un papa, di cui una il 7 Ottobre 2003 (che cadeva come prima domenica di Ottobre) con Supplica alla presenza di Giovanni Paolo II.

 

 

 

Della Vergine del Rosario è celebre la Supplica, scritta dal Beato Bartolo Longo nel 1883 come “Atto d’amore alla Vergine”, la quale si recita in due occasioni: l’8 Maggio, che è l’anniversario della posa della prima pietra del Santuario di Pompei (era l’anno 1876), e la prima domenica di Ottobre, il mese dedicato al Rosario e in cui ricorre la festa della Madonna del Rosario, il 7 Ottobre. Dal 1876 ad oggi il testo della Supplica è stato più volte modificato dalla Chiesa Cattolica, e tagliato in molte parti, operazioni che hanno avuto il risultato di nascondere i sentimenti più intimi di Bartolo Longo.

 

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7 maggio 2017 7 07 /05 /maggio /2017 20:09

 

Preghiera a Sant'Agostino Roscelli 

 

O Dio,
che in sant'Agostino, sacerdote,
ci hai dato un modello di umiltà e di povertà,
concedi anche a noi,
te ne preghiamo,
di servirti nei fratelli con gioia e sincera
generosità di Cuore.
Donaci, 
per sua intercessione,
il soccorso delle grazie 
Che con viva fede imploriamo.
Per Cristo nostro Signore.
Amen

 

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5 maggio 2017 5 05 /05 /maggio /2017 23:04

 

Si è conclusa ieri la Novena a San Domenico Savio (dal 27 Aprile oppure 30 Aprile al 5 Maggio oppure 8 Maggio)

 

Il 6 maggio la Famiglia Salesiana celebra San Domenico Savio (mentre è festeggiato il 9 marzo per la Chiesa Cattolica).

San Domenico Savio è l'angelo dei fanciulli, che egli protegge fin dal loro primo sbocciare alla vita. Per amore dei fanciulli, il Santo delle culle benedice anche le mamme nella loro difficile missione. Per ottenere la protezione di Domenico Savio, le mamme, oltre all'uso di portare l'abitino del Santo, sottoscrivano e osservino 4 «Promesse».

Le 4 Promesse rappresentano solo i doveri fondamentali dell'educazione cristiana:

«Siccome è mio grave dovere educare cristianamente i figli, fin da questo momento li affido a San Domenico Savio, perché sia loro Angelo protettore per tutta la vita. Dal canto mio prometto:

 

1. d'insegnare loro ad amare Gesù e Maria con le preghiere giornaliere, con la partecipazione alla Messa festiva e con la frequenza ai Santi Sacramenti;

2. di difendere la loro purezza col tenerli lontani dalle letture, dagli spettacoli e dalle compagnie cattive;

3. di curare la loro formazione religiosa con l'insegnamento del Catechismo;

4. di non ostacolare i disegni di Dio, qualora si sentissero chiamati al sacerdozio e alla vita religiosa». 

 

 

Prima Preghiera a SAN DOMENICO SAVIO :

 

Angelico Domenico Savio, che alla scuola di Don Bosco imparasti a percorrere le vie della santità giovanile, aiutaci ad imitare il tuo amore a Gesù, la tua devozione a Maria, il tuo zelo per le anime; e fa che, proponendo anche noi di voler morire piuttosto che peccare, otteniamo la nostra eterna salvezza. Amen

 

 

 

Seconda Preghiera a SAN DOMENICO SAVIO :

 

O amabile San Domenico Savio,

che nella tua breve vita di adolescente

fosti mirabile esempio di virtù cristiane,

insegnaci ad amare Gesù col tuo fervore,

la Vergine Santa con la tua purezza,

le anime con il tuo zelo;

e fa che, imitandoti nel proposito di farci santi,

sappiamo come te preferire la morte al peccato,

per poterti raggiungere nell'eterna felicità del Cielo.

Così sia!

 

 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 sandomenicosavio

 

VITA DEL SANTO

Domenico Savio è l'angelico alunno di San Giovanni Bosco, nato a Riva presso Chieri (Torino) il 2 aprile 1842, da Carlo Savio e da Brigida Gaiato. Trascorse la fanciullezza in famiglia, circondato dalle cure amorevoli del padre che faceva il fabbro e della madre che era una sarta.

Il 2 ottobre 1854 ebbe la fortuna d'incontrare Don Bosco, il grande apostolo della gioventù, il quale subito «conobbe in quel giovane un animo secondo lo spirito del Signore e rimase non poco stupito, considerando i lavori che la grazia divina aveva già operato in così tenera età».

Domenico Savio chiuse la sua breve esistenza a Mondonio, il 9 marzo 1857, a soli 15 anni. Con gli occhi fissi in una dolce visione, esclamò: «Che bella cosa io vedo mai!».

La fama della sua santità; suggellata dai miracoli, richiamò l'attenzione della Chiesa che lo dichiarò eroe delle virtù cristiane il 9 luglio 1933; lo proclamò Beato il 5 marzo 1950, Anno Santo; e, quattro anni dopo, nell'Anno Mariano, lo cinse dell'aureola dei Santi (12 giugno 1954). La sua festa si celebra il 6 maggio.

 

San Domenico cucì un abitino per sua madre che aspettava una sua sorellina e che durante il parto erano in pericolo di vita. Lui lo mise al collo della mamma e furono salvate.

 

Questo abitino continua oggi la sua efficacia mediante l'intercessione del piccolo Santo, in favore delle Mamme in attesa e di chi tanto sospira a diventare genitore. In tutte le nazioni della terra tante donne ricorrono con fiducia viva al loro piccolo grande Protettore. 

Per coloro che vogliono una copia dell'abitino visitate il sito della Fondazione Don Bosco, che lo invierà gratuitamente:  link

 

 

abitino

 

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5 maggio 2017 5 05 /05 /maggio /2017 14:09

 

 

Preghiera a Sant’Angelo da Gerusalemme

 

O glorioso Sant’Angelo,

gemma preziosa della mistica vigna del Carmelo,

perfetto seguace del patriarca Elia, specchio di ogni eroica virtù,

per l’immenso amore che portasti a Dio e alle anime,

fino al martirio che sostenesti impavido,

qual novello Battista, a noi supplici riguarda

che attirasti dai tuoi esempi e confortati

dal tuo patrocinio a Te ci affidiamo.

Sostieni la nostra fede, rialza la nostra speranza ed infiammaci

del desiderio di copiare le tue virtù al fine di dare gloria a Dio,

che aspiriamo di possedere un giorno con Te in Paradiso.

Ricordati, o potente avvocato, della Tua Licata e di tutti i licatesi che,

in Patria e per il mondo sparsi,

a Te sempre guardano come a una torre di fortezza.

Continua a proteggerli da ogni flagello e ad implorare su tutti i Tuoi devoti

la gioia salutare della misericordia divina. Amen

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Angelo nacque a Gerusalemme il 2 marzo del 1185 da Jesse e Maria, genitori ebrei convertiti al cristianesimo in seguito all’apparizione della SS.ma Vergine che predisse loro la nascita di due figli gemelli.  Alla morte dei genitori, rimasti orfani, i fratelli Angelo e Giovanni, presi in custodia dal Patriarca Nicodemo, furono educati sino all’età di 18 anni. Sotto la sua guida, furono eccellenti nella virtù e negli studi. Quindi, chiesero di essere accolti fra i Carmelitani nel convento di Sant’Anna, presso la Porta Aurea in Gerusalemme. Superato l’anno di prova, andarono al convento sul monte Carmelo ove vissero in duro ascetismo in digiuni, preghiere e penitenze. Fin dal tempo dei Filistei il monte Carmelo fu luogo di sosta di asceti. Dopo la morte di Gesù, su questo monte si ritirarono alcuni cristiani per attuare i suggerimenti evangelici. Fu la culla dell’antico Ordine monastico contemplativo d’origine orientale che prese il nome proprio dal monte: l’Ordine dei Carmelitani. Alcuni eremiti sul monte Carmelo edificarono il primo tempio dedicato alla Vergine che, per questo motivo, si chiamò Madonna del Carmelo o Madonna del Carmine.

 Il monte Carmelo, in aramaico “Karmel” “giardino, paradiso di Dio”, è un rilievo montuoso calcareo alto 528 metri che si trova nella sezione nord-occidentale di Israele, nell’Alta Galilea. Si estende da SE a NW tra la piana di Esdraelon e quella di Sharon giungendo fino al mar Mediterraneo e articolando la costa nell’omonimo capo ai piedi del quale sorge la città di Haifa. Possiede una vegetazione bella e rigogliosa. E’ ricoperto di boschi, uliveti, vigneti. E’ citato più volte nell’Antico Testamento, in connessione con la vita del profeta Isaia (III Re 18,19 ss) e di Eliseo (IV Re 2,25), rispettato, per questo motivo, dagli israeliti, dai cristiani, e da musulmani. 

 Angelo fu ordinato sacerdote nel convento del Carmelo nel 1210, all’età di 25 anni. Angelo, venuto dalla Terra Santa, giunse in Occidente, dopo aver separato le acque del Giordano attraversandolo a piedi asciutti e dopo essersi recato ad Alessandria d’Egitto. Attraverso il Mediterraneo giunse a Messina, poi a Civitavecchia, per consegnare alcune reliquie che il Patriarca inviava a Federico di Chiaramonte, suo fratello, che si trovava a Civitavecchia. Presto Angelo cominciò a predicare e ad imitare la potenza taumaturgica dei suoi padri Elia e Eliseo compiendo i primi miracoli.

Nel 1214 Alberto di Gerusalemme compose la nuova regola, adottata dall’ordine dei carmelitani, che la trasformava da contemplativa a mendicante. Nel 1218 ad Angelo fu data la missione di recarsi a Roma per sottoporre la nuova regola a Papa Onorio III e che fu approvata nel 1226. A Roma Angelo incontrò San Domenico Guzman e San Francesco d’Assisi che gli profetizzò il suo martirio. Angelo fu inviato a predicare anche in Campania, in Puglia e in molti altri luoghi. Istituì diversi conventi, che avrebbero accolto i Carmelitani disturbati sul monte Carmelo dalla presenza delle Crociate. Dopo una breve permanenza a Roma, dove svolse intensa attività di predicatore, fu inviato in Sicilia quale capo di coloro che dal Monte Carmelo per la prima volta si portarono in Sicilia. Predicò in diversi paesi: a Cefalà Diana, a Caltabellotta, a Sant’Angelo Muxaro, a Palermo, ad Agrigento. Infine giunse a Licata. Predicava per combattere l’eresia catara. I Catari professavano una dottrina dualista nella quale Dio e il Demonio avevano pari dignità. Predicavano un’assoluta purezza di vita e rifiutavano i sacramenti tranne il “consolamentum“, una specie di battesimo per gli adulti, che permetteva di liberarsi dal peccato all’avvicinarsi della morte. Si definirono “Uomini Puri”. Per i Catari ogni Uomo doveva liberare il suo animo dal potere del male che governava il mondo terreno. Secondo loro la Chiesa, avendo accettato il potere e le ricchezze, aveva scelto il male e quindi non offriva alcun aiuto per la purificazione. La salvezza poteva venire solo dalla nuova chiesa dei Catari che si erano proposti come l’autentica Chiesa di Cristo, quella degli apostoli. Quindi si caratterizzarono per un radicale anticlericalismo che rimetteva in discussione l’esistenza del personale e delle strutture ecclesiastiche. Dopo il Concilio cataro di Saint Felix de Caravan del 1167, la chiesa cattolica cominciò ad avvertire la pericolosità dei Catari. Allora assunse verso di loro un atteggiamento estremamente duro. Papa Alessandro III li condannò come eretici, condanna che fu confermata in seguito da Innocenzo III e da Onorio III. Giunto a Licata, Angelo andò ad abitare in una casa di via Sant’Andrea, probabilmente ospitato dall’Arcivescovo Goffredo. Angelo, per i licatesi, fu un forestiero arrivato da lontano. Ai tempi in cui vi giunse Angelo, Licata era un paese rinchiuso tra le mura per difendersi dagli assalti dei pirati. Il popolo licatese venerava come Patroni i Santi Apostoli Filippo e Giacomo, in onore dei quali era stata costruita una piccola chiesa non lontana dalle rive del fiume Salso. In questa chiesa Angelo officiava e predicava. A Licata conobbe Berengario La Pulcella. Nella piccola piazza, all’incrocio tra la via Giosuè Carducci e la via Rizzo, in una parete di un edificio, è fissato il quadro di maiolica raffigurante Sant’Angelo che discute con un nobile cavaliere che ha la spada al suo fianco.  In questa piazzetta Angelo incontrò per la prima volta Berengario. Berengario era un signorotto del luogo, di origine normanna, che, oltre ad essere un caparbio cataro, da dodici anni, con indicibile scandalo del popolo, viveva una vita incestuosa con la sorella Margherita dalla quale aveva avuto tre figli. Non erano riusciti a fargli cambiare vita le potenti voci dei ministri di Dio, né quelle di altre autorevoli persone perché, come ammetteva pubblicamente, non commetteva nessuna colpa a convivere con la sorella. Toccò ad Angelo porre fine a questo scandalo pagando con la sua vita! Tante volte Angelo aveva parlato paternamente con Berengario. Angelo, che disapprovava questa condotta, mediante le sue prediche sul peccato, convinse almeno la donna a ravvedersi, a porre fine a questa sua colpa e a dare inizio all’opera ardua, ma non impossibile, della propria redenzione. Margherita gridò il suo pentimento davanti al santo predicatore e alla moltitudine di persone presenti in chiesa. Berengario, molto arrabbiato, progettò l’orrenda idea di vendicarsi. Pensava: ” Tolto che avrò di mezzo questo noioso predicatore che non bada ai casi suoi, io potrò riprendere tranquillamente la mia vita di galantuomo”. Angelo, con le sue fervidissime prediche, nella chiesa dei santi Apostoli Filippo e Giacomo intratteneva la folla che pendeva dalle sue labbra. Nessuno poteva trattenere le lacrime, di dolore o di gioia, non essendo stato mai ascoltato un predicatore così capace e convincente come Angelo. Fortunati quelli che hanno potuto ascoltare le sue omelie! All’improvviso ecco lo scompiglio nell’uditorio: Berengario, munito di ben affilata arma luccicante ai raggi del sole ed accompagnato da ribaldi suoi pari, si fece largo prepotentemente tra la devota folla e, con un balzo felino, salì sul pulpito, posto fuori della chiesa perché essendo molto piccola, non poteva accogliere la moltitudine di persone che accorreva per ascoltare la Parola di Dio da Lui annunciata. Raggiunto Angelo, il predicatore, Berengario, sotto gli occhi della popolazione esterefatta, alzò il sacrilego braccio e vibrò ben cinque mortali colpi su quelle verginali carni innocenti. Unanime fu il grido di orrore e di disprezzo dei presenti. Berengario gridò che anche Margherita sarebbe stata uccisa. Sorella morte raggiunse Angelo, che colse la palma del martirio, il 5 maggio del 1220. Morì dissanguato per le ferite riportate per la violenta aggressione. Prima di morire gridò al popolo di correre alla casa di Margherita per avvertirla dell’ira sanguinaria del fratello e chiese ai fedeli di Licata di non vendicare, ma di perdonare il suo assassino. Angelo fu sepolto nella chiesa dei SS.mi Apostoli Filippo e Giacomo, dove fu ucciso, per ordine dell’Arcivescovo Goffredo, perché questa era la sua volontà manifestatagli durante un’apparizione in casa sua. La cerimonia del seppellimento ebbe luogo il 13 maggio. Il luogo dove fu martirizzato divenne presto meta di pellegrinaggi dei devoti.  Berengario pose fine alle sue scelleratezze e ai suoi infelici giorni impiccandosi nella sua stessa casa, una ricca dimora dalla sagoma monumentale con la facciata principale sulla piazza della chiesa del santo, oggi piazza Sant’Angelo. Lateralmente c’è un vicolo cieco detto cortile Berengario.

 

 

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