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5 luglio 2017 3 05 /07 /luglio /2017 08:16

 

Preghiera a Sant'Antonio Maria Zaccaria

Con approvazione ecclesiastica 


Sant' Antonio Maria Zaccaria, tu che hai curato i poveri e gli ammalati 
e hai consacrato la tua vita alla salute delle anime,
 ascolta la mia umile e fiduciosa preghiera. 
Continua la tua opera di medico e di sacerdote, 
ottenendomi da Dio la guarigione dalle infermità fisiche e morali, 
così che, libero da ogni colpa e da ogni male, 
io possa amare il Signore nella gioia, compiere con fedeltà i miei doveri,
 lavorare generosamente per il bene dei fratelli 
e per la mia santificazione. 
Così sia. 

 

 

 

 

Triduo al santo


I. Pietosissimo Iddio, creatore e conservatore del mondo e Signore della vita e della morte di tutti gli uomini, ascoltate la nostra umile e confidente preghiera; e per la mediazione del Santo vostro servo Antonio Maria, degnatevi di liberarci prontamente da ogni male spirituale e temporale.


Pater, Ave, Gloria.


 
II. Amorosissimo Iddio, autore della pace e di ogni consolazione, esaudite le nostre divote brame; e compiacetevi, per l'intercessione del Santo vostro servo Antonio Maria, consolarci benignamente nelle nostre angustie e nei nostri dolori.


Pater, Ave, Gloria.


 
III. Liberalissimo Iddio, datore di tutti i beni e dispensatore di tutte le grazie, accogliete propizio i fervidi nostri voti; e vogliate, per i meriti del Santo vostro servo Antonio Maria, difenderci da ogni minaccia e pericolo, ed aiutarci opportunamente in ogni nostro bisogno.


Pater, Ave, Gloria.
 


(Queste orazioni possono essere recitate anche come triduo o novena)

 

 

 

VITA DEL SANTO 

 

Sant’Antonio Maria Zaccaria è considerato uno dei grandi riformatori della Chiesa. Nato a Cremona nel dicembre del 1502, trascorse l’infanzia fra le cure della madre rimasta precocemente vedova. Sebbene di ricca famiglia, mostrò sin da adolescente un singolare spirito di distacco dai beni materiali, rinunciando alla sua eredità prima di recarsi a Padova per gli studi universitari in medicina. Nel 1524, raggiunti i titoli accademici che gli garantivano una brillante carriera e professione, “si diede a vita spirituale” e mentre attendeva alla preparazione che lo avrebbe condotto ad assumere gli ordini sacri, esplicò un’intensa opera catechetica e caritativa nella sua città. Successivamente fondò un cenacolo di riforma detto dell’Amicizia, con sede nella chiesetta di S. Vitale, nel quale convenivano i cittadini che avevano a cuore il rinnovamento della vita familiare e sociale. Il 20 febbraio del 1529 è ordinato sacerdote, e già l’anno successivo si trasferisce a Milano dove incontrò i primi compagni dei futuri istituti. ll 18 febbraio del 1533 fu approvato da Clemente VII l’ordine dei Chierici Regolari di San Paolo, detti Barnabiti, dediti alla predicazione ispirata all’insegnamento e all’esempio dell’Apostolo, alla promozione della pratica liturgica e sacramentale, particolarmente dell’eucarestia, e alla guida spirituale delle anime. Antonio Maria affiancò a essi, l’ordine femminile che prese nome di Angeliche, che nacque ufficialmente nel 1535, ed infine promosse un ramo laicale formato per lo più da coniugi intenti a coltivare sia la vita interiore sia la dedizione apostolica.
I tre rami della famiglia zaccariana collaborano tuttoggi alla promozione del rinnovamento dello spirito nelle terre in cui operano, secondo l’insegnamento del Fondatore e dell’Apostolo. 
A seguito della sua incessante opera di evangelizzazione, si spense tra le braccia della piissima madre a Cremona il 5 luglio del 1539. Le sue spoglie mortali furono prima tumulate nella chiesa di S. Paolo Converso a Milano ed inseguito, nel 1899, accolte nella cripta della chiesa di S. Barnaba, collocata sotto l’altare maggiore. Il 27 maggio del 1897 fu proclamato santo dal Papa Leone XIII. Antonio Maria incitava i suoi discepoli a “correre come matti” non solo verso Dio nella ricerca della perfezione e della santità, ma anche verso il prossimo, nell’esercizio dell’azione pastorale finalizzata al rinnovamento delle coscienze e della pratica cristiana.
Erede ed imitatore di santi grandi, scrisse una pagina memorabile nella storia della Chiesa che, di lì a poco, si sarebbe riunita in Concilio a Trento (1545-1563) per gettare le basi della riforma dell’intera cristianità.

 

«Togli via ogni cosa, così che tu abbia Dio, che è ogni cosa. 
Va libero a Dio e non ti attaccare a cosa alcuna»          
                            

 

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4 luglio 2017 2 04 /07 /luglio /2017 15:00

 

 

Preghiera a Sant'Elisabetta di Portogallo Regina


O santa Elisabetta, modello d'ogni 
virtù sublime, col vostro esempio
mostraste al mondo quanto può in
un'anima cristiana la carità, 
la fede e l'umiltà.

Voi amaste Dio di un ardore sì
ardente ch'Egli vi rese degna di 
provare sulla terra le gioie del 
Paradiso. Con una fede invitta 
foste vera discepola dell'Evangelo,
e considerando nel prossimo Gesù
Cristo stesso, metteste ogni vostra 
soddisfazione nel parlare coi poveri, 
nel servirli, nell'asciugare le loro 
lacrime e nel soccorrerli.

La vostra umiltà fu sì grande, che 
non contenta di cambiare il trono
con una miserabile capanna, e il
manto regale in un modesto abito
di san Francesco, voleste sottoporvi
quantunque innocente, ad una vita 
di privazioni e di penitenze abbracciando
con gioia la croce del Divin Redentore.

O santa Elisabetta, siate le celeste 
amica dell'anima nostra, aiutateci ad
amare Gesù come voi Lo avete amato, 
proteggeteci nel nostro difficile e,
ottenendoci il perdono dei nostri falli,
apriteci la via al Regno dei Cieli ove
voi sedete beata. Così sia.

 

 

 

Preghiera a  Sant'Elisabetta di Portogallo

 

O Dio clementissimo, che tra le altre spiccate virtù decorasti la beata regina Elisabetta della prerogativa di sedare il furore della guerra, concedi a noi, per sua intercessione, che dalla pace di questa vita mortale possiamo passare ai gaudi eterni. 

 

 

Preghiera a Sant'Elisabetta di Portogallo

 

Dio di amore e di pace,
che hai dato a santa Elisabetta di Portogallo
il dono mirabile
di riconciliare fra loro i nemici,
concedi anche a noi
di essere sempre operatori di pace,
perché possiamo chiamarci tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

 

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Nacque l'anno 1271 da Pietro III re di Aragona e da Costanza madre di Manfredi re di Sicilia. Le fu imposto il nome di Elisabetta in memoria di S. Elisabetta regina d'Ungheria, sua prozia.  All'età di otto anni cominciò a recitare l'Ufficio divino e così fece per tutta la vita. Come principessa ella aveva tutta la possibilità di seguire la moda, ma non volle farlo, privandosi anche dei giochi e piaceri leciti. Contratto matrimonio con Dionigi re del Portogallo, non tralasciò gli esercizi di pietà e le buone opere in cui si era fino allora esercitata.  Al mattino si alzava presto, recitava parte dell'Ufficio, assisteva alla S. Messa e poi trascorreva le ore della giornata nell'adempiere i doveri del suo stato, nella lettura della Sacra Scrittura e nel lavoro manuale. Non stava mai oziosa. Da questo sistema non si lasciò smuovere da coloro che le suggerivano una vita più conforme alla sua dignità. Osservava i digiuni imposti dalla Chiesa e se ne imponeva altri; visitava e sollevava i poveri e gli infermi. Verso il marito, di costumi depravati, la pia regina usò ogni preghiera ed esortazione per indurlo alla conversione, e sempre con tutta pazienza e dolcezza, nonostante che le sue premure fossero ricambiate con altri torti ed affronti. Essendo stata accusata di aver eccitato suo figlio alla ribellione contro il re, fu dall'empio sovrano privata dei suoi beni e "relegata nella piccola città di Alaquer. Molti suoi sudditi le offersero armi e truppe per ricuperare il trono dal quale sì ingiustamente era stata scacciata; ma ella nulla accettò ed esortò tutti a mantenersi fedeli al sovrano. Questi ebbe finalmente la grazia di entrare in se stesso; riconobbe l'innocenza di Elisabetta, la richiamò alla corte e perdonò a suo figlio. La santa regina approfittò della conversione del marito per confermarlo nella via della salvezza eterna.  Egli morì nel 1325. Salito al trono Alfonso, figlio di Elisabetta, ella pensò di farsi religiosa nel convento di S. Chiara in Coimbra; ma non essendole stato consentito, visse ritirata in un appartamento contiguo al monastero. Per due volte si recò umilmente e poveramente in pellegrinaggio a Compostella. Di ritorno dal secondo pellegrinaggio, avendo udito che il re suo glio era in discordia con Alfonso VII di Castiglia, si affrettò ad arrivare ad Estremoz per pacificare i due contendenti, ma colta da violenta febbre morì santamente in età di 65 anni. Fu sepolta nel monastero di S. Chiara da lei fondato.  Urbano VIII la canonizzò, fissando la sua festa l'8 luglio. 

 

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4 luglio 2017 2 04 /07 /luglio /2017 15:00

 

 Preghiera a San Cesidio Giacomantonio da Fossa 

 

O Padre, gloria dei santi e premio dei giusti,
che hai gradito come profumo d’incenso
la testimonianza del santo martire Cesidio da Fossa,
arso dal vivo fuoco dell’amore
per i fratelli che gli avevi affidato,
concedi alla tua Chiesa
di essere sempre al servizio della verità
per la salvezza degli uomini.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

 

 

VITA DEL SANTO

 

Angelo Giacomantonio, questo il nome con il quale San Cesidio fu battezzato il giorno stesso della sua nascita, nacque a Fossa da Giacomo e Maria Loreta Antonucci il 30 agosto 1873. Quarto di sette figli (Donata, Francesco, Sabatino, Domenica, che sarà suor Cesidia, Bernardino ed Antonio), Angelo fu educato nel rispetto dei sentimenti umani e religiosi e nella fedeltà ai propri doveri cristiani. Sentimenti che trovano la loro espressione non soltanto nella frequenza alla liturgia domenicale, ma anche nella partecipazione diretta e personale nella vita e nell’organizzazione parrocchiale. E fu proprio tale dedizione per la chiesa matrice, oltre che le frequenti visite al vicino convento francescano di Sant’Angelo, che portarono, gradualmente, Angelo a scegliere la vita religiosa nella sequela di San Francesco. Il 21 novembre 1891, nel silenzio mistico della chiesetta conventuale di San Giuliano, Angelo vestiva il saio francescano, prendendo il nome di fra Cesidio. Il nome di Cesidio fu scelto dallo stesso Angelo, il quale pregò il padre Provinciale di lasciargli almeno il suo secondo nome. Compiuto lodevolmente l’anno di noviziato all’insegna dell’obbedienza, dello studio e della preghiera (così scrisse nei suoi diari il giovane fra Cesidio), fu ammesso al corso di studi filosofici e teologici in preparazione al sacerdozio. Dal 1892 al 1897 continua a dimorare in San Giuliano, nel clima d’autentica spiritualità francescana risalente al suo fondatore San Giovanni da Capestrano, autentica guida della comunità aquilana, e nel ricordo di tanti santi abitatori del convento, fra i quali i beati Bernardino da Fossa, Vincenzo dell’Aquila, Timoteo da Monticchio e tanti altri venerabili minoriti. Compiuto il corso teologico fu ammesso alla professione solenne l’8 dicembre 1985, al suddiaconato l’anno successivo, al diaconato nel 1896 e, finalmente, l’11 luglio 1897, ricevette la sacra unzione sacerdotale per mano dell’Arcivescovo Ordinario dell’Aquila Mons. Carrano. Fu subito destinato al convento di Capestrano dove rimase appena un anno perché già nel 1898 P. Cesidio fu trasferito al convento di S. Martino in Magliano dei Marsi, eletto a “Sacro Ritiro” dal Ministro Generale P. Venanzio da Celano. Fu proprio in San Martino che l’ardore missionario esplose quasi violentemente, tanto che il giovane P. Cesidio non seppe più resistervi e ne avanzò formale domanda al Ministro Provinciale del tempo, P. Nunzio Farina il quale tuttavia, in più di un’occasione rifiutò tale richiesta. Fu solo qualche anno più tardi che la Provvidenza gli offrì l’occasione immediata per realizzare senz’altri indugi la sua vocazione missionaria. Incontrò, infatti, un valoroso ed esperto missionario, il capestranese P. Luigi Sonsini tornato in patria dopo oltre trent’anni di missione in Cina per arruolare altri “soldati di Cristo e del Vangelo”. P. Sonsini seppe sollecitamente trattare e risolvere il caso presso il governo dell’Ordine e ben presto P. Cesidio ottenne la tanto desiderata Obbedienza del Ministro Generale: sarebbe stato Missionario in Cina. Lasciò l’Italia il 19 ottobre 1899, insieme ai due confratelli Bonaventura Schiavo da Sulmona e Gerolamo Costa da Viterbo, e approdò in Cina il 1 novembre dello stesso anno. Qui, dopo alcuni mesi d’istruzione di lingua e costumi cinesi, fu destinato a reggere la stazione missionaria in Tai-tung, nel Vicariato di Han-kow, nella regione dell’Hunan. Dalla corrispondenza di quei giorni con i familiari si intuisce che il cuore del giovane missionario bruciava d’ardore per la salvezza delle anime, di zelo per la gloria di Dio e, come lieto e pronto era stato a rispondere alla chiamata divina, così pieno d’entusiasmo si sentiva a dare anche la vita per Cristo e per il Vangelo, pronto anche al martirio, se così fosse stato nei disegni di Dio. Aveva un solo desiderio: evangelizzare, convertire, battezzare, portare anime a Dio! Frattanto, la situazione politica diventava, giornalmente, sempre più confusa, fragile l’ordine pubblico, in mano a governatori molto spesso corrotti o succubi delle prepotenze dei rivoluzionari. S’andava infatti rinfocolando un generalizzato sentimento xenofobo, alimentato dall’azione degli aderenti al movimento dei “Pugni Uniti” o “Boxers”, pronti e decisi ad espellere, anche a trucidare, gli stranieri, in particolare cristiani, sui quali facevano ricadere i malanni del momento: fame, siccità, inondazioni, malattie. Atto conclusivo ed esplosivo di questo diffuso animo avverso a stranieri e missionari, fu l’editto imperiale del 1 luglio secondo il quale bisognava colpire la Chiesa in quanto portatrice di novità aliene dallo spirito e dalla tradizione genuina cinese. Nell’Hunan tuttavia continuava a regnare una certa tranquillità. Ora, P. Cesidio decise di recarsi nella residenza episcopale di Hoaxa-xa-wan: era il 3 luglio 1900. A dir il vero i suoi cristiani l’avevano esortato a non mettersi in cammino perché correvano voci, circostanziate, di un’insurrezione anti-europea e anti-cristiana imminente, ma egli protestò che, alla fine, era pronto anche al martirio, e che Iddio gli avrebbe dato il coraggio e la grazia necessaria. Il 4 luglio, nelle prime ore del pomeriggio, la residenza missionaria dove P. Cesidio si trovava insieme al vecchio missionario P. Quirino Henfling, fu raggiunta e assalita dai Boxers i quali con ferocia inaudita e armati con bastoni, spade e pietre dapprima incendiarono la chiesa e poi colpirono i due frati. Alcuni cristiani presenti, con audace intervento, sottrassero alla morte P. Quirino, mentre il nostro P. Cesidio, ricordando l’Eucaristia, tentò di entrare in cappella per preservarla dalla profanazione. Gli assalitori, pensando che volesse fuggire, gli furono di nuovo addosso con lance, pietre e bastoni, lo trascinarono fuori la casa e, ancora in vita, avvoltolo in una coperta cosparsa di petrolio gli diedero fuoco. I cristiani presenti narrarono che il Martire stringeva al petto il Crocifisso e che “tre globi” o “tre nuvolette con al centro una candida figura umana” volteggiarono finchè nessun movimento emerse da quel corpo verginale.  San Cesidio Giacomantonio da Fossa prima di essere riconosciuto nel 2000, da Papa Giovanni XXIII, tra i sommi rappresentanti della cristianità moderna fu semplicemente un uomo come ognuno di noi. Il suo cammino è stato indubbiamente segnato da molteplici domande vissute certamente come profondi tormenti della coscienza alle quali con il suo spirito eletto ha dato un significato supremo. Infatti non quieto di aver dedicato la sua esistenza alla modestia della regola francescana partì giovanissimo in missione non solo per divulgare la parola di Cristo nella Cina del XIX secolo ma anche e soprattutto per prendersi cura di quelle popolazioni. Ma purtroppo li trovò una martirio terribile: bruciò vivo nella chiesa, attaccata a fuoco dagli abitanti, nell’estremo atto di salvare l’ Eucarestia. La piccola comunità di Fossa da sei anni ricorda la figura del suo Santo compaesano, in concomitanza con la data della sua morte avvenuta il 4 luglio del 1900, in una fiaccolata notturna che si estende dal convento di Sant’Angelo D’Ocre , in cui le sue reliquie sono custodite , fino alla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta a Fossa con l’intenzione di volerne rievocare il martirio in un abbraccio finale che lo riaccompagni dolcemente fino al paese natio. Seppure l’arco temporale della santificazione è fin qui breve san Cesidio è molto amato ed il suo culto è particolarmente sentito non solo dall’ intera comunità fossolana ma anche da quanti hanno avuto modo di conoscere la sua vita e la sua missione. Infatti con la sua opera Egli non è solo un umile frate francescano partito da un piccolo borgo medievale per dedicare la sua seppur breve esistenza alla devozionevole cura dei più bisognosi : San Cesidio da Fossa è un icona dell’amore fraterno dell’uomo verso l’uomo senza barriere di lingua, status sociale, appartenenza territoriale o ideologica il cui messaggio non può e non deve andare dimenticato. Nell’Abruzzo delle montagne mistiche e meditative patria di eremi , abbazie e conventi , di piccole Chiese di campagna e soprattutto di quello stesso San Celestino V intrepido fautore di un antico messaggio di concordia e perdono tra gli uomini , secoli dopo rivive ancora , in questo piccolo centro urbano a pochi chilometri dall’ Aquila , grazie all’ opera di un suo umile figlio un insegnamento di pace , amore e fratellanza. A chi intenderà condividere il suo ricordo ed il suo messaggio distaccandosi per qualche ora dalla frenesia della vita moderna l’appuntamento viene rinnovato ogni primo sabato del mese di luglio a partire dalle ore 18.00 nel Convento di Sant’Angelo D’Ocre.

 

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3 luglio 2017 1 03 /07 /luglio /2017 09:01

tommaso_1395.jpg

 

Preghiera a San Tommaso Apostolo

 

Discepolo di Gesù,

fedele nel seguirlo

sprezzante della morte

amante della verità,

glorioso san Tommaso

prega per noi!

 

Testimone del Risorto,

ricercatore indomito

amico dei dubbiosi

modello dei credenti,

glorioso san Tommaso,

prega per noi.

 

Apostolo di Cristo,

colonna della Chiesa

nel collegio dei Dodici

singolare presenza,

glorioso san Tommaso,

prega per noi.

 

 

PREGHIERE E INVOCAZIONI

GRAZIE PER SAN TOMMASO

(S.E.Mons. Emidio CIPOLLONE)



Grazie, Signore Gesù, per averci dato san Tommaso!
Uno come noi.
Uno che non si accontenta delle certezze degli altri 
e che non accetta – a scatola chiusa – le tranquillizzanti risposte altrui.
Uno che non si ritiene soddisfatto per quello che hanno scoperto i suoi amici.
Uno che non cade subito in ginocchio.
Uno che resiste e che ha delle esitazioni.
Uno che tarda ad arrendersi e che ha bisogno della tua infinita pazienza…
ma che, proprio attraverso questo lungo e tormentato itinerario 
- illuminato e guidato dallo Spirito - 
scopre, alla fine, l’atteggiamento più giusto e trova le parole più semplici e più belle 
per dire la cosa più grande: “Mio Signore e mio Dio!”.
Grazie, Signore Gesù, per questo Santo
che vuole vedere, toccare e verificare direttamente;
che vuole compiere una sua esperienza personale,
senza fermarsi ad una facile sicurezza,
ma elaborando, nel cuore e nella mente,
una sana inquietudine e un dubbio autentico
che lo hanno messo in cammino
e lo hanno condotto ad inginocchiarsi davanti a te.
Grazie, Signore Gesù, per san Tommaso
che ha sperimentato su di sé la tua predilezione per gli ultimi:
è giunto dopo tutti gli altri apostoli a riconoscerti
ma, anche lui, è arrivato a contemplare i “segni dei chiodi”,
cioè l’evidenza di un amore che arriva fino in fondo
e che non viene mai meno.
Grazie, Signore Gesù!
La protezione e l’intercessione di san Tommaso
guidino ognuno di noi alla contemplazione del tuo volto
e alla gioia dell’incontro con te
perché tutti, insieme con lui, possiamo dire:
“Mio Signore e mio Dio!”.
Amen

 

 

 

 

 

Preghiera a San Tommaso.

(S.E.Mons.Enzio d’Antonio)



O Apostolo Tommaso, hai sperimentato l’apprensione 
di dover morire con Gesù,
lo smarrimento di non conoscere la Via, 
l’oscurità del dubbio nei giorni della Pasqua.
Folgorato dall’incontro con il Risorto, nella commozione della fede ritrovata, 
in un impeto di tenero amore hai esclamato: “ Mio Signore e mio Dio!”.
Lo Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste, 
ti ha trasformato in coraggioso missionario del Vangelo, 
instancabile pellegrino del mondo, fino agli estremi confini della terra.
Proteggi questa chiesa frentana e fa’ che, ogni volta più spesso, 
si trovi “per la strada” ad annunziare con passione e franchezza,
che Cristo è l’unico Salvatore degli uomini, ieri, oggi e sempre.
Amen

 

 

 

Preghiera alla Santissima Trinità per intercessione di San Tommaso apostolo

(S.E.Mons. Carlo Ghidelli)

O Padre, onnipotente e misericordioso, 
che in San Tommaso apostolo hai voluto offrirci
un esempio di perseveranza nella ricerca della verità,
donaci di imitarlo con semplicità di cuore
e fa che ogni giorno della nostra vita
veniamo incontro a Te, unico e sommo bene,
perché Tu sei l’Amore che perdona e salva.

O Gesù, Figlio di Dio e nostro dolce Maestro,
che hai chiamato San Tommaso
a seguirti come tuo discepolo e apostolo,
donaci la passione per il Regno di Dio
e la gioia di servirti con cuore generoso
per godere fin d’ora della tua amicizia,
Tu che sei la Via, la Verità e la Vita.

O Spirito Santo, che sei Signore e dai la vita,
che con la tua potenza hai liberato Tommaso
dalla morsa del dubbio e dell’egoismo,
donaci di essere sempre docili alle tue ispirazioni
perché impariamo a non temere la morte
ma a donare la vita per amore di Dio e dei fratelli
nella trepidante attesa della Patria celeste.
Amen.

 


 

PREGHIERA PER “LE GENTI DI MARE”

 


Signore Gesù, Tu hai chiamato accanto a Te dei pescatori,
affidando loro la missione di far conoscere al mondo la Tua Parola;
hai manifestato loro la potenza divina
attraverso il segno prodigioso della pesca miracolosa; 
hai rassicurato i loro timori ordinando ai venti di placarsi;
camminando sulle acque ti sei rivelato Signore degli abissi.
Ti ringraziamo per averci donato quale patrono l’Apostolo Tommaso,
compagno coraggioso e testimone della fede gloriosa del Risorto.
Ti preghiamo, per la sua intercessione, 
di proteggere e confortare le vite dei pescatori, 
dei marinai e di quanti lavorano sul mare.
Sii per loro difesa e riparo contro tutti i pericoli dell’anima e del corpo.
Guidali nel vasto mare di questo mondo affinché approdino
al porto sicuro del tuo Amore e della tua misericordia.
Concedi serenità alle loro famiglie.
Benedici e rendi fecondo il loro lavoro
e fa’ che ogni fatica e ogni sacrificio offerto a Te,
siano motivo di salvezza per essi e per i loro cari.
E tu, beato Tommaso, veglia sempre sulle loro vite;
sostieni la loro fede, 
tu che sei il faro luminoso che ne orienta la rotta verso Cristo.
Fa’ che al termine di questo pellegrinaggio terreno trovino te
ad accoglierli nel Regno dell’Eterna gloria 
ove tu vivi in perfetta comunione d’amore con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Amen

 

 

 

 

INNO


Salve, illustrator fidei,        Ti salutiamo, o grande
sol veritatis fulgide,            lume di nostra fede,
totius orbis gaudium,            gioia del mondo e gloria
et urbis nostrae gloria.        di nostra pia città.

Per te fulgent mysteria            Per Te rifulge ai popoli
magis umbrosa gentibus:            l’alto mistero arcano
humanitatis veritas                di Dio che per amore
divinitatis caritas.            Per noi si è fatto uomo.

Tu Creatoris gratia,            Tu, in grazia al Redentore,
tu Redemptoris vulnera            col dito fosti degno
tu meruisti digito,             le piaghe di toccargli
tu manu latus tangere.            e il petto con la mano.

Per te palpata firmiter            Per la tua fede esulta
in fide Tibris jubilat;            il Tevere di gioia
et mare nostrum lumine            e il mare nostro splende
tanti splendoris rutilat.        Sotto una grande luce.

Roma duorum Principum            Sia pur felice Roma
sit felix in praesidio ;        protetta da due Principi:
in uno Thoma Apostolo            nel solo San Tommaso
Ortona est felicissima!            Ortona è felicissima!

 

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Lo incontriamo tra gli Apostoli, senza nulla sapere della sua storia precedente. Il suo nome, in aramaico, significa “gemello”. Ci sono ignoti luogo di nascita e mestiere. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 11, ci fa sentire subito la sua voce, non proprio entusiasta. Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa: ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: "Andiamo anche noi a morire con lui". E’ sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando.
Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità dopo la risurrezione. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Eccolo all’ultima Cena (Giovanni 14), stavolta come interrogante un po’ disorientato. Gesù sta per andare al Getsemani e dice che va a preparare per tutti un posto nella casa del Padre, soggiungendo: "E del luogo dove io vado voi conoscete la via". Obietta subito Tommaso, candido e confuso: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?". Scolaro un po’ duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l’insegnamento: "Io sono la via, la verità e la vita". Ora arriviamo alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente. Giovanni, capitolo 20: Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. E’ a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”... Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi gli suggerisce quella promessa per tutti, in tutti i tempi: "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno".
Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al lago di Tiberiade. Gli Atti (capitolo 1) lo nominano dopo l’Ascensione. Poi più nulla: ignoriamo quando e dove sia morto. Alcuni testi attribuiti a lui (anche un “Vangelo”) non sono ritenuti attendibili. A metà del VI secolo, il mercante egiziano Cosma Indicopleuste scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani; e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo. Sono i “Tommaso-cristiani”, comunità sempre vive nel XX secolo, ma di differenti appartenenze: al cattolicesimo, a Chiese protestanti e a riti cristiano-orientali. Autore: Domenico Agasso

 

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29 giugno 2017 4 29 /06 /giugno /2017 13:23

Pietro-e-Paolo-Apostoli.jpg

Ieri si è conclusa la Novena ai santi

 

Preghiera

O Santi Apostoli Pietro e Paolo, io  vi eleggo oggi e per sempre come miei speciali protettori ed avvocati, e mi rallegro umilmente, tanto con voi, o San Pietro principe degli Apostoli, perchè siete quella pietra su cui Iddio edificò la sua Chiesa, che con voi, o San Paolo, prescelto da Dio per vaso di elezione e predicatore della verità, e vi prego di ottenermi viva fede, speranza ferma e carità perfetta, totale distacco da me stesso, disprezzo del mondo, pazienza nelle avversità e umiltà nelle prosperità, attenzione nell'orazione, purità di cuore, retta intenzione nell'operare, diligenza nell'adempiere gli obblighi del mio stato, costanza nei proponimenti, rassegnazione al volere di Dio, e perseveranza nella divina grazia sino alla morte.

E così, mediante la vostra intercessione, ed i gloriosi vostri meriti, superate le tentazioni del mondo, del demonio e della carne, sia fatto degno di venire dinanzi al cospetto del supremo ed eterno Pastore delle anime, Gesù Cristo, il quale con il Padre e con lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli, per goderlo ed amarlo eternamente. Così sia. 

 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

 

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

 

 

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29 giugno 2017 4 29 /06 /giugno /2017 13:00

 

Preghiera a San Cassio vescovo

con approvazione ecclesiastica

 

O Padre,
tu che hai donato il vescovo san Cassio
come esempio e guida alla Chiesa di Narni,
donaci, per sua intercessione,
di essere Cristiani degni di questo nome.

Egli ci guida nelle vie della storia
con l’esempio vivo di una fede coerente
fondata nel Battesimo, edificata nell’Eucarestia
e resa visibile nella Carità operosa.

Egli ci invita a resistere agli inganni del mondo
con lo splendore della verità di Cristo
nella sobrietà di una vita umile,
nella solidità del matrimonio,
nella bellezza della vita consacrata
e nell’attenzione ai piccoli e ai poveri.

Trinità santissima, fonte di ogni bene,
concedi al tuo popolo di vivere con fede retta,
nella speranza certa ed in carità perfetta
per poter godere della stessa gloria di san Cassio
nella pace gioiosa del tuo Regno.
Amen.

 

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27 giugno 2017 2 27 /06 /giugno /2017 13:11

san_cirillo_alessandia.jpg

   

  Preghiera di San Cirillo a Maria, Madre e Vergine

 

Ti Salutiamo, Maria, Madre di Dio

venerabile tesoro di tutto l'universo,

fiaccola inestinguibile, corona della verginità,

scettro della vera fede, tempio indistruttibile,

grembo santo e verginale,

che hai contenuto l'Incontenibile!

Per te è glorificata  e adorata la Trinità!

Per te esulta il cielo, si rallegrano gli angeli,

sono messi in fuga i demoni!

Ave a te, per la quale regnano i re e

il Figlio Unigenito di Dio è divenuto un faro di luce

per coloro che erano nelle tenebre e nell'ombra della morte!

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Cirillo nasce in Egitto nel 370, nel Sinodo di Quercia del 403 partecipa in qualità di lettore, al fianco dello zio Teofilo, Patriarca di Alessandria d'Egitto; il Sinodo di Quercia passa alla storia per avere ufficialmente deposto Giovanni Crisostomo, Patriarca di Costantinopoli. Nel 412 muore Teofilo e Cirillo lo sostituisce nel ruolo di Patriarca d’Alessandria, mantenendo lo stile dello zio, tendendo ad aumentare il ruolo della Chiesa d’Alessandria all’interno della Cristianità. Cirillo è molto risoluto nei confronti dei pagani e degli ebrei, tanto da azzerare la comunità ebraica alessandrina, ma il nuovo Patriarca si impegna soprattutto per la risoluzione dei conflitti emersi all'interno della Chiesa cristiana. Abbatte decisamente l’eresia novaziana e rivolge la sua attenzione ad alcuni personaggi della Chiesa di Costantinopoli, dal 428 fino alla sua morte si dedica anima e corpo alla lotta contro l’eresia duofisita, promossa da Nestorio, Patriarca di Costantinopoli; in questa eresia si negava la Santissima Trinità e veniva relegata la figura di Gesù, al semplice profilo umano, dimenticando la sua divinità. La battaglia teologica tra Cirillo e Nestorio è stata seguita da una serie di importanti testi di esegesi biblica, omelie, lettere e opere polemiche, tanto che per molti secoli gli scritti di Cirillo furono presi ad esempio per la corretta dottrina Cattolica.
Nel 431, durante il Concilio Ecumenico di Efeso, Cirillo sbaragliò Nestorio e gli eretici duofisiti, difendendo strenuamente la natura divina di Cristo e attribuendo a Maria il titolo di “Madre di Dio”, titolo che non veniva, invece riconosciuto da Nestorio e i suoi. Cirillo fu però, anche un uomo di pace, già dal 433 tentò in ogni modo di ricomporre lo strappo con gli eretici di Costantinopoli, ma le lacerazioni erano troppo profonde e i tempi non erano ancora maturi per tornare alla vera pace.
Nel IV Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451, Papa Leone I fornì le coordinate teologiche, ponendo le basi della Fede, come oggi la conosciamo; in quel Concilio Papa Leone I, riconobbe a Cirillo il merito della sua teologia e della sua pastorale, attribuendo al Patriarca d'Alessandria l'onore di essere stato il difensore dell'ortodossia cristiana.
Cirillo morì ad Alessandria d'Egitto il 27 Giugno del 444, circa 14 secoli dopo, nel 1882 Papa Leone XIII lo nominò Dottore della Chiesa. (fonte : santiebeati.it )

 

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26 giugno 2017 1 26 /06 /giugno /2017 09:34

San-Jose-Maria.JPG

 

Preghiera a San Josèmaria Escrivà de Balaguer

 

O Dio, che per mediazione di Maria Santissima concedesti a San Josemaría, sacerdote, innumerevoli grazie, scegliendolo come strumento fedelissimo per fondare l’Opus Dei, cammino di santificazione nel lavoro professionale e nell’adempimento dei doveri ordinari del cristiano, fa’ che anch’io sappia trasformare tutti i momenti e le circostanze della mia vita in occasioni per amarti e per servire con gioia e semplicità la Chiesa, il Romano Pontefice e tutte le anime, illuminando i cammini della terra con la fiamma della fede e dell’amore. Concedimi, per intercessione di San Josemaría, la grazia che ti chiedo (esporre la propria richiesta).  Amen.

 

 

VITA DEL SANTO

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fra i 15 e i 16 anni cominciò ad avvertire i primi presentimenti di una chiamata divina, e decise di farsi sacerdote. Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Logroño, e dal 1920 li proseguì nel Seminario S. Francesco di Paola, a Saragozza, dove dal 1922 svolse mansioni di "Superiore". Nel 1923 iniziò gli studi di Legge nell’Università di Saragozza, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, senza che ciò ostacolasse gli studi teologici. Ricevette il diaconato il 20 dicembre 1924, e fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925.

Nella primavera del 1927, sempre col permesso dell’Arcivescovo, si trasferì a Madrid, dove si prodigò in un instancabile lavoro sacerdotale in tutti gli ambienti, dedicandosi anche ai poveri e ai malati delle borgate, specie agli incurabili e ai moribondi degli ospedali. Divenne cappellano del “Patronato per i malati”, iniziativa assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, e fu docente in un’Accademia universitaria. Frattanto continuava gli studi e i corsi di dottorato in Legge, che a quell’epoca si tenevano solo nell’Università di Madrid.
Il 2 ottobre del 1928 il Signore gli fece vedere con chiarezza l’Opus Dei. Da quel giorno il fondatore dell’Opus Dei si dedicò, con grande zelo apostolico per tutte le anime, a compiere la missione che Dio gli aveva affidato. Il 14 febbraio del 1930 iniziò l’apostolato dell’Opus Dei con le donne. Nel 1934 fu nominato Rettore del Patronato di Santa Elisabetta.
Il 14 febbraio 1943 fondò la Società sacerdotale della Santa Croce, inseparabilmente unita all’Opus Dei, che, oltre a permettere l’ordinazione sacerdotale di membri laici dell’Opus Dei e la loro incardinazione al servizio dell’Opera, avrebbe più tardi consentito pure ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l’ascetica dell’Opus Dei, cercando la santità nell’esercizio dei doveri ministeriali, pur restando alle esclusive dipendenze del rispettivo Ordinario diocesano.
Nel 1946 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla fine della vita. Da Roma stimolò e guidò la diffusione dell’Opus Dei in tutto il mondo, prodigando tutte le sue energie nel dare agli uomini e alle donne dell’Opera una solida formazione dottrinale, ascetica e apostolica. Alla morte del fondatore l’Opus Dei contava più di 60.000 membri, di 80 nazionalità. 
Monsignor Escrivá fu Consultore della Pontificia Commissione per l’interpretazione autentica del Codice di Diritto canonico e della Sacra Congregazione per i Seminari e le Università; Prelato onorario di Sua Santità e membro onorario della Pontificia Accademia teologica romana, è stato anche Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e Piura (Perù) .
San Josemaría Escrivá è morto il 26 giugno 1975. Da anni offriva la sua vita per la Chiesa e per il Papa. Fu sepolto nella Cripta della chiesa di S. Maria della Pace, a Roma.
La fama di santità che già ebbe in vita si è diffusa, dopo la sua morte, in tutti gli angoli della terra, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all’intercessione del fondatore dell’Opus Dei; fra di essi si registrano anche guarigioni clinicamente inesplicabili. Numerosissime sono anche state le lettere provenienti dai cinque continenti, fra le quali si annoverano quelle di 69 cardinali e di circa 1.300 vescovi - più di un terzo dell’episcopato mondiale - che chiedevano al Papa l’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Josemaría Escrivá. La causa si è aperta nel febbraio del 1981. Conclusi tutti i necessari tramiti giuridici, la beatificazione del fondatore dell'Opus Dei è stata celebrata il 17 maggio 1992. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro alla presenza di oltre 300 mila fedeli provenienti da tutto il mondo.

Dal 21 maggio 1992 il corpo del beato Josemaría Escrivá riposa nell‚altare della chiesa prelatizia di S. Maria della Pace, nella sede centrale della Prelatura dell'Opus Dei, costantemente accompagnato dalla preghiera e dalla gratitudine delle tante persone di tutto il mondo che si sono avvicinate a Dio attratte dall'esempio e dagli insegnamenti del fondatore dell'Opus Dei e dalla devozione di quanti ricorrono alla sua intercessione.

 

 

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23 giugno 2017 5 23 /06 /giugno /2017 23:37

giovanni-Battista-Vivarini.jpg

 

Preghiera San Giovanni Battista

 

San Giovanni Battista, che fosti chiamato da Dio a preparare la via al Salvatore del mondo e invitasti le genti alla penitenza e alla conversione, fa che il nostro cuore sia purificato dal male perchè diveniamo degni di accogliere il Signore.

Tu che avesti il privilegio di battezzare nelle acque del Giordano il Figlio di Dio fatto uomo e di indicarlo a tutti quale Agnello che toglie i peccati del mondo, ottienici l'abbondanza del doni dello Spirito Santo e guidaci nella via della salvezza e della pace. Amen.

 

 

 

LITANIE di San Giovanni Battista

 

Signore, pietà. Signore pietà
Cristo, pietà. Cristo pietà
Signore, pietà. Signore pietà
Cristo, ascoltaci. Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici. Cristo, esaudiscici

 

Padre del cielo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Spirito Santo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Santa Trinità, unico Dio, Abbi pietà di noi.

 

S. Giovanni Battista, precursore del Signore, prega per noi.
S. Giovanni, inclito nel tuo stesso nome, prega per noi.
S. Giovanni fin dal seno materno ricco di grazia, prega per noi
S. Giovanni nunzio di gaudio per i popoli, prega per noi
S. Giovanni nato tra prodigi di grazia, prega per noi
S. Giovanni benedetto dalla Madre di Dio, prega per noi
S. Giovanni cresciuto mirabilmente nel deserto, prega per noi
S. Giovanni voce che prepara le vie del Signore, prega per noi
S. Giovanni instancabile predicatore della conversione, prega per noi
S. Giovanni istitutore del battesimo di penitenza, prega per noi
S. Giovanni testimone della SS. ma Trinità, prega per noi
S. Giovanni che additi alle folle l'Agnello di Dio, prega per noi
S. Giovanni che rendi testimonianza alla Luce che è Cristo, prega per noi
S. Giovanni che battezzi Gesù nel Giordano, prega per noi
S. Giovanni che doni a Gesù i tuoi discepoli, prega per noi
S. Giovanni amico dello Sposo celeste, prega per noi
S. Giovanni specchio della penitenza, prega per noi
S. Giovanni prodigio di umiltà, prega per noi
S. Giovanni amante della povertà, prega per noi
S. Giovanni giglio di perfetta castità, prega per noi
S. Giovanni vindice della divina legge, prega per noi
S. Giovanni lucerna ardente e luminosa, prega per noi
S. Giovanni il più grande dei nati di donna, prega per noi
S. Giovanni il più eccelso dei profeti, prega per noi
S. Giovanni splendore dei martiri, prega per noi
S. Giovanni esemplare dei monaci, prega per noi
S. Giovanni sostegno dei confessori, prega per noi
S. Giovanni maestro degli evangelizzatori, prega per noi
S. Giovanni modello delle anime consacrate, prega per noi
S. Giovanni sollievo degli afflitti e dei carcerati, prega per noi
S. Giovanni luce per chi soffre le tenebre dell'anima, prega per noi
S. Giovanni fiducia per chi ti invoca, prega per noi
S. Giovanni flagello dei demoni, prega per noi
S. Giovanni conforto per chi muore, prega per noi
S. Giovanni tutela per tutta la Chiesa, prega per noi

 

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

 

 

 

 

BENEDICTUS

 

"Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo, e profetò dicendo:

Benedetto il Signore Dio d'Israele,

perchè ha visitato e redento il suo popolo,

e ha suscitato per noi una salvezza potente

nella casa di Davide, suo servo,

come aveva promesso,

per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:

salvezza dai nostri nemici,

e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri

e si è ricordato della sua santa alleanza,

del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,

di concederci, liberati dalle mani dei nemici,

di servirlo senza timore, in santità e giustizia

al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo

perchè andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza

nella remissione dei suoi peccati,

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,

per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge

per rischiarare quelli che stanno nella tenebre

e nell'ombra della morte

e dirigere i nostri passi sulla via della pace"

 

 

 


 VITA DEL SANTO

 

Il 24 giugno si festeggia il cosiddetto “Natale estivo”. La Chiesa celebra la festa di tre natività soltanto: quella di Cristo, quella della Madonna e quella del Precursore. Per gli altri Santi, infatti, si festeggia non la loro nascita nella carne, bensì la loro entrata nel Cielo.
San Giovanni Battista occupa quindi senz’altro una posizione eminente nella schiera dei Santi. Secondo la Tradizione è in Paradiso il più alto dopo la Madonna (certo, dobbiamo anche riservare il posto di San Giuseppe!), perché assomiglia di più a Nostro Signore, e perché, anche se non fu preservato come Maria Santissima dal peccato originale, fu purificato e consacrato nel grembo di sua madre Elisabetta nel giorno della Visitazione.
È difficile pronunciare il panegirico di San Giovanni Battista. Cosa possiamo aggiungere di più dopo che Nostro Signore stesso l’ha lodato, dicendo che: “Fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni”? Mi accontenterò di tre sguardi, tre “istantanee” su Giovanni Battista: contempliamo l’austerità del Profeta nel deserto; la fortezza del Testimone della luce; l’umiltà del Precursore che si scansa davanti a Colui che annuncia.

Primo sguardo: il deserto, l’ascetismo

«Che cosa siete andati a vedere nel deserto?» chiedeva Gesù parlando del Battista. «Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re» (Lc 7,24).
Ecco il primo aspetto della personalità di San Giovanni Battista, quello che ci fa maggiormente impressione: Giovanni nel deserto, l’aria scontrosa, vestito di pelle di cammello, cibandosi di cavallette e di miele selvatico come un orso (cf. Mc 1,6). Che personaggio strabiliante!
Quello che stupisce prima di tutto del più grande di tutti i Profeti è l’austerità della sua vita, il suo amore alla solitudine e il suo spirito di preghiera. A noi che siamo prigionieri della nostra comodità e che ci perdiamo nelle cose vane, San Giovanni Battista viene a ricordare il ruolo del silenzio, del distacco e della mortificazione per ogni anima che vuole darsi a Dio. San Giovanni Crisostomo, quando descrive la vita del Battista, si meraviglia dolorosamente: «Se un uomo di tale santità ha vissuto una vita così austera, come, noi, che crolliamo sotto il peccato, non faremmo la più piccola penitenza?». Che lezione per noi! Il primo predicatore del Vangelo, il più grande testimone della verità, quello che additò la Verità stessa, fu anzitutto un’anima solitaria, distaccata da tutto, che fuggiva i piaceri e le mondanità. Giovanni non frequentò i palazzi dei Re, non fu di quei “predicatori” che cercano prima di tutto di farsi valere, di risplendere nel loro apostolato, e che in realtà non fanno altro che predicare se stessi. Questo distacco, questa austerità del Battista si vede anche nella sua conversazione. Il primo predicatore del Vangelo non è un chiacchierone. Ciò è paradossale soltanto per coloro che hanno dimenticato che “il silenzio è il padre dei predicatori”. Quando i sacerdoti e i leviti gli chiedono: «Tu, chi sei?», risponde di punto in bianco: «Io non sono il Cristo». «Sei tu Elia?». «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». «No». Non si potranno mai abbastanza ammirare la brevità e la semplicità di queste risposte. Sono quelle di un’anima silenziosa che cerca soltanto la verità e che dimentica il proprio interesse. «Est, est. Non, non». “Che il vostro sì sia sì, che il vostro no sia no” (cf. Mt 5,37). San Giovanni Battista è puro e trasparente come il diamante. E del diamante possiede anche la durezza.

Secondo sguardo: la fortezza

«Cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?». Sicuramente no. Giovanni Battista non fu un uomo che si piega sotto la spinta di qualsiasi vento. Viveva solo per Dio, completamente staccato dall’opinione degli uomini, non dava retta alle dicerie... Non cercava di piacere; non accarezzava i suoi contemporanei, i “media” del suo tempo, dicendo loro soltanto quello che volevano sentire. Come si rivolgeva loro? «Razza di vipere!» (Lc 3,7). E cosa dice? Quale è il tema della sua predica? Anzitutto i Novissimi e l’urgenza che c’è di convertirsi. «Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco» (Mt 3,10). Certo, l’immagine che il Profeta infallibile ci dà del Salvatore del mondo non è sdolcinata: «Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,12). La predicazione di San Giovanni non è un raccolta di cose pie e sentimentali. Ma la preferiamo così. E tremiamo di essere anche noi della paglia... Giovanni, qua, sembra terribile. Terribile perché parla in nome delle esigenze dell’Amore oltraggiato, terribile perché deve scuotere l’indifferenza del mondo. Attraverso i secoli, viene a sollevare anche noi dalla nostra torpidezza e dalla nostra tiepidezza. San Giovanni è un testimone della luce e ci ricorda che – oggi come nel suo tempo – non può esistere un compromesso tra la luce e le tenebre, tra Cristo e Belial.
E perché non cerca di piacere al mondo, ai potenti e ai “media” dell’epoca? Perché vuole anzitutto essere vero, la sua testimonianza ci tocca. Ci insegna cos’è la testimonianza. Come battezzati e soprattutto cresimati, tutti noi siamo chiamati a testimoniare. Cos’è un testimone? Il testimone è colui sulla cui parola riposa la nostra fede come su una roccia. Non crediamo alla parola di un uomo che cambia sempre, che si sottomette alla moda, che è tutto preoccupato di sentire da che parte tira il vento. «Io credo soltanto alle storie i cui i testimoni si farebbero sgozzare», diceva Pascal. Giovanni Battista fu uno di quelli. Storicamente fu il primo a confessare la Divinità di Cristo: «Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Gv 1,34); «Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me» (Gv 1,16). Ed è anche il primo che confessa la sua azione redentrice: «Ecce Agnus Dei», «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29).
Tuttavia, San Giovanni non è morto per aver confessato la Divinità di Cristo, né per averlo designato come il Messia. Il suo martirio è per noi molto significativo. È morto per aver denunciato un adulterio, un matrimonio illegittimo. Il primo martire, quello che nella Santa Messa il Sacerdote cita prima di Santo Stefano (cf. Canone Romano), fu un martire della legge naturale! È morto, insomma, per aver detto di no a una legge civile che contradirebbe la legge morale. Per aver rimproverato un cosiddetto “divorziato-risposato”, peccatore pubblico, che voleva comportarsi davanti a tutti come se la sua seconda unione fosse legittima. Nei tempi che viviamo ciò dovrebbe farci riflettere. Però, quest’anima forte e terribile contro il peccato e l’errore, fu anche un’anima dolce e umile.

Terzo sguardo: la dolcezza e l’umiltà del Precursore

Ciò non deve stupirci. La grande santità si caratterizza soprattutto dall’unione delle virtù le più diverse, che solo Dio può unire così intimamente. È l’unione della fortezza con la dolcezza, dell’amore per la verità o la giustizia, con la misericordia per i peccatori. Questa unione è sempre il frutto di una grande vicinanza con Dio, perché quello che è diviso nella natura, si unisce nel regno di Dio, specialmente in Dio stesso. La santità è un’immagine dell’unione misteriosa delle perfezioni le più diverse, dell’infinita giustizia e dell’infinita misericordia, nell’eminenza della Deità, nella vita intima di Dio.
San Giovanni Battista, il temibile profeta che annunciava la collera che viene, fu anche dolce e umile di cuore, come Colui del quale ha reso testimonianza. Guardiamolo. Fin dall’inizio del suo ministero si mostra pieno di bontà per i piccoli e gli umili. Ai pubblicani di buona volontà dice soltanto: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Ai soldati: «Non maltrattate nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Quest’alleanza di forza e di dolcezza spiega anche l’ammirazione che ha potuto suscitare nei suoi discepoli. Come Gesù, Giovanni Battista fu molto amato. I suoi discepoli non lo dimenticheranno mai. Per esserne convinti basti rileggere le righe che gli dedicherà, ormai molto anziano, il più puro e il più delicato di tutti i suoi discepoli. Comincerà così il suo Vangelo: «In principio era il Verbo», e poi, subito, si ricorderà del suo maestro: «Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni». Però Giovanni l’Evangelista, anche lui, lascerà il Battista per Gesù. E il Battista si è rallegrato di vedere partire i suoi migliori discepoli. Qua, anche, sta la sua grandezza: nella sua umiltà. Ha accettato di spogliarsi, cioè di essere un precursore e soltanto questo. Ha avuto questa abnegazione – così rara tra i precursori – di cedere il primo posto, quando la sua missione fu compiuta.
San Giovanni Battista ha accettato di essere un puro strumento, in totale dipendenza dall’azione del Padre. Dirà: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo» (Gv 3,27). L’unica cosa importante per San Giovanni fu di essere fedele al dono che gli era fatto. Era la voce, e adesso risuona la Parola; era la lampada, che doveva abituare gli occhi alla luce, e adesso risplende il Sole. E Giovanni non se ne rattrista, bensì se ne rallegra: «Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo» (Gv 3,29). Al contrario di alcuni dei suoi discepoli, che si offendono perché le folle lo stanno lasciando per seguire Gesù, Giovanni sa vedere al di là delle apparenze. Con lo spirito di profezia, contempla la meraviglia che sta per compiersi: questa meraviglia è la presenza dello Sposo. Lo Sposo è il Verbo di Dio. La sposa, è la natura umana che si unisce a Lui. È anche la Chiesa che sta nascendo. La stessa realtà, cioè che quelli che lo seguivano adesso seguono Gesù, butta i suoi discepoli nella tristezza, perché si fermano alle cose materiali, ma fa esultare Giovanni di gioia, perché ne penetra il contenuto spirituale: «Ora questa mia gioia è piena» (Gv 3,29). Alla tristezza carnale dei discepoli si oppone la gioia spirituale di Giovanni. Non per caso, nella colletta della sua Messa, chiediamo la gioia spirituale. Giovanni è l’uomo della gioia divina in mezzo ai distacchi umani.
Giovanni Battista è stato completamente distaccato. Non ha cercato altro che la verità, ha dimenticato se stesso, non ha voluto vedere niente altro che il Signore. Quando sarà venuto il momento non esiterà ad insorgere contro Erode, per difendere la verità. In questi tempi duri di dittatura del relativismo, che il suo esempio luminoso ci dia forza e coraggio per testimoniare anche noi la Verità! 
Autore: Padre Dominicus Re. Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

 

 

 

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22 giugno 2017 4 22 /06 /giugno /2017 23:00

sancafasso.jpg

 

Preghiera a San Giuseppe Cafasso

 

Amato San Giuseppe Cafasso,
tu che fosti l’apostolo dei muratori, 
dei carcerati, dei condannati a morte,
della povera gente del tuo tempo,
fa’ che coloro che conducono una vita di miseria
possano sentire l’amore di Dio vicino a loro.

 

Ti affidiamo soprattutto coloro che hanno 
il carcere del peccato nel cuore
o che sono reclusi a causa dei loro errori;
intercedi per tutti il pentimento sincero 
e la potenza della Misericordia di Dio.

 

lntercedi per noi il dono di una fede sincera,
di una speranza viva, di una carità fedele.

 

Ottienici dal Signore, 
per la tua potente intercessione,
le grazie di cui la nostra vita necessita,
e veglia e proteggi sui nostri cari.

 

San Giuseppe Cafasso,
prega per noi!

 

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Nasce a Castelnuovo d'Asti nel 1811, frequenta le scuole pubbliche al suo paese e poi entra nel Seminario di Chieri (Torino). E' di salute malferma, ma sacerdote già a 22 anni, e con un solido ascendente sui compagni. Viene accolto dal teologo Luigi Guala nel convitto ecclesiastico da lui aperto a Torino. Questi lo spinge a compiere opera di catechesi verso i giovani muratori e i carcerati, poi lo vuole a fianco nella cattedra di teologia morale. In 24 anni di insegnamento Giuseppe forma generazioni di sacerdoti, dedicandosi anche ad un'intensa opera pastorale verso tutti bisognosi: condivide le ore estreme con i condannati a morte ed opera tra i carcerati, cui non fa mancare buone parole e sigari, includendo nel suo servizio anche l'aiuto alle famiglie e il soccorso ai dimessi. Succeduto al Guala, ne perfeziona l'opera, rifiutando sempre ogni titolo onorifico. Grande amico di don Giovanni Bosco (che lo definirà «modello di vita sacerdotale»), lo aiuta materialmente e moralmente nella sua missione. E' patrono dei carcerati e dei condannati a morte.

 

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