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19 luglio 2017 3 19 /07 /luglio /2017 14:10

Macrina.jpg

 

Una preghiera meravigliosa, un testamento spirituale. Santa Macrina, sul punto di morte, con gli occhi socchiusi formula una delle più profonde e toccanti preghiere mai scritte...    

 

Preghiera di Macrina morente 

 

Tu, o Signore, distruggesti per noi la paura della morte.

Tu rendesti per noi inizio della vera vita la fine dell'esistenza di quaggiù.

Tu per qualche tempo fai riposare nel sonno i nostri corpi e li svegli di nuovo al suono dell'ultima tromba.

Tu dai in deposito alla terra, la nostra terra che plasmasti con le tue mani e di nuovo fai rivivere ciò che ci hai dato, trasformando con l'immortalità e la grazia quello che in noi è mortale e deforme.

Tu ci salvasti dalla maledizione e dal peccato, diventando per noi l'una e l'altro.

Tu schiacciasti le teste del serpente, che attraverso l'abisso della disobbedienza afferrò l'uomo nelle sue fauci.

Tu ci apristi la strada della resurrezione, spezzando le porte dell'inferno e rendendo impotente colui che dominava sulla morte.

Tu desti a coloro che ti temono come vessillo il segno della santa croce, per distruggere l'avversario e rendere sicura la nostra vita.

O Dio eterno, verso il quale mi sono slanciata fin dal seno di mia madre, che la mia anima amò con tutta la sua forza, al quale consacrai e la mia carne e il mio spirito dalla mia giovinezza fino ad ora, tu mettimi accanto un angelo  luminoso che mi conduca per mano al luogo del refrigerio, dove si trova l'acqua del riposo, presso il seno dei santi patriarchi.

Tu che hai spezzato la spada fiammeggiante e hai restituito al Paradiso l'uomo che è stato crocifisso insieme a te, e che si era affidato alla tua misericordia, anche di me ricordati nel tuo regno, perchè anche io sono stata crocifissa insieme a te, io che ho inchiodato le mie carni per rispetto religioso di te e che ho temuto i tuoi giudizi.

Non mi separi dai tuoi eletti l'abisso spaventoso; non si frapponga il Maligno sul mio cammino; non venga scoperto davanti ai tuoi occhi, il mio peccato se, ingannata dalla debolezza della mia natura, ho peccato con la parola,con le azioni e con il pensiero.

Tu che hai sulla terra il potere di rimettere i peccati, perdonami affinchè io possa avere ristoro e perchè venga trovata al tuo cospetto, nel momento in cui vengo spogliata del mio corpo, senza macchia, nella forma della mia anima, ma che il mio spirito, perfetto ed immacolato, venga accolto nelle tue mani come incenso di fronte a te.

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Macrina è la primogenita di dieci figli, nasce a Cesarea, in Cappadocia, da Basilio ed Emmelia, famiglia del Ponto, in Grecia, quando viene alla luce è il 324; la sua è una famiglia benedetta da Dio, in quanto oltre a lei, troviamo Pietro, sacerdote e monaco, San Basilio Magno, Vescovo di Cesarea e San Gregorio di Nissa. Macrina venne soprannominata la giovane, per differenziarla dalla nonna, detta l’anziana; venne educata fin da piccola alle Sacre Scritture e dall’adolescenza divenne preda di molti spasimanti, grazie alla sua straordinaria bellezza. Il padre scelse per lei lo spasimante giusto, ma il ragazzo morì prematuramente, allora Macrina, che voleva consacrarsi al Signore, giurò fedeltà al giovane, come una sposa che attende il marito; riuscendo così ad evitare ulteriori spasimanti, potendo dedicarsi totalmente a Dio. Rimasta in casa aiutò la madre, diventata vedova e accudì tutti i fratelli, finchè anche l’'ultimo non fosse uscito di casa; una volta rimaste sole, convinse la madre a seguirla nella fondazione di un Monastero ad Annesi, presso Hore del Ponto.

Macrina fu molto influente nella preparazione del fratello Basilio, che lasciò la sua vita da erudito, per abbracciare il monachesimo, nel 356, diventando poi Vescovo di Cesarea nel 370; tornò a trovare la sorella in monastero nel 376 ed ordinò sacerdote il fratello minore Pietro, che viveva in un altro monastero vicino alla sorella. Nel 373 morì la madre e il 1° Gennaio 379 morì anche Basilio, lei in quel periodo, divenne superiora del monastero; di ritorno dal Concilio di Antiochia del 379, il fratello Gregorio, nel frattempo diventato Vescovo di Nissa, passò a trovare la sorella, ma la trovò in fin di vita, i due ebbero solo la possibilità di avere un colloquio spirituale e dopo una magnifica preghiera elevata a Dio, Macrina morì; era il 380. La sua vita e spiritualità ci è stata narrata dallo stesso Gregorio di Nissa; il suo corpo è stato sepolto nella Chiesa dei 40 Martiri di Sebaste, a poca distanza dal monastero in cui erano sepolti anche i suoi genitori. I funerali furono officiati dal Vescovo e vi partecipò una moltitudine di gente.
(fonte:santiebeati.it)

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17 luglio 2017 1 17 /07 /luglio /2017 15:45

marcellina.jpg

Ieri si è conclusa la recita della Novena a Santa Marcellina vergine, iniziata l' 8 Luglio : inizio della Novena a Santa Marcellina Vergine Ecco una preghiera da recitare oggi in onore della Santa :

 

Preghiera a Santa Marcellina

 

Signore, tu che hai amato la Vergine Marcellina, donaci di restare fedeli alla nostra splendida vocazione cristiana, donaci la gioia di essere figli e fratelli con te nel Battesimo.

Fa che la nostra vita sia una lode a te, come è stata quella di Santa Marcellina. Aiutaci a insegnare te ai nostri fratelli, a servirti in loro, ad essere trasparenti e semplici come è stata lei nel suo quotidiano, fatto di amore, di sacrificio, di festa.

Te lo chiediamo, Signore, per l'intercessione ardente di questa donna forte, che ha donato ai fratelli se stessa e la tua luce. Amen.

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Sorella maggiore di S. Satiro e S. Ambrogio, nacque a Treviri nel 330, dove si trovava il padre in qualità di altro funzionario imperiale. S. Ambrogio attesta che la sorella Marcellina avrebbe ricevuto il velo verginale da Papa Liberio nella Basilica di San Pietro in Vaticano, nel Natale del 353, così com’era d’usanza per le donne che si consacravano. Ambrogio morì nel 397, Marcellina invece spirò il 17 Luglio del 400 e venne sepolta presso la tomba del fratello, nella Basilica di S. Ambrogio; San Simpliciano sarebbe l’autore dell’iscrizione sepolcrale della Santa. Nel 1722 i resti di Marcellina vennero tolti dal sepolcro e custoditi in sacrestia, ma nel 1812 vennero solennemente traslati nell’apposita Cappella in suo onore, nel frattempo fatta erigere all’interno della Basilica di S. Ambrogio. Sono rimaste a noi tre lettere inviate a Marcellina dal fratello Ambrogio; inoltre nel discorso funebre per il fratello Satiro, Ambrogio mette in risalto il grande dolore provato dalla sorella in quella circostanza. Nel 1838 Monsignor Biraghi fondava a Cernusco sul Naviglio, l’Istituto religioso delle “marcelline”, in onore della Santa; il nuovo Istituto si concentrava sull’educazione culturale e morale della gioventù. Nella Certosa di Pavia si trova un dipinto di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone, che raffigura la Santa in compagnia di San Satiro, San Gervasio e San Protasio, patroni di Milano, davanti al trono vescovile in cui siede Ambrogio; il dipinto mette in luce un carattere distintivo di Marcellina, quello di educatrice dei fratelli minori Satiro e Ambrogio. Inoltre agli Invalides di Parigi esisteva una statua della Santa, scomparsa però, durante gli scempi della rivoluzione francese. (fonte:santiebeati.it)

 

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15 luglio 2017 6 15 /07 /luglio /2017 08:32

Corona di San Bonaventura da Bagnoregio

 

O Dio vieni a salvarmi,

Signore vieni presto in mio aiuto

 

1 Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

25 Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.


Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


25 Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.


Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

1 Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.


1 Eterno Riposo :

L'Eterno riposo dona loro o Signore e splenda ad essi la Luce Perpetua. Riposino in pace. Amen.

 

Per finire si recita :

O Dio, Signore dei vivi e dei morti, pieno di misericordia verso le tue creature, concedi il perdono e la pace ai nostri fratelli defunti perché immersi nella tua beatitudine ti lodino in eterno. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 


Storia della Corona di San Bonaventura :

Due canonici della Chiesa di San Vitale in Roma, reduci da un pellegrinaggio fatto in Spagna nel 1260, riunirono 12 gentiluomini animati da grande pietà, nell’intento di formare una Congregazione sotto la protezione della Vergine Santissima che avesse lo scopo di promuovere opere di carità e pietà. A San Bonaventura fu affidato l’incarico di tracciare la Costituzione del Sodalizio ed insieme prescrivere una speciale preghiera conosciuta con il nome di Corona di San Bonaventura. Questa preghiera consiste nella recita di 25 Pater seguiti da Gloria Patri, da 25 Ave Maria seguite da Gloria Patri ed infine 7 Pater Ave con Requiem Eterna. Questa Corona fu arricchita in seguito dai Sommi Pontefici con molte indulgenze. Essendo San Bonaventura Generale dell’Ordine Francescano ammise i Confratelli a partecipare e godere di tutte le indulgenze, grazie e privilegi dell’Ordine.

CORONA DI S. BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

 

 

Saint_Bonaventure.jpg

San Bonaventura da Bagnoregio (o Bagnorea) al secolo Giovanni Fidanza (Bagnoregio, 1217/1221 circa – Lione, 15 luglio 1274) è stato un cardinale, filosofo e teologo italiano. Soprannominato Doctor Seraphicus, insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di san Tommaso d'Aquino.
Vescovo e cardinale, dopo la morte venne canonizzato da Papa Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da Papa Sisto V nel 1588. È considerato uno tra i più importanti biografi di san Francesco d'Assisi. Infatti alla sua biografia, la Legenda Maior, si ispirò Giotto da Bondone per il ciclo delle storie sul Santo nella basilica di Assisi.
Per diciassette anni, dal 1257, fu ministro generale dell'Ordine francescano, del quale è ritenuto uno dei padri: quasi un secondo fondatore. Sotto la sua guida furono pubblicate le Costituzioni narbonesi, su cui si basarono tutte le successive costituzioni dell'Ordine.
La visione filosofica di Bonaventura partiva dal presupposto che ogni conoscenza derivi dai sensi: l'anima conosce Dio e se stessa senza l'aiuto dei sensi esterni. Risolse il problema del rapporto tra ragione e fede in chiave platonico-agostiniana.
È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, che celebra la sua memoria obbligatoria il 15 luglio (vedi Bonaventura). Era figlio di Giovanni Fidanza, medico, e di Maria di Ritello; portò inizialmente il nome del padre, Giovanni, che cambiò in Bonaventura al momento del suo ingresso nella famiglia francescana. Entrò nell'Ordine francescano nel convento di San Francesco vecchio, situato a metà strada tra Bagnoregio e Civita.


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14 luglio 2017 5 14 /07 /luglio /2017 08:31

 

Preghiera a San Camillo de Lellis
(protettore degli infermieri e dei malati)

O San Camillo, che sopportasti per tanti anni con inalterabile pazienza una dolorosa malattia, ottienici di accettare con spirito di fede le infermità e le tribolazioni che il Signore vorrà mandarci per il nostro bene e la nostra purificazione. Tu che per tutta la vita ti sei dedicato con bontà e amore all'assistenza degli infermi, portando a tutti consolazione e speranza, ottienici la grazia di riconoscere Gesù nel nostro prossimo sofferente e di servirlo con grande generosità di cuore. 

 

 

 

Preghiera a San Camillo de Lellis

 

O glorioso S.Camillo,che Ti sei dedicato alla cura degli ammalati per servire in essi la persona di Cristo sofferente e piagato,e li assistevi con la tenerezza di una madre accanto al suo unico figlio,proteggi con altrettanta carità noi,che ora T'invochiamo,perchè afflitti da grande necessità. 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.


Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.


Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.



San Camillo,consolatore dei sofferenti,che Ti stringevi al petto i più deboli e abbandonati;che Ti inginocchiavi davanti a loro come di fronte a Cristo Crocifisso,e piangevi dicendo: "Signore mio,anima mia, cosa posso fare per te?", intercedi per noi da Dio la Grazia di servirlo in santità di mente e di cuore. 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.


Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.


Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


 

O Santo Patrono degli ammalati,che Ti rivelasti angelo inviato da Dio,quando gravi calamità colpirono le terre d'Italia,e tutti trovavano in Te il fratello e l'amico fedele,non abbandonarci ora, affidati dalla Chiesa alla tua celeste protezione.Sii ancora per noi l'angelo del Signore che continua a vegliare sulla nostra famiglia,tormentata dal dolore. 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.


Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.


Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

Novena a San Camillo

                              

 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo                 

O Dio , vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


Vieni, Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto; ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. 0 luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.


Credo :

Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, dalla stessa sostanza del Padre.

Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture ed è salito al Cielo e siede alle destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen   



Inizio della novena :


Pietoso San Camillo, per l’impulso di carità evangelica, sei stato vero amico degli uomini e padre dei poveri, assistendoli con indicibili cure e grazie meravigliose!

Ottienici da Dio misericordioso una continua assistenza a tutti i nostri bisogni, perchè meno solleciti dei beni passeggeri della terra, ci applichiamo con cristiana premura a procurarci quelli eterni del Cielo.

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


O Glorioso San Camillo, protettore dei sofferenti, volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel! Volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel!

Zelantissimo San Camillo, pieno di carità hai aiutato pazientemente ogni sorta d’infermi, vivendo interi anni al loro servizio negli ospedali.

Li stringevi al tuo petto con tenerissimo amore e li aiutavi a sopportare le sofferenze delle malattie più penose e ributtanti.

Infiamma anche noi di quella carità, che è il vero distintivo dei seguaci di Cristo. Quando poi saremo ammalati, vieni accanto al letto dei nostri dolori ad implorarci il dono della rassegnazione alla volontà di Dio, e quelle grazie spirituali e corporali che saranno più utili al bene delle nostre anime.

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


O Glorioso San Camillo, protettore dei sofferenti, volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel! Volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel!

Pietoso San Camillo, quando una pestilenza sterminatrice infuriava per le terre d’Italia, sollecito accorresti in aiuto di coloro che ne cadevano vittime.

Tu sei stato per tutti l’angelo tutelare, che con il tuo aiuto o recuperarono la salute del corpo o si guadagnarono quella eterna dell’anima. Intercedi da Dio, che stiano sempre lontani da noi i flagelli delle attuali epidemie e ci confortino invece le sue benedizioni e le infinite sue misericordie.

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


O Glorioso San Camillo, protettore dei sofferenti, volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel! Volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel!

Generoso San Camillo, hai asciugato le lacrime e hai sollevato dai dolori tanti e tanti tribolati. Nelle prove più ardue, nelle afflizioni più desolanti e nei rischi più formidabili ottenesti sempre scampo, sollievo e salute ai tuoi devoti.

Prendi anche noi sotto il tuo benefico patrocinio e, con efficacia delle Tue preghiere, allontana da noi le disgrazie ed i mali, che ci affliggono.

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


O Glorioso San Camillo, protettore dei sofferenti, volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel! Volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel!

Gloriosissimo San Camillo, tutto ardore di carità per la salute dei corpi infermi, molto più lo sei stato per quella delle anime. Quante volte sei apparso angelo di conforto nelle agonie dei moribondi, che dalle tue braccia volavano a quelle di Dio.

Tu, infine, per giovare perpetuamente alla sofferente umanità, hai fondato un Istituto, a cui hai lasciato l’eredità dei tuoi splendidi esempi e l’obbligo di imitarli fedelmente.

Quando noi pure ci troveremo in punto di morte, ottienici la grazia d’essere assistiti da un Ministro di Dio, perchè spirando l’anima coi santissimi nomi di Gesù e Maria, passiamo serenamente dai dolori passeggeri della terra alle gioie eterne del Santo Paradiso.

Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.


O Glorioso San Camillo, protettore dei sofferenti, volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedel! Volgi lo sguardo tuo clemente sul tuo popolo fedele!

 

san-camillo.JPG

Di nobile famiglia, nato a Bucchianico, nelle vicinanze di Chieti, il 25 maggio 1550, Camillo de Lellis fu soldato di ventura. Persi i suoi averi al gioco, si mise al servizio dei Cappuccini di Manfredonia. Convertitosi ed entrato nell'Ordine, per curare una piaga riapertasi tornò a Roma nell'ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove si dedicò soprattutto ai malati. Si consacrò a Cristo Crocifisso, riprese gli studi al Collegio Romano e, divenuto sacerdote nel 1584, fondò la «Compagnia dei ministri degli infermi». L'ordine dei Camilliani si distinse da altri per lo spirito della sua opera legata alla carità misericordiosa e per l'abito caratterizzato dalla croce rossa di stoffa sul petto. De Lellis pose attenzione unicamente malati, ponendo le basi per la figura dell'infermiere e del cappellano quali li vediamo oggi. Morì a Roma il 14 luglio 1614 e venne canonizzato nel 1746.

 

 

Preghiera per chi cura e assiste gli infermi

 

A Te  Signore,

Dio e  Padre d’ogni creatura

la lode, l’onore e la gloria!

A Te, fiducioso il mattino,

grato la  sera, chiedo luce e benedizione.

Che stupore, che il dono della vita

passa per queste mie povere mani.

Nelle Tue consegno quanti  mi sono affidati,

perché  il Tuo sguardo ci custodisca e ci  protegga.

“Quando incombe il dolore, irrompe la prova

e sibila il vento della disperazione” 

celere sia il  passo, mite lo sguardo, aperto il cuore

vigore nelle mani, umiltà profonda.

Per  comprendere, sostenere, accompagnare.

Samaritano capace di fermate significative,

materno nel fasciare le ferite del corpo e dello spirito. 

Docile strumento della tua premura,

attento più  alle domande  che alle risposte.

Profeta nel cammino. 

A  Te Padre, per Maria,  Madre di speranza,

di compassione  e  tenerezza,

elevo questa preghiera.

Ché,  accanto al malato,

che  del tuo Figlio  è immagine,

guidi  mente,  mani  e cuore mio.

Con piena fiducia, instancabilmente!

Amen ! Alleluia !

 


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12 luglio 2017 3 12 /07 /luglio /2017 23:02

 

PREGHIERA 

(Preghiera composta dal cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna)

Signore Iddio, Padre nostro clementissimo, nella tua bontà guardasti con singolare predilezione alla Santa Clelia e con l'abbondanza delle tue grazie e dei carismi dello Spirito Santo la preparasti ad essere, semplice e giovanissima vergine, la madre spirituale di una ampia famiglia di Figlie, che in umiltà e sacrificio servissero a Gesù nelle persone dei fratelli più umili e sofferenti. Noi ti benediciamo, Padre Santo, per questa effusione della tua generosità; per l'intercessione di Madre Clelia ti chiediamo ... e quello spirito di carità e di servizio, che il Signore Gesù lasciò a noi come oggetto del suo nuovo comandamento e segno indubbio della nostra genuina adesione al Vangelo. Esaudisci, o Padre, l'umile nostra preghiera, che ti porgiamo per mezzo di Cristo, Figlio Tuo e Signore nostro, nello Spirito Santo. Amen.

 

 

 

VITA DELLA SANTA

Nacque il 13 febbraio 1847 nella contrada volgarmente chiamata le “Budrie”, appartenente civilmente al comune di S. Giovanni in Persiceto (BO), ecclesiasticamente alla Archidiocesi di Bologna, da Giuseppe Barbieri e Giacinta Nannetti; fu battezzata lo stesso giorno, con i nomi di  Clelia, Rachele, Maria.
La mamma insegnò precocemente alla piccola Clelia ad amare Dio fino a farle desiderare di essere santa. Un giorno Clelia le domandò: ” Mamma, come posso essere santa “? Per tempo la Clelia imparò pure l’arte del cucire, di filare e tessere la canapa, il prodotto caratteristico della campagna persicetese. Nel 1855 Clelia perdette il babbo, a causa del colera. All’epoca, era facile trovare Clelia, che era a casa a lavorare, oppure in chiesa a pregare. Clelia fece la Prima Comunione a 11 anni, il 17 giugno 1858, e quello fu un giorno per lei decisivo per il suo futuro, perché visse la sua prima esperienza mistica. Nella Chiesa bolognese, per combattere la noncuranza religiosa, specialmente degli uomini, vi erano gli ” Operai della dottrina cristiana”. Alle ” Budrie ” il gruppo era animato da un maestro molto anziano. Clelia volle essere, e fu Operaia della dottrina cristiana. Alle ” Budrie ” la catechesi si rinnovò col suo inserimento che trascinò pure altre compagne di uguali sentimenti.   Al principio Clelia fu ammessa come sotto-maestra, ma ben presto rivelò insospettate capacità tanto che gli stessi anziani si facevano suoi discepoli. 
Respinte non poche lusinghiere proposte di matrimonio, la comitiva di ragazze che facevano capo a Clelia concepì la prima idea di un nucleo di giovinette votate alla vita contemplativa e apostolica; un servizio che doveva scaturire dall’Eucarestia, doveva consumarsi nella Comunione quotidiana e sublimarsi nella istruzione dei contadini e dei braccianti del luogo. L’idea non poté realizzarsi subito per le vicende politiche dopo l’unità d’Italia del 1866-67.    Si poté attuare il 1° maggio 1868 allorché, sopite le questioni ambientali e burocratiche, Clelia con le sue amiche poterono ritirarsi nella casa cosiddetta del maestro, ove cioè fino allora si erano radunati gli Operai della dottrina cristiana. Fu l’inizio umile della famiglia religiosa di Clelia Barbieri che i superiori in seguito chiameranno ” Suore Minime dell’Addolorata “. Minime per la grande devozione che la Beata Clelia ebbe al santo Minimo Romito di Paola, S. Francesco, patrono e provvido protettore della nascente comunità; dell’Addolorata, perché la Madonna Addolorata era veneratissima alle ” Budrie ” e perché era il titolo della Madonna preferito dalla Beata.Dopo il ritiro delle ragazze nella ” Casa del maestro ” cominciarono fatti straordinari, come altrettanti attestati della Provvidenza a favore della piccola comunità che altrimenti non avrebbe potuto perseverare. Essi venivano propiziati dalle sofferenze fisiche e morali di Clelia nella notte oscura dello spirito e nelle umiliazioni più incomprensibili da parte di persone che avrebbero dovuto invece comprenderla.    A poco a poco la gente vide Clelia in un ruolo di guida, di maestra nella fede. Cominciarono così, nonostante i suoi 22 anni, a chiamarla ” Madre “: la chiameranno così fino alla morte che avverrà prestissimo.   La tisi che l’accompagnava subdolamente, esplose violenta appena due anni dopo la fondazione.
Clelia morì profetizzando a colei che la sostituirà: ” Io me ne vado ma non vi abbandonerò mai … Vedi, quando là in quel campo d’erba medica accanto alla chiesa, sorgerà la nuova casa, io non ci sarò più… Crescerete di numero e vi espanderete per il piano e per il monte a lavorare la vigna del Signore. Verrà giorno che qui alle ” Budrie ” accorrerà tanta gente, con carrozze e cavalli… “. E aggiunse: ” Me ne vado in paradiso e tutte le sorelle che moriranno nella nostra famiglia avranno la vita eterna … “. La morte la colse nella soddisfazione di andare incontro allo Sposo verginale, il 13 luglio 1870. 
La profezia di Clelia in morte si è avverata. La Congregazione delle Suore Minime dell’Addolorata si è sviluppata e si sviluppa. E’ diffusa in Italia, in India, in Tanzania. Oggi le suore nell’imitazione della Beata Clelia, in umiltà nel proficuo loro lavoro assistenziale sono intorno alle trecento, divise in 35 case. Con i suoi 23 anni, al giorno della morte, Clelia Barbieri può dirsi la fondatrice più giovane di un Istituto Religioso che la Chiesa annoveri.  Santa Clelia Barbieri è stata canonizzata da Giovanni Paolo II in Roma il 9 aprile 1989.

 

Casa dove è nata la Santa

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11 luglio 2017 2 11 /07 /luglio /2017 23:58

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Preghiera a Santa Veronica

 

O gloriosa Santa Veronica, che viveste con Gesù,  che ne conosceste l'esemplare ed immacolata sua vita, la sua passione e la sua morte, e che in cielo ne conosceste pure la sua gloria, vicina, intercedete acciò possa partecipare alle grazie della Divina Misericordia. E come in premio delle vostre virtù aveste il miracolo dell'effigie di Cristo stesso, fate, o gloriosa santa Veronica, che Gesù sia impresso nel mio cuore e possa io operare secondo i suoi voleri, perseverando nelle opere della sua santa Religione, e per i meriti della passione di Nostro Signore Gesù Cristo possa passare un giorno nel gaudio del cielo. Così sia.

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Il suo nome ricorre per la prima volta nei Vangeli apocrifi e si riferisce alla donna emorroissa di nome Bernike in greco, Veronica in latino, che implorando Gesù per la sua guarigione, mentre passava stretto nella folla, riuscì a toccargli il lembo del mantello, guarendo all'istante. La tradizione cristiana racconta che successivamente, la pia donna, votò la propria vita alla diffusione della buona novella e viaggiò per l'Europa lasciando a Roma il lino col volto Santo («la vera icona», come predestinato dal suo stesso nome) e proseguì in Francia dove iniziò la conversione dei galli. L'episodio di Veronica che asciuga il volto di Gesù con un telo, ha preso grande diffusione, oscurando quasi del tutto, l'episodio della emorroissa, che sarebbe secondo taluni, la stessa donna, anche se non vi sono certezze documentali. Santa Veronica ha un particolare culto in Francia, dove la si considera come la donna che dopo la morte del Salvatore, andata sposa a Zaccheo si reca ad evangelizzare le Gallie. Sarebbe morta nell'eremitaggio di Soulac. Chiamata anche santa Venice o Venisse, è patrona in Francia, dei mercanti di lino e delle lavandaie.

 

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11 luglio 2017 2 11 /07 /luglio /2017 22:57

Ieri si è conclusa la novena dedicata al Santo :

inizio novena a San Benedetto da Norcia

 

Benedetto2.jpg

 

Promessa di S. Benedetto ai suoi devoti :

S. Benedetto è invocato per ottenere una buona morta e la salvezza eterna. Egli apparve un giorno a S. Geltrude, dicendo: “ Chiunque mi ricorderà la dignità per cui il Signore ha voluto onorarmi e beatificarmi, concedendomi di fare una morte così gloriosa, io lo assisterò fedelmente in punto di morte e mi opporrò a tutti gli attacchi del nemico in quell’ora decisiva. L’anima sarà protetta dalla mia presenza, essa resterà tranquilla malgrado tutte le insidie del nemico, e felice si slancerà verso le gioie eterne.”

 

Preghiera a San Benedetto da Norcia
 
Con approvazione ecclesiastica
Monastero di san Marziale, Gubbio.
 
A te oggi rivolgiamo la nostra supplica ardente, glorioso san Benedetto, "messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, araldo della religione di Cristo", ed imploriamo la tua protezione sulle singole anime, sui monasteri che seguono la tua santa Regola, sull'Europa, sul mondo intero.

 

Insegnaci ancora il primato del culto divino, donaci di comprendere quanto sia grande e fecondo il dono della pace, aiuta tutti coloro che si sforzano di ricomporre l'unità spirituale dei vari popoli, spezzata da tanti eventi dolorosi, così che per la tua protezione ritorniamo tutti quanti ad essere fratelli in Cristo. 
Amen.
 

Preghiera a San Benedetto da recitare quotidianamente

 

S. Benedetto mio caro padre, per quella dignità con la quale il Signore si degno di onorarti e beatificarti con una così gloriosa morte, ti prego di assistermi con la tua presenza nel momento della mia morte, beneficiandomi di tutte quelle promesse fatte alla Santa vergine Geltrude. Amen 

 

Giaculatoria a San Benedetto da Norcia
 
O Padre santo, Benedetto di nome e di grazia, custodiscimi,  ti prego, oggi (in questa notte) e sempre con la tua santa benedizione,  perchè nessun male mi possa separare da Gesù, da te e da tutti i suoi santi.  Amen.
 
Preghiera scritta da Benedetto da Norcia
Padre buono, ti prego:
dammi un'intelligenza che ti comprenda,
un animo che ti gusti,
una pensosità che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
uno spirito che ti conosca,
un cuore che ti ami,
un pensiero che sia rivolto a te,
degli occhi che ti guardino,
una parola che ti piaccia,
una pazienza che ti segua,
una perseveranza che ti aspetti


 
 
LA MEDAGLIA DI SAN BENEDETTO :
 
san-benedetto.jpg

 

Le origini della Medaglia di San Benedetto da Norcia (480-547) sono antichissime. Papa Benedetto XIV (1675-1758) ne ideò il disegno e col Breve del 1742 approvò la Medaglia concedendo delle indulgenze a coloro che la portano con fede. Sul diritto della Medaglia, San Benedetto tiene nella mano destra una Croce elevata verso il cielo e nella sinistra il libro aperto della santa Regola. Sull'altare é posto un calice dal quale esce un serpente per ricordare un episodio accaduto a San Benedetto: il Santo, con un segno di croce, avrebbe frantumato la coppa contenente il vino avvelenato datogli da monaci attentatori. Attorno alla Medaglia, sono coniate queste parole: «Eius in obitu nostro presentia muniamur» («Possiamo essere protetti dalla sua presenza nell'ora della nostra morte»). Sul rovescio della medaglia, figura la Croce di San Benedetto e le iniziali dei testi. Questi versi sono antichissimi. Essi appaiono in un manoscritto del XIV secolo a testimonianza della fede nella potenza di Dio e di San Benedetto. La devozione della Medaglia o Croce di San Benedetto, divenne popolare intorno al 1050, dopo la guarigione miracolosa del giovane Brunone, figlio del conte Ugo di Eginsheim, in Alsazia. Brunone, secondo alcuni, fu guarito da una grave infermità, dopo che gli fu offerta la medaglia di San Benedetto. Dopo la guarigione, divenne monaco benedettino e poi Papa: fu San Leone IX, morto nel 1054. Tra i propagatori bisogna annoverare anche San Vincenzo dePaoli (1581-1660).

 

I fedeli hanno sperimentato la sua potente efficacia mediante l intercessione di San Benedetto, nei seguenti casi:

 

  • contro i malefici e le altre opere diaboliche;

  • per allontanare da qualche luogo gli uomini male intenzionati;

  • per curare e sanare gli animali dalla peste oppure oppressi dal maleficio;

  • per tutelare le persone dalle tentazioni, dalle illusioni e vessazioni del demonio specie quelle contro la castità;

  • per ottenere la conversione di qualche peccatore, particolarmente quando si trova in pericolo di morte;

  • per distruggere o rendere inefficace il veleno;

  • per allontanare la pestilenza;

  • per restituire la salute a quelli che soffrono di calcolosi, di dolori ai fianchi, di emorragie, di emottisi; a quanti sono morsi da animali contagiosi;

  • per ottenere l'aiuto divino alle mamme in attesa onde evitare l'aborto;

  • per salvare dai fulmini e dalle tempeste.

 

 

SIGNIFICATO  della MEDAGLIA CROCE :

 

medagliaretro.jpg

 

C.S.P.B.  

Crux Sancti Patris Benedicti

Croce del Santo Padre Benedetto

 

 

C.S.S.M.L. 

Crux Sacra Sit Mihi Lux

La Croce Santa sia la mia luce.

 

 

N.D.S.M.D. 

Non Drago Sit Mihi Dux

Non sia il demonio il mio condottiero

 

 

V.R.S. 

Vade Retro, Satana!

Allontanati, Sanata!

 

 

N.S.M.V. 

Numquam Suade Mihi Vana

Non mi attirare alle vanità

 

 

S.M.Q.L.  

Sunt Mala Quae Libas

Son mali le tue bevande

 

 

I.V.B. 

Ipse Venena Bibas

Bevi tu stesso i tuoi veleni.

 

 

 

Preghiera della medaglia di San Benedetto :
 
Croce del Santo Padre Benedetto. Croce santa sii la mia luce e non sia mai il demonio mio capo. Và indietro, Satana; non mi persuaderai mai di cose vane; sono cattive le bevande che mi offri; bevi tu stesso il tuo veleno. Nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 

Benedizione della Medaglia di San Benedetto

(Può essere recitata solo da un sacerdote )

 

Io ti esorcizzo per Dio  + Padre Onnipo­tente, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che si trova in essi: ogni potenza del nemico, tutto l'esercito del diavolo, ogni influenza di Satana sia strappato e sia messo in fuga da questa medaglia, affinché a tutti coloro che ne faranno uso, procuri la salvez­za dell'anima e la salute del corpo. Te lo chiediamo nel nome di Dio Padre + Onnipo­tente, di Gesù Cristo + suo Figlio e Signore nostro e dello Spirito Santo + Consolatore e nell'amore del medesimo Signore nostro Gesù Cristo, che verrà a giudicare i vivi e i morti e regnerà nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo : O Dio Onnipotente, dispensatore di ogni bene, noi ti supplichiamo ardentemente, per l'intercessione del nostro Padre San Bene­detto: fa' scendere la tua benedizione su que­sta medaglia, affinché tutti coloro che la por­teranno e compiranno opere di bene, meriti­no di ottenere la salute dell'anima e del corpo, la grazia della santificazione, le indulgenze a loro concesse; con il soccorso della tua misericordia, possano sfuggire le insidie del demonio e presentarsi un giorno santi e immacolati davanti al tuo cospetto nella carità (Ef 1,4). Per Cristo nostro Signore. Amen.
 
LA VITA DEL SANTO :

San Benedetto da Norcia (Norcia, 480 circa - Montecassino 547 circa), fondatore dell'ordine dei Benedettini. Viene venerato da tutte le chiese cristiane che riconoscono il culto dei santi. San Gregorio Magno, nel II Libro de I Dialoghi - l'unica nostra fonte storica sul santo di Norcia -, delinea il percorso della sua vita e la sua fisionomia spirituale.

San Benedetto da Norcia, fratello di Santa Scolastica, nacque verso il 480 d.C., da un'agiata famiglia romana. A Norcia egli trascorse gli anni dell'infanzia e della fanciullezza.

Adolescente fu mandato a Roma a compiere i suoi studi, ma, sconvolto dalla vita dissoluta della città, ritrasse il piede che aveva appena posto sulla soglia del mondo per non precipitare anche lui totalmente nell'immane precipizio. Disprezzò quindi gli studi letterari, abbandonò la casa e i beni paterni e cercò l'abito della vita monastica perché desiderava di piacere soltanto a Dio.

All'età di 17 anni, insieme con la sua nutrice, si ritirò nella valle dell'Aniene presso Enfide (l'attuale Affile), dove compì il primo miracolo riparando un vaglio rotto dalla stessa nutrice. Lasciò poi la nutrice e si avviò verso la valle di Subiaco, presso gli antichi resti di una villa neroniana. A Subiaco incontrò il monaco di un vicino monastero di nome Romano, che, vestitolo degli abiti monastici, gli indicò una grotta impervia del Monte Taleo (attualmente contenuta all'interno del Monastero del Sacro Speco) dove Benedetto visse da eremita per circa tre anni, fino alla Pasqua dell'anno 500. Conclusa l'esperienza eremitica, accettò di fare da guida ad altri monaci in un ritiro cenobitico presso Vicovaro, ma, dopo un tentativo di avvelenamento, tornò a Subiaco. Qui rimase per quasi trenta anni, predicando la "parola del Signore" ed accogliendo discepoli sempre più numerosi, fino a creare una vasta comunità di dodici monasteri, ognuno con dodici monaci ed un proprio abate, tutti sotto la sua guida spirituale.
Intorno al 529, a seguito dell'irriducibile ostilità di un tal prete Fiorenzo, Benedetto decise di abbandonare Subiaco. Si diresse verso Cassino dove, sopra un'altura, fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani e con oratori in onore di san Giovanni Battista, da sempre ritenuto un modello di pratica ascetica, e di san Martino di Tours, celebre monaco e vescovo della Gallia.

Nel monastero di Montecassino Benedetto compose la sua Regola verso il 540. Prendendo spunto dalla tradizione monastica precedente - Padri del deserto, Cassiano, Basilio, Agostino, probabilmente l'anonima Regula Magistri - egli combinò l'insistenza sulla buona disciplina con il rispetto per la personalità umana e le capacità individuali, nell'intenzione di fondare una scuola del servizio del Signore, in cui speriamo di non ordinare nulla di duro e di rigoroso.

La Regola, umana e saggia sintesi del Vangelo, nella quale si organizza nei minimi particolari la vita dei monaci all'interno di una "corale" celebrazione dell'Opus Dei, cioè della liturgia quotidiana, diede nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga e imprecisa, precettistica monastica precedente. I due cardini della vita comunitaria sono il concetto di stabilitas loci (l'obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero contro il vagabondaggio allora piuttosto diffuso di monaci più o meno "sospetti") e la conversatio, cioè la buona condotta morale, la carità reciproca e l'obbedienza all'abate, il "padre amoroso" (il nome deriva proprio dal siriaco abba, "padre") mai chiamato superiore, e cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto ora et labora ("prega e lavora"), con il sostegno della lectio divina, cioè la meditazione della Parola di Dio.

A Montecassino Benedetto morì, secondo la tradizione, il 21 marzo 547, quaranta giorni circa dopo la scomparsa di sua sorella Scolastica con la quale ebbe comune sepoltura; secondo il racconto di S. Gregorio Magno, spirò in piedi, sostenuto dai suoi discepoli, dopo aver ricevuto la comunione e con le braccia sollevate in preghiera, mentre li benediceva e li incoraggiava. Le diverse comunità benedettine ricordano la ricorrenza della morte del loro fondatore il 21 marzo, mentre la Chiesa romana ne celebra ufficialmente la festa l'11 luglio, da quando papa Paolo VI ha proclamato san Benedetto da Norcia patrono d'Europa il 24 ottobre 1964. La Chiesa Ortodossa celebra la sua ricorrenza il 14 marzo.

 
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9 luglio 2017 7 09 /07 /luglio /2017 09:22

 

Ieri si è conclusa la novena

 

Preghiera di Santa Veronica Giuliani a Maria Santissima

 

«In nome della Santissima Trinità, io suor Veronica, figlia e professa di Maria Addolorata, faccio questa supplica, da parte di tutte queste sorelle; e anche ho intenzione di più e più creature.
Tutti uniti in carità, veniamo ai vostri piedi, Maria Santissima, e tutti, con una sola voce, vi preghiamo e supplichiamo di molte grazie a voi già manifeste, e per intercederle poniamo avanti di voi il vostro caro Figlio crocifisso per nostra salute, la croce, le spine, i chiodi, i flagelli, le pene, i tormenti, e tutto ciò che patì nella sua Passione: vi siano voce per noi per ottener grazie, secondo l’intenzione di ciascuno…»

«O Vergine Santissima, rappresentatevi Voi avanti il vostro Figlio: Monstra te esse Matrem (Mostrati Madre).
Il vostro Cuore è trapassato con sette spade; siano questi vostri dolori voce per noi e chiedano queste grazie…
Voi come Madre di pietà e di misericordia, speriamo che ci otterrete tutto: tutto potete, se volete,perché in Voi e da Voi escono le grazie e ci pare vedere, nel vostro Cuore, i vostri dolori che come sigillo, tutti dicono: Fonte di grazie.
Dunque il vostro Cuore è fonte di tutte le grazie; e noi siamo tutti umiliati e prostrati avanti di esso.Parli per noi esso medesimo e ci ottenga queste grazie».

 

 

Preghiera a Santa Veronica Giuliani

 

Dal trono di gloria ove per la pianezza dei meriti foste sublimata, nostra amabile Santa Veronica, degnatevi ascoltare la umile e fervente preghiera che, stretti dalla tribolazione, vi rivolgiamo.
Lo Sposo divino che tanto amaste e per il quale tanto soffriste ascolterà un solo palpito del vostro cuore che tante volte avvicinò al Suo e un semplice gesto della vostra mano, come la Sua, ferita dalle stimmate della passione.
Dite voi al Signore le grandi necessità dell'anima nostra, tanto spesso arida, tentata e indolente. Dite quello che ci angustia in questo momento... Ditegli come un giorno: "Signore, con le vostre stesse ferite v'invoco; con il vostro stesso amore; se le grazie chieste verranno ad accrescere questo Vostro amore in chi lo aspetta, ascoltatemi, o Signore, esauditemi, o Signore".
O cara Santa, vera immagine del Crocefisso, la vostra preghiera non sarà delusa, e noi, ancora una volta, potremo benedire il vostro nome ed il vostro patire che vi dette tanta luce di gloria e tanta potenza d'intercessione.

 

3 Pater, Ave, Gloria.

 

 

 

Dal suo diario: "Mio Dio altro non vi domando che la salute dei poveri peccatori. Convertiteli tutti a Voi, tutti a Voi…Mi pongo per mezzana fra Voi e i peccatori. Vengano i tormenti; l'amore soffrirà tutto. L'amore ha vinto, e lo stesso Amore è restato vinto; perché l'anima lo sente in sé, in modo che non ho modo di dirlo."

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Orsola Giuliani nasce il 27 dicembre del 1660 a Mercatello sul Metauro, nel ducato di Urbino, ultima di sette figlie, due delle quali morte in tenera età. La sua famiglia è una delle più agiate e stimate della società di quel tempo; il papà Francesco è alfiere della guarnigione pontificia, la mamma Benedetta è una donna di grande pietà, molto attenta all'educazione religiosa delle figlie. Non c'è dubbio che la piccola Orsola è un'anima privilegiata fin dall'infanzia.

Verso i tre o quattro anni le capita un fatto davvero insolito; mentre sta cogliendo i fiori nell'orto di casa le si avvicina un Bambino che le dice: "Io sono il vero fiore!" ma subito scompare. Questa apparizione la riempie di gioia tanto da farla correre per tutta la casa per ritrovare quel Bambino, ma invano. Ancor prima di fare la Prima Comunione, Orsola percepisce per grazia staordinaria un soave profumo che la madre e le sorelle emanano al ritorno dalla santa Messa. Come impazzita, corre per la gioia, nella speranza di poter al più presto ricevere anche lei Gesù.

Il 28 aprile 1667, la mamma Benedetta muore. Il papà, distrutto dal dolore, si trasferisce a Piacenza portando con sé le sue cinque figlie, ma l'ambiente mondano della città poco si adatta alle abitudini delle sorelle Giuliani. Dopo una permanenza di quasi due anni, riescono a rientrare a S. Angelo in Vado, ospitate da uno zio paterno e le sorelle più grandi, una dopo l'altra, entrano nel monastero delle clarisse del paese.

Anche Orsola è consapevole che il Salvatore la vuole tutta per sé, ma deve lottare molto per vincere la tenace opposizione del padre, affezionatissimo alla sua "bambina". Finalmente all'età di 17 anni, dopo una sofferta lotta, il 17 luglio del 1677, viene accettata dalle monache cappuccine del monastero di Città di Castello, luogo da lei espressamente scelto come il più idoneo per darsi alla ricerca di Dio nel ritiro, nella povertà, nell'austerità e nella penitenza.

Nei tre mesi che intercorrono tra l'accettazione e la vestizione religiosa, Orsola vive tra consolazioni divine e grandi tentazioni. Finalmente giunge il giorno tanto atteso e il 28 ottobre 1677 varca la soglia della clausura con la croce sulle spalle e la corona di spine in testa, secondo le costumanze cappuccine. Il vescovo mons. Sebastiani le dice: "D'ora innanzi ti chiamerai Veronica!" e davvero la sua vita la porterà a divenire sempre più una "vera icona" di Gesù crocifisso.

 

Il 1° novembre 1678 Veronica fa la professione solenne e dal quarto anno di vita religiosa iniziano a manifestarsi in maniera sempre più evidente i fenomeni esterni della sua vita mistica e le "pazzie d'amore". La fraternità si trova a vivere insieme ad una donna che sperimenta visioni, estasi, lotte col demonio, la cui vita è afferrata da Dio, completamente! Anche i confessori si rendono conto dello spessore spirituale di questa giovane monaca e si interrogano sull'autenticità delle sue esperienze mistiche straordinarie.

Il padre Ubald'Antonio Cappelletti, oratoriano, confessore delle cappuccine dal 1690 al 1692, fu il primo a chiederle di porre per iscritto ciò che sperimenta nelle sue unioni con Dio. Ma è con il padre Girolamo Bastianelli, anche lui oratoriano e confessore ordinario della comunità, che Veronica incomincia la vera e propria stesura del suo Diario. Il 12 dicembre 1693 inizia la sua più grande penitenza: rendere pubblico e manifesto il suo rapporto d'amore con Dio.Scriverà 22.000 pagine fino a quando la Vergine Maria tre mesi prima della morte le dirà: "Fa' punto!"

Considera la letizia come un dovere della convivenza fraterna e si adopera per rendere le sorelle sempre gioiose e contente. Si dedica assiduamente alla cura delle consorelle ammalate sopportando, non solo, i disagi creati dal loro stato fisico, ma anche, talvolta, dal loro cattivo umore. È in questi anni di esuberanza giovanile che si sente chiamata a offrire le sue sofferenze per la salvezza delle anime; sembra che sia proprio nel 1681 che nasce in lei il desiderio di offrirsi come "mezzana" tra Dio e i peccatori attraverso la penitenza espiatrice.

È ancora al terzo anno di noviziato quando, mentre prega davanti al Crocifisso dell'infermeria, questo le parla: "Mia Sposa, mi sono care le penitenze che fai per coloro che sono in mia disgrazia, perciò ti confermo per mezzana tra me e i peccatori, come tu brami". "Poi, staccando un braccio dalla croce, mi fece cenno che mi accostassi al suo costato - scrive la santa - E mi trovai tra le braccia del Crocifisso. Quello che provai in quel punto non posso raccontarlo; avrei voluto star sempre nel suo santissimo costato!"

Tra il 1681 e il 1697 si collocano i grandi fenomeni straordinari che culminano con l'impressione delle stimmate il Venerdì Santo del 5 aprile 1697.

Le misure e le verifiche del Sant'Ufficio non si fanno attendere e dal 1697 al 1715 Veronica è sottoposta a continui esami, in un clima di sospetto e di sfiducia: viene segregata, privata della voce attiva e passiva nei Capitoli, interdetta alla grata. Tutto ciò avviene perché, dati i fenomeni prodigiosi di cui è protagonista, è sospettata di simulazione e di possessione diabolica. Il tempo però, e soprattutto la sua vita umile, obbediente e vivificata dalla carità, non tardano a convincere della sua santità anche chi l'ha sottomessa alle prove più terribili ed umilianti. Completamente riabilitata, alla soglia dei suoi 56 anni, è ormai una donna radicalmente trasformata. Le sorelle della comunità la vogliono badessa e chiedono la revoca della proibizione del Sant'Ufficio, che arriva il 7 marzo 1716. Il 5 aprile dello stesso anno la santa accetta, pur con grande sofferenza, il servizio del badessato; fino alla morte è contemporaneamente maestra delle novizie e badessa. Negli anni del suo badessato fa costruire un'intera nuova ala del monastero, l'attuale noviziato, composta da dodici nuove celle per accogliere le vocazioni che cominciano ad affluire. Negli anni 1721-1722 fa realizzare un'istallazione di tubature che portano l'acqua al pollaio, alla cucina, alla lavanderia; inoltre con un pozzo scavato nel chiostro, mette fine all'incessante portare secchi fino al terzo piano dell'infermeria. Fa costruire una cappella dedicata alla Madonna del Rosario. Il 25 marzo 1727 Veronica scrive l'ultima pagina del suo Diario. È ormai giunta al culmine dell'intimità con Dio. Il 6 giugno cade in coro colpita da apoplessia; al termine di 33 giorni di sofferenze si spegne il 9 luglio, dopo aver ricevuto dal confessore l'obbedienza per morire. Non appena la campana del coro ne annuncia il decesso tutta la città accorre a venerarla.

Viene beatificata da Pio VII il 17 giugno del 1804 e canonizzata il 26 maggio del 1839 da Gregorio XVI dopo un lungo processo, necessario per esaminare minuziosamente tutti gli innumerevoli fenomeni mistici, evitando in tal modo che gli illuministi del secolo potessero accusare la Chiesa di eccessiva credulità.

Erede della più autentica spiritualità francescana, sui passi del Poverello di Assisi, Veronica fa della sua vita un canto di lode al Padre delle Misericordie. La sua missione provvidenziale si riassume nel binomio amare e patire; ha la consapevolezza che la sua vita deve essere, per divina elezione, una testimonianza viva degli eccessi dell'amore di Dio verso l'uomo e, come risposta al Dio-Amore, sforzarsi di amarlo senza misura per sé e per tutti quelli che non lo amano. La sua aspirazione suprema: vivere crocifissa col crocifisso Gesù.

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7 luglio 2017 5 07 /07 /luglio /2017 14:23

villibaldo.JPG

 

Il vescovo Villibaldo fece cosrtuire la sua cattedrale, fondò un monastero e soprattutto controllò rigorosamente tutti gli altri, per incarico di Bonifacio. E poi incomincia per lui un’esperienza nuova: quella del predicatore itinerante, davanti ad ascoltatori che solo in parte sono cristiani. Quest’opera lo impegna fino alla morte. E lo rende eccezionalmente popolare, già con una fama di santità in vita, che poi si trasformerà in culto spontaneo e duraturo, molto in anticipo sul riconoscimento canonico.

 

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6 luglio 2017 4 06 /07 /luglio /2017 08:49

smariagoretti.jpg

 

Preghiera a Santa Maria Goretti

 

O piccola Maria Goretti che sacrificasti la vita per conservare illibata la tua verginità e che, morente, perdonasti al tuo uccisore promettendo di pregare per lui dal Cielo, aiutaci a superare noi stessi nel difficile cammino di questo mondo così profondamente sconvolto dalle più violente passioni. Ottienici la grazia della purezza dei costumi e quella di un grande amore verso i nostri fratelli.

Tu, che uscita da un'umile famiglia di contadini, per la tua eroica vittoria sul male e il glorioso martirio volasti al Cielo con l'aureola della santità, ottienici la pace, la fede, il lavoro fecondo in una nuova atmosfera di carità, ottenendo per noi dal Signore tutte le grazie necessarie per il nostro bene spirituale e materiale, per la nostra vita terrena e per quella eterna. In particolare ottienici la grazia che in questo momento ci sta molto a cuore.. (esprimerla) Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Maria Goretti di Papa Giovanni Paolo II

 

Bambina di Dio, tu che hai conosciuto presto la durezza e la fatica, il dolore e le brevi gioie della vita; tu che sei stata povera e orfana,tu che hai amato il prossimo facendoti serva umile e premurosa;tu che sei stata buona e hai amato Gesù sopra ogni altra cosa;tu che hai versato il tuo sangue per non tradire il Signore;tu che hai perodonato il tuo assassino, intercedi e prega per noi,affinchè diciamo sì al disegno di Dio su di noi. Ti ringraziamo, Marietta, dell'amore per Dio e per i fratelli che hai seminato nel nostro cuore. Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Maria Goretti di Papa Pio XII

 

Salve, o soave ed amabile santa! Martire sulla terra ed Angelo in cielo! Dalla tua gloria volgi lo sguardo su questo popolo che ti ama, che ti venera, che ti glorifica, che ti esalta. Sulla tua fronte tu porti chiaro e fulgente il nome vittorioso di Cristo; sul tuo volto virgineo è la forza dell’amore, la costanza della fedeltà allo sposo divino; tu sei sposa di sangue, per ritrarre in te l’immagine di Lui. A te, potente presso l’agnello di Dio, affidiamo questi i nostri figli e figlie. Essi ammirano il tuo eroismo, ma anche vogliono essere tuoi imitatori nel fervore della fede e nella incorruttibile illibatezza dei costumi. A te i padri e le madri ricorrono, affinché tu li assita nella loro missione educativa. In te per le nostre mani trova rifugio la fanciullezza, e la gioventù tutta, affinchè sia protetta da ogni contaminazione e possa incedere per il cammino della vita nella serenità e nella letizia dei puri di cuore. Così sia.

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Nacque a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, figlia dei contadini Luigi Goretti e Assunta Carlini, Maria era la seconda di sei figli. I Goretti si trasferirono presto nell'Agro Pontino. Nel 1900 suo padre morì, la madre dovette iniziare a lavorare e lasciò a Maria l'incarico di badare alla casa e ai suoi fratelli. A undici anni Maria fece la Prima Comunione e maturò il proposito di morire prima di commettere dei peccati. Alessandro Serenelli, un giovane di 18 anni, s' innamorò di Maria. Il 5 luglio del 1902 la aggredì e tentò di violentarla. Alle sue resistenze la uccise accoltellandola. Maria morì dopo un'operazione, il giorno successivo, e prima di spirare perdonò Serenelli. L'assassino fu condannato a 30 anni di prigione. Si pentì e si convertì solo dopo aver sognato Maria che gli diceva avrebbe raggiunto il Paradiso. Quando fu scarcerato dopo 27 anni chiese perdono alla madre di Maria. Maria Goretti fu proclamata santa nel 1950 da Pio XII. 

 

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