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6 settembre 2017 3 06 /09 /settembre /2017 23:00

 

Preghiera a San Grato

 

Fortifica, oh Signore, 
la nostra fede: 
perché, sull’esempio 
del Vescovo Grato, 
professiamo la verità 
in cui egli ha creduto e 
testimoniamo nelle opere 
l’insegnamento 
che ci ha trasmesso. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo, 
tuo Figlio, che è Dio, 
e vive e regna con Te nell’unità 
dello Spirito Santo, 
per tutti i secoli dei secoli. Amen 

 

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5 settembre 2017 2 05 /09 /settembre /2017 23:00

 

Benedictus - Cantico di Zaccaria

 

Benedetto il Signore, Dio di Israele,

perché ha visitato e redento il suo popolo
e ha suscitato per noi una salvezza potente
nella casa di Davide suo servo,
come aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti di un tempo,
salvezza dai nostri nemici
e dalle mani di quanti ci odiano;
così Egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua Santa Alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo nostro padre
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore in santità e giustizia
al suo cospetto per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo,
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati,
grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge,
per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte,
e dirigere i nostri passi sulla via della pace.
 
 
 

LA VITA DEL SANTO

 

San Zaccaria, padre di Giovanni Battista, ringrazia Dio perché, nella sua fedeltà, ha salvato il suo popolo e compone il seguente cantico (contenuto nel primo capitolo del  Vangelo secondo Marco) con il quale loda e ringrazia il Signore perché nella sua fedeltà ha salvato il suo popolo. Per questo è conosciuto anche come Cantico di Zaccaria.

 
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3 settembre 2017 7 03 /09 /settembre /2017 23:01

rosalia2.jpg

Dopo aver concluso ieri la novena iniziata il  26 Agosto : inizio della novena a Santa Rosalia ecco alcune preghiere dedicate alla Santa :


Preghiera a Santa Rosalia

scritta dal Cardinal Giovanni Rossi, Vicario di Milano (27 giugno 1917)


O Ammirabie Santa Rosalia, tu ti applicasti

a tutti i rigori della più aspra penitenza

nella solitudine di una spelonca,

per amore di Gesù, tuo sposo,

impetra a noi tutti la grazia

di saper abbracciare con fortezza le ribelli passioni

e perdonare sempre a quanti ci offendono.

Ottienici dal Signore Gesù di riempirci del suo Amore,

per essere pronti a soccorrere

quanti soffrono nel corpo e nello spirito

e raggiungere così il santo Paradiso. Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Rosalia

scritta da Salvatore Card. De Giorgi - Arcivescovo Emerito di Palermo


O Santa Rosalia, fulgidissima gemma di verginale santità ;
della nostra Città di Palermo,
a Tè con fiducia
rivolgiamo la nostra preghiera.

Tu, che ti ritirasti
nella solitudine di Monte Pellegrino,
non per evadere dalla città,
ma per vegliare su di essa
con la preghiera e con la penitenza,
e liberarla, così, dalla peste di ogni male,
aiutaci a liberarci dal peccato,
radice di tutti i mali sociali,
e a orientare la nostra vita a Dio,
fonte di ogni serenità.

Tu, che fosti sempre fedele
alla grazia e agli impegni del Battesimo,
aiutaci a divenire sempre più consapevoli
di questo primo sacramento della fede,
che ci ha resi figli adottivi di Dio
inserendoci in Gesù Cristo
con il dono dello Spirito Santo,
e a viverlo con fedeltà e coerenza
per essere “sale della terra e luce del mondo”,
fermento evangelico di rinnovamento
religioso, morale e sociale
nel nostro territorio.

Rendi salda la nostra fede,
perché la professiamo apertamente
e la difendiamo con coraggio,
senza mai vergognarci del Vangelo
e la traduciamo ogni giorno nella nostra vita.

Rendi viva la nostra speranza,
fondata sulle promesse
di Colui che non delude
ed è accanto a noi
soprattutto nell’ora del dolore e della prova.

Rendi operosa la nostra carità,
che è l’amore stesso di Dio
riversato nei nostri cuori,
perché sappiamo vederlo, amarlo e servirlo
in tutti gli uomini,
ma specialmente nei più piccoli,
nei poveri, negli ammalati e negli emarginati.

Guidati dalla Vergine Maria,
accompagnaci nel cammino della vita cristiana,
che da Cristo e con Cristo
per mezzo dello Spirito
ci conduce al Padre,
per costruire incessantemente il suo Regno
nella verità e nella vita,
nella santità e nella grazia,
nella giustizia, nell’amore e nella pace.
Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Rosalia

scritta dal Vescovo Angelo Cella, Vic Gen. Palermo (3 marzo 1980)


O Dio che offeso dalla colpa

Ti plachi con la penitenza,

accogli propizio le preci

che il popolo supplice  a te rivolge,

e per i meriti e l’intercessione

della Beata Vergine Rosalia,

che dalle regali delizie

tu trasportasti sul monte della solitudine,

concedi, Ti preghiamo,

di essere ripieni del tuo Amore misericordioso

e perdonati dei nostri peccati.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Rosalia

 

O ammirabile Santa Rosalia,

che risoluta di ricopiare in voi stessa

l’immagine più possibilmente perfetta

del vostro unico bene, il Redentore Crocifisso,

vi applicaste a tutti i rigori

della più aspra penitenza

nella solitudine di una spelonca,

in cui faceste sempre vostra delizia

l’estenuare colle veglie ed i digiuni,

il macerar coi flagelli la vostra innocente carne,

impetrate a noi tutti la grazia di domar sempre

coll’esercizio dell’evangelica mortificazione

tutti i nostri ribelli appetiti,

e di far sempre pascolo del nostro spirito

la meditazione la più devota di quelle cristiane verità,

che solo ci possono procurare

il vero benessere in questa vita

e l’eterna beatitudine nell’altra.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.


Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.


Gloria :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Rosalia  per liberarci dai flagelli dell'ira divina


Il Card.Michelangelo Celesia concesse,100 giorni d'indulgenza per ogni volta che i fedeli reciteranno la soprasritta preghiera. Palermo,21 febbraio 1885.


O cara verginella Rosalia,che con la 
vostra speciale intercessione liberaste
tante volte la nostra patria dai tremendi
flagelli dell'ira divina, deh! intercedete
oggi per noi presso il Dio delle misericordie,
acciocchè non voglia riguardare
alla enormità dei nostri peccati per
punirci,ma cì accordi invece tempo
alla penitenza.Le vostre reliquie
che sono in mezzo,cì assicurino della vostra
protezione e cì ottengano da Dio 
la grazia di glorificarlo insieme con voi
nel cielo per tutti i secoli dei secoli.
Così sia.


 

 

La vita di Santa Rosalia :

 

 

Rosalia era nata nella prima metà del XII secolo in un regio palazzo di Palermo da una nobile famiglia. Suo padre, il duca Sinibal­di, era un vassallo dei re normanni: Rugge-ro Il lo aveva nominato signore della Sier­ra Quisquina e del Monte delle Rose, un feudo che si estendeva tra la provincia di Pa­lermo e quella di Agrigento. La madre, che qualche storico identifica in una nobile di nome Maria Viscardi, era imparentata con la famiglia reale normanna e la tradizione che voleva fame discendere la stirpe da Car­lo Magno parve così probabile anche a pa­pa Urbano VIII che nel 1630 ne autorizzò la pubblicazione nel Martirologio Romano. Il nome che i genitori scelsero di imporle alla nascita è una contrazione del latino «Rosa Lilia» ovvero rosa e gigli, fiori che simboleggiano rispettivamente la regalità e la purezza e che, per straordinaria fatalità, anticiparono due delle qualità che contrad­distinsero nella vita la vergine palermitana. La nobile giovanetta trascorse i primi an­ni nella splendida reggia paterna, sui cui ruderi in seguito la devozione popolare vol­le edificare una cappella. Dalla nobile fami­glia ottenne una buona educazione e una so­lida formazione cristiana. Ben presto per le sue doti di cortesia e di regalità, oltre che per la sua straordinaria bellezza, fu scelta come damigella d'onore della regina Margherita, fi­glia del re di Navarra e moglie di Guglièlmo I detto il Malo, che dal padre Ruggero Il aveva ereditato il trono di re di Sicilia. Co­sicché alla corte reale, nella splendida cor­nice del Palazzo dei Normanni, nella quale oggi ha sede l'Assemblea regionale siciliana, la giovane Rosalia divenne spettatrice di ele­ganti e sontuosi eventi mondani.  

La vocazione

I genitori avevano previsto per lei un no­bile matrimonio, come si conveniva alle giovani del suo rango e Rosalia, per rispet­to verso la decisione della famiglia, inizial­mente non vi si oppose. Ma secondo la tra­dizione popolare una visione straordinaria la indusse improvvisamente a rinunciare al matrimonio e al lusso della vita di corte. Il giorno in cui avrebbe dovuto incontra­re l'uomo che era stato prescelto per le noz­ze, il nobile e coraggioso Baldovino, un ca­valiere che si era distinto per aver salvato dalle fauci di un leone re Ruggero Il, Rosalia guardandosi allo specchio, invece della pro­pria immagine, vide riflessa quella di Gesù Crocifisso con il volto rigato di sangue per la corona di spine conficcata nella fronte. La giovanetta non ebbe dubbi: interpretò quella visione come la chiamata che Cristo le rivolgeva e, rivelando ai parenti e alla corte che il suo unico desiderio era quello di andare sposa solo a Cristo, lasciò il palazzo reale per abbracciare la vita consacrata.  

Il chiostro

Sulla presenza di Rosalia in monastero gli storici locali sono divisi: alcuni sostengono che avrebbe scelto direttamente la via del­l'eremitaggio, altri che preparò quel duro passo con alcuni anni di vita in convento. Tra coloro che propendono per la tesi con­ventuale, inoltre, vi è chi la descrive mona­ca dell'ordine benedettino, chi professa di quello basiliano, e chi non pone la questio­ne in termini di alternativa e compendia entrambe le ipotesi. E così, secondo una parte della tradizio­ne, appoggiata dallo storico Tornamira e accolta da papa Urbano VIII, Rosalia avreb­be scelto a guida della sua anima l'ordine be­nedettino. Su consiglio di san Guglielmo da Vercelli, fondatore del santuario di Mon­tevergine, che in quei tempi era a Palermo, si sarebbe ritirata in convento a Bivona e a Santo Stefano di Quisquina dove si trova­vano monasteri di eremiti benedettini, e so­lo in un secondo tempo avrebbe ottenuto il consenso dall'arcivescovo di Palermo, Ugone, di passare alla vita eremitica. Questa tradizione spiegherebbe il fatto che in quei circoli monastici fiorì una fervida devozio­ne alla santa anche immediatamente dopo la sua morte. Secondo altri autori, tra cui il gesuita Giustiniani e lo storico Stilting, Rosalia sa­rebbe stata una monaca fedele alla regola greca di san Basilio Magno. I sostenitori di questa tesi identificano nel monastero ba­siliano, un tempo annesso alla chiesa nor­manna della Martorana a Palermo, e in quello greco del Santissimo Salvatore, i luo­ghi in cui Rosalia avrebbe trascorso un pe­riodo di prova, e nel cenobio di Santa Ma­ria la Grotta a Melia il luogo della sua for­mazione. Il monastero di Melia, che in epo­che più recenti è andato distrutto, era un istituto eremitico che sorgeva tra le caverne che avevano ospitato i cristiani all'epoca delle persecuzioni e che in quegli anni era­no usate dalle monache basiliane per tra­scorrervi periodi di isolamento. La spiri­tualità mistica greca, basata sulla ricerca della solitudine e della pace contemplativa, insieme a questo luogo di raccoglimento, sa­rebbero state all'origine della decisione ma­turata da Rosalia di ritirarsi definitivamente a vita ascetica. Altri storici, ritenendo le due tesi ugual­mente verosimili perché tanto il monache­simo occidentale benedettino che quello greco basiliano potevano tornare graditi al­la Santa per la loro rigidezza, non escludo­no una terza ipotesi: Rosalia avrebbe fre­quentato, in maniera alternativa e saltuaria, i conventi dei due ordini, scegliendo sin da principio di vivere in solitudine. In effetti, se è vero che i santi monaci siciliani del X se­colo - come sant'Elia, san Vitale e san Cri­stoforo - hanno vissuto quasi tutti una pro­pria esperienza eremitica, è altrettanto ve­ro che, soprattutto nei primi secoli della Chiesa, non erano rari gli esempi di santi che si trasferivano in solitudine contem­plativa pur non essendo mai stati monaci, come fece san Paolo.  

La lettera in greco

Due reliquie, descritte dagli storici ma non più ritrovate, dovevano segnare il pas­saggio della santa pellegrina dal monastero greco del Santissimo Salvatore a Palermo e accreditare così la tesi che fosse stata pro­fessa dell'ordine basiliano. Secondo la te­stimonianza raccolta dal biografo Mongi­tore, una lettera scritta in greco e un fram­mento di legno contenuti in una piccola te­ca furono trovati da un muratore durante i lavori di ampliamento all'interno del mo­nastero. Si sarebbe trattato di una reliquia della Santa Croce - che Rosalia avrebbe ereditato dai suoi antenati reduci dalle guer­re di Gerusalemme e che avrebbe deposto sull'altare del patriarca san Basilio prima di lasciare il convento - e di una lettera scrit­ta di suo pugno in lingua greca a corredo di quell'offerta. Il monastero è andato distrutto quasi in­teramente, ma una lapide di marmo nero posta all'interno dell'oratorio del Santissimo Salvatore - una splendida costruzione a pianta ellittica edificata tra il 1681 e il 1699 a poca distanza dal luogo in cui nel XII se­colo sorgeva il monastero - riproduce il te­sto smarrito sia nella versione greca che nella sua traduzione latina. Qui Rosalia, definendosi suora, dichiara la propria de­vozione verso l'ordine basiliano con le pa­role: «Io, suor Rosalia Sinibaldi, lascio que­sto legno del mio Signore in questo mona­stero al quale sono sempre legata».  

L’eremitaggio

Così come aveva lasciato gli ori e i da­maschi della vita di corte per coltivare con più perfezione la pietà e la vita contempla­tiva, Rosalia decise di abbandonare anche quelle umili comodità che poteva offrire il chiostro e di intraprendere la vita anacore­tica per trascorrere ogni ora delle sue gior­nate nella più assoluta solitudine e nella preghiera. Il suo desiderio era quello di non posse­dere altro che il cielo come tetto e la terra come letto. Sapeva che quella scelta l'a­vrebbe condannata alla morte civile, l'a­vrebbe costretta a vivere tra asprezze e au­sterità nel crepaccio di una roccia, tra squal­lide ombre e senza altra compagnia che la voce muta della natura. Ma Rosalia non aspirava ad altro perché voleva rendersi sempre più degna del suo sposo Crocifisso. Era certa che la solitudine sarebbe stata la custodia esterna della sua purezza e che, con una particolare assistenza dello Spirito San­to, la sua anima nel deserto si sarebbe af­fratellata con gli angeli. E così, alla morte di Ruggero Il, chiese ed ottenne di poter vivere in eremitaggio nella Sierra Quisquina, feudo del padre.  

La Sierra Quisquina

Una notte buia, per evitare che anche la più fioca luce svelasse a qualcuno la sua presenza rendendo vano il suo progetto di vita nascosta, con il solo chiarore delle stel­le a guida dei suoi passi, la vergine paler­mitana si diresse verso un monte sulla Sier­ra Quisquina. Non volle portare con sé altre cose se non gli oggetti più cari: una picco­la croce d'argento e una corona per il Ro­sario, di cui sono stati ritrovati alcuni gra­ni, accanto alle reliquie del suo corpo, ora custoditi nella cappella del Tesoro della cat­tedrale di Palermo. Si rifugiò in una piccola caverna aperta nella roccia sul fianco nord della Sierra Quisquina, una catena montuosa nelle Ma­donie che separa la provincia di Palermo da quella di Agrigento. Era un luogo buio e umido, incuneato tra due poggi: il monte Cammarata ad est e il monte delle Rose ad ovest, un angolo di terra così nascosto tra i boschi che i saraceni lo avevano chiamato Quisquina, dall'arabo «Coschin» che signi­fica «oscuro». L'anfratto scelto per ritirarsi in preghiera e castità era poco più di un cunicolo, al quale si poteva accedere solo se inchinati. All'interno la caverna era piccola e buia e for­mava alcune cellette anguste collegate tra lo­ro da stretti corridoi. In quella grotta remota, protetta da una fitta vegetazione e nascosta nel cavo della roccia, nessuno poteva accorgersi della sua presenza. Così Rosalia poté trascorrere in as­soluta solitudine dodici lunghi anni di esi­lio volontario, dedicandosi esclusivamente alla preghiera e all'ascetismo.  

L'iscrizione latina

La precisione con cui si determinano la durata e il luogo esatto dell'eremitaggio è do­vuta al ritrovamento di un'epigrafe scritta in latino, da sempre considerata una testimo­nianza autografa della santa. La frase che la vergine volle imprimere sulla roccia nei pressi della grotta in cui visse, come segno riconoscibile del suo pas­saggio, tradotta in italiano, recita così: «Io Rosalia figlia di Sinibaldi, signore della Qui­squina e delle Rose, per amore del mio Si­gnore Gesù Cristo decisi di abitare in que­sta spelonca». A corredàre l'incisione, nel­l'angolo basso di sinistra, compare anche la cifra « 12 » che è stata letta e interpretata da sempre come il numero degli anni che la santa trascorse nella grotta. Il ritrovamento dell'epigrafe, incisa pro­fondamente su una superficie di roccia ben levigata, con lettere alte due dita disposte su nove linee irregolari, per straordinaria coin­cidenza è avvenuto il 25 agosto 1624, 40 giorni dopo l'invenzione del suo corpo in una caverna sul Monte Pellegrino e dopo cinque secoli dalla sua morte. Gli artefici del ritrovamento, confermato dall'anziano sa­cerdote Giovanni Labarbera, sono stati due muratori palermitani che stavano lavoran­do alla costruzione del convento dei dome­nicani a Santo Stefano di Quisquina. Si tratta di un reperto di grande interesse che conferma quale sia stata l'unica ragione che spinse Rosalia a vivere in solitudine: con poche e semplici parole, infatti, la santa pellegrina ha voluto assicurare che a farle abbandonare la ricchezza paterna non era stata la paura, né il rimorso, ma il gran­de amore che nutriva per Cristo Signore.  

Il Monte Pellegrino

La vera ragione che indusse Rosalia a la­sciare la Sierra Quisquina per isolarsi in un'altra grotta sul Monte Pellegrino, a circa tre chilometri da Palermo, è in realtà sco­nosciuta. Alcuni autori sostengono che in se­guito a una violenta ribellione dei conti e dei baroni contro i Normanni, nella quale ri­mase ucciso anche il duca Sinibaldi, tutti i beni della famiglia furono confiscati e con essi anche la Sierra Quisquina. Secondo la tradizione Rosalia, ricercata dagli inviati che si aggiravano tra le rupi quisquinesi, si nascose nel tronco vuoto di una quercia e si salvò. In quello stesso luogo, successiva­mente, fu eretta una chiesetta a perpetuare il ricordo di quell'evento miracoloso. Ro­salia, non sentendosi al sicuro in una terra che non era più di proprietà della famiglia, avrebbe deciso di allontanarsi e di ritirarsi sul Monte Pellegrino, in quel tempo una terra demaniale, che la giovane ottenne «in dote» dalla regina Margherita. Da sempre fortezza inespugnabile e ba­luardo incrollabile contro Romani e Sara­ceni, il Monte Pellegrino, montagna calca­rea di 606 metri a picco sul golfo di Palermo, al tempo dei Greci era chiamato «Ercta», os­sia «impervio». E infatti i suoi fianchi sco­scesi erano difficilissimi da scalare e addi­rittura il lato mare era inaccessibile, mentre la vetta era sempre sferzata da umidi venti di tramontana: un luogo inospitale che Ro­salia scelse considerandolo adatto ad un duro esilio.  

Le rinunce e le tentazioni nella grotta

Dopo aver scalato il Monte Pellegrino at­traverso un sentiero impervio che dal bosco della Favorita portava alla vetta, Rosalia designò come povera dimora una caverna rude, inospitale e circondata da un paesag­gio selvaggio. Qui le sue giornate trascor­revano nel rigore assoluto, nella rinuncia ad ogni cosa, nella penitenza e nella continua adorazione di Cristo. Il suo corpo era sfini­to perché la santa romita non aveva alcun pensiero o senso che non fosse crocifisso. Ma sapeva che quella era la sua strada per la santità. La tradizione popolare nei secoli ha ar­ricchito con fantasia e colorito con leggen­de questo soggiorno solitario. Il demonio l'a­vrebbe tentata più volte, presentandosi a lei sotto varie vesti, ora come giovane ai­tante, ora come messaggero della famiglia in pena, ma sempre invano perché Rosalia sapeva opporsi con energia a qualsiasi ten­tazione, lusinga o seduzione. In quella grotta la santa visse gli ultimi an­ni della sua vita, nessuno sa esattamente quanti, fino al giorno della sua morte, av­venuta il 4 settembre del 1160, quando ave­va circa 35 anni.  

La morte e la sepoltura

Non appena comprese che era arrivata la sua ultima ora, Rosalia docilmente si pre­parò a quella partenza, passaggio neces­sario alla nuova e migliore vita. Adagiata­si sul suolo della grotta nascosta, fece del­la sua mano destra l'ultimo guanciale e strinse al petto con la sinistra il piccolo crocifisso. La posizione del corpo, nella quale furono ritrovate le reliquie cinque secoli dopo, è quella di una dormiente e non di chi lotta contro la morte e perciò te­stimonia che la santa spirò senza malattia, come la Madonna, indebolita solo dalla profusione di energie spese nell'amore in Cristo. La morte arrivò senza il conforto di al­cuna persona che, se fosse stata presente, avrebbe composto la salma, com'è da sem­pre in uso, con le mani congiunte al petto e l'avrebbe trasferita al più vicino cimitero invece di seppellirla sottoterra in una spe­lonca umida. Invece, in coerenza con una vi­ta isolata e nascosta, Rosalia morì senza assistenza e senza pianto, trasformando la sua dimora in sepolcro. Ma ad una santa il Cielo non può negare gli estremi onori della sepoltura: secondo la tradizione una schiera di angeli scese sulla terra per seppellire il suo corpo che, in effetti miracolosamente venne poi ritrovato pie­trificato, quindici piedi sotto terra, in un guscio chiuso di roccia come se fosse stato sepolto da qualcuno in un urna offerta dalla natura. 

 

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2 settembre 2017 6 02 /09 /settembre /2017 23:00

sanGregorioMagno-copia-2.jpg

 

Preghiera a San Gregorio Magno

 

San Gregorio, tu sei stato un insigne pastore della chiesa di Cristo, con la tua vita hai effuso nel mondo la pietà e la dottrina cristiana. 
Tu hai cercato di mostrare a tutti, credenti e non, il volto di Gesù, come umile e Buon Pastore! 
Insegna a noi oggi, a metterci al servizio dei fratelli con semplicità di cuore, non cercando di mostrarci migliori agli occhi degli uomini, ma come realmente siamo agli occhi di Dio. 
Guidaci nel cammino della vita, per giungere un giorno a contemplare quel tanto sospirato mistero di Dio. 
San Gregorio stimolaci nel ricercare Cristo nel corpo consumato di un malato, negli occhi vuoti di un trasandato, nel viso oscuro di un peccatore, nell’accoglienza di un carcerato, nella vicinanza di un escluso, nell’aiutare uno meno fortunato di noi, nel nostro prossimo. 
San Gregorio Magno prega per noi

 

 

VITA DEL SANTO

 

Nacque verso il 540 dalla famiglia senatoriale degli Anici e alla morte del padre Gordiano, fu eletto, molto giovane, prefetto di Roma. Divenne poi monaco e abate del monastero di Sant'Andrea sul Celio. Eletto Papa, ricevette l'ordinazione episcopale il 3 settembre 590. Nonostante la malferma salute, esplicò una multiforme e intensa attività nel governo della Chiesa, nella sollecitudine caritativa, nell'azione missionaria. Autore e legislatore nel campo della liturgia e del canto sacro, elaborò un Sacramentario che porta il suo nome e costituisce il nucleo fondamentale del Messale Romano. Lasciò scritti di carattere pastorale, morale, omiletico e spirituale, che formarono intere generazioni cristiane specialmente nel Medio Evo. Morì il 12 marzo 604. 

 

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2 settembre 2017 6 02 /09 /settembre /2017 08:06

 

Preghiera a Sant' Elpidio

 

O glorioso nostro protettore, Sant’ Elpidio, mentre prostati davanti alle vostre sante reliquie e a quelle dei vostri santi discepoli  Ennesio ed Eustasio ci onoriamo del vostro augusto nome, quanto dobbiamo arrossire  nel vederci tanto lontani  nell’imitazione della vostra santa vita.

 

Si, o caro Santo, che di tutte le virtù foste splendido esempio, così da attirare l’ammirazione di tante anime che verso di voi accorrevano, otteneteci dal Signore la grazia di essere veramente fedeli discepoli e di condurre una vita simile alla vostra sinceramente  cristiana.

 

Risplenda in noi una fede viva e pratica, siano infiammati  i nostri cuori di grande amore di Dio e di generosità verso il prossimo. Risplenda la vita cristiana e l’onestà dei costumi in tutte le famiglie delle città e della campagna.

 

Fioriscano le più belle virtù fra i nostri piccoli, fra la gioventù e fra tutti  i lavoratori. Anche se siamo indegni, continuate su tutti noi la vostra protezione così che possiamo un giorno essere partecipi con voi della stessa gloria nel santo Paradiso. Amen.

 

Si recitano 3 Gloria al Padre

 

Sant’ Elpidio prega per noi.

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1 settembre 2017 5 01 /09 /settembre /2017 08:16

 

Preghiera a Sant'Egidio Abate


O glorioso Sant'Egidio, che spinto dall'amore al patire, avete fuggito tacitamente la compagnia del Vescovo Cesario, per sottrarvi alla stima ed alla gloria degli uomini, quantunque ben meritati, sobbarcandovi poi a severissima penitenza, vivendo di sole radici d'erba e d'acqua, ed al quale volendo Iddio dare un attestato della sua provvida mano, vi mandò una cerva selvaggia a temperarvi il digiuno col suo latte, implorate che sia anche a noi date forza dalla mortificazione cristiana, per la quale potremo arrivare un bel giorno a cantare l'inno della gratitudine coi santi del Paradiso.


Pater, Ave e Gloria

 

 

 


Preghiera a Sant'Egidio Abate


O nostro Grande Protettore S. Egidio Abate, che nella tua vita hai osservato costantemente i consigli evangelici, ottienici dal Signore la grazia di farci illuminare e guidare dalla sua Parola e non dai piaceri di questa vita. Come nostro amato protettore allontana da noi le discordie, le rivalità, la superbia, gli egoismi; donaci il tuo aiuto perchè possiamo vivere secondo l'umiltà, povertà, preghiera e penitenza praticare il vero amore secondo le parole di Gesù per vivere nella pace. Difendici dai mali del corpo e dello spirito, proteggi il paese, le sue famiglie e i suoi abitanti da ogni disgrazia e da ogni male, e soprattutto ottienici la grazia della nostra salvezza eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

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12 agosto 2017 6 12 /08 /agosto /2017 08:51

 

PREGHIERA DI SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL

 

Signore, bontà somma, mi abbandono nelle tue braccia, nei momenti di gioia, come in quelli difficili.

Conducimi dove ti piacerà; non guarderò la strada da seguire, non guarderò che te, mia tenera provvidenza, mia forza, mia baluardo, tu che mi guidi come una madre.

Seguirò il cammino che tu hai tracciato per me, senza volerlo indagare, senza cercare le ragioni di ciò che accade, senza chiedermi troppi “perché”.

Lo sguardo fisso su di te, io farò la tua volontà, non la mia. Sarò in pace, desiderando non altro che ciò che tu mi ispirerai di desiderare.

Ti offro queste mie decisioni Signore, ti chiedo di benedirle.

Ti sarò fedele, pur nella mie debolezza, appoggiandomi sulla tua bontà, sulla tua generosità, sulla tua misericordia.

Signore, che io abbia fiducia totale in te.

 

 

 

 

Novena a Santa Giovanna Francesca de Chantal 

 

O gloriosa Santa Giovanna Francesca,

con la preghiera fervente,

con l'attenzione alla Divina Presenza,

e con la purezza di intenzione,

hai raggiunto sulla terra un'intima unione con Dio.

Sii tu ora la nostra avvocata, la nostra madre,

e la nostra guida nel cammino della virtù e della perfezione.

Perora la nostra causa presso Gesù, Maria e Giuseppe,

a cui tu sei stata così teneramente devota,

e le cui sante virtù hai così da vicino imitato.

Ottienici, o Santa amabile e compassionevole,

le virtù che ritieni siano più necessario per noi:

un amore ardente a Gesù nel santissimo Sacramento,

una tenera e filiale fiducia nella Sua Santissima Madre,

e, come te, un costante ricordo della sua sacra Passione e morte.

Ottienici anche, ti preghiamo,

che la nostra intenzione particolare di questa novena

possa esserci concessa.

V. Prega per noi, o santa Giovanna Francesca,

R. Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo:

O Dio onnipotente e misericordioso,

che avete concesso a Santa Giovanna Francesca,

così infiammata d'amore per voi,

un grado splendido di virtù e fortezza in tutti i sentieri della vita,

e attraverso di lei,

la vostra chiesa con un nuovo Ordine religioso,

concedete, per i suoi meriti e le sue preghiere,

che noi, tanto soggetti alla nostra debolezza

ma confidenti nella vostra forza,

possiamo superare tutte le avversità

con l'aiuto della vostra grazia celeste.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Nasce il 23 gennaio 1572 da Benigno Frémyot e da Margherita di Berbisey. A un anno di età rimane orfana di madre. Educata virilmente dal padre, il barone Benigno Frèmiot, secondo presidente del parlamento di Francia, uomo insigne per pietà e fede, andò sposa a vent'anni al barone Cristoforo de Rabutin barone di Chantal. Ne ebbe sei figli e ne rimase vedova a ventinove anni, per un incidente di caccia.

Saggia amministratrice dei beni del marito, continuò ad esserlo in casa del suocero, sopportando con eroica pazienza, umiltà e carità tutte le contrarietà. Sempre si esercitò in opere di carità verso gli ammalati e i poveri, toccando l'eroismo e ottenendo anche il miracolo della moltiplicazione dei viveri. Conobbe in visione la guida che il Signore le avrebbe concesso: il santo vescovo Francesco di Sales, il quale, a sua volta, ebbe la stessa visione, che gli permise di riconoscere la santa vedova, quale pietra angolare destinata da Dio all'edificazione del nuovo istituto. A 38 anni, sotto la direzione del Vescovo di Ginevra, con altre tre compagne, fondava la prima casa della Visitazione di Santa Maria. Era il 6 giugno 1610. Donna perfetta, forte, equilibrata, capace di adempiere la sua seconda missione di fondatrice senza minimamente trascurare la prima di mamma. Vide morire, dopo il marito, tutti i suoi figli; una sola figlia le sopravvivrà: Francesca, che fu poi la signora di Toulongeon. Anche san Francesco di Sales, morendo nel 1622, la lascerà sola a condurre avanti l'Istituto per ben diciannove anni. Le prime e più preziose sue collaboratrici la precederanno nella vita eterna. Guiderà l'Ordine fino alla morte (con intervalli alternati di superiorato e sudditanza, conforme alle regole della Visitazione) avvenuta il 13 dicembre del 1641, lasciando 87 monasteri da lei fondati. La sua beatificazione avvenne nel 1751; la sua canonizzazione nel 1767. A sollecitare l'elevazione agli altari della Santa fondatrice intervennero " voti del popolo cristiano, istanze reiterate da parte di Re e Principi cattolici e preghiere di venerandi Pastori della Chiesa ".

Dio le concesse di vivere con i santi: san Francesco di Sales, san Vincenzo de' Paoli, suo discepolo e ammiratore. Dio concesse pure alla Santa di conoscere ogni categoria di persone: i grandi nei loro castelli, i poveri nei loro tuguri, la gente dei campi nell'umiltà del suo lavoro quotidiano. A tutti aveva cominciato a far sentire il benefico influsso della sua carità, pratica, umile, soprannaturale. Dio la chiama poi ad una vita di nascondimento dietro le grate di una clausura. Fu una vera mistica. San Francesco di Sales tenne con lei un epistolario nutritissimo. In ogni suo scritto risalta la sua spiritualità forte, equilibrata, umile, generosa, senza fronzoli né compromessi. Temprata alle più dure lotte che non le furono risparmiate: per quarant'anni ebbe a sostenere durissime tentazioni contro la fede che contribuirono a stabilirla in quella vera "estasi" che, nella spiritualità salesiana, consiste nell'"uscire" da se stessi per abbandonarsi totalmente a Dio.

Nell'intera economia della redenzione noi vediamo sempre accanto a quella dell'uomo l'opera della donna: a cominciare da Gesù e Maria. Senza voler venire a confronti, certamente il rapporto tra questi due Santi si può definire "unico" più che raro.

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9 agosto 2017 3 09 /08 /agosto /2017 23:04

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Prima Preghiera a San Lorenzo

 

1. O glorioso S. Lorenzo, che sei onorato per la tua costante fedeltà nel servire la santa Chiesa in tempi di persecuzione, per la carità ardente nel soccorrere i bisognosi, per la fortezza invitta nel sostenere i tormenti del martirio, dal cielo volgi benigno il tuo sguardo su noi ancora pellegrini sulla terra. Difendici dalle insidie del nemico, impetraci la fermezza nella professione della fede, la costanza nella pratica della vita cristiana, l´ardore nell´esercizio della carità, affinchè ci sia concesso di conseguire la corona della vittoria.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen

 

2. O invitto martire S. Lorenzo, chiamato ad essere il primo tra i sette diaconi della chiesa di Roma, hai chiesto ardentemente ed hai ottenuto di seguire il sommo pontefice San Sisto nella gloria del martirio. E quale martirio hai sostenuto! Con santa intrepidezza hai sopportato gli slogamenti delle membra, i laceramenti della carne ed infine il lento e penoso arrostimento di tutto il tuo corpo su una ferrea graticola. Ma davanti ai tanti tormenti non hai indietreggiato, perché sostenuto da viva fede e da ardentissimo amore per Gesù Cristo nostro Signore. Deh! O glorioso Santo, ottienici pure la grazia di mantenerci sempre saldi nella nostra fede, malgrado tutte le tentazioni del demonio e di vivere così conformi a Gesù, nostro salvatore e maestro, di giungere così alla beata eternità in paradiso.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

3. O nostro protettore S. Lorenzo, a te ricorriamo nelle nostre presenti necessità, fiduciosi di essere esauditi. Grandi pericoli ci sovrastano, molti mali ci affliggono nell´anima e nel corpo. Ottienici propizio da Signore la grazia della perseveranza sino a giungere al porto sicuro della salvezza eterna. Riconoscenti del tuo aiuto, noi canteremo le divine misericordie e benediremo il tuo nome oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 


Prega per noi San Lorenzo martire.
Affinché diventiamo degni delle promesse di Cristo. 

 

 

 

Seconda Preghiera a San Lorenzo

 

I) O glorioso San Lorenzo, che fatto pel vostro disinteresse, pel vostro zelo, primo dei sette diaconi della Chiesa romana, quindi custode e amministratore di tutti i di lei beni per il sollievo dei poveri e pel decoro del culto divino, domandaste ardentemente ed otteneste di seguire il Sommo pontefice S. Sisto nella gloria del martirio, ottenete a noi tutti la grazia di vivere sempre staccati da tutte le cose del mondo e di riguardare come vantaggi i patimenti e i travagli di questa terra. 

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

II) Glorioso S. Lorenzo, che prossimo a spargere il sangue per la fede di Gesù Cristo vi esercitaste in tutte le opere di umiltà e della carità evangelica, lavando i piedi ai ministri degli altari, dispensando ai poveri tutte le ricchezze, restituendo la vista a Crescenziano ed a Lucillo e convertendo alla fede Ippolito custode del vostro carcere, ottenete a noi tutti la grazia di non consumare il sacrifizio di nostra vita senza aver prima colla pratica delle cristiane virtù adunati grandi meriti per paradiso.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

III) Glorioso S. Lorenzo che dopo aver con eroica intrepidezza sostenuti gli slogamenti della tortura, i laceramenti degli scorpioni di ferro, con un eroismo non più veduto, vi rideste dei carnefici e dei tiranni mentre eravate arrostito a fuoco lento su d'una graticola, per cui si estese la vostra fama in tutto quanto l'universo, ottenete a noi tutti la grazia di mantenerci sempre immobili nella fede, malgrado tutte le tentazioni del demonio e le persecuzioni del mondo e di vivere in tale maniera da meritarci nell'altra vita la vostra beata immortalità.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

 

Lorenzo nasce in Spagna nel 230, arriva a Roma ancora giovane ed il Papa Sisto II lo nomina diacono, affidandogli l’'assistenza dei numerosi poveri della comunità cristiana romana. Dopo il martirio del Santo Padre, intuisce che la persecuzione a breve si abbatterà anche su di lui e distribuisce ai poveri tutti gli averi della Chiesa, che ingolosiscono tanto l'’imperatore Valeriano; le autorità romane infatti credevano che la Chiesa godesse di una grande disponibilità economica, vedendo che anche durante i periodi di carestia la comunità cristiana riusciva a distribuire equamente le poche risorse che aveva, riuscendo così a superare indenne la miseria. Lorenzo era il tesoriere della Chiesa e per questo le guardie romane si infuriarono quando, entrando nel cimitero di San Callisto per uccidere Sisto II e i diaconi, non lo trovarono; ma pochi giorni dopo venne comunque catturato e portato dinanzi al prefetto Cornelio, che gli intimò di consegnare i beni della Chiesa, Lorenzo chiese alcuni giorni per fare un inventario e tornò dal prefetto con una moltitudine di poveri e mendicanti, dicendo alle autorità che questo era il vero tesoro della Chiesa. Venne quindi condannato a morte e nella notte tra il 9 e il 10 Agosto del 258, Lorenzo venne ucciso; un’'antica tradizione racconta della sua atroce morte attraverso la graticola, mentre molti studiosi sono concordi nell’'affermare che l’'imperatore Valeriano non ordinò torture e quindi Lorenzo potrebbe essere stato decapitato come Sisto II e i sette diaconi che l’'accompagnarono al supplizio. Comunque nell’'arco dei secoli, questa tradizione ha ispirato molti artisti e venne presa per vera da molti storici; il corpo venne deposto in una tomba sulla via Tiburtina e su di essa, Costantino fece erigere una Basilica, ingrandita poi da Pelagio II e Onorio III, restaurata poi nel XX secolo, dopo i bombardamenti americani del 19 Luglio 1943. La tradizione vuole ricordare anche la “notte di San Lorenzo”, in quel periodo la Terra attraversa lo sciame meteorico delle Perseidi ed il fenomeno delle cosiddette “stelle cadenti” è più visibile alle nostre latitudini, grazie al cielo estivo sereno; così si vuole ricordare il martirio di San Lorenzo e i carboni ardenti della sua graticola, ricordati dalle stelle cadenti. (fonte:santiebeati.it)
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2 agosto 2017 3 02 /08 /agosto /2017 23:11

Fu il primo patrono di Napoli. Venerato come secondo patrono della città. È particolarmente invocato per curare l'emicrania. 

 

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VITA DEL SANTO

 

Anche se la sua figura è stata nel tempo offuscata da quella di San Gennaro , giova ricordare che Aspreno fu il primo Vescovo di Napoli; di lui si sa che nacque alla fine del I secolo, quando il suo nome era molto in uso nella zona. Nel Calendario Marmoreo di Napoli, si attesta l’'esistenza di Aspreno, al tempo degli imperatori Traiano ed Adriano, quindi a cavallo tra il I e il II secolo, questi antichi documenti fissano in ventitre anni, la durata del suo episcopato. Della sua vita non si sa molto di certo, ma una tradizione narra che San Pietro, di ritorno da Antiochia e in viaggio per Roma, si fermò nelle zone di Napoli, dove incontrò Candida la Vecchia, una donna ammalata che chiese a Pietro la guarigione in cambio della sua conversione. Candida venne guarita ed invitò Pietro e la sua comitiva a guarire un suo amico di nome Aspreno, da tempo ammalato; Pietro guarì anche lui, che si volle quindi convertire al Cristianesimo. Aspreno viene catechizzato e quindi battezzato; diventa subito discepolo di Pietro, che prima di lasciare Napoli, lo nomina primo Vescovo della città. Aspreno fece costruire l’'oratorio di Santa Maria del Principio, su cui più tardi sorgerà la Basilica di S. Restituta e fondò la Chiesa di San Pietro ad Aram, dove ancora oggi è custodito l’'altare dove l’'Apostolo celebrò il Sacrificio. Il Vescovo morì ricco di meriti e gli si attribuirono molti segni miracolosi; il suo sepolcro fu posto nell’oratorio di Santa Maria del Principio, anche se alcuni studi più recenti dicono che fu posto nelle catacombe di San Gennaro, nella cui Basilica superiore vi erano conservate le immagini dei primi 14 Vescovi napoletani. Nel IX secolo il Vescovo Giovanni lo scriba fece trasportare i loro resti nella Basilica Stefania, dedicando ad ognuno di loro, una tumulazione con immagine annessa; S. Aspreno fu posto sotto l’'altare della Cappella a lui dedicata. Dopo San Gennaro, Sant’'Aspreno è il secondo dei 47 Santi protettori di Napoli, i cui busti d'’argento sono custoditi nella cappella del tesoro di San Gennaro nel Duomo; lì vi sarebbe conservato anche il bastone con cui San Pietro lo guarì. Nella città, in epoche diverse, gli furono dedicate due Chiese e una Cappella, che si trova all’'interno della Basilica di S. Restituta. Viene invocato spesso contro l'’emicrania e la sua festa liturgica viene ricordata nel Martirologio Romano e nel Calendario Marmoreo, che la pongono entrambi al 3 Agosto. (fonte:santiebeati.it).

 

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31 luglio 2017 1 31 /07 /luglio /2017 02:13

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Preghiera a Sant'Ignazio di Loyola

 

O Dio, che a gloria del tuo nome 

hai suscitato nella tua Chiesa Sant'Ignazio di Loyola, 

concedi anche a noi, con il suo aiuto e il suo esempio,

di combattere la buona battaglia del vangelo, 

per ricevere in cielo la corona dei santi.

 

 

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