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5 maggio 2017 5 05 /05 /maggio /2017 12:53

 

santa tosca

 

traduzione :

 

O Santa Toscana, ai tuoi 

concittadini propizia incessantemente la felicità del 

cielo e reca soccorso a quanti t’invocano

 

 

Inno a Santa Tosca

 

O giorno da segnare con una perla candida come neve!

Ecco l’onore di Verona e la gloria del castello di Zevio,

nonché la nuova 

stella del risplendente Olimpo.

I regni celesti risuonano del nome di Toscana,

ogni anno Toscana è 

dalla Chiesa celebrata,

e noi pure veneriamo Toscana con una sola voce,

come secondo tradizione deve farsi.

Gli uomini del suo tempo lodarono in lei,

in modo assolutamene identico, la vergine, la sposa e la vedova.

Ora la venerano Santa con lodi, offerte, preghiere e pii uffici.

Tutte le febbri che ci 

opprimono, invocata, ella discaccia.

Libera le anime dalla tristezza,

ridona la salute agli ammalati, è 

sempre lei a soccorrere tutti coloro che la supplicano devotamente.

Ascolta i tuoi supplici, o veneranda Madre,

stiano lontani da noi le malattie, i violenti, il fuoco e i nemici.

La terra non neghi ovunque i suoi frutti.

La pace governi la città.

Glorificate il Signore del Regno dei cieli, Uno e Trino.

E alla Madre di Dio, Maria, sia reso onore,

ai Santi pure rendiamo sempre grazie dei loro meriti. Amen. 

 

V. La grazia si è riversata sulle tue labbra. 

R. E per questo Iddio per l’eternità ti ha benedetta. 

 

 

 

Preghiera a Santa Tosca


Dio Salvatore nostro, esaudiscici, e come noi ci rallegriamo in questa festa di Santa Toscana, così fa che ne veniamo anche piamente educati, con animo devoto. Per il Signore nostro Gesù Cristo, che con te vive e regna, in unità con lo Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

 

Raccolta di antiche preghiere alla Santa:

 

 

 

Preghiera a Santa Tosca


O Gloriosa Santa, consideriamo in primo luogo l’ardente vostra Carità verso Dio, onde voi, avendo fino dalla tenera vostra età al sommo ed infinito Bene consacrato il vostro cuore, non altro cercaste mai più sollecita, che di potere nel secreto di vostre stanze sfogare con teneri affetti il dolce fuoco d’amore, il quale ogni giorno in voi cresceva maggiormente. E quindi vi supplichiamo ad impetrarci dall’amabilissimo nostro Signore, che noi pure così l’amiamo in avvenire, che possa ciascheduno di noi giustamente dire a lui col Profeta: Voi siete il Dio del mio cuore. 

 

Recitare un Padre Nostro

 

 

 

Preghiera a Santa Tosca

 

 

Voi che, altamente impresse tenendo nel cuore le parole del Redentore (se alcuno non rinunzia a tutto ciò che possiede, non può essere mio discepolo) vivendo nel mondo, nulla curaste le ricchezze e gli onori, che a voi, nata di nobil lignajo, secondo li dettami del secolo si convenivano: deh fate sì, che noi eziandio la vanità conoscendo di queste frali cose e manchevoli, quelle vere ricchezze cerchiamo, cui (secondo che dice il Redentore medesimo) non può in alcun tempo la tignuola guastare, né via portar possono i ladri.

 

Recitare un Padre Nostro

 

 

 

Preghiera a Santa Tosca

 

 

Giacché, per la singolare vostra umiltà, non pur cercaste di nascondere a tutti le insigni vostre virtù, ma dopo d’esservi lungo tempo impiegata fino alla morte nei più vili ed abbietti ministeri, eziandio agl’Infermi in questo Spedale, chiedeste morendo, e vi viene fatto di ottenere, d’essere nella pubblica strada seppellita; Voi che vedete chiaramente, quanto la nostra superbia da una tale e tanta virtù ci tenga lontani; otteneteci, che ve ne preghiamo, un vero conoscimento di noi medesimi, dal quale senza alcun fallo il principio e l’avanzamento dipende della vera umiltà.


Recitare un Padre Nostro

  

 

 

Preghiera a Santa Tosca

 

Così pur voi che, affine di aprirvi un più lungo campo, onde esercitare l’ammirevole vostra misericordia verso de’ poveri, lasciata la Terra di Zevio, veniste in compagnia del Marito ad abitare in questa Città, ove, acciocché più copiose fossero le vostre elemosine, impiegaste perfino l’opera di vostre mani, fate che, a vostra imitazione, noi pure abbiamo delle miserie de’ Poveri una tenera compassione, per cui ci studiamo in ogni tempo di sollevare le loro indigenze. 

  

Recitare un Padre Nostro

 

 

 

Preghiera a Santa Tosca


Voi ancora, che non pure(solo)nello stato di Vergine, ma di maritata e, finalmente,di  Vedova, foste sempre un vivo esemplare(modello) della castità più perfetta, intanto(tanto) che  meritaste che il Signore, perfino coi miracoli, vi preservasse dai temerari insulti de’ tre  perversi Giovini, facendoli d’improvviso morti cadere a' vostri piedi; a noi che, tuttora,  tra i pericoli ci troviamo di questo secolo(mondo) guasto e corrotto, questa grazia impetrate, di  così battere del continuo le vie del Signore, che non abbiamo in alcun tempo ad  imbrattarsi nel fango del vizio opposto ad una sì bella e tanto al Signore accetta virtù. 


Recitare un Padre Nostro 

 

 

 

Preghiera a Santa Tosca

 

Mentre voi che, portata da un santo odio contro voi stessa, con fatiche non interrotte, con rigorosi digiuni e con altre asprezze notissime, tormentaste del continuo la vostra Carne innocente, ora che voi della volontaria vostra penitenza il premio per sempre godete in Cielo, di codesto vostro santo odio a noi tutti, ai quali più giustamente conviensi, vi preghiamo ad abbattere questo, il quale per avventura è il più poderoso nemico di nostra eterna salute. 

  

Recitare un Padre Nostro

 

 

 

Preghiera a Santa Tosca

 

Poiché voi, dallo Spirito del Signore guidata, molte fiate anche tra queste mura, non pure tutto il tempo che dalle domestiche cure e dalle altre opere di cristiana pietà vi avanzava tra il giorno, ma buona parte inoltre della notte impiegaste nell’Orazione e nella contemplazione delle Celesti cose e divine; un tale spirito d’orazione noi ancora desideriamo d’ottenere per vostro mezzo, senza di cui pur troppo sappiamo, per bocca dell’eterna Verità, che non arriveremo mai a salvarsi. 

 

Recitare un Padre Nostro

 

 

 

Preghiera a Santa Tosca

 

Parimente voi, che dalla scienza de’ Santi fornita a dovizia, a somiglianza dell’Apostolo S. Paolo, non altro vi gloriaste di sapere su questa Terra, se non se Gesù Cristo, e questo ancor Crocifisso, noi, affidati all’autorevole vostro patrocinio, vi preghiamo presentemente ad ottenerci che, in avvenire, nella Croce soltanto gloriandoci del Signor nostro Cristo Gesù, a lui solo l’onore e la gloria rendiamo, di tutto ciò che a noi volle, senz’alcun nostro merito, graziosamente concedere. 

 

Recitare un Padre Nostro

 

  

 

Preghiera a Santa Tosca

 

O Gloriosa Santa, che foste dal Signore singolarmente distinta nella virtù d’operare miracoli, onde dai tre menzionati giovani la vita del corpo insieme impetraste e dell’anima; e ad innumerabili infermi rendeste, e rendete pur di presente, la sanità, estinguendosi nel vostro Nome l’ardore delle febbri e ritornando ad un tratto le primiere forze perdute; siccome177 vi supplichiamo allontanare da noi le infermità corporali, così molto più ci sentiamo per ultimo stimolati a chiedervi delle nostre spirituali febbri, le quali consistono nelle disordinate nostre passioni, una perfetta guarigione, acciocché possiamo per noi e con voi in eterno cantare le Divine misericordie.

                                                                                  

 

Recitare un Padre Nostro

 

 

 

VITA DELLA SANTA

 

Santa Tosca  è stata una vergine eremita presso Verona, così come Santa Teuteria . Sono commemorate rispettivamente il 10 luglio e il 5 maggio (oggi unificate al 5 maggio). Secondo il racconto del Vescovo di Verona Valier, scritto nel XVI secolo, Teuteria era nata da una nobile famiglia anglosassone intorno al VII secolo, si convertì al cristianesimo ma il re pagano Osvaldo la insidiò nella purezza e fu costretta quindi a scappare in Italia. A Verona ella si nascose presso la vergine eremita Tosca, sorella del vescovo Procolo, si dice all'interno di una grotta protetta da una ragnatela robustissima costruita da un ragno. In seguito le preghiere di Teuteria convertirono Osvaldo. Le due sante vissero in intima comunione fino alla morte di Tosca. La chiesa delle Sante Teuteria e Tosca, situata a Verona è un sacello che accoglie le spoglie delle due sante, è in realtà una delle chiese più antiche d'Italia (la più antica del Veneto). La consacrazione avvenne nel 751.

 

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4 maggio 2017 4 04 /05 /maggio /2017 11:44

 

Preghiera

 

O Signore fa che per intercessione dei tuoi santi,

l'umanità torni alla pratica della fede cristiana

per una nuova evangelizzazione di questo terzo millennio

a lode e gloria del tuo nome

ed il trionfo della Chiesa. Amen

 

 

 

Preghiera

 

Tu hai consacrato, Signore, con il martirio 

la fedeltà di San Giovanni Houghton e dei suoi compagni al 

Romano Pontefice, e concedici, guidati dal suo esempio,

di rimanere attaccati alla roccia della Sede di Pietro,

e di servirti con estrema tranquillità.

Amen

 

 

 

VITA DEI SANTI

 

Il 4 maggio la Chiesa cattolica celebra il ricordo dei 18 monaci certosini morti tra il 1535 ed il 1537, martirizzati durante una violenta persecuzione voluta da Enrico VIII dopo lo scisma. A seguito del distacco della Chiesa Anglicana da Roma, Enrico VIII, ed in seguito i suoi successori, si accanirono contro coloro che difendevano il loro attaccamento alla fede cattolica ed al Papa. Dal 1535 al 1681, migliaia di cattolici furono sterminati in Inghilterra, Scozia e Galles, i primi martiri furono appunto tre monaci certosini e due sacerdoti, che perirono il 4 maggio 1535, mentre l’ultima vittima di questo feroce sterminio fu l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda Oliviero Plunkett, giustiziato a Londra l’11 luglio 1681. 

 

 

 

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3 maggio 2017 3 03 /05 /maggio /2017 23:12

sanfloriano

 

Queste preghiera è recitata dal Corpo dei Vigili del Fuoco in onore di Santa Barbara e San Floriano   loro protettori :

 

Preghiera a San Floriano

 

O Dio che illumini i cieli e colmi gli abissi, fa che nei nostri cuori arda la fiamma del dovere e della generosità, e quando la sirena urla per le nostre contrade, ascolta il palpito dei nostri cuori, o Signore.

Di fronte ai roghi ad al furore delle acque, fa che il nostro intervento sia di conforto e di aiuto ai fratelli colpiti. 

Fa che il nostro agire sia un continuo dono cordiale ed umile, capace di rafforzare in noi e in tutti gli uomini sentimenti ed azioni di sincera fratellanza.

Consci dei rischi che corriamo noi ci rivolgiamo a Te, o Signore, implorando che la Tua mano generosa ci sorregga ovunque. 

E Voi, gloriosi martiri San Floriano e Santa Barbara intercedete presso Dio onnipotente protezione e salvezza per tutti gli uomini in servizio.

Iddio accolga nel suo regno quanti sono caduti nell'adempimento del loro dovere. 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Floriano era un veterano dell'esercito romano che viveva a Mantem presso Krems. Avendo saputo che Aquilino, preside del Norico Ripense, durante la persecuzione di Diocleziano, avevano arrestato a Lorch quaranta cristiani, ed egli desiderando di condividerne la loro sorte si recò in quella città. Prima di entrarvi, però, si imbatté in alcuni soldati, ai quali manifestò di essere cristiano; fu perciò arrestato e condotto dal preside, il quale non riuscendo a farlo sacrificare agli dei, lo fece flagellare e quindi lo condannò a essere gettato nel fiume Enns con una pietra al collo: la sentenza fu eseguita il 4 maggio 304.

 

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3 maggio 2017 3 03 /05 /maggio /2017 20:16

La festa dei Ss. Filippo e Giacomo un tempo il 1° maggio data dal VII-VIII secolo; essa non ricorda il giorno della loro morte sul quale regna ancora molta incertezza ma quello della dedicazione della basilica eretta a Roma nel vi secolo in onore dei due Apostoli e che oggi porta il titolo generico dei Ss. Apostoli. In essa si conservano i corpi dei due gloriosi santi.

sfilippo

 
prima Preghiera a San Filippo Apostolo 
 (con approvazione ecclesiastica)
 

Glorioso San Filippo, che al primo invito di Gesù lo seguiste volenteroso, e riconosciutolo come il Messia promesso da Mosè e dai Profeti, ripieno di santo entusiasmo, lo annunziaste agli amici, perchè accorressero fidenti ad ascoltare la sua parola; voi che foste l'intercessore dei gentili presso il divin Maestro e che foste da lui in particolar modo istruito sul grande mistero della Trinità; voi che infine anelaste al martirio come alla corona dell'apostolato: Pregate per noi, affinchè la nostra mente venga rischiarata dalle sublimi verità della fede e il nostro cuore si attacchi fortemente agli insegnamenti divini. Pregate per noi, onde non manchi la forza di sopportare la mistica croce del dolore con la quale potremo seguire il Redentore nella via del Calvario e nella via della gloria. Pregate per noi, per le nostre famiglie, per i nostri fratelli lontani, per la nostra patria, affinche trionfi in tutti i cuori la legge del Vangelo, che è la legge dell'amore.

 

 

 

seconda Preghiera a San Filippo Apostolo

 

Abbandonate le cose della terra, hai seguito Cristo, e segnato con l’ispirazione del Santo Spirito, da lui sei stato inviato tra le genti perdute per convertire gli uomini alla luce della conoscenza di Dio, o apostolo Filippo; compiuta la lotta del tuo divino desiderio, tra molteplici supplizi hai consegnato la tua anima a Dio. Supplicalo, o beatissimo, di donarci la grande misericordia. O Santo Apostolo Filippo, intercedi presso il Dio misericordioso perché conceda alle anime nostre la remissione delle colpe.

 

 

VITA DEL SANTO

 

 

S. Filippo, nativo di Betsaida, era un uomo giusto e spesso consultava le Scritture per conoscere quando si sarebbe avverata la promessa del futuro Liberatore atteso da tutte le genti. Un giorno andò a lui Natanaele, e gli disse: « Abbiamo visto il Messia ». Filippo felice, ne andò in cerca e lo incontrò mentre tornava dal Giordano. Gesù appena lo vide gli mosse il suo dolce invito: « Vieni e seguimi », e Filippo lo segui con amore ardente. Egli viene ricordato nel Vangelo per la sua domanda rivolta al Salvatore là nel deserto prima che il Messia operasse il miracolo della moltiplicazione dei pani: « Dove troveremo sufficiente pane per sfamare tanta moltitudine? ». Ricevuto lo Spirito Santo portò il Vangelo nella Scizia ove fondò una comunità di ferventi cristiani. Quindi per divina chiamata passò in Frigia, ove per le numerose conversioni eccitò l’odio degli idolatri, i quali lo maltrattarono e lo crocifissero. S. Filippo aveva allora ottantaquattro anni di età. Le sue reliquie furono poi trasportate a Roma.

 

 

 

San Giacomo Minore

 

Preghiera a San Giacomo il Minore

 

San Giacomo ci hai mostrato un cristianesimo molto concreto e pratico, indicandoci che la fede deve realizzarsi nella vita soprattutto nell’amore del prossimo e particolarmente nell’impegno per i poveri: 

Come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta” (Gc 2,26)

Ci hai esortato ad abbandonarci nelle mani di Dio in tutto ciò che facciamo, pronunciando sempre le parole: “Se il Signore vorrà(Gc 4,15)

insegnandoci così a non presumere di pianificare la nostra vita in maniera autonoma e interessata, ma a fare spazio all’imperscrutabile volontà di Dio, che conosce il vero bene per noi.

San Giacomo, la tua vita e le tue parole siano sempre per ciascuno di noi un forte esempio a cui conformare la nostra vita per divenire veri discepoli di Cristo Gesù. Amen. 

 

 

VITA DEL SANTO

 

S. Giacomo. Figlio di Alleo e di Maria, parente della Madonna, viene detto il minore per distinguerlo dall’altro Apostolo dello stesso nome. Egli fin dai primi anni, dice il Breviario, non bevve mai vino, si astenne dalla carne ed osservò il voto e gli obblighi del nazareato. A lui solo era permesso di entrare nel Santo dei Santi. Portava vesti di lino e l’assiduità nella preghiera gli aveva fatto divenire i ginocchi duri come la pelle d’un cammello. Chiamato alla sequela di Gesù fu perseverante nella vocazione e seguì in tutta la sua vita il Messia. Ricevuto lo Spirito Santo rimase vescovo di Gerusalemme. Quivi egli fondò una comunità di cristiani i quali con l’esempio della loro virtù attirarono ogni giorno nuovi proseliti. S. Giacomo fu uno dei principali Apostoli che parteciparono al Concilio di Gerusalemme e crebbe a tanta santità di vita da essere soprannominato il Giusto. Governò la sua Chiesa per circa trent’anni, operandovi numerose conversioni, per la qual cosa fu fatto segno all’odio degli Ebrei i quali lo assalirono mentre stava pregando nel tempio, e trascinatolo sulla terrazza lo precipitarono al suolo. Egli non morì in quella caduta, anzi inginocchiatosi invocava perdono ai suoi persecutori, quando un colpo di mazza gli spaccò il cranio. Aveva 96 anni di età. Lasciò come monumento sempiterno la Lettera Cattolica, nella quale è celebre il sue detto: « La fede senza le opere è morta ».

 

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2 maggio 2017 2 02 /05 /maggio /2017 14:08

 

Preghiera a San Giuseppe Maria Rubio Peralta

 

Padre di misericordia, che hai fatto San Maria José,

Sacerdote, Ministro della Riconciliazione e padre dei poveri,

fa' che, riempiti dello stesso spirito,

possiamo aiutare i bisognosi e gli emarginati

manifestando tutto il tuo amore.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Chiedere la grazia richiesta).

 

Cuore di Gesù, ho fiducia in te.

Cuore di Gesù, ho fiducia in te.

Cuore di Gesù, ho fiducia in te.

 

 

VITA DEL SANTO

 

San José Maria Rubio Peralta è stato canonizzato a Madrid il 4 maggio 2003 da papa Giovanni Paolo II, insieme ad altri quattro santi spagnoli. Nacque a Dalías nella provincia di Almería in Spagna, il 22 luglio 1864 da umili e pii genitori contadini, la sua famiglia era composta da sei figli viventi, altri sei erano prematuramente morti. 
Trascorse una felice infanzia e nel 1875 iniziò gli studi medi ad Almería, per poterli proseguire nel seminario della diocesi, perché ormai era chiara la sua chiamata al sacerdozio.  Nel 1878 si trasferì nel Seminario maggiore di Granada per gli studi di filosofia, teologia e diritto canonico. Otto anni dopo nel 1886 si recò a Madrid dove completò gli studi, conseguendo le lauree nelle suddette specializzazioni; venne ordinato sacerdote il 24 settembre 1887 a Madrid.  Per due anni fu viceparroco a Chinchón e parroco per un anno a Estremera; nel 1890 fu chiamato dal suo vescovo a ricoprire vari incarichi nella Curia di Madrid; fu esaminatore sinodale, professore di metafisica, latino e teologia pastorale nel Seminario, notaio curiale e cappellano maggiore delle monache di S. Bernardo. 
Fece anche nel 1905 un pellegrinaggio in Terra Santa, ma nel 1906 egli volle realizzare la forte inclinazione a farsi religioso nella Compagnia di Gesù, che aveva sempre avuto e che per tante circostanze negative, non poté farlo fino ad allora. 
Entrò a 42 anni nel noviziato dei Gesuiti di Granada, emettendo i voti il 12 ottobre 1908; dopo un altro anno di studi e un breve periodo di lavoro fra i Gesuiti di Siviglia, passò a svolgere il suo ministero pastorale nella residenza dei padri a Madrid, dove rimase fino alla morte, avvenuta ad Aranjuez il 2 maggio 1929. 
Formato alla scuola degli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola, con una profonda vita spirituale alimentata soprattutto dall’amore per l’Eucaristia e dalla devozione al Cuore di Gesù.  Fin dalle prime ore del mattino, lunghe file di fedeli assediavano il suo confessionale, riconciliare i penitenti fu uno dei suoi impegni maggiori; predicò il Vangelo in forma semplice, priva di retorica, toccando i cuori come il santo Curato d’Ars. 
Fu ricercatissimo per gli esercizi spirituali ad ogni categoria di persone e per l’assistenza spirituale nelle comunità religiose, sempre numerose in Spagna. Con coraggioso zelo si dedicò alla cura pastorale dei quartieri più poveri ed abbandonati della città, si meritò l’appellativo di ‘apostolo di Madrid’, particolare impegno profuse nella formazione dei laici, affinché si comportassero da buoni cristiani in famiglia, nelle loro professioni e nella vita sociale. 
Promosse instancabilmente l’opera delle “Marias de los Sagrarios” (Marie dei Tabernacoli) e quella de “Los Caballeros y las Señoras de la Guardia de Honor”. Specie negli ultimi anni di vita, la sua attività pastorale fu contrassegnata da numerosi fatti prodigiosi, che gli valsero il titolo di taumaturgo. 
Suo nonno sostiene che, chi vivrà, vedrà questo suo nipotino diventare un grande, talmente grande che di lui parleranno tutti, ma intanto le cose non stanno proprio così. La stima che i superiori hanno per lui è piuttosto scarsa, forse anche a causa del suo carattere serio, schivo, un po’ introverso fino a rasentare la timidezza. Giuseppe Maria Rubio Peralta, spagnolo dell’Andalusia, ha una famiglia numerosa alle spalle e due genitori, semplici contadini, che lo educano alla fede e alla preghiera. Dato che dimostra segni inequivocabili di vocazione sacerdotale, uno zio canonico si interessa di lui e lo fa studiare in privato, per prepararlo ad entrare in seminario. Dopo questi, è un altro canonico a prenderlo sotto la sua protezione, ma è così autoritario ed asfissiante che sarebbe meglio perderlo che trovarlo. E’ lui che si ostina a farlo studiare anche dopo che, nel 1887, è ordinato prete: il giovane ubbidisce, e dato che non ha problemi con lo studio, si laurea a pieni voti in Diritto Canonico. Poi lo fa partecipare ad un concorso da canonico ed è parecchio deluso nel sapere che non lo ha superato. Giovane prete, per due anni è viceparroco e, subito dopo, parroco per un anno, fino a quando cioè il suo vescovo gli affida vari incarichi nella Curia di Madrid: esaminatore sinodale, professore di metafisica, latino e teologia pastorale nel Seminario, notaio curiale e cappellano maggiore delle monache di S. Bernardo. E’ facile scorgere, dietro a queste varie nomine, la “longa manus” dell’onnipresente “canonico-protettore”, che non è mai soddisfatto dei traguardi raggiunti dal suo pupillo. Anzi, comincia anche a preoccuparsi, quando si accorge che questi prende una “cattiva piega” e frequenta ambienti perlomeno dubbi: sempre più insistentemente, infatti, gli raccontano del fatto che abitualmente cerca gli straccivendoli, raduna i ragazzi di strada, fa catechismo alle ragazze povere. Sono bastati pochi mesi in parrocchia perché la gente lo ritenga un santo; tutti sono ammirati nel vederlo pregare così tanto e nel sapere che corre tutto il giorno per aiutare qualcuno. Quando poi non si sa proprio più dove trovarlo bisogna andarlo a cercare nel confessionale e sono tante le volte in cui il “canonico-protettore”, con il tovagliolo al collo, deve andare a prenderlo con la forza, perché i penitenti non gli lascerebbero neppure mangiar pranzo. Anche per questo canonico un po’ invadente arriva però il momento di chiudere gli occhi in pace e il nostro prete, che ormai ha più di 40 anni, può finalmente disporre della sua vita. Per prima cosa decide di realizzare il sogno, coltivato fin dagli anni del seminario, di diventare gesuita: lo attrae la spiritualità ignaziana, che ha già fatto propria e che ha cercato di trasfondere sia con la predicazione degli esercizi e sia nella direzione spirituale. I Gesuiti lo accettano, mai però come “professo dei quattro voti”, ma semplicemente come “coadiutore spirituale” . C’è il fondato sospetto che in questa decisione abbia giocato non poco la gelosia di qualche confratello, che non riesce a darsi ragione di come quel prete, all’apparenza insignificante, riesca ad avere tanto seguito. Come predicatore, infatti, è un disastro, eppure le sue prediche sono capite da tutti,. seguite da tutti e convertono molti: dicono che le sue parole semplici e disadorne siano come una lama che penetra nelle coscienze; così, quando celebra, tutti hanno l’impressione che parli con qualcuno. E davanti al suo confessionale si formano code anche di tre ore. E la gente dice, anche sotto giuramento, che attorno a lui si verificano cose prodigiose, come bilocazioni, telepatie, preveggenze, profezie. Tutto ciò si può spiegare semplicemente così: quel prete ha messo la sua vita nelle mani di Dio, vuole sempre “fare quello che Dio vuole e volere quello che Dio fa”, prega ininterrottamente e si lascia “mangiare” dagli altri. Quando non è in chiesa lo trovi nei bassifondi di Madrid, in mezzo ai poveri, per i quali si fa in quattro a cercare cibo e lavoro. Fonda anche una comunità di “Marie” in costante adorazione davanti al tabernacolo, pensa alla consacrazione nel mondo come ad una nuova forma di santità laicale, si fa formatore di coscienze che poi nella persecuzione degli Anni Trenta gli faranno onore anche fino al martirio. I suoi ultimi anni sono contrassegnati dalle incomprensioni dei superiori, che lo isolano sempre più. Muore il 2 maggio di 80 anni fa, dopo aver accuratamente strappato tutti i suoi appunti spirituali nell’illusione di farsi dimenticare presto. Invece, Giovanni Paolo II° lo beatifica nel 1985 e lo canonizza nel 2003, perché di simili luci il mondo ha bisogno sempre. Per questo è necessario metterle sul candeliere: perché possano illuminare tanti. Autore: Gianpiero Pettiti

 

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1 maggio 2017 1 01 /05 /maggio /2017 14:01

 

Il santo nel 1325 fu colpito da cancrena ad una gamba, causata dalla penitenza che San Pellegrino Laziosi si era imposto di non sedersi e distendersi mai, ma la notte prima dell’amputazione fu miracolosamente guarito mentre pregava davanti al Crocifisso, affresco trecentesco di scuola riminese, che si trova ancora oggi nella sala capitolare del convento.

 

 

Preghiera per un ammalato

 

San Pellegrino,

veniamo a te con fiducia,

perchè tu interceda per (indicare il nome)

il nostro fratello (sorella)

egli (ella) è gravemente infermo/a

Tu che sostasti orante presso la Croce

ed ora vivi nella luce perenne del cielo,

intercedi presso il Signore risorto

perchè stenda su (indicare il nome)

la sua mano potente

e lo/la guarisca dalla malattia

che lo/la affligge.

Tu, servo fedele della Vergine santa,

intercedi presso il Signore della gloria,

perchè liberando (indicare il nome)

dalla sofferenza che lo/la tormenta,

mostri la potenza del suo amore salvifico.

Tu, frate insonne nella supplica,

intercedi presso il Signore della vita,

perchè, dileguate le tenebre della malattia,

(indicare il nome) gioisca nella luce

della recuperata salute

e corra a rendere grazie a Gesù Salvatore.

Ascolta, san Pellegrino,

la nostra preghiera: intercedi

per il nostro amico infermo

(per la nostra amica inferma)

come il Centurione per il suo servo,

come Marta e Maria per il fratello Lazzaro,

come la Vergine per gli sposi di Cana,

perchè anche (indicare il nome) sperimenti

l’efficacia della tua protezione

sui poveri e gli ammalati.

A Dio, Padre, Figlio e Spirito,

la cui santità rifulge in te, Pellegrino

ogni onore e gloria nei secoli eterni.

Amen.

 

 

 

 

Preghiera alla Beata Vergine Maria

Santa Maria, 
madre,guida e signora 
del nostro fratello San Pellegrino
come lui,veniamo supplici a te. 
Vergine dell'annuncio, 
donna della nuova Alleanza: 
aiuta i giovani a scoprire e ad attuare 
il progetto di Dio su di loro; 
tutti sostieni nell'impegno 
di compiere sempre la tua volontà. 
Regina di misericordia, 
donna dal largo manto: 
proteggi le famiglie, 
solleva gli oppressi, 
consola gli afflitti, 
soccorri i bisognosi. 
Madre e discepola del Crocifisso, 
sorella nostra nel cammino della fede: 
sostieni i tuoi figli nelle prove della vita, 
confortali nella sofferenza e nella malattia, 
sii accanto ad essi nell'ora estrema. 
Vergine assunta, 
primizia della salvezza: 
accompagnaci nel cammino quotidiano 
verso i cieli nuovi e la nuova terra, 
dove non vi è più lutto, 
nè lamento,nè affanno, 
dove Dio,fonte perenne di pace e di gloria, 
sarà tutto in noi,nei secoli dei secoli. 
Amen.

 

 

 

Preghiera per richiedere una grazia

 

Signore Gesù, che nel mistero dell’incarnazione

hai assunto la nostra condizione umana,

soggetta alla malattia e alla corruzione;

con la tua passione e risurrezione hai vinto la morte,

e hai redento l’uomo dal peccato, donandogli la salvezza.

Fiduciosi ti preghiamo, per l’intercessione di San Pellegrino,

servo fedele della Vergine, che sostò orante presso la tua croce,

di concedere al nostro fratello (alla nostra sorella) ............

la grazia della guarigione, perché recuperata la salute

sia testimone del tua amore misericordioso.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo,

come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Pellegrino, nato a Forlì nel 1265 circa, trascorse la giovinezza partecipando alle lotte politiche locali tra guelfi e ghibellini e nel 1282, dopo l’incontro con San Filippo Benizi, uno dei fondatori dei Servi di Maria, in missione a Forlì per conto del Papa, decise di entrare nell’ordine. Fece il noviziato e la professione a Siena e fu poi inviato nel convento di Forlì dove visse fino alla morte avvenuta nel 1345. Si narra che alla notizia della sua morte - avvenuta nel 1345 - fu tale e tanta la gente accorsa da ogni parte per cui non fu possibile chiudere le porte della città. La salma fu esposta nel coro della chiesa: tutti volevano avvicinarsi per toccarla con oggetti e reliquie preziose. Tra gli altri, un cieco implorava aiuto, quand'ecco Pellegrino sembrò risvegliarsi e guarirlo all'istante. E anche una donna, posseduta dal demonio, fu liberata dal maligno.

Nel 1325 fu colpito da cancrena ad una gamba, causata dalla penitenza che Pellegrino si era imposto di non sedersi e distendersi mai, ma la notte prima dell’amputazione fu miracolosamente guarito mentre pregava davanti al Crocifisso, affresco trecentesco di scuola riminese, che si trova ancora oggi nella sala capitolare del convento. Il mattino dopo il medico Paolo Salaghi venuto per seguire l’amputazione poté solo constatare il fatto straordinario. Per questo San Pellegrino è invocato dagli ammalati e in particolare da quello di tumore per i quali ogni mercoledì, alle 17, si celebra la preghiera in basilica. Il culto al Santo fu approvato il 21 marzo 1609, nel 1726 Pellegrino fu dichiarato Santo e nel 1942 Patrono della città di Forlì, la sua festa si celebra l’1 maggio. Il culto del Santo si è esteso in tutto il mondo e a lui sono dedicate chiese anche nelle Filippine e cappelle come nel santuario di Pietralba e a San Marcello al Corso di Roma, la chiesa dove si radunano i forlivesi che abitano nella Capitale. Il più antico documento su San Pellegrino è la sua legenda, ossia la breve, ma bellissima vita scritta in latino trecentesco poco dopo la sua morte, da un confratello che lo conobbe personalmente. Il testo originale di questa legenda, in seguito smarrita, fu trascritto fedelmente in latino classico-umanistico nel 1483 da Nicolò Borghese (1432-1500), noto letterato e politico senese, amico dei Servi di Maria.


C'è un episodio controverso dei vari agiografi, ed è quello in cui Forlì si trovò avvolta in tumulti popolari, avvenuti per l'interdetto ricevuto da papa Martino IV. Il Priore Generale dei Servi di Maria, s. Filippo Benizi, che si trovava in visita al convento di Forlì, fu percosso e scacciato dalla città, perché esortava i forlivesi a ritornare sotto l'ubbidienza al Pontefice, tra i ribelli c'era pure Pellegrino diciottenne. Nei vari racconti e citazioni susseguitesi nei secoli si narra che s. Filippo fu percosso con uno schiaffo da Pellegrino. Sui 30 anni (tra il 1290 e il 1295) entrò nell'Ordine dei Servi di Maria, ma non come sacerdote, come sia avvenuta questa conversione non ci sono notizie certe, sembra che lo stesso s. Filippo gli abbia concesso l'abito. Contrariamente a quanto prescrivevano le regole antiche il noviziato fu fatto a Siena e non a Forlì. Trascorso il noviziato, dopo i 30 anni fu rimandato alla città natale dove rimase fino alla morte. Si distinse nell'osservanza della Regola e si dice che si prestava ad atti di profonda penitenza fra i quali prediligeva quello di stare in piedi senza sedersi, esercizio penitenziale che mantenne per trent'anni. Ma giunto sui sessant'anni, quella penitenza gli procurò una piaga alla gamba destra, causata da vene varicose. La malattia raggiunse un grado di gravità tale che i medici dell'epoca ritennero necessaria l'amputazione della gamba. Durante la notte precedente all'operazione, Pellegrino si alzò e a stenti raggiunse la sala capitolare e davanti all'immagine del crocefisso, pregò con fervore per ottenere la guarigione. Assopitosi sugli scanni, in sogno vide Gesù che sceso dalla Croce lo liberava dal male. Quindi risvegliatosi se ne tornò in cella, dove il mattino seguente il medico venuto per l'amputazione poté constatare l'avvenuta e totale guarigione. Il miracolo accrebbe la venerazione che i forlivesi avevano per lui. Pellegrino morì il 1° maggio del 1345 consumato dalla febbre, durante gli affollati funerali avvennero due miracoli, liberò una indemoniata e la guarigione di un cieco che il santo benedice sollevandosi dalla bara, fu deposto in un loculo della parete e non in terra, segno già evidente di una venerazione concessa a pochi. Il suo culto si è esteso in Italia e nel mondo al seguito dell'espandersi dell'Ordine dei Servi. Il 15 aprile 1609 papa Paolo V autorizzava con il titolo di beato un culto che da tempo immemorabile gli era già tributato e il 27 dicembre 1726 veniva proclamato santo da papa Benedetto XIII. È compatrono della città di Forlì, invocato come protettore contro le malattie cancerogene. È quasi sempre raffigurato sorretto dagli angeli, mentre Gesù scende dalla Croce per guarirlo.

 

 

BENEDIZIONALE DI SAN PELLEGRINO LAZIOSI

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1 maggio 2017 1 01 /05 /maggio /2017 09:28

SUPPLICA A SAN GIUSEPPE
 
Da recitarsi ogni anno il 19 Marzo ed il 1° Maggio

 

sangiuseppe.jpg

 

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

O amabile e glorioso S. Giuseppe, dolce custode del Figlio di Dio e sposo verginale dell'Immacolata, fiore dei vergini e delizia degli Angeli, in questo giorno a te particolarmente solenne noi ci uniamo alla Vergine Santa per ringraziare il Signore degli immensi tesori concessi all'anima tua privilegiata: "Non solo sei patriarca, ma principe dei patriarchi; più che confessore; in te sono racchiuse la dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e le virtù di tutti gli altri Santi. Più perfetto degli Angeli nella verginità, emitentissimo in sapienza, compitissimo in ogni sorta di perfezione". O caro Santo, tra i grandi il più grande, lascia che il nostro cuore esprima a te tutte le lodi più belle e tutte le aspirazioni più sante. E per darti un segno del nostro tenerissimo affetto ti offriamo oggi il nostro cuore, perché tu lo deponga tra le mani del tuo Gesù, per purificarlo, per renderlo più disposto ai divini voleri, per consacrarlo al servizio della Chiesa.

 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

O augusto Protettore delle nostre famiglie, tu che hai scoperto il prezioso tesoro del silenzio, del raccoglimento, della vita intcriore, riporta nelle nostre case il valore dello spirito, la preoccupazione del divino e dell'eterno, la ricerca sincera e generosa della santità. Aiutaci a guardare il cielo, a fissare le nostre povere pupille in alto, verso l'azzurro e la pace. Così più puro fiorirà il nostro pane e la gioia scintillerà radiosa dai volti dei nostri figli.
Tu che sei il grande patrono dei lavoratori, fa' che coloro che faticano quaggiù nelle officine, nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi, nelle scuole, sappiano trasformare in dono divino il sudore quotidiano. Riporta nei poveri cuori di chi non pensa più al tuo diletto Signore, le virtù consolatrici della fede, della speranza e della carità.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 


Ma uno sguardo pietoso volgi particolarmente, quest'oggi, al Papa, ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, a tutti i cristiani, o fortissimo Protettore della Chiesa Universale. Tu che hai salvato Gesù dalle insidie di Erode, salvaci dal peccato che solo può rovinarci per sempre; salvaci dalle false attrattive di Satana che perverte senza pietà, soprattutto quando la tentazione è particolarmente maligna. In quel momento vieni in nostro aiuto con la tua potente intercessione, perché anche noi possiamo dire assieme alla grande tua devota: "Non ricordo di aver chiesto grazie a San Giuseppe senza essere stata esaudita".
Sono queste le grazie che ti chiediamo: di poter conservare sempre nel nostro cuore Gesù; di amarlo con tutta
'anima, con tutte le forze, per tutta la vita. Chi non conosce ancora la Chiesa, chi è lontano, chi si è allontanato, ritorni all'ovile, dietro il tuo soave richiamo! E a chi mai, se non a te, o dolcissimo Patrono dei moribondi, offriremo gli ultimi istanti della nostra vita? In quel momento, da cui dipende tutta l'eternità, da' uno Sguardo come sai fare tu a quel Bambino che tanto caramente stringi tra le braccia; e con la Vergine tua Sposa a noi vieni, o potente e pietoso S. Giuseppe.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

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30 aprile 2017 7 30 /04 /aprile /2017 23:05

I festeggiamenti in onore di sant'Efisio si tengono principalmente due volte all'anno: il 15 gennaio, giorno in cui la Chiesa cattolica ne ha fissato sul calendario la Memoria Liturgica, ed il 1º maggio, la festa grande, quando la statua del santo viene portata in processione fino a Nora per sciogliere un voto fattogli dalla municipalità nel 1656 affinché liberasse Cagliari dalla peste.

 

 

Preghiera a Sant’Efisio Martire

 

O glorioso Martire Sant’Efisio che hai meritato di venir
proclamato – dalla voce dei secoli e delle generazioni, dalla voce
stessa dei Romani Pontefici – Nostro speciale Protettore, ci
rivolgiamo a te come nostro Avvocato e potente Intercessore.


Cagliari si gloria d’essere Tua, perchè da Te conquistata alla fede e
per la sua salvezza Tu sei andato incontro al martirio. Ti
ringraziamo di tanta predilezione e Ti supplichiamo di renderci
degni della Tua protezione.

Fà che Cagliari resti sempre Tua – conservi viva la fede che vi
hai predicato – custodisca gelosamente la purezza – l’onestà dei
costumi – veda mirabilmente unito nei cuori dei suoi figli l’amore
alla religione e alla Patria.

O glorioso nostro Avvocato, prega per noi , intercedi per noi, fà
che a Tua imitazione ognuno di noi si studi di essere un buon
soldato di Gesù Cristo e, dopo aver combattuto con valore e
coraggio in terra, meriti di essere incoronato in cielo. Così sia.

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Efisio nacque in Elia, città dell’Asia Minore vicino ad Antiochia, da Cristoforo, cristiano segretamente, e Alessandra, pagana. Alla morte del marito Cristoforo, Alessandra insegnò al figlio Efisio l’adorazione agli dei.
Venuta a sapere che l’Imperatore Diocleziano si trovava ad Antiochia, Alessandra si presentò a Lui, assieme ad Efisio, chiedendogli di prendere il proprio figlio come soldato delle proprie guardie. L’imperatore, notato il nobile e bell’aspetto di Efisio, lo tenne con se amandolo sino ad affidargli il Comando di gran parte del suo esercito. Lo inviò inoltre in Italia affinché perseguitasse i Cristiani.
Efisio si diresse verso Urittania dove gli abitanti lo accolsero con gioia e rispetto.
Una notte, un rumore terribile tramortì Efisio e i soldati mentre una voce scese dal Cielo e si rivolse a lui dicendogli: “ Oh Efisio, donde vieni e donde vai?”. Efisio fortemente impaurito rispose: “Vengo dalla città di Antiochia, sono figlio di Alessandra prima dei cittadini di Elia e Diocleziano mi ha concesso piena autorità in Italia contro i Cristiani”. Si udì di nuovo la voce dal cielo: “ Oh Efisio anche tu verrai a me, per mezzo della palma del Martirio”. Dopo aver fatto alcune domande Efisio si sentì rispondere: “Io sono Colui che tu perseguiti Figlio del Dio Vivo”. Improvvisamente una croce splendente gli apparve nel cielo e quella stessa croce si impresse nel palmo della sua mano portando da quel momento Efisio a beatificare il Signore Dio.
La notte seguente Efisio entrò a Gaeta e convocò gli artigiani della città chiedendo loro chi fosse disposto a fargli un oggetto che gli era necessario. Gli artigiani, intimoriti non accettarono l’incarico. Efisio chiamò quindi un tale di nome Giovanni e gli comandò di realizzare la croce che aveva impressa nel palmo della mano. Da quel momento Efisio non perseguitò i cristiani ma li difese disobbedendo agli ordini di Diocleziano. L’imperatore incaricò allora il giudice Iulisio di sostituire Efisio ed incarcerarlo. Il giudice Iulisio sentendosi prossimo alla morte, lasciò a Flaviano l’incarico di procedere con il martirio di Efisio che fu condotto a Nora dove venne giustiziato il 15 gennaio del 303 d.c.

 

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30 aprile 2017 7 30 /04 /aprile /2017 19:50

 

Preghiera a San Giuseppe Benedetto Cottelongo

 

Dio, nostro Padre, nella tua provvidenza Tu soccorri quelli che si affidano a te. Concedi a noi, per la preghiera di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, di dedicarci al servizio dei poveri e di ottenere il regno che hai promesso a chi spende la vita facendo del bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

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Triduo a San Giuseppe Benedetto Cottelongo

 

I. O san Giuseppe Cottolengo, che tanta pietà mostraste in terra verso gli sventurati, abbiate pietà di me e ottenetemi la grazia... (chiedere la grazia) di cui ho tanto bisogno.

 

 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

II. O san Giuseppe Cottolengo, che in terra vi dedicaste con tanta sollecitudine al sollievo di ogni miseria, abbiate pietà di me, ed ottenetemi la grazia... di cui ho tanto bisogno.

 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

III. O san Giuseppe Cottolengo, volgete sopra di me uno sguardo di misericordia; vedete come sono gravi le mie necessità e come è grande il mio dolore. Oh! Perorate voi la mia causa, voi in cui io tanto confido, ed ottenetemi la grazia... di cui ho tanto bisogno.

 

 

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

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Coroncina di santità composta da San Giuseppe Cottolengo

Si recita sulla corona del Rosario.

 

 

O Dio, vieni a salvarmi
Signore, vieni presto in mio aiuto.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

Sui grani piccoli va detto :


Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci santi.

 

 

Sui grani grossi va detto:

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

Alla fine si dice :


Sia fatta, lodata ed in eterno esaltata la giustissima, altissima ed amabilissima volontà di Dio in tutte le cose.

 

Salve Regina 

Salve Regina, madre di misericordia, vita dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi a piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

 

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Giuseppe Benedetto Cottolengo nacque, primo di dodici figli, da Giuseppe Antonio e da Benedetta Chiarotti. Fu la devotissima madre a impartirgli i principi della vita cristiana. Fin dalla sua fanciullezza aveva mostrato grande sensibilità verso i poveri. Al tempo del Cottolengo la povertà era molto diffusa in Piemonte e in particolare a Torino, che attirava dalla campagna i miserabili in cerca di una vita più dignitosa. Le molte opere di beneficenza presenti sul territorio a favore dei diseredati non erano sufficienti a sanare il dramma della povertà, che era una delle priorità della città di Torino. Giuseppe Benedetto sceglie la via del sacerdozio, seguito anche da due fratelli. Gli anni della sua giovinezza sono attraversati dall’avventura napoleonica e dai conseguenti disagi in campo religioso e sociale. Nel 1805 entra nel seminario di Asti, che però dopo due anni fu chiuso ed il santo fu costretto a continuare in famiglia gli studi sino all’ordinazione presbiterale. Vi erano tensioni tra le classi sociali, e la crisi investiva il piano sociale ed economico, con serie ripercussioni sulla qualità della vita. L’illuminismo influenzò inoltre il tradizionale pensiero della Chiesa, nella quale vennero a crearsi non poche tensioni. Compiuti gli studi filosofici e teologici, Giuseppe Benedetto Cottolengo viene ordinato sacerdote l’8 giugno 1811 nella cappella del seminario di Torino da monsignor Paolo Giuseppe Solaro. È viceparroco a Corneliano d’Alba, successivamente riprende gli studi e si trasferisce a Torino, dove nel 1816 si laurea in teologia presso la Regia Università. Due anni dopo viene nominato canonico e aggregato al gruppo di sacerdoti teologi addetti alla chiesa del Corpus Domini di Torino. Trascorre serenamente quel periodo e si distingue per il suo impegno nel predicare, nel confessare e nella dedizione ai poveri. Gli anni tra il 1822 e il 1827 sono caratterizzati da una crescente sensibilità spirituale, che assume l’impronta di un deciso distacco dagli interessi materiali accompagnato da una tensione per la ricerca di un nuovo modo di vivere la sua vocazione sacerdotale. Giuseppe Benedetto Cottolengo, a 41 anni, si apre a una nuova e definitiva conversione. Torino al tempo del Cottolengo aveva molti istituti di beneficenza, ma erano in pochi ad usufruirne. Alcune categorie quali disabili psichici, epilettici o sordomuti non venivano considerati dalla società perché le istituzioni avevano regole rigide di accoglienza. In questo contesto si consuma il dramma di una mamma di tre bambini che, prossima alle doglie del parto, rifiutata da due ospedali, muore senza soccorso davanti al marito e ai figli, assistita dal canonico Giuseppe Cottolengo. Questo evento turba il suo animo che, al culmine di una crisi personale, nell’accogliere la sofferenza dell’altro, trova in sé una speciale vocazione al servizio della carità.

A quattro mesi dall’accaduto, 17 gennaio 1828, Giuseppe Cottolengo, con quattro letti in alcune stanze affittate nella casa detta della Volta Rossa, da inizio alla sua opera. Non mancò di trovare forte opposizione tra i confratelli ed i parenti, ma a tutti Padre Fontana ripeteva: “Lasciatelo fare”. I primi collaboratori furono il medico Lorenzo Granetti, il farmacista regio Paolo Anglesio e dodici visitatrici dei malati dette “Dame di Carità”, che riunì sotto la direzione della ricca vedova Marianna Nasi. Nasce il “Deposito de’ poveri infermi del Corpus Domini”, più tardi chiamato “Ospedaletto della Volta Rossa”, per l’accoglienza dei malati che non trovavano posto negli altri ospedali. Tale esperienza dura all’incirca quattro anni, fino a quando, a causa del colera scoppiato in città, fu costretto alla chiusura, per il pericolo di contagio.
Dopo la chiusura forzata dell’ “Ospedaletto”, Giuseppe Cottolengo non si scoraggia e, convinto che “i cavoli, perché prosperino, devono essere trapiantati” sempre a Torino, il 27 aprile 1832 “trapianta” la sua opera, in zona Valdocco, Borgo Dora, in una casa di proprietà dei fratelli Farinelli, denominandola: Piccola Casa della Divina Provvidenza. Annessa vi è una cappella dedicata a S.Antonio Abate e a San Vincenzo de Paoli, costruita dagli stessi Farinelli. 
Il vasto terreno, con l’aiuto di parecchi benefattori e specialmente del Cavalier Ferrero, si costellò ben presto di vari ospedaletti, asili e orfanotrofi. L’unico valido mezzo per portare a compimento la grandiosa opera fu un’illimitata fiducia nella Provvidenza Divina, invocata con costante orazione, e nessuna diretta richiesta fu mai rivolta alla generosità dei torinesi o della corte. Per non far torto alla Provvidenza, il padre fondatore non volle saperne di contabilità o di rendiconti, profondamente convinto che “a chi straordinariamente confida, Dio straordinariamente provvede”. Sulle sue labbra non risuonavano che espressioni del tipo “Avanti in Domino, Provvidenza e Deo gratis” È così che nascono numerosi gruppi che denomina “famiglie”: l’ospedale per i malati, la casa per uomini e donne anziani, le famiglie dei sordomuti, degli epilettici, dei disabili psichici detti “Buoni Figli” e “Buone Figlie”, ecc. Per il servizio dell’Opera, Cottolengo fonda diverse congregazioni religiose.
Per mantenere in vita l’opera iniziata, Giuseppe Cottolengo vive tra difficoltà e ostacoli ma non dimentica mai di trattare i poveri con grande rispetto e stima, rivelando speciale affetto per i più indifesi.
In tutti i modi possibili al suo tempo, opera per tutelare la loro dignità di essere umani. Con tratti profondamente paterni, con loro si mostra gioioso, pieno di iniziative, rispettoso della loro personalità e dei loro gusti.
Fin dagli inizi della sua Opera, il Cottolengo vede tra i suoi primi collaboratori dei laici: volontari, professionisti, medici, farmacisti, muratori e benefattori che, entusiasmati dal suo esempio e dalla sua parola, mettono a servizio della Divina Provvidenza e dei poveri le proprie capacità e il proprio tempo. Il numero di quanti decidono di servire la Vita cresce e si moltiplica. Questa storia straordinaria continua ancora oggi. 
Al servizio di questa nascente cittadella della carità, il Cottolengo istituì nel 1833 le Suore Vincenzine; nel 1841 le Suore della Divina Pastora per curare la preparazione delle ricoverate ai sacramenti; nel 1839 le Suore Carmelitane Scalze dedite alla via contemplativa; nel 1840 le Suore del Suffragio per i lavori di cucito e le Suore Penitenti di Santa Taide per la conversione delle traviate; infine nel 1841 le Suore della Pietà per assistere i morenti. Era solito ripetere alle sue più strette collaboratrici: “Presenza di Dio, occhi bassi, testa alta, abitino al collo e rosario al fianco. Così, in mezzo ad un reggimento di soldati, sarete senza timore”. Per l’assistenza ai malati di sesso maschile istituì i “Fratelli di San Vincenzo”, per l’amministrazione dei sacramenti i “Sacerdoti della Santissima Trinità”, nonché il reparto giovanile dei “Tommasini”, cioè seminaristi aspiranti al sacerdozio. A tutti ripeteva spesso: “Non lasciatemi mai, a qualunque costo, la comunione quotidiana! Ciò che tiene in piedi la Piccola Casa sono le preghiere e la comunione”. Infatti, quando era a corto di viveri o di soldi, il santo era solito inginocchiarsi ai piedi della Vergine ed ottenere così infallibilmente tutto quanto gli occorreva. Il Cottolengo, pur attraversando nella sua vita momenti drammatici, ha sempre mantenuto serena fiducia di fronte agli eventi: attento a cogliere il ruolo della paternità divina, riconosce in tutte le situazioni la presenza e la misericordia di Dio e, nei poveri, l’immagine più amabile della sua grandezza. Nel 1833 il re Carlo Alberto di Savoia eresse l’opera ad ente morale e nominò il Giuseppe Benedetto Cottolengo cavaliere dell’Ordine Mauriziano. Il santo accettò sentenziando: “Passino i doni ai miei poveri. Io ritengo la croce. Provvidenza e croce sono due cose che vanno unite”. Della Croce diceva: “Il più bel libro è il crocifisso e chi non sa leggerlo è il più sventurato di tutti gli analfabeti”. Al termine dell’anno era già pronto un primo grande ospedale da 200 posti letto, al quale ne seguì un altro per tutti i soggetti rifiutati dalla società. Egli stesso riceveva i malati alla porta a capo scoperto, per affidarli alle suore dicendo: “Sono doni di Dio. Siano le vostre pietre preziose”. Verso l’anno 1838, il Cottolengo fece erigere una cappella sul lato sinistro della chiesetta per collocarvi la statua lignea, settecentesca, della Madonna del Rosario, che pose come Regina e Patrona di tutta la Piccola Casa. Un’altra cappella, dedicata alla Madonna di Oropa e detta poi Santuario, fu ideata dal Cottolengo verso il 1840, vicino alla propria abitazione (dopo questo fatto ebbe inizio la pratica religiosa dell’ “Offerta”). Questa cappella è collegata alla chiesa dal corridoio Galleria Mariana, dove sono incorniciate immagini della Madonna venerata sotto vari titoli, in Italia e nel mondo. Gregorio XVI con un breve approvò l’operato del Cottolengo, ma il padre dei poveri non si montò la testa e continuò ad essere l’umile servo della Divina Provvidenza, sempre pronto a giocare con i più idioti, a trasportare fasci di legna o ceste di verdure, a fare le pulizie calzando zoccoli di legno e rivestito di una vecchia tonaca, restando nella sua ferma convinzione di essere soltanto un contadino capace di piantare cavoli. Eppure Dio gli aveva addirittura concesso il dono di leggere nei cuori altrui, di prevedere il futuro e di conoscere anche le circostanze della propria morte. Nel febbraio 1842 il santo passò diverse settimane a sbrigare affari che non parevano urgenti. Poi visitò tutte le case che aveva fondato ed ovunque lasciò chiaramente intendere che quello era il suo ultimo addio. “Pregate per me, che sono alla fine dei miei giorni. Vi benedico per l’ultima volta. Ora non posso più nulla per la Piccola Casa, ma giunto in cielo pregherò e continuerò ad essere il vostro padre, e voi ricordate le parole che vi disse questo povero vecchio”. Si ammalò di tifo e capì che i suo giorni erano contati. Il 21 aprile 1842 affidò al Canonico Luigi Anglesio la direzione della sua opera per potersi ritirare presso il fratello, canonico nella collegiata di Chieri. In tale città morì santamente il 30 aprile 1842 nel letto che dodici anni prima si era fatto preparare, dopo aver esclamato: “Mi sono rallegrato perché mi è stato detto: Andiamo nella casa del Signore”. Il re Carlo Alberto, saputo della sua dipartita, rimpianse la perdita del grande amico. Giuseppe Benedetto Cottolengo fu sepolto a Torino nella Piccola Casa, in una cappella della chiesa principale, dove riposa ancora oggi. In seguito ai numerosi miracoli verificatisi per sua intercessione, il pontefice Benedetto XV lo beatificò il 28 aprile 1917 e Pio XI infine lo canonizzò il 19 marzo 1934. Oltre alla commemorazione nel Martyrologium Romanum, calendario ufficiale della Chiesa Cattolica, il santo Cottolengo per le sue peculiari opere caritatevoli ha meritato di essere citato nella prima lettera enciclica del papa Benedetto XVI “Deus caritas est”.

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29 aprile 2017 6 29 /04 /aprile /2017 22:55

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Ieri si è conclusa la Novena alla Santa (20/28-Aprile)

 

 

Preghiera a Santa Caterina da Siena

 

O sposa del Cristo, fiore della patria nostra. Angelo della Chiesa sii benedetta.
Tu amasti le anime redente dal Divino tuo Sposo: come Lui spargesti lacrime sulla Patria diletta; per la Chiesa e per il Papa consumasti la fiamma di tua vita.
Quando la peste mieteva vittime ed infuriava la discordia, tu passavi Angelo buono di Carità e di pace. Contro il disordine morale, che ovunque regnava, chiamasti virilmente a raccolta la buona volontà di tutti i fedeli.
Morente tu invocasti sopra le anime, sopra l'Italia e l'Europa, sopra la Chiesa il Sangue prezioso dell'Agnello.
O Caterina Santa, dolce sorella patrona Nostra, vinci l'errore, custodisci la fede, infiamma, raduna le anime intorno al Pastore.
La Patria nostra, benedetta da Dio, eletta da Cristo, sia per la tua intercessione vera immagine della Celeste nella carità nella prosperità, nella pace.
Per te la Chiesa si estenda quanto il Salvatore ha desiderato, per te il Pontefice sia amato e cercato come il Padre il consigliere di tutti.
E le anime nostre siano per te illuminate, fedeli al dovere verso L'Italia, l'Europa e verso la Chiesa, tese sempre verso il cielo, ne Regno di Dio dove il Padre, il Verbo il Divino amore irradiano sopra ogni spirito eterna luce, perfetta letizia. Amen.

 

 

 

Preghiera a Santa Caterina da Siena di PIO XII

 

O Caterina santa, giglio di verginità e rosa di carità che ornasti il giardino domenicano, eroina di cristiano zelo che fosti eletta al pari di Francesco singolare Patrona d'Italia, a te noi fiduciosi ricorriamo, invocando la tua potente protezione sopra di noi e sopra tutta la Chiesa di Cristo, tuo diletto, nel cui cuore bevesti inesauribile fonte di ogni grazia e di ogni pace per te e per il mondo.
Da quel cuore divino tu derivasti l'acqua viva di virtù e concordia nelle famiglie, di onesto tratto nella gioventù, di riunione fra i popoli discordi, di rinnovazione del costume pubblico e dell'amore fraterno, compassionevole e benefico verso gl'infelici e i sofferenti, e insegnasti con l'esempio tuo a congiungere l'unione di Cristo con l'amore di patria. Se ami l'Italia e il popolo a te affidato, se la pietà verso di noi ti muove, se ti è cara la tomba in cui Roma venera e onora la tua spoglia verginale, allora, rivolgi benigna il tuo sguardo e il tuo favore sulla nostra pena e sulla nostra preghiera e compi i nostri voti.
Difendi, soccorri e conforta la tua patria e il mondo. Sotto il tuo presidio e tutela siano i figli e le figlie d'Italia, i nostri cuori e le anime nostre, i nostri travagli e le nostre speranze, la nostra fede e il nostro amore: quell'amore e quella fede che furono la tua vita e ti fecero immagine di Cristo crocifisso nello zelo intrepido per la sposa di lui, la santa Chiesa.
O eroica e santa messaggera di unione e di pace per la Chiesa di Cristo, che restituisci al seggio apostolico romano nel suo splendore di autorità e di magistero il Successore di Pietro, proteggilo e consolalo nella sua paterna universale sollecitudine, nei suoi affanni e nei suoi consigli per la salvezza e la pace dei popoli; e ravviva, conserva e accresci in noi e in tutti i fedeli cristiani, o celeste Patrona, l'affetto e la sottomissione che tu nutrivi per lui e per l'ovile di Cristo, nella tranquillità del mondo. Amen.

 

 

Preghiera a Santa Caterina da Siena

 

O Caterina irresistibile Santa , alla tua parola, non resistevano i cuori dei peccatori, e neppure il Cielo alla tua fede ardente e alle tue insistenti preghiere. Come allora, anche oggi facci sentire il potere della tua intercessione, confermare la pace tra gli uomini, liberare gli oppressi dalle ingiustizie o avversità d'ogni genere, confortare e sanare i malati dell'anima e del corpo. Prega per la pace di tutto il mondo per l'unità e la fedeltà del popolo di Dio al supremo Pastore e per il bene della patria nostra. E ricordati di me, che ti invoco con fiducia sapendo che non abbandoni nelle difficoltà coloro che ti considerano come Madre e Maestra.


 

 

Preghiera a Santa Caterina da Siena

 

O gloriosa Santa Caterina di Siena, voi, che ancora bambina, meritaste di essere chiamata la piccola Santa, per il vostro raccoglimento,  il vostro spirito di orazione ed il vostro amore alla purità che vi indusse a soli 8 anni a far voto di verginità , ottenetemi di amare la preghiera ed il raccoglimento, mezzi efficacissimi per serbarci buoni e casti.
Gloriosa Santa, per l'amore eccelso ed eroico, che portaste al vostro Divin Sposo Gesù, e che vi fece degna di soffrire per lui infermità e calunnie, per il lume soprannaturale di cui foste miracolosamente dotata, tanto da poter consigliare gli stessi Sommi Pontefici in cose riguardanti il maggior bene della Chiesa, otteneteci , vi preghiamo un grande amore a Gesù Cristo, che è quel libro divino su cui si impara la vera scienza che forma i Santi.

 

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

Preghiera a Santa Caterina da Siena

 

O Caterina irresistibile Santa , alla tua parola, non resistevano i cuori dei peccatori, e neppure il Cielo alla tua fede ardente e alle tue insistenti preghiere. Come allora, anche oggi facci sentire il potere della tua intercessione, confermare la pace tra gli uomini, liberare gli oppressi dalle ingiustizie o avversità d'ogni genere, confortare e sanare i malati dell'anima e del corpo. Prega per la pace di tutto il mondo per l'unità e la fedeltà del popolo di Dio al supremo Pastore e per il bene della patria nostra. E ricordati di me, che ti invoco con fiducia sapendo che non abbandoni nelle difficoltà coloro che ti considerano come Madre e Maestra.

 


 

Preghiera a Santa Caterina da Siena

 

O gloriosa Santa Caterina di Siena, voi, che ancora bambina, meritaste di essere chiamata la piccola Santa, per il vostro raccoglimento, il vostro spirito di orazione ed il vostro amore alla purità che vi indusse a soli 8 anni a far voto di verginità , ottenetemi di amare la preghiera ed il raccoglimento, mezzi efficacissimi per serbarci buoni e casti.

Gloriosa Santa, per l'amore eccelso ed eroico, che portaste al vostro Divin Sposo Gesù, e che vi fece degna di soffrire per lui infermità e calunnie, per il lume soprannaturale di cui foste miracolosamente dotata, tanto da poter consigliare gli stessi Sommi Pontefici in cose riguardanti il maggior bene della Chiesa, otteneteci , vi preghiamo un grande amore a Gesù Cristo, che è quel libro divino su cui si impara la vera scienza che forma i Santi.

 

Padre Nostro :

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre :

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

INNO A SANTA CATERINA DA SIENA


 

O Caterina, vergine che splendi
di tante virtù adorna, in paradiso.
là tu ricevi il premio dell'ardente
tua vita santa.
Tu, impegnativo modello, rifulgi
nella grande famiglia di Domenico
e la tua santità è il più puro omaggio
al fondatore.
Davanti a Dio ti scopristi creatura
semplicemente, e scegliesti Lui solo:
assetata del dolce suo volere,
ne fosti apostola.
Non ti appagò alcun diletto o bellezza
e le lusinghe del male fuggisti,
riparando con aspre penitenze
ogni peccato.
Dottore della Chiesa, tu hai seguito
la luce di Gesù, vera sapienza,
e ti infiammò il suo Spirito, che amore
sparge nel mondo.
O patrona d'Italia, accendi gli animi,
rendici attivi e nuovi nella fede
e la concordia operi la pace
nella giustizia.
Per tante meraviglie in te operate
la Trinità santissima cantiamo,
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,
Unico Dio.

 

 

 

TU SEI IL DIO DELLA MIA VITA, preghiera di Santa Caterina

 

Signore, tu mi hai chiamata ed io sono venuta.

Sei sempre stato capace di consolarmi e di aiutarmi.

Tu sei il solo vero amico

a cui sempre mi sono affidata,

tu che sempre mi hai amata

e che io ho sempre amato.

Tu mi aiuti nelle mie scelte.

Tu sei il Dio che mi fa vivere.

Tu sei Gesù Cristo,

colui che sa guidare gli uomini.

Tu mi hai accolto fin dal giorno della mia nascita,

io sono cresciuta e ti ho seguito,

anche se qualche volta mi sono perduta.

Oggi contemplo il cammino attraverso il quale

tu mi hai fatto scoprire la fede.

Tu mi hai aiutato a rimettermi in questione.

Tu mi fai vivere una vita piena di gioia.

Tu sei il Dio che mi aiuta a riflettere.

Signore, tu sei il Dio della mia vita.

 

 

 

Preghiera di Santa Caterina per la Chiesa

 

O Padre eterno,

i servi tuoi chiamano a te misericordia:

rispondi loro dunque.

lo so bene che la misericordia ti è propria,

e non la puoi togliere a chi te la domanda.

Essi bussano alla porta della Verità tua, l'Unigenito tuo Figlio.

Dunque apri, disserra e spezza i cuori induriti delle tue creature;

non per loro che non bussano, ma fallo per la tua infinita bontà

e per amore dei servi tuoi che bussano a te per loro.

E che cosa chiedono?

Il sangue di Cristo, porta e Verità tua;

perché nel sangue tu hai lavato le iniquità del peccato di Adamo.

Il sangue è nostro perché ce ne hai fatto bagno;

onde non puoi né vuoi disdire a chi te lo domanda.

Da' dunque il frutto del sangue alle tue creature,

poni nella bilancia il prezzo del sangue del tuo Figliolo,

affinché i demoni infernali non rubino le tue pecorelle.¢/font>

Oh! tu sei pastore buono,

che ci desti il Pastore vero, l’unigenito tuo Figliolo,

e del sangue ci fece bagno.

Questi è quel sangue che ti domandano come affamati i servi tuoi,

per quel sangue domandano che tu faccia misericordia al mondo

e rifiorisca la santa Chiesa tua di fiori odoriferi,

di buoni e di santi pastori.

 

 

 

Preghiera allo Spirito Santo di Santa Caterina da Siena

 

O Spirito Santo,
vieni nel mio cuore:
per la tua potenza
attiralo a te, o Dio,
e concedimi la carità
con il tuo timore.
Liberami, o Cristo,
da ogni mal pensiero:
riscaldami e infiammami
del tuo dolcissimo amore,
così ogni pena
mi sembrerà leggera.
Santo mio Padre,
e dolce mio Signore,
ora aiutami
in ogni mia azione.
Cristo amore,
Cristo amore. Amen.

 

 

Le parole di S. Caterina che possiamo leggere nel Dialogo della Divina Provvidenza, alla fine del capitolo che descrive Cristo come ponte: “per misericordia ci hai lavati nel Suo Sangue, per misericordia hai desiderato di intrattenerti con noi, tue creature. Follia d’amore! Non bastò per te assumere la carne, hai voluto addirittura morire!…Oh grazia! Il mio cuore sprofonda nel pensiero di Te: dovunque rivolga la mia mente, trovo solo grazia”.

 

 

VITA DELLA SANTA

 

aterina nasce a Siena il 25.3.1347, dal tintore Jacopo Benincasa e da Lapa di Puccio de’ Piacenti. E’ la 24.ma, gemella, di 25 fratelli e sorelle.
All’età di sei anni (1353) ha la prima visione (via del Costone) di Cristo Pontefice, accompagnato dagli apostoli Pietro e Paolo e dall’evangelista Giovanni; è un’esperienza fondamentale per tutta la sua vita, infatti intuisce che deve rivolgere cuore e mente a Dio facendo sempre la Sua volontà. A sette anni fa voto di verginità perpetua; ma la famiglia ostacola la vocazione e la vorrebbe maritare. Le impediscono di avere una camera per sé e la costringono a servire in casa. Un giorno il padre la sorprende in preghiera con una colomba aleggiante sul capo. Decide allora di lasciare libera la giovane di scegliere la propria strada.
   Dopo anni di preghiere e penitenze, riceve (1363) l’abito domenicano del Terz’ordine (Mantellate, laiche). Nella sua cameretta, molto spoglia, conduce per alcuni anni vita di penitenza.
   A venti anni (1367) impara a leggere, riceve l’anello delle mistiche nozze con Gesù, detta le prime lettere, ha inizio la sua attività caritativa: poveri, malati, carcerati, spesso ripagata da ingratitudine e calunnie. Nel 1368 muore il padre. Nel 1370 avviene lo scambio dei cuori tra Caterina e Gesù. Nel 1371 si aggiungono a Caterina i primi discepoli, chiamati per scherno “caterinati”. Nel 1373 Caterina comincia ad indirizzare lettere a personalità di rilievo del mondo politico. Nel maggio del 1374 è a Firenze, dove acquista nuovi amici e discepoli. In questo stesso periodo le è dato come direttore spirituale fra Raimondo da Capua (suo biografo postumo). Nell’estate si prodiga a Siena per assistere gli appestati.
   Nell’autunno è a Montepulciano. Nel 1375 viaggia a Pisa ed a Lucca, per dissuadere i capi delle due città dall’aderire alla lega antipapale. Il 1° aprile (in S.Cristina, Pisa) riceve le stimmate (invisibili). Si colloca in quest’anno l’eccezionale vicenda di Niccolò di Toldo, assistito da Caterina fin sul palco dell’esecuzione capitale. Nel 1376, a maggio, parte per Avignone, arrivando il 18 giugno; il 20 vede Gregorio XI, che si decide a partire per l’Italia il 13 settembre, passando da Genova, dove Caterina lo convince di nuovo a proseguire il viaggio per Roma (dove arriva il 17.1.1377).
   Tornata a Siena, Caterina fonda il monastero di S.Maria degli Angeli, nel castello di Belcaro. In estate si reca in Val d’Orcia per pacificare due rami rivali dei Salimbeni e qui riceve quella straordinaria illuminazione sulla Verità che sta alla base del Dialogo; impara anche a scrivere.
   Nel 1378, su incarico del Papa, va a Firenze per trattare la pace (ottenuta il 18 luglio). Frattanto Gregorio XI è morto (27 marzo) e gli succede Urbano VI (8 aprile), osteggiato nel collegio dei cardinali che (20 settembre) eleggono Clemente VII (Roberto di Ginevra): è l’inizio dello scisma d’occidente. Caterina, chiamata a Roma da Urbano VI (28 novembre), nel concistoro incoraggia fervorosamente il Pontefice ed i cardinali rimasti fedeli. Nel 1379 è intensa l’attività epistolare per dimostrare a prìncipi, uomini politici ed ecclesiastici, la legittimità dell’elezione di Urbano VI. Caterina si consuma nel dolore per la Chiesa divisa: se ne trova un’eco nelle Orazioni che i discepoli colsero dalle sua labbra. La rivolta dei romani (1380) contro Urbano VI è per Caterina nuovo motivo di sofferenza. Quasi allo strenuo delle sue forze riesce ancora, sotto l’impeto della volontà, ad andare ogni mattina a S.Pietro e trascorrervi l’intera giornata in preghiera. Ma dalla metà di febbraio è immobilizzata a letto. Muore il 29 aprile 1380 sul mezzogiorno (da circa un mese ha compiuto 33 anni). E’ sepolta in S. Maria sopra Minerva. Successivamente Raimondo da Capua soddisferà il desiderio dei senesi portando a Siena il capo della Santa, tuttora in San Domenico. Il corpo, dal 1855, si trova sotto l’altare maggiore della Basilica minerviana a Roma. 
   Nel 1461 (29 giugno) Pio II (Enea Silvio Piccolomini, senese e già vescovo di Siena) proclama Caterina santa (festa: prima domenica di maggio; successivamente 30 aprile, ed oggi il 29 aprile, giorno del transito). Nel 1866 (8 marzo) Pio IX proclama Caterina compatrona di Roma. Nel 1939 (18 giugno) Caterina da Siena e S.Francesco d’Assisi sono proclamati da Pio XII patroni primari d’Italia. Nel 1970 (4 ottobre) Paolo VI riconosce a Caterina il titolo di Dottore della Chiesa Universale.    Il 1.10.1999 Giovanni Paolo II proclama Caterina compatrona d’Europa.

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