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Preghiera a Gesù che entra a Gerusalemme

 

Veramente mio amato Gesù, 

Voi fate l'ingresso in un'altra Gerusalemme, 

mentre entrate nell'anima mia.

Gerusalemme non si mutò avendovi ricevuto, 

anzi divenne più barbara, perchè vi crocifisse.

Ah, non permettete mai tale sciagura, 

che io vi riceva e, rimanendo in me tutte le passioni 

e le mali abitudini contratte, divenga peggiore! 

Ma vi prego col più intimo del cuore, 

che vi degniate annientarle e distruggerle totalmente, 

mutandomi il cuore, la mente e la volontà,

 che siano sempre rivolti ad amarvi, 

servirvi e glorificarvi in questa vita, 

per poi goderne nell'altra eternamente.

 

 

Si celebra...

 

Con la Domenica delle Palme, con cui si ricorda l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme per andare incontro alla morte, inizia la Settimana Santa durante la quale si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo e vengono celebrate la sua Passione, Morte e Risurrezione.

Il racconto dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli, ma con alcune varianti: quelli di Matteo e Marco raccontano che la gente sventolava rami di alberi, o fronde prese dai campi, Luca non ne fa menzione mentre solo Giovanni parla di palme (Mt 21,1-9; Mc 11,1-10; Lc 19,30-38; Gv 12,12-16). 

L’episodio rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la “festa delle Capanne”, in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’erba (Lv. 23,40). Spesso attaccato al centro c’era anche una specie di cedro, l’etrog (il buon frutto che Israele unito rappresentava per il mondo). 

Il cammino era ritmato dalle invocazioni di salvezza (Osanna, in ebraico Hoshana) in quella che col tempo divenuta una celebrazione corale della liberazione dall’Egitto: dopo il passaggio del mar Rosso, il popolo per quarant’anni era vissuto sotto delle tende, nelle capanne; secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa. (tratto da Famiglia Cristiana)

 

 

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