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31 gennaio 2017 2 31 /01 /gennaio /2017 00:37

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Preghiera a San Giovanni Bosco [1]

 

O San Giovanni Bosco,

che foste sempre così compassionevole delle umane sventure,

riguardate a noi tanto bisognosi del vostro soccorso.

Fate discendere sopra noi e sulle nostre famiglie

le materne benedizioni di Maria Ausiliatrice;

otteneteci quelle grazie spirituali e temporali 

che ci sono necessarie:

intercedete per noi in vita e in morte,

onde possiamo cantare in eterno

le divine misericordie nel bel Paradiso. Così sia.

 

 

Preghiera a San Giovanni Bosco [2]

 

O San Giovanni Bosco, quando eravate su questa terra,
non c'era persona che non ricorresse a voi,
senza essere da voi benignamente accolta, consolata ed aiutata.
Ora in cielo, dove la carità si perfeziona,
oh quanto il vostro gran cuore deve ardere d'amore verso i bisognosi!
Ebbene guardate la mia presente necessità ed aiutatemi
ottenendomi dal Signore (si nomini ciò che si desidera).
Anche voi in vita avete provato le privazioni, le malattie,
le contraddizioni, le incertezze dell'avvenire, le ingratitudini,
gli affronti, le calunnie, le persecuzioni...
e sapete che cosa è il soffrire...
Deh!, dunque, o San Giovanni Bosco, volgete benigno a me
il vostro sguardo e ottenetemi da Dio quanto domando,
se è vantaggioso per l'anima mia; se no, ottenetemi qualche
altra grazia maggiormente utile per me,
e una figliale conformità al divino volere in tutte le cose,
insieme con una vita virtuosa e una morte santa. Così sia.

 

Dopo la recita della preghiera consigliamo di aggiungere :


3 Pater

1 Ave Maria

1 Gloria al Santo intercalandoli con l'invocazione :

"San Giovanni Bosco, pregate per me"

3 Salve Regina seguite ognuna dall'invocazione :

"Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis"

 

 

Preghiera a San Giovanni Bosco [3]

 

O San Giovanni bosco, amico delle anime,

a voi raccomando la salvezza dell' anima mia.

Voi che aveste un palpito di carità

per tutti gli umani bisogni, ottenetemi da Dio,

ve ne prego, la grazia........

che tanto mi sta a cuore.

A me e a tutti i miei cari impetrate

la pace dello spirito, la conformità ai divini voleri,

la perseveranza nel bene e una santa morte. Così sia.

 

Padre Nostro:

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria:

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre:

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

Preghiera a San Giovanni Bosco [4]

 

O San Giovanni bosco, amico e padre della gioventù,

invoco anch' io la tua protezione dolcissima.

Ai giovani che ti circondavano, tu dicesti spesso:

Basta che siate giovani perchè vi ami assai !

Caro San Giovanni Bosco, anch' io sono giovane

e in mezzo a mille pericoli:

mi affido perciò tutto a te; guidami,

illuminami e proteggimi in ogni istante

perchè fugga sempre l' offesa a Dio.

Fa che possa crescere sempre in virtù;

e imitare il cammino del tuo angelico allievo

San Domenico Savio.

San giovanni Bosco prega per me.

 

Gloria al Padre:

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

Preghiera a San Giovanni Bosco [5]

 

O glorioso San Giovanni Bosco, bisognoso di aiuto, a te Scorro con grande fiducia. Mi occorrono grazie spirituali per fuggire sempre il peccato e perseverare nel bene fino alla morte, ma mi occorrono anche grazie temporali e specialmente... (chiedere la grazia che si desidera).

Tu che fosti così devoto di Gesù Eucaristia e di Maria Ausiliatrice e così compassionevole verso i poveri sofferenti ottienimi da Gesù e dalla sua Celeste Madre la grazia che ti domando e un abbandono fiducioso alla volontà di Dio.

 

Padre Nostro:

Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

Ave Maria:

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

Gloria al Padre:

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

 

 

 

Preghiera a San Giovanni Bosco [6]

 

San Giovanni Bosco,

nella tua vita hai tanto pregato e operato

per il bene della gioventù:

guarda ai pericoli e alle molte difficoltà

che ancora oggi stanno vivendo i nostri giovani

ed intercedi per loro presso il Padre

affinché siano sempre custoditi nel Suo Amore

e camminino sulla via del vero bene.

Ti affidiamo anche tutte le nostre famiglie:

prega perché i coniugi riescano a superare

i momenti duri della prova

e perchè tutti i focolari cristiani diventino

sempre più l'immagine vivente

della Santa Famiglia.

San Giovanni Bosco, intercedi per noi.

 

 


 

VITA DEL SANTO

Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 in una Cascina dove ora sorge il Tempio di Don Bosco, in una piccola frazione, Morialdo di Castelnuovo d'Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco, figlio di Francesco Bosco e Margherita Occhienala famiglia della madre era benestante di derivazione nobile il cognome del padre di Margherita era Viarengo cosi anche affiliato alla famiglia Cissello nota famiglia benestante dell' astigiano

I primi anni

Francesco Bosco, il padre, quando Giovanni aveva ancora due anni, contrasse una grave polmonite che lo condusse alla morte nel maggio del 1817, lasciando così la moglie Margherita vedova e con i due figli, Giovanni e Giuseppe, sopra le spalle.

Furono anni molto difficili per mamma Margherita; molta gente morì a causa della fame e delle epidemie. Margherita riuscì a sopravvivere insieme ai suoi figlioli solo comprando, a caro prezzo, il grano dal sacerdote Don Vittorio Amede, ritenuto un vero e proprio strozzino.

A nove anni il piccolo Giovanni Bosco ebbe un sogno che egli stesso definì "profetico" e che più volte raccontò ai ragazzi del suo Oratorio:

"A 9 anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole.

In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: "Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l'amicizia con il Signore è un bene prezioso". Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero capace di parlare di religione a quei monelli.

In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa facessi gli domandai: "Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?". "Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili – rispose – dovrai renderle possibili con l'obbedienza e acquistando la scienza". "Come potrò acquistare la scienza?". "Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante". "Ma chi siete voi?". "Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno". "La mamma mi dice sempre di non stare con quelli che non conosco, senza il suo permesso. Perciò ditemi il vostro nome". "Il mio nome domandalo a mia madre".

In quel momento ho visto vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima. Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, mi prese con bontà per mano e mi disse: "Guarda" Guardai e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c'era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi disse: "Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli". Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell'uomo e a quella signora. A quel punto nel sogno mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse: "A suo tempo, tutto comprenderai" .

Aveva appena detto queste parole che un rumore mi svegliò. Ogni cosa era scomparsa. Io rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che facevano male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi bruciasse per gli schiaffi ricevuti. Al mattino ho subito raccontato il sogno, prima ai fratelli che si misero a ridere, poi alla mamma e alla nonna. Ognuno diede la sua interpretazione. Giuseppe disse: "Diventerai un pecoraio". Mia madre: "Chissà che non abbia a diventare prete". Antonio malignò: "Sarai un capo di briganti". L'ultima parola la disse la nonna, che non sapeva né leggere né scrivere: "Non bisogna credere ai sogni". Io ero del parere della nonna. Tuttavia quel sogno non riuscii più a togliermelo dalla mente"

Nel 1826 ad 11 anni fece la Prima Comunione.

La formazione e gli studi

In seguito a quel sogno, il giovane Bosco decise di seguire la strada del sacerdozio e, poiché la scuola elementare era lontana da casa sua, imparò a sillabare da un vecchio contadino che sapeva leggere. A Capriglio vi era una scuola elementare all'interno della parrocchia e ivi si recò il ragazzino per studiare ma don Lacqua, il cappellano che gestiva le lezioni, non lo accolse fra i suoi alunni poiché apparteneva a un altro comune. Fortuna volle che, morta la serva del curato, questi assunse Marianna Occhiena, sorella di Margherita e dunque zia di Giovanni Bosco, che pregò don Lacqua affinché accogliesse il nipote a scuola. Questi accettò malvolentieri ma finì comunque per affezionarsi al ragazzo, difendendolo dai compagni che lo maltrattavano perché di un altro paese.

Per avvicinare alla preghiera e all'ascolto della Messa i ragazzini del paese, Giovannino Bosco decise di imparare i giochi di prestigio e le acrobazie dei saltimbanchi, attirando così i coetanei e i contadini del luogo grazie a salti e trucchetti di magia, invitandoli però prima a recitare il Rosario e ad ascoltare una lettura tratta dal Vangelo. Dopodiché sbalordiva i suoi spettatori camminando sul filo come un funambolo come egli stesso raccontava nelle sue Memorie.

Nel febbraio del 1826 Giovanni Bosco perse anche la nonna paterna che viveva con loro. Poiché ella riusciva a tenere a freno i tre ragazzi della famiglia, Margherita, spaventata dal fatto che il figlio potesse perdere la via giusta, chiese al parroco, Don Sismondo, di concedergli la Comunione, benché l'età media dei ragazzi per accedere al sacramento fosse di dodici anni, mentre Giovannino Bosco aveva soltanto undici anni. Don Sismondo accondiscese e così il 26 marzo 1826, giorno di Pasqua, il ragazzo fece la sua Prima Comunione.

L'inverno che seguì fu per lui uno di più duri: il fratello Antonio, che già guardava di cattivo occhio il fatto che Giovannino frequentasse la scuola e per di più passasse il tempo pregando e compiendo giochi di prestigio, si lamentò di lui e a stento il ragazzino riuscì a salvarsi dai suoi pugni. Margherita fu così costretta a mandare via il figlio dai Becchi per farlo vivere come garzone presso la cascina dei coniugi Luigi e Dorotea Moglia, dove rimase dal febbraio 1827 al novembre 1829. Essi, in un primo momento, non volevano accogliere il giovane fra i propri lavoratori ma osservando la tenacia e l'intelligenza del ragazzo decisero di tenerlo con loro, affidandolo al vaccaro della famiglia, il vecchio Giuseppe, chiamato da tutti "lo zio".

Essendo desideroso di studiare, Giovanni chiese allo zio Michele Occhiena, che aveva scambi con il Seminario di Chieri, di intercedere per lui affinché qualche sacerdote accettasse di istruirlo. Michele non riuscì però ad ottenere alcun risultato. Nel settembre di quel 1829, a Morialdo era venuto a stabilirsi come cappellano don Giovanni Calosso, sacerdote settantenne, questi, dopo aver constatato quanto intelligente e desideroso di studiare fosse il giovane, decise di accoglierlo nella propria casa per insegnargli la grammatica latina e prepararlo così alla vita del sacerdote. Un anno dopo, e precisamente il 21 novembre del 1830, Giovanni Calosso fu colpito da apoplessia e moribondo diede al giovane amico la chiave della sua cassaforte, dove erano conservate seimila lire che avrebbero permesso a Giovanni di studiare ed entrare in Seminario. Il ragazzo però preferì non accettare il regalo del maestro e consegnò l'eredità ai parenti del defunto.

Il 21 marzo 1831 il fratello Antonio sposò Anna Rosso, di Castelnuovo, e la madre decise di dividere l'asse patrimoniale con lui così che Giovanni poté tornare a casa e riprendere da settembre gli studi a Castelnuovo con la possibilità di una semi-pensione presso Giovanni Roberto, sarto e musicista del paese che gli insegnò il proprio mestiere. A fine anno decise di andare a studiare a Chieri e in estate andò al Sussambrino, una cascina che suo fratello Giuseppe, insieme a Giuseppe Febraro, aveva preso a mezzadria per approfondire gli studi.

Grazie all'aiuto del maestro, Don Emanuele Virano, riuscì a recuperare tutto il tempo perduto ma, non appena questi fu nominato parroco di Mondonio e dovette abbandonare la scuola, il suo sostituto, don Nicola Moglia, di 75 anni, non riuscendo a contenere i suoi giovani studenti, fece perdere al giovane Bosco tempo prezioso che egli comunque spese imparando diversi mestieri, quale quello del sarto, grazie all'aiuto di Giovanni Roberto e quello del fabbro nella fucina di Evasio Savio, un suo amico, grazie ai cui insegnamenti egli un giorno sarebbe riuscito a fondare laboratori per i ragazzi dell'Oratorio di Valdocco.

IL SACERDOZIO

Il Seminario e l'amicizia con Luigi Comollo

A Chieri si stabilì a pensione presso la casa di Lucia Matta. Per mantenersi gli studi lavorò come garzone, cameriere, addetto alla stalla etc. Qui fondò la Società dell'Allegria, attraverso la quale, in compagnia di alcuni giovani di buona fede, tentava di far avvicinare alla preghiera i coetanei attraverso i suoi soliti giochi di prestigio e i suoi numeri acrobatici. Egli stesso raccontava che un giorno riuscì a battere un saltimbanco professionista, acquistandosi così le acclamazioni e gli applausi della popolazione di Chieri.

Durante gli anni di studio, Giovanni Bosco strinse forte amicizia con Luigi Comollo, nipote del parroco di Cinzano. Il giovane era spesso maltrattato dai suoi compagni, insultato e picchiato ma accettava spesso con un sorriso o una parola di perdono queste sofferenze. Il giovane Bosco, dal canto suo, non sopportava di vedere il coetaneo così maltrattato e spesso lo difendeva azzuffandosi con i suoi aggressori.

Le parole di Comollo e le sue incessanti preghiere turbarono profondamente l'animo di Giovanni tanto che egli stesso un giorno ricordò nelle sue Memorie: "Posso dire che da lui ho cominciato a imparare a vivere da cristiano". Grazie al suo atteggiamento così mansueto e innocente, il futuro santo comprese quanto fosse importante per lui raggiungere la salvezza dell'anima e ciò rimase talmente impresso nella sua mente che un giorno, quando egli avrebbe fondato l'Oratorio a Valdocco, avrebbe trascritto su un cartello nella propria stanza: "Toglimi tutto ma dammi le anime".

Don Bosco, giovane sacerdote

Nell'autunno del 1832, Giovanni Bosco iniziò la terza grammatica. Nei due anni seguenti proseguì regolarmente frequentando le classi che venivano chiamate umanità (1833-34) e retorica (1834-35), dimostrandosi un allievo eccellente, appassionato dei libri e di grande memoria.

Nel marzo 1834 Giovanni Bosco, che si avviava a terminare l'anno di umanità, presentò ai Francescani la domanda di essere accettato nel loro ordine, ma cambiò idea prima di andare in convento e decise di vestire l'abito clericale entrando in seminario.

Il giovane prete don Giuseppe Cafasso gli consigliò di completare l'anno di retorica e quindi di presentarsi all'esame per entrare al seminario di Chieri, aperto nel 1829. Giovanni superò l'esame, che si tenne a Torino, il 25 ottobre prese l'abito ecclesiastico e il 30 ottobre 1835 si presentò in seminario.

Il 3 novembre 1837 Giovanni iniziò la teologia, studio fondamentale per gli aspiranti al sacerdozio. In quel tempo occupava cinque anni, e comprendeva come materie principali la dogmatica (lo studio delle verità cristiane), la morale (la legge che il cristiano deve osservare), la Sacra Scrittura (la parola di Dio), la storia ecclesiastica (storia della Chiesa dalle origini del cristianesimo all'età contemporanea).

In seminario Giovanni Bosco rincontrò l'amico Comollo con il quale poté così ristabilire la salda amicizia di un tempo. Ma il 2 aprile del 1837, Luigi Comollo, già debole fisicamente, cadde malato e si spense a soli 22 anni. Due giorni dopo, secondo una testimonianza diretta di Giovanni Bosco e dei suoi compagni di camera, l'amico defunto apparve loro sottoforma di una luce gridando: "Io mi sono salvato". Se fosse quello frutto dell'immaginazione o realmente un fatto prodigioso non importava al giovane chierico che da quel momento in poi decise di "mettere la salvezza eterna al di sopra di tutto, a considerarla come l'unica cosa veramente importante".

Il 29 marzo 1841 ricevette l'ordine del diaconato, il 26 maggio iniziò gli esercizi spirituali di preparazione al sacerdozio che ricevette il 5 giugno 1841 nella Cappella dell'Arcivescovado di Torino.

Diventato prete, ricevette alcune proposte lavorative da parte di amici e conoscenti che, per ricompensare lui e la sua famiglia dei sacrifici fatti, lo volevano come istitutore a Genova o come cappellano. Egli però si rifiutò di accettare tali funzioni sia per una propria inclinazione all'umiltà, sia per le accese omelie di Giuseppe Cafasso, che accusava i sacerdoti di ingordigia e avidità, sia per la perentoria affermazione della madre Margherita: "Se per sventura diventerai ricco, non metterò mai più piede a ca­sa tua".

Su invito del Cafasso, decise di entrare, primi di novembre del 1841, in Convitto a Torino, un ex-convento accanto alla chiesa di San Francesco di Assisi. In questo edificio il teologo Luigi Guala, aiutato dal già citato Cafasso, preparava 45 giovani sacerdoti a diventare preti del tempo e della società in cui dovranno vivere. La preparazione durò tre anni.

Primi incontri con i giovani disagiati

Ispirato dalle notizie riguardanti Don Giovanni Cocchi, che pochi anni prima di lui aveva tentato di radunare all'interno di un Oratorio i ragazzi disagiati di Torino, Giovanni Bosco decise di scendere per le strade della sua città e osservare in quale stato di degrado fossero i giovani del tempo. Incontrò così i ragazzi che, sulla piazza di Porta palazzo, cercavano in tutte le maniere di procurarsi un lavoro e spesso o scartati perché poco robusti o costretti a finire presto sottoterra. Statistiche confermano che in quel tempo ben 7184 fanciulli sotto i dieci anni erano impiegati nelle fabbriche.

A piazza San Carlo, Don Bosco poteva conversare con i piccoli spazzacamini, di circa sette o otto anni, che gli raccontavano il loro mestiere e i problemi da esso generato. Erano molto rispettosi nei confronti del sacerdote che li difendeva molto spesso contro i soprusi dei lavoratori più grandi che tentavano di derubarli del misero stipendio.

Insieme a Don Cafasso cominciò a visitare anche le carceri e inorridì di fronte al degrado nel quale vivevano giovani dai 12 ai 18 anni, rosicchiati dagli insetti e desiderosi di mangiare anche un misero tozzo di pane. Dopo diversi giorni di antagonismo, i carcerati decisero di avvicinarsi al sacerdote, raccontandogli le loro vite e i loro tormenti. Don Bosco sapeva che quei ragazzi sarebbero andati alla rovina senza una guida e quindi si fece promettere che, non appena essi sarebbero usciti di galera, lo avrebbero raggiunto alla chiesa di San Francesco.

L'8 dicembre 1841 incontrò, prima di celebrare Messa, Bartolomeo Garelli nella sacrestia della chiesa di San Francesco di Assisi. Questi fu il primo ragazzo che si unì al suo gruppo. Don Bosco aveva deciso così di radunare intorno a sè tutti i ragazzi degradati della zona, dai piccoli spazzacamini agli ex detenuti. Fondamenti della sua futura attività erano tre: l'amicizia con i giovani (che molto spesso erano orfani senza famiglia), l'istruzione e l'avvicinamento alla Chiesa. La sera di quello stesso giorno, Giovanni fece amicizia anche con i tre fratelli Buzzetti, che si erano addormentati durante la sua predica.

Quattro giorni dopo, durante la messa domenicale, erano presenti Bartolomeo Garelli insieme a un nutrito gruppo di amici e i fratelli Buzzetti, con seguito di compaesani. Quello sarebbe stato il primitivo gruppo che avrebbe dato il via all'Oratorio di Don Bosco. Già poco tempo dopo il gruppo era talmente numeroso che il sacerdote chiese l'assistenza di tre giovani preti: don Carpano, don Ponte, don Trivero. Anche alcuni ragazzi di media cultura si avvicinarono a Don Bosco, aiutandolo a tenere a bada i ragazzi più impulsivi e ribelli.

Nella primavera del 1842, al ritorno dal paese, i fratelli Buzzetti conducevano con loro il più piccolo, Giuseppe, che si affezionò molto a Don Bosco e decise, in età adulta, di seguire la via del sacerdozio, divenendo così suo braccio destro nella gestione del futuro ordine salesiano.

A servizio della Marchesa di Barolo

Nell'autunno dell'1844 don Giuseppe Cafasso comunicò a Don Bosco di preparare le valigie poiché avevano stabilito che divenisse il direttore dell'Ospedale di Santa Filomena. Don Cafasso voleva infatti che il giovane amico facesse conoscenza con don Giovanni Borel, sacerdote legato al re stesso, che avrebbe potuto aiutarlo economicamente nella gestione dell'Oratorio. Egli sarebbe divenuto in seguito il direttore ufficiale di tale associazione.

Nel Settembre 1845 quando l'Oratorio è presso i Molini di città, don Bosco fa uno degli incontri fondamentali della sua vita. Lo avvicina un ragazzetto pallido, 8 anni, orfano di padre: Michelino Rua. Diventerà suo braccio destro, e suo successore alla testa della Congregazione Salesiana.

Il 12 aprile 1846, giorno di Pasqua, finalmente don Bosco trovò una posto per i suoi ragazzi, una tettoia con un pezzo di prato: la tettoia Pinardi a Valdocco.

Nell'Oratorio i ragazzi trovavano vitto e alloggio, studiavano o imparavano un mestiere, ma soprattutto imparavano ad amare il Signore: San Domenico Savio era uno di loro.

Don Bosco era amato dai suoi "birichini" (così egli li chiamava) fino all'inverosimile. A chi gli domandava il segreto di tanto ascendente rispondeva: " Con la bontà e l'amore cerco di guadagnare al Signore questi miei amici". Per essi sacrificò tutto quel poco denaro che possedeva, il suo tempo, il suo ingegno che aveva fervidissimo, la sua salute. Con essi si fece santo. Per essi ancora fondò la Congregazione Salesiana, formata da sacerdoti e laici che vogliono continuare l'opera sua e alla quale diede come "scopo principale di sostenere e difendere l'autorità del Papa".

Volendo estendere il suo apostolato anche alle fanciulle fondò, con Santa Maria Domenica Mazzarello, la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

I Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice si sparsero in tutto il mondo al servizio dei giovani, dei poveri e dei sofferenti, con scuole di ogni ordine e grado, istituti tecnici e professionali, ospedali, dispensari, oratori e parrocchie.

La missione a cui il Signore chiamò Don Bosco attraverso i sogni e i richiami della realtà è vasta. Ma i giovani sono sempre l'elemento inconfondibile. La loro presenza diede alla missione di Don Bosco il suo tratto caratterizzante. "Io per voi studio, per voi lavoro, per voi sono disposto anche a dare la vita" soleva dire Don Bosco.

Ma insieme al "campo" Don Bosco intravide la finalità originale della sua missione: rivelare ai giovani poveri l'amore di Dio. Intuì pure i principi ispiratori di uno stile pastorale adeguato a questa finalità: quello del Buon Pastore.

Con Don Bosco si riafferma la preferenza per la gioventù povera, abbandonata, pericolante, che ha maggior bisogno di essere amata ed evangelizzata specialmente nei luoghi di più grave povertà.

La percezione del disegno di Dio su ogni giovane e la comprensione dell'anima del ragazzo portarono Don Bosco ad elaborare un "progetto", frutto di vita spirituale, di esperienza pratica, di dialogo con altri educatori.

Egli lo esprime in formule brevi, in aneddoti, in consigli agli educatori. Ogni tanto tenta anche delle sintesi. Ma soprattutto lo imprime nelle sue opere attraverso i seguenti elementi:

la volontà di stare tra i giovani condividendo la loro vita; la comprensione dei dinamismi e desideri profondi del ragazzo: il desiderio di amore, di conoscenza, di senso; la risposta educativa che si fonda sulla ragione, la religione, l'amorevolezza; il criterio preventivo: esperienza gioiosa del "bene";

le condizioni dell'ambiente educativo; ciò che ispira e dà il tono a tutto; la familiarità che crea corrispondenza e desiderio di crescita. Tutto questo dà luogo al metodo del Sistema Preventivo i cui elementi fondamentali sono: l'atteggiamento profondo del Buon Pastore da parte dell'Educatore; l'assistenza: lo stare con i giovani; l'intenzione esplicita di provocare una risposta di affetto e gioia, dunque di corresponsabilità e partecipazione; l'appello alle forze interiori; alcuni momenti fondamentali in cui tutto ciò si realizza: l'ambiente, il gruppo, il rapporto personale;

Dedicò tutto il suo tempo libero, che spesso sottrasse al sonno, per scrivere e divulgare facili opuscoli per l'istruzione cristiana del popolo.

Fu, oltre che un uomo dalla carità operosissima, un mistico tra i più grandi.

Tutta la sua opera trasse origine dalla intima unione con Dio che fin da giovane coltivò gelosamente e si sviluppò nell'abbandono filiale e fedele al disegno che Dio aveva predisposto per lui, guidato passo passo da Maria Santissima, che fu l'Ispiratrice e la Guida di tutto il suo operato.

Ma la sua perfetta unione con Dio fu, forse come in pochi Santi, unita ad un'umanità tra le più ricche per bontà, per intelligenza e per equilibrio, alla quale si aggiunge il pregio di una conoscenza eccezionale dell'animo, maturata nelle lunghe ore trascorse quotidianamente nel ministero delle confessioni, nell'adorazione al Santissimo Sacramento e nel continuo contatto con i giovani e con persone di ogni età e condizione.

Nel Luglio 1846 Don Bosco contrae una Malattia quasi mortale. La guarigione è strappata alla Madonna dalle preghiere dei giovani lavoratori che frequentano l'Oratorio.

Il 3 novembre 1846 dopo una lunga convalescenza passata ai Becchi, don Bosco ritorna all'Oratorio accompagnato dalla madre Margherita, che viene a fare da mamma ai suoi ragazzi. In due stanze prese in affitto inizia la scuola.

Nel Dicembre 1847 apre nei pressi di Porta Nuova un secondo Oratorio, e lo dedica a San Luigi.

Nel 1851 Don Bosco acquista casa Pinardi, che finora ha affittato. Inizia la Tau francescano costruzione della chiesa dedicata a san Francesco di Sales, che verrà terminata e consacrata nel 1852. Firma i primi contratti di apprendistato per i suoi ragazzi che vanno a lavorare in città, anticipando l'azione sindacale a difesa dei giovani apprendisti.

E' il 1853 Don Bosco fonda le Letture Cattoliche, piccoli libri mensili per l'istruzione cristiana della gente. Iniziano a funzionare nell'Oratorio i primi laboratori professionali, e si sviluppano le scuole interne.

Il 26 gennaio 1854 Don Bosco propone a quattro giovani (Rua, Cagliero, Rocchietti, Artiglia) la fondazione dei Salesiani: si tratta di fare una promessa di impegnarsi "nella carità verso il prossimo".

Il 29 ottobre 1854. Entra all'Oratorio Domenico Savio, il "ragazzo santo ".

Nel 1854 don Bosco diede inizio alla Società Salesiana, con la quale assicurò la stabilità delle sue opere e del suo spirito anche per gli anni futuri. Dieci anni dopo pone la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice.

Il 25 marzo 1855. Michele Rua fà voto di povertà, castità e obbedienza nelle mani di don Bosco. È il primo Salesiano.

Nel 1857 Don Bosco comincia a scrivere le Regole dei Salesiani.

E' il 1858 don Bosco si reca a Roma, per presentare la sua opera al Papa. Pio IX lo invita a scrivere le " cose meravigliose " che sono all'origine della sua opera. E' l'inizio di un proficuo rapporto e collaborazione di Don Bosco con i Papi. Il 18 dicembre 1859 nasce ufficialmente la Congregazione Salesiana. Con don Bosco, i primi salesiani sono diciotto.

Nel 1860 Muore don Giuseppe Cafasso, il grande consigliere spirituale di don Bosco. Uno dei primi ragazzi di don Bosco, Michele Rua, diventa prete.

E' il 1866 Don Bosco fa opera di mediazione tra Santa Sede e Governo italiano per il ritorno alle loro diocesi di 45 vescovi "esiliati" e per l'elezione di nuovi vescovi.

Il 1° marzo 1869. La Pia Società Salesiana è approvata dalla Santa Sede.

Il 7 dicembre 1871 Don Bosco cade gravemente ammalato mentre visita la casa salesiana di Varazze. La malattia dura 50 giorni.

E' il 5 agosto 1872 nasce la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che affianca l'opera dei Salesiani. Superiora è Maria Mazzarello, che insieme a dieci altre giovani in questo giorno riceve l'abito e fa i voti religiosi.

Il 3 aprile 1874 vengono definitivamente approvate dalla Santa Sede le Regole della Società Salesiana

L'11 novembre 1875 iniziano le Missioni Salesiane. Capeggiati da don Giovanni Cagliero partono per l'America del Sud i primi dieci missionarl.

Nel 1876 Don Bosco fonda, con l'approvazione della Santa Sede, la terza famiglia salesiana: i Cooperatori. Essi dovranno " aiutare la Chiesa, i Vescovi, i Parroci promuovendo il bene secondo lo spirito della Società Salesiana".

Il 7 dicembre 1884 uno dei primi ragazzi di don Bosco viene consacrato vescovo: mons. Giovanni Cagliero. Egli riparte subito dopo per le missioni dell'Argentina Meridionale. Sarà poi eletto Cardinale.

Nell'aprile del 1866 Don Bosco raggiunge la Spagna, e vi rimane trenta giorni elemosinando per il Tempio del Sacro Cuore e per le sue Opere. È un viaggio trionfale, che apre uno splendido avvenire alla Congregazione Salesiana in Spagna.

Nel 1875 partì la prima spedizione missionaria per l'Argentina, terra della grande emigrazione italiana dell'Ottocento. Don Bosco fondò intanto i Cooperatori, considerati da Don Bosco stesso come i «Salesiani Esterni». La presenza dei missionari era stata richiesta dall'arcivescovo, Mons. Aneiros. Informato dal console argentino Giovanni Battista Gazzolo sul lavoro dei Salesiani, propose a Don Bosco di accettare la gestione di una parrocchia a Buenos Aires ed un collegio di ragazzi a San Nicolás de los Arroyos. Don Bosco accolse la richiesta. Con una solenne celebrazione nella Basilica di Maria Ausiliatrice, in Torino, il giorno 11 novembre 1875, prese avvio la prima spedizione missionaria salesiana. Guidati da don Giovanni Cagliero, i missionari di don Bosco si imbarcarono dal porto di Genova il 14 novembre 1875. A Buenos Aires si insediarono in una parrocchia per emigrati italiani.

La seconda spedizione, giusto un anno dopo, il 14 novembre 1876, portò a sbarcare un altro gruppo di salesiani. Li guidava don Francesco Bodrato. Con loro venne aperta, sempre a Buenos Aires, una scuola di arte e mestieri, dove si formavano sarti, falegnami, legatori. Altro personale arrivò con la terza spedizione missionaria nel 1877. Questa volta, insieme ai Salesiani, arrivarono le prime Figlie di Maria Ausiliatrice, guidate da Suor Angela Vallese. Il sogno di don Bosco per l'Argentina mirava tuttavia alla Patagonia. Dopo anni di attesa, nel 1879 si presentò l'occasione. Il Governo argentino affidò al generale Julio Argentino Roca la spedizione militare il cui obiettivo era la “conquista del deserto”. Mons. Espinosa, vicario di Buenos Aires, e i salesiani don Giacomo Castamagna e il chierico Botta accompagnarono l'esercito come cappellani. Venne così avviata la missione in Patagonia. Carmen de Patagones la prima opera salesiana. Più tardi venne aperta Chos Malal, quindi Bahía Blanca, Junín de los Andes e gradualmente le altre case. Grandi missionari, come don Milanesio e don Fagnano, dedicarono impegno e creatività pastorale a questa generosa terra e ai suoi abitanti, soprattutto gli indios delle pampas. Nel 1884 don Cagliero venne nominato vicario apostolico della Patagonia settentrionale e centrale e ricevette la consacrazione episcopale il 7 dicembre dello stesso anno. L'azione missionaria sognata da don Bosco cominciava a dare i suoi frutti ecclesiali.Nell'aprile del 1877 Don Bosco scende un'ultima volta a Roma. La sua salute è a pezzi.

Don Bosco ha formato generazioni di santi perché ha richiamato i suoi giovani all'amore di Dio, alla realtà della morte, del giudizio di Dio, dell'Inferno eterno, della necessità di pregare, di fuggire il peccato e le occasioni che inducono a peccare, e di accostarsi frequentemente ai Sacramenti.

"Miei cari, io vi amo con tutto il cuore, e basta che siate giovani perché io vi ami assai". Amava in modo che ognuno pensava di essere prediletto.

"Troverete scrittori di gran lunga più virtuosi e più dotti di me, ma difficilmente potrete trovare chi più di me vi ama in Gesù Cristo e più di me desidera la vostra vera felicità".

Stremato di forze per l'incessante lavoro, si ammalò gravemente. Particolare commovente: molti giovani offrirono per lui al Signore la propria vita. "Ciò che ho fatto, l'ho fatto per il Signore. Si sarebbe potuto fare di più. Ma faranno i miei figli…La nostra Congregazione è condotta da Dio e protetta da Maria Ausiliatrice".

Una delle sue raccomandazioni fu questa: "Dite ai giovani che li aspetto in Paradiso".

La Morte e la canonizzazione

Don Bosco morì all'alba del 31 gennaio 1888, nella sua povera cameretta di Valdocco, all'età di 72 anni. Il messaggio educativo si condensò attorno a tre parole: ragione, religione, amorevolezza. Alla base del suo sistema preventivo ci fu un profondo amore per i giovani, chiave di tutta la sua opera educativa. Il 2 giugno 1929 Papa Pio XI, che ebbe la fortuna di conoscerlo personalmente, lo beatificò, dichiarandolo santo l'1 aprile 1934, giorno di Pasqua.

 

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