Preghiera trascritta da un testimone oculare del martirio di San Policarpo, vescovo di Smirne, prima di essere martirizzato il 23 Febbraio 155 con una pugnalata, dato che le fiamme del rogo non lo toccavano.


"Signore Dio onnipotente, Padre del diletto e benedetto Figlio Tuo Gesù Cristo, grazie al quale Ti abbiamo conosciuto, Dio degli angeli e delle potenze celesti, di tutta la creazione e di tutta la stirpe di giusti che vivono al tuo cospetto.
Io Ti benedico perchè mi hai giudicato degno di questo giorno e di questa ora, e di avere parte al numero dei martiri, del Calice del tuo Cristo, per la risurrezione della vita eterna dell'anime e del corpo nell'incorrutibilità dello Spirito Santo.
Tra loro possa io oggi essere accolto al Tuo cospetto, come sacrificio pingue e accetto, secondo quanto hai preparato, rivelato e realizzato, Dio vero e che non inganna. Per tutto questo Ti lodo, Ti benedico, Ti glorifico, per Gesù Cristo Sacerdote eterno e celeste, Tuo diletto Figlio, per il quale a Te con Lui e con lo Spirito Santo sia gloria, ora e per i secoli venturi. Così sia."

 

VITA DEL SANTO

 

Nacque a Smirne, l'attuale Turchia, nel 60 e morì il 23 febbraio del 155. Policarpo nacque in una famiglia ricca di Smirne, zona che corrisponde all'attuale Turchia. Nell'anno 100 vene messo a capo dei cristiani della zona. Nel 107 passò da Smirne Ignazio, vescovo di Antiochia, il quale veniva trasferito a Roma prigioniero. Policarpo lo ospitò e, dopo aver lasciato Smirne, Ignazio gli scrisse una lettera a: “Rendo omaggio alla tua pietà solidamente stabilita come su una roccia incrollabile e lodo e ringrazio il Signore che mi ha concesso di vedere il tuo volto di bontà”, si legge nella lettera. E ancora: “Ti scongiuro, per la grazia di cui sei rivestito, di continuare il tuo cammino e di esortare tutti perché si salvino. Fa’ sentire la tua presenza in ogni settore, tanto in quello che riguarda il bene dei corpi, come in quello dello spirito. Abbi cura di mantenere l’unità, perché nulla vi è di più prezioso. Porta il peso di tutti i fedeli, come il Signore porta te”.
Policarpo fu chiamato a Roma per discutere la data di celebrazione della Pasqua. Riuscì a condurre molto serenamente la trattativa, riuscendo a mantenere intatta la decisione di celebrarla di domenica e non in una data prestabilita, com'era sempre stato. Al suo ritorno a Smirne, però, trovò la città in piena di anticristiani in guerriglia. Furono giorni di lotta e torture, di sottomissioni e di morte. Il vescovo di Smirne fu catturato e portato davanti a Quadrato, il governatore romano. Quadrato, riconoscendolo, volle provare ad aiutarlo, volle provare a favorirlo e risparmiargli la vita. Ma Policarpo rispose che doveva far finta di non conoscerlo e si consegnò spontaneamente al rogo, che lo bruciò e arse fino quasi alla morte, che arrivò con la spada. Policarpo viene invocato per chiedere forza, giustizia e per condurre trattative in modo pacifico e giusto. È il protettore dei diplomatici e degli oratori, di chi sta subendo ingiustizie e di chi si sente condannato ingiustamente. 

 

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