San Massimo in veste di diacono, con la palma del martirio, opera di Giulio Cesare Bedeschini (1613), Museo Nazionale d'Abruzzo (L'Aquila)

San Massimo in veste di diacono, con la palma del martirio, opera di Giulio Cesare Bedeschini (1613), Museo Nazionale d'Abruzzo (L'Aquila)

 

VITA DEL SANTO

 

San Massimo, patrono principale della diocesi e della città di L'Aquila, nacque ad Aveia (oggi Fossa) intorno al 228 d.C. da una famiglia cristiana. Massimo aspirava al sacerdozio e professo la sua fede anche davanti al Prefetto di Aveia, dopo che fu catturato durante la persecuzione di Decio (ottobre 249-novembre 251).
Da una "Passio" consociamo che a tutte le interrogazioni del preside della città, Massimo rispose senza mai rinnegare la fede in Gesù Cristo, per questo venne disteso sull'eculeo e a lungo torturato, ma inutilmente. Il preside per dissuaderlo arrivò anche a promettergli sua figlia Cesaria come sposa, ma alla fine ordinò che Massimo fosse gettato dalla rupe più alta detta "Circolo e Torre del Tempio". Probabilmente in seguito a questo martirio la città di Aveia divenne sede vescovile. Alla distruzione di Aveia le reliquie vennero portate a "Civitas Sancti Maximi" e fu qui che il 10 giugno del 956 l'imperatore Ottone I il Grande e il papa Giovanni XII vennero per venerare le reliquie del santo.
Nel 1256 la sede vescovile e le reliquie vennero spostate a L'Aquila, città appena fondata, e vennero messe nella nuova Cattedrale a lui dedicata.

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