O Signore Gesù che sei nato dalla Vergine Maria,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che sei stato obbediente alla tua mamma Maria,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che hai santificato l’infanzia,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che da bambino hai sofferto la povertà,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che hai sofferto le persecuzioni e l’esilio,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che hai accolto e amato i bambini,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che nel battesimo hai dato loro una nuova vita,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che ti doni loro in cibo nella santa Comunione,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che hai prediletto san Gerardo sin dalla tenera età,
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Tu che giocavi con il piccolo Gerardo, 
- proteggi e benedici i nostri bambini. 
Tu che gli portavi il bianco panino, 
- proteggi e benedici i nostri bambini.
Nelle malattie e nelle sofferenze.
- proteggi e benedici i nostri bambini. 
Nelle difficoltà e nei pericoli.
- proteggi e benedici i nostri bambini.

 

Preghiamo 
Signore Gesù Cristo, esaudisci le nostre preghiere per questi fanciulli, 

benedicili nel tuo amore e custodiscili con la tua continua protezione, 

perché essi possano crescere cristianamente e giungere a darti piena testimonianza

 con fede libera e sincera, con fervente carità e con perseverante speranza nella venuta del tuo regno. 

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

Gerardo era l'ultimo di 5 figli di una modestissima famiglia di Muro Lucano (Potenza) dov'era nato il 23 aprile 1726. Gente povera, i Maiella conducevano una vita al limite della sussistenza, tanto che più d'una volta conobbero in tutta la sua crudezza il morso della fame. Ragazzotto semplice e umile, ma molto devoto e onesto, quando ne ebbe l'età Gerardo pensò di abbracciare la vita religiosa nell'Ordine dei frati cappuccini.

Ma i buoni francescani non lo accettarono perché cagionevole di salute. Lo accolsero invece i redentoristi di sant'Alfonso de' Liguori in un loro convento presso Foggia. Umile religioso converso, attendeva tranquillamente alla propria perfezione spirituale, quando sulla sua vita si abbatté una furiosa tempesta. Una giovane donna lo accusò di atti indegni e i superiori, sant'Alfonso per primo, le credettero. E così il buon Gerardo venne privato della comunione e confinato in un convento presso Avellino con la proibizione di avere contatti con l'esterno.

Il buon religioso aveva più di una prova per discolparsi, ma accettò l'increscioso episodio come un segno della volontà di Dio e per spirito di mortificazione. Tacque, convinto che se Dio avesse voluto dimostrare la sua innocenza l'avrebbe fatto meglio di qualunque altro. E un giorno infatti la verità venne a galla, e con essa la straordinaria umiltà del religioso converso, possibile solo in un uomo molto avanti nella via della santità.

Accompagnato dall'ammirazione dei confratelli, Gerardo proseguì nel proprio cammino di perfezione. I superiori gli chiesero di trascrivere i suoi esami di coscienza: lo fece con diligenza offrendoci esempi di assoluta perfezione. Il Signore gli concesse anche la grazia di compiere miracoli. Accompagnato da quest'aura di prodigiosa santità, egli a soli ventinove anni chiuse la propria vita. Le sue ultime parole furono: «Dio è morto per me. Se a lui piace, io vorrei morire per lui». Fu beatificato da Leone XIII nel 1893 e canonizzato da san Pio X nel 1904.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Materdomini in Campania, san Gerardo Majella, religioso della Congregazione del Santissimo Redentore, che, rapito da un intenso amore per Dio, abbracciò ovunque si trovasse un austero tenore di vita e, consumato dal suo fervore per Dio e per le anime, si addormentò piamente ancora in giovane età.

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