San Geminiano nacque in una nobile famiglia tra il 309 e il 313 a Cogneto, da dove si spostò nella vicina Modena per completare gli studi. Nel 330 decise di intraprendere la carriera ecclesiastica, diventando diacono del vescovo Antonio. Conobbe Atanasio d’Alessandria e, come lui, divenne fermo oppositore dell’eresia ariana, che non riconosceva la natura divina di Gesù Cristo.

Nel 350, alla morte di Antonio, Geminiano fu proclamato vescovo di Modena. Fu molto amato dagli abitanti e riuscì a completare la cristianizzazione di quelle terre. Ben presto acquisì fama di poter sconfiggere i demoni, tanto che una leggenda racconta che nel 363 l’imperatore Gioviano lo chiamò a Costantinopoli per liberare la figlia posseduta. Nel viaggio per mare verso Costantinopoli il demonio scatenò una tempesta, gettando nella disperazione tutti coloro che erano a bordo della nave. Geminiano rimase calmo ed invocò l’aiuto di Dio, riuscendo a riportare la quiete e a guidare la nave in salvo a Costantinopoli, dove con la forza della preghiera liberò la bellissima figlia dell’imperatore. Gli episodi di questa storia sono raffigurati nei pannelli laterali del paliotto d’altare dipinto nel 1401 da Taddeo di Bartolo per la Collegiata di San Gimignano (oggi conservato nella Pinacoteca della città). San Geminiano morì il 31 gennaio 397. Dal 1255, negli statuti di San Gimignano, si menziona l’obbligo di festeggiare il santo in questo giorno. Da allora, e ancora oggi, il 31 gennaio si tengono le celebrazioni in suo onore.

Non esistono documenti ufficiali che spieghino il legame tra il santo modenese e la città toscana che da lui prende il nome. L’attestazione più antica di questa denominazione risale al 929. Si tramandano però alcune leggende diffusesi nel corso dei secoli. Quella più popolare è descritta dal canonico Marri nel suo manoscritto dell’inizio dell’Ottocento, conservato nell’archivio della Collegiata di San Gimignano. Tale leggenda racconta che nel 550 l’antica San Gimignano, che all’epoca si chiamava Silvia, fu minacciata dall’invasione degli Ostrogoti, capeggiati da Totila, e si salvò solo grazie all’intervento della miracolosa apparizione di San Geminiano. Del resto, il vescovo era già famoso per altri interventi salvifici: nel 452 aveva già miracolosamente liberato Modena dall’invasione degli Unni comandati da Attila, il ‘flagello di Dio’.

Secondo un’altra leggenda, invece, un chierichetto di Colle di Val d’Elsa si trovava casualmente a Modena durante i funerali del santo e cercò di rubargli un anello; disgraziatamente tirò troppo forte e si staccò anche il dito, il giovane si spaventò e scappò via con la reliquia. A causa del suo gesto sacrilego diventò cieco, si rese conto della gravità dell’azione, si pentì, confessò il furto e subito dopo riottenne la vista. La reliquia sarebbe rimasta in Toscana e avrebbe poi dato il nome all’attuale San Gimignano. Il dito del santo, insieme all’anello, si conserva oggi nella Collegiata di Santa Maria Assunta.

Un’ultima leggenda, infine, narra di un soldato che avrebbe portato la reliquia del dito di San Geminiano all’antico castello di Silvia in epoca longobarda, durante le guerre contro Firenze; gli abitanti avrebbero pregato davanti alla reliquia riuscendo a salvarsi dall’assalto nemico.

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