Preghiera a San Cleofa

 

Cleofa, quel giorno di duemila anni fa eri in cammino verso Emmaus con il discepolo tuo amico, col cuore affranto dal dolore e con l’anima spenta dalla delusione.

 Oggi tanti uomini e donne, ragazzi e ragazze sono tentati di lasciarsi vivere, più che di vivere, per i tanti problemi che incontrano nell’esistenza.

 Noi sappiamo che Gesù cammina con noi per i sentieri della vita, ma non è facile riconoscerlo, specialmente nelle difficoltà ci sembra di essere soli.

Abbiamo bisogno di Lui, delle sue parole capaci di ridonarci speranza ogni volta che le tenebre del dolore, della noia e della solitudine ci opprimono. Anche noi tutti, dal più piccolo al più grande, abbiamo bisogno che Gesù entri nella nostra vita per restare sempre con noi. 

Eri triste, Cleofa, ma durante il tuo viaggio di andata verso Emmaus in te e nel tuo amico è rinata infine la speranza: accanto al sole che tramontava un altro Sole stava sorgendo nei vostri cuori e pian piano li riscaldava. Dopo aver camminato a lungo con Lui senza renderti conto di chi fosse, lo hai riconosciuto in quei gesti semplici: 

Gesù che prende il pane, lo benedice, lo spezza e ve lo porge. 

E’ il gesto compiuto nell’Ultima Cena, sono i gesti dell’Eucaristia.

 Aiutaci, Cleofa, a capire dove oggi è possibile incontrare Gesù in modo unico: nella celebrazione della Messa, che tutti i cristiani di ogni tempo e di ogni luogo hanno fatto e fanno, accogliendo l’invito di Gesù: “Fate questo in memoria di me”. Oggi Gesù non calpesta più le strade del mondo come faceva un tempo per le vie polverose della Palestina. Egli vive ora presso il Padre, nella pienezza della sua divinità, ma nello stesso tempo cammina, parla, agisce, soffre e gioisce attraverso la comunità dei suoi amici, la Chiesa. Egli è presente infine, in modo del tutto speciale, nel pane e nel vino consacrati.

Prega per noi, Cleofa, aiutaci ad incontrare il Risorto nell’Eucaristia.

 

 

 

Preghiera a San Cleofa

 

(Carlo Maria card. Martini, Partenza da Emmaus,

Centro Ambrosiano di Documentazione e Studi Religiosi, Milano 1983, pagg. 8-9).

 

“Signore Gesù, grazie perché ti sei fatto riconoscere nello spezzare il pane. Mentre stiamo correndo verso Gerusalemme e il fiato quasi ci manca per l’ansia di arrivare presto, il cuore ci batte forte per un motivo ben più profondo.

Dovremmo essere tristi, perché non sei più con noi. Eppure ci sentiamo felici. La nostra gioia e il nostro ritorno frettoloso a Gerusalemme, lasciando il pasto a metà sulla tavola, esprimono la certezza che tu ormai sei con noi.

Ci hai incrociati poche ore fa su questa stessa strada, stanchi e delusi. Non ci hai abbandonati a noi stessi e alla nostra disperazione. Ci hai smosso l’animo con i tuoi rimproveri. Ma soprattutto sei entrato dentro di noi. Ci hai svelato il segreto di Dio su di te, nascosto nelle pagine della Scrittura. Hai camminato con noi, come un amico paziente. Hai suggellato l’amicizia spezzando con noi il pane, hai acceso il nostro cuore perché riconoscessimo in te il Messia, il Salvatore di tutti.

Quando, sul far della sera, tu accennasti a proseguire il tuo cammino oltre Emmaus, noi ti pregammo di restare.

Ti rivolgeremo questa preghiera, spontanea e appassionata, infinite altre volte nella sera del nostro smarrimento, del nostro dolore, del nostro immenso desiderio di te. Ma ora comprendiamo che essa non raggiunge la verità ultima del nostro rapporto con te. Per questo non sappiamo diventare la tua presenza accanto ai fratelli.

Per questo, o Signore Gesù, ora ti chiediamo di aiutarci a restare sempre con te, ad aderire alla tua persona con tutto l’ardore del nostro cuore, ad assumerci con gioia la missione che tu ci affidi: continuare la tua presenza, essere vangelo della tua risurrezione.

Signore, Gerusalemme è ormai vicina. Abbiamo capito che essa non è più la città delle speranze fallite, della tomba desolante. Essa è la città della Cena, della Croce, della Pasqua, della suprema fedeltà dell’amore di Dio per l’uomo, della nuova fraternità. Da essa muoveremo lungo le strade di tutto il mondo per essere autentici “Testimoni del Risorto”. Amen”. 

 

 

 

VITA DEL SANTO

 

Cleofa (o Cleofe o Clopa) è uno dei due discepoli che il giorno della risurrezione di Gesù, tornandosene a Emmaus al termine delle celebrazioni pasquali, furono raggiunti per strada e accompagnati dal Risorto, che riconobbero soltanto dopo essere rincasati e avergli generosamente offerto ospitalità. "Noi speravamo che egli sarebbe stato colui che avrebbe liberato Israele; invece...". Nelle parole che i due discepoli rivolgono allo sconosciuto c'è l'eco di una delusione comune agli apostoli in quell'ora della prova. "Tuttavia alcune donne, che sono fra noi, ci hanno fatto assai meravigliare".
Da questo spiraglio di speranza lo sconosciuto fa penetrare la luce della "buona novella", spiegando loro le Scritture e poi, accolto il loro invito: "Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire", si rivela loro "allo spezzare del pane", il gesto eucaristico dell'ultima cena, cui perciò anche Cleofa dovette esser presente. Ma non è questo il solo privilegio di cui poteva andar fiero. Se diamo un'occhiata all'etimologia del suo nome, scopriamo che Cleofa e Alfeo sono la trascrizione e la pronuncia dello stesso nome ebraico Halphai, oppure due nomi portati dalla stessa persona. Presumibilmente perciò Cleofa-Alfeo è il padre di Giacomo il Minore e di Giuseppe, fratelli, cioè cugini, del Signore. Nel Vangelo di Giovanni, Maria, madre di Giacomo e Giuseppe, viene detta sposa di Cleofa e sorella, in senso più o meno proprio, della Madre di Gesù.
La sua fortunata posizione in seno alla famiglia del Signore sembra abbia altri risvolti. Lo storico palestinese Egesippo afferma che Cleofa è fratello di S. Giuseppe e padre di Giuda e Simone, eletto, quest'ultimo, a succedere a Giacomo il Minore, come vescovo di Gerusalemme. Tirando le somme, possiamo identificare nel commosso discepolo di Emmaus il Cleofa che Giovanni dice marito della sorella della Madonna, quella Maria di Cleofa presente con le altre pie donne al dramma del Calvario.
Poiché Maria di Cleofa è madre di Giacomo il Minore, di Giuseppe, di Giuda e di Simone, ne segue che Cleofa è loro genitore. Padre di tre apostoli! Secondo Eusebio e S. Girolamo, Cleofa era nativo di Emmaus. E ad Emmaus, secondo un'antica tradizione, Cleofa, "testimone della risurrezione", fu trucidato dai suoi compaesani, intolleranti del suo zelo e della sua certezza di fede nel Messia risorto. S. Girolamo ci assicura che già nel IV secolo la sua casa era stata trasformata in chiesa. Il Martirologio Romano ha inserito il suo nome nella data odierna e ne conferma il martirio avvenuto per mano dei Giudei. Autore: Piero Bargellini

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