Supplica a San Salvatore da Horta

 

Caro San Salvatore,
prostrati dinanzi a te,
eleviamo anzitutto un inno di lode al Signore
che ha rivolto lo sguardo alla tua umiltà
e ti ha insignito
del dono della liberazione dai vari mali
che affligono gli uomini.

E mentre ti ammiriamo
come fedele seguace di Gesù,
ardente di carità
verso i sofferenti,
sentiamo di confidare nel tuo patrocinio
e chiederti la Grazia
di essere tuoi imitatori
nel saper corrispondere alla Volontà Divina.

Ti preghiamo di aiutarci
nelle nostre molteplici necessità.

Concedi dal Signore 
la salute agi infermi,

il lavoro e il pane quotidiano
ai bisognosi,

l'armonia e la pace
alle famiglie.

Rafforzaci nella Fede,
risveglia i valori della Vita
e dona a tutti
la Gioia di vivere
come autentici operai
del Regno di Dio.
Amen

​Pater, Ave e Gloria

 

 

 

VITA DEL SANTO

Ecco un santo che a causa del carisma di operare troppi miracoli, passò parecchi guai nella sua vita. Salvatore nacque del dicembre 1520 a Santa Coloma de Farnés nella Catalogna (Spagna), i genitori di cui si conosce solo il cognome Grionesos, lavoravano assistendo gli ammalati del piccolo ospedale della zona e di cui in seguito ne ebbero la direzione.
Rimasto orfano giovanissimo, andò a Barcellona dove si mise a fare il calzolaio per sostenere la sorella minore Blasia. Non appena questa sorella si sposò, Salvatore poté così in piena libertà, scegliere la vita religiosa da sempre desiderata; lasciata Barcellona andò nella famosa abbazia benedettina di Montserrat per un periodo di prova, ma la sua vocazione di umiltà e povertà ebbe la sua attuazione, dopo l´incontro con i francescani, entrando il 3 maggio 1541 nel loro convento di Barcellona. 
Si distinse subito per le sue virtù e pietà, fece la professione religiosa nel maggio del 1542 e trasferito poi a Tortosa dove fu impiegato in tutti i servizi più faticosi, che espletò con prontezza e diligenza; ma cominciarono pure i guai per lui; dotato di poteri taumaturgici, operava prodigi su prodigi e la sua fama di dispensatore di miracoli, che lo rendevano oltremodo popolare, suscitò l´incomprensione dei confratelli e l´ostilità dei superiori, i quali infastiditi da tanto clamore lo ritennero un indemoniato e presero a trasferirlo da un convento all´altro. 
Dovunque arrivasse i prodigi proseguivano, i frati si mettevano le mani nei capelli e giocoforza si armavano di pazienza con quel confratello laico professo, che faceva perdere la loro pace. Da Tortosa, fu inviato prima a Belipuig e verso il 1559 ad Horta nella provincia di Tarragona in Catalogna, dove restò per quasi 12 anni, compiendo anche qui numerosi miracoli, gli fu mutato anche il nome in fra´ Alfonso, nel tentativo di allontanarlo dai fedeli, ma alla fine fu trasferito anche da qui. 
Giunto a Reus lo attendevano ulteriori persecuzioni e un altro allontanamento a Barcellona, che era sede della famigerata Inquisizione spagnola e a cui Salvatore venne perfino denunziato, uscendone comunque trionfante con l´umiltà e la carità dei santi. 
Infine ultima tappa del suo doloroso calvario itinerante, fu il convento di S. Maria di Gesù a Cagliari in Sardegna, giungendovi nel novembre del 1565, trovando finalmente qui un´oasi di pace, pur continuando i fatti straordinari che l´avevano accompagnato per tutto quel tempo, procurandogli dolori, sofferenze, incomprensioni; in altre parole beneficando la vita degli altri e avvelenandosi la sua. 
Colpito da una violenta malattia, fra´ Salvatore da Horta, morì a Cagliari il 18 marzo 1567 fra il dolore di tutta la città, che ancora oggi ne venera le reliquie nella Chiesa di S. Rosalia; il corpo del santo è custodito in una preziosa urna di bronzo dorato, arricchita di pregiati cristalli. L´urna è sistemata visibile, sotto la mensa dell´altare maggiore al centro del presbiterio, attorniata da quattro angeli oranti in marmo bianco. 
Da qui, il culto per il taumaturgo, laico professo dei Frati Minori Francescani, crebbe e si estese in tutta la Spagna e Portogallo; il 15 febbraio 1606 dietro richiesta del re Filippo II di Spagna, il papa Paolo V gli accordò il titolo di beato, confermato il 29 gennaio 1711 da papa Clemente XI.E il 17 aprile 1938, papa Pio XI lo canonizzò, stabilendo la festa liturgica per l´umile santo, perseguitato perché troppo miracoloso, al 18 marzo. 

Il nome Salvatore è molto diffuso nell´Italia Meridionale e in particolare in Sicilia, anche nelle varianti Turi, Turiddu; bisogna però dire che il nome Salvatore più che al santo di cui abbiamo parlato, si riferisce almeno in Campania, a Gesù Salvatore e la cui festa della "Trasfigurazione di Gesù" è al 6 agosto. 
Il santo spagnolo di Horta è molto venerato anche nel Comune di Orta di Atella, in provincia di Caserta, che per puro caso ha il nome come la città spagnola, che identifica il santo francescano. Autore: Antonio Borrelli

I Nove mercoledì in onore di San Salvatore da Horta

Introduzione storico-devota


La pia pratica di consacrare nove mercoledì in onore di San Salvatore da Horta è antica quanto antico è il suo culto. Infatti, fu lo stesso santo, essendo ancora in vita, che ordinò questa divozione ad una nobile signora cagliaritana. Trovavasi la poveretta già coi dolori del parto, ed avendo i medici dichiarato la povera infelice in pericolo di vita, i famigliari fecero chiamare in casa Fra Salvatore.
Il servo di Dio vi andò immantinente ed appena vista la poveretta che si contorceva fra orribili strazi, ed il dolore e l’angoscia dei famigliari, “Non piangete – disse- essa è salva, da qui a pochi momenti partorirà un figliolo che sarà la consolazione dei genitori e sarà un buono e santo sacerdote dell’Ordine mio. Salvatore benedì la povera puerpera, la quale poco dopo diede alla luce il frutto del suo amore.
Il giorno dopo vi ritornò il santo e, vedendo la povera signora, le disse: “Buona signora voi sarete ancora madre di altri tre figli; però, non abbiate paura, non soffrirete più! Quando io non sarò più pellegrino su questa misera terra, e voi vi ritroverete in stato di gravidanza e sarete al sesto mese, visitate, allora, per nove mercoledì consecutivi la mia tomba, fate orazione ed accendete nove lampade alla madre di Dio, e voi avrete sempre i parti felici”.
Così, infatti, avvenne, poiché la nobile signora cagliaritana fu madre di altri tre figli e obbediente alle raccomandazioni del santo, non ebbe più a soffrire nel dare alla luce gli ultimi suoi tre figlioli.
Propagatosi in città e nei circonvicini paesi tanto prodigio, fu un continuo accorrere di gente alla signora cagliaritana la quale a tutti raccontava come fu salvata da sicura morte dal santo, e quanto egli le raccomandò.
Morto il Santo, la nobile signora, in tutti I bisogni della sua vita, visitava per nove mercoledì la tomba del santo, ma specialmente quando trovavasi in stato di gravidanza, non tralasciava mai di visitare la tomba del suo celeste benefattore per nove mercoledì consecutivi.
La nobile signora divenne un apostolo di questa divozione ed, innalzato il santo agli onori degli altari, i religiosi del convento di Santa Maria di Gesù in Cagliari, istituirono ufficialmente nella loro chiesa la divozione dei nove mercoledì in onore del Taumaturgo: divozione che ben presto varcò le mura di Cagliari, estendendosi meravigliosamente non solo in tutta la Sardegna e in Italia, ma ancora nella Spagna, nella Francia, nel Belgio e perfino nelle lontane Americhe.
Tale divozione è tanto è tanto accetta al santo, che non ha mai negato grazia alcuna a quei devoti che praticano questo santo e pio esercizio dei nove mercoledì.
E’ d’uopo, però, avvertire che non apporterà alcun frutto questa pia pratica dei nove mercoledì, se prima, riconciliati con Dio e davvero contriti, non ci accosteremo ai Santi Sacramenti della Confessione e della Comunione. Durante la pia pratica è consigliabile ascoltare la Santa Messa e fare qualche altra opera buona sia spirituale che corporale; ed allora, per I meriti del nostro santo, si otterranno tutte quelle grazie che ci abbisognano per la vita presente e per l’eternità.
Chi non potesse praticare tale divozione ogni mercoledì, la potrà pur fare per nove giorni continui, purché sia confessato e comunicato.

 


Primo Mercoledì in onore di San Salvatore

 

Orazione introduttiva

 

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.

 

Fede di San Salvatore


Tra le virtù teologali tiene, senza dubbio, il primo posto la Fede. Essa è il solido vaso della nostra giustificazione, è la luce divina che penetra in ogni dove e ci fa conoscere le sante verità; è la vita di tutte le virtù, argomento certissimo delle verità rivelate ed essenza di quelle che fermamente speriamo.
Della fede del nostro Santo ne sono incontrastabile testimonianza i numerosi miracoli da lui operati, poiché da questa virtù principalmente l’Apostolo S. Paolo fa dipendere quando le attribuisce una potenza sì grande da trasportare i monti. Egli, infatti, da tutti coloro che domandavano miracoli richiedeva la fede, e a seconda del grado di essa, operava i prodigi. Era certo uno spettacolo sublime vedere da un lato una folla di eretici capitanati da Lutero negare la confessione sacramentale, dall’altro Salvatore frequentarla per correggersi dalle imperfezioni più piccole; da un lato gli eretici muovere guerra terribile all’Eucarestia, dall’altro Salvatore raccomandare la confessione e la Comunione ai malati che a lui ricorrevano in frotte numerose, se volevano ottenere la guarigione completa delle loro infermità. E così che, per suo mezzo, furono operati quei numerosi miracoli che nel loro linguaggio reale erano una testimonianza inconfutabile delle verità cristiane e che dimostrano la ferma fede del Santo. Imitiamo ancora noi il Taumaturgo nella sua fede, ricordiamo spesso le parole dell’Apostolo S. Giacomo che la fede senza opere è morta.

 

Miracolo del Santo

 

Certo Giovanni Pennna di Carignena, già da sedici anni trovavasi a letto paralitico. Nessun rimedio trovato dalla scienza gli aveva giovato e da quindici mesi non gli era stato più possibile varcare la soglia della sua casa. Perduta ogni speranza negli umani rimedi, si fece condurre in lettiga al convento di Horta, distante circa cinquanta miglia da Carignena.
Viaggio pieno di difficoltà per un malato di quel genere, ma ciononostante Giovanni seppe tutto vincere con la sua fede. Appena visto l’uomo di Dio, si prostrò ai suoi piedi e singhiozzando domandò la guarigione al suo male.
«Accostati ai santi Sacramenti!» disse Salvatore al povero paralitico. Ubbidì il povero infermo al comando di Salvatore, il quale benedicendolo nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, gli restituì la primitiva salute. Sull’istante medesimo Giovanni levossi giubilante dalla sua lettiga, rendette grazie a Dio e al suo servo fedele e perfettamente guarito tornò al suo paese.

 

 

Preghiera

 

O prima ed eterna verità incarnata, Gesù, che vi compiaceste rivelare per mezzo dei Santi Apostoli al mondo idolatra glia arcani misteri della vostra santa Legge, ammiro la loro pronta ubbidienza al vostro divin volere, ed arrossisco di me medesimo, che nato dal grembo di Santa Madre Chiesa, gli presto sì poca fede, o la professo freddamente, formandomi una religione a capriccio, gradevole solo alle mie passioni. Per pietà, o Dio mio, fate che la vostra santa Legge e la fede da me giurata nel santo battesimo, siano d’ora innanzi la norma del mio vivere; ed ad esempio del vostro fedelissimo servo San Salvatore, viva, come lui visse, ubbidiente ai vostri santi precetti per conseguire l’eterna salvezza dell’anima mia. Amen.

 


Recitare 3 Pater, Ave e Gloria

 

Responsorio

 

Ab Horta lux est orta
Qua luxit tota Hispania
Praesertim Catalunia,
simul etiam et Gallia.

Exinctus in Sardinia,
Refulsit super sidera,
Post inclita miracula,
In civitate Caralis


Claudi currunt agiles,
Caecis lumen panditur,
Os mutorum loquitur,
Surditas expellitur.


Exinctus in Sardinia,
Refulsit super sidera,
Post inclita miracula,
In civitate Caralis


Gloria Patri, et Filio et Spiritui sancto…

Exinctus in Sardinia,
Refulsit super sidera,
Post inclita miracula,
In civitate Caralis

 

 

Antiphona

 

Iste homo ad adulescentia sua meruit infirmos curare caecos illuminare daemones fugare. Dedit enim illi Dominus claritatem.

V) Ora pro nobis, Sancte Salvator

R) Ut digni efficiamur promissionibus Christi

Oremus

Deus, qui humilitate sanctorum tuorum Onnipotentiam tuam mirabiliter manifestas, quique sanctum Salvatorem famulum tuum admiranda simplicitate et mirabilium curationum gratia decore dignatus est; tribue, quaesumus; ut omnes qui eius implorant auxilium, petionis suae salutare consequantur effectum. Per Christum Dominum Nostrum. Amen.

 

PER GLI ALTRI MERCOLEDI: http://traditiones.forumfree.it/?t=15440895 LINK FONTE

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