Preghiera a San Corrado Confalonieri

 

1) O San Corrado Confalonieri, devoto a Dio Padre, amante di Gesù crocifisso e obbediente allo Spirito Santo, oggi contempliamo la tua vita meravigliosa, ricca di grazia e di santità, e ci raccomandiamo alla tua potente preghiera. Tu sei per noi un modello di penitenza e di contemplazione. Con la tua intercessione incoraggia i tuoi devoti e tutti i cristiani a fare la tua esperienza in un autentico cammino di fede. Affidiamo alle tue preghiere la nostra santificazione, il nostro rapporto con Dio, la continua conversione del cuore e la perseveranza finale. Ottienici da Dio il possesso di tutte le virtù, affinché viviamo sempre nella fedeltà e nella carità fraterna. 

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel Principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

 

2) O San Corrado, fedele figlio della Chiesa, per la quale hai lasciato tutto e ti sei messo a suo totale servizio con il tuo lungo pellegrinare e con la vita eremitica, rafforza i vincoli che ci legano al Santissimo Corpo Mistico di nostro Signore Gesù Cristo. Con la tua viva preghiera fa' che noi siamo membra vive ed operose di grazia nello spirito filiale verso la Madre Chiesa.
Noi sentiamo la necessità e l'urgenza di una vita tutta dedita al trionfo del Vangelo, affinché ogni uomo riconosca, accolga e segua Gesù, "Via, Verità e Vita".  Fa' che noi, la nostra comunità e le nostre famiglie, progrediamo, giorno per giorno, nella fede nella speranza e nella carità. Prega, protettore nostro, affinché tutti gli uomini e tutte le donne del mondo accettino il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo e siano uniti nell’unica chiesa, nella quale elevino a Dio, creatore e padre, inni di lode e di gratitudine nel nome di Gesù Cristo crocifisso e risorto. 

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel Principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

 

3) San Corrado, amico dei poveri e dei derelitti, ti affidiamo le nostre necessità spirituali e temporali. Prega per tutti i poveri del mondo, per le famiglie disunite, per i bambini abbandonati, per gli anziani soli, per gli ammalati, per i moribondi, per i carcerati, per tutti quelli che subiscono violenze e per quelli che fanno violenza agli altri. La tua potente preghiera ci accompagni sempre nel cammino della vita come protezione perenne. 

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel Principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

 

 

Preghiera a San Corrado Confalonieri

(scritta dal vescovo di Noto Antonio Staglianò 

(Patrono della Diocesi di Noto)

 

San Corrado eremita
Nostro amato e santo protettore
beato Corrado, di Noto l’ eremita
in festa ti gridiamo con tutto il cuore
“custodisci e proteggi la mia vita”
Sono tante le fatiche, le difficoltà
nel nostro quotidiano cammino
imparerò dal tuo esempio l’umiltà
se ogni giorno ti sento più vicino
Nel buio delle molte amarezze
sii tu la nostra stella luminosa
nei tempi del dolore e nelle incertezze
non ci manchi la tua cura premurosa
Le mie preghiere non saranno vane
se mi metto generoso al tuo servizio
perché ai poveri doni Tu ancora il pane
e verso gli afflitti Tu sia sempre propizio
Devoti veri in tanti a te accorriamo
per godere del tuo fedele amore
giustizia sapienza pace ti chiediamo
san Corrado nostro grande protettore

 

 

 

VITA DEL SANTO

Egli era un nobile del Trecento, sposo felice di una gentildonna sua pari, e aveva un debole per la caccia. Un giorno, lungo la riva del Po giallastro, un ghiotto capo di selvaggina, ch'egli inseguiva a cavallo, circondato dai cani e dai bracconieri, cercò scampo dentro una macchia impenetrabile. Dominato dall'impazienza e dal dispetto, l'appassionato cacciatore impartì un ordine imprudente: quello di dar fuoco alla macchia per stanare l'animale. Era estate, e nella pianura riarsa dal sole, gli uomini di Corrado non furono in grado di controllare le fiamme da loro stessi suscitate. Si sviluppò un incendio che, con l'aiuto del vento, distrusse le messi e le cascine vicine.  Corrado e i suoi uomini rientrarono in città senza esser notati. Nessuno era stato testimone del loro involontario malestro. Il rimorso e la paura tennero suggellate le bocche. Ma i proprietari e i contadini danneggiati protestarono presso il governatore della città, che ordinò un'inchiesta. Fu allora arrestato un vagabondo, trovato nei boschi, vicino al luogo dell'incendio. Le prove a suo carico parvero sufficienti, ed egli venne senz'altro condannato a morte. Ma sulla piazza della città, poco prima che avesse luogo l'esecuzione, Corrado non poté resistere all'impulso della propria coscienza, che gl'imponeva di scagionare l'innocente e di accusarsi colpevole al suo posto.  La sua inaspettata confessione chiarì come erano andate le cose. Poiché non si trattava di dolo, ma di responsabilità colposa, dovuta ad una imprudenza, il nobile piacentino venne condannato a risarcire tutti i danni arrecati dalle fiamme. Corrado era ricco, ma l'incendio era stato rovinoso. Quando l'ultimo danneggiato fu risarcito, egli aveva finito non solo tutti i suoi beni ma anche quelli della moglie.

I due sposi ridotti all'indigenza non si angustiarono per questo. Per ambedue quel drammatico avvenimento aveva illuminato di nuova luce tutta la loro vita, come un segno del cielo. La donna rivestì così l'abito delle poverissime figlie di Santa Chiara, entrando nel convento di Piacenza. Corrado si unì ad alcuni devoti eremiti che vivevano fuor di città, sotto la Regola del Terz'Ordine francescano.  I meriti dell'incendiario fattosi penitente furono così luminosi, che molti ammiratori presero a visitarlo e a seguirlo. Per questo Corrado preferì allontanarsi dai luoghi natali, incamminandosi verso Roma. Ma non si fermò presso le tombe degli Apostoli. Proseguì il suo lungo viaggio percorrendo tutta la penisola e passando in Sicilia. Qui si fermò, nella valle di Noto, non lontano da Siracusa, in vista del ceruleo mare Ionio, dove visse trent'anni prima presso 'un ospedale poi come eremita sui monti. E anche qui volò alta la fama della sua santità, e soprattutto l'eco delle durissime privazioni di quel devoto penitente. Ogni venerdì egli scendeva a Noto, e, dopo essersi confessato, pregava a lungo davanti ad un celebre crocifisso che si conserva nella cattedrale della città. In quella stessa cattedrale furono riposte le sue reliquie, dopo la morte avvenuta nel 1351, 2 i cittadini di Noto onorarono con culto vivissimo il miracoloso eremita piacentino. Ottennero anche, dal Papa Leone X, di poterlo invocak come secondo Patrono della città, subito dopo il grande San Nicola, al quale è dedicata la chiesa che ospita i venerati resti del Beato Corrado, nobile di Piacenza e primo cittadino di Noto.

 

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