Preghiera

 

Dio onnipotente ed eterno,

che al tuo santo martire Benigno

hai dato la forza di sostenere fino all'ultimo

la pacifica battaglia della fede,

concedi anche a noi di affrontare,

per tuo amore,

ogni avversità

e di camminare con entusiasmo

incontro a te che sei la vera vita.

per Cristo nostro Signore

Amen

 

VITA DEL SANTO

Benigno, nato e vissuto a Todi, subì il martirio durante l’ultima cruenta persecuzione di Diocleziano e Massimiano, all’inizio del IV secolo, e il suo corpo raccolto da mani pietose venne sepolto lungo la strada che da Todi conduceva al cosiddetto Vicus Martis, una località che ancora oggi è chiamata S. Benigno. Lì fu edificato un oratorio e, più tardi, un monastero di Benedettine. Purtroppo, essendo andato perduto l’antico “Leggendario” della Chiesa di Todi, di questo santo sappiamo solo che fu ordinato sacerdote per la sua bontà e rettitudine, e che affrontò coraggiosamente la tortura e la morte per la difesa della verità. Andato in rovina il monastero, nel 1440 le Benedettine furono trasferite in città, e vi portarono pure il corpo del martire nella chiesa detta delle Milizie, dedicata a santa Margherita. Nel 1810, essendo state cacciate le monache in seguito alle leggi di soppressione decise da Napoleone, i resti di Benigno vennero traslati nella chiesa di San Silvestro: da qui tornarono poi nella chiesa di Santa Margherita, rimanendovi fino al 1904, anno della definitiva soppressione delle Milizie. Da allora vennero collocati in San Silvestro, dove si venerano nell’altare maggiore, racchiusi in un’urna d’argento, sul quale figura il punzone della Zecca pontificia con la data del 1679. Il culto per S. Benigno, nonostante questi spostamenti legati a eventi storici, si è conservato a Todi attraverso i secoli. E certamente quel poco che di lui si sa è sufficiente per dare credibilità alla sua vicenda. Tra l’altro la sistemazione del suo sepolcro e la venerazione per le sue reliquie dovevano essere soddisfacenti se già alle fine del secolo XIII non si ritenne opportuno farne la traslazione per riunirle, con quelle degli altri santi tudertini, nel grande tempio di San Fortunato. Che il suo ricordo non abbia subito pause lo conferma anche il fatto che un calendario del 1649, alla data del 13 febbraio, come oggi, registra queste parole: «Festa al monastero delle Milizie».

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