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1 gennaio 2017 7 01 /01 /gennaio /2017 10:47

Girovagando su internet ho trovato interessantissima questa devozione popolare siciliana legata ad eventi storici. 

 

Quanto segue è tratto da: ”Usi e Costumi Credenze e Pregiudizi del Popolo Siciliano” raccolti e descritti da Giuseppe Pitrè – Volume IV – Palermo Libreria L. Pedone Lauriel di Carlo Clausen – 1889.

"Ragione di curiosità a chi studia le tradizioni e la vita del popolo in Sicilia è la devozione per le cosiddette “anime dei corpi decollati”. Uomini e donne, giovani e vecchi, tutti hanno un voto, una preghiera, tutti qualche pratica religiosa da compiere per questi geni occulti del bene pronti a soccorrere chi li preghi di consiglio o di ajuto, chi cerchi ad essi un segno della sua sorte a venire.

Dov’esse abitino, queste anime, non si sa bene; ma le si possono scontrare dappertutto, come quelle che girano pel mondo a custodia de’ loro devoti. Nelle città appariscono sulle vie; in campagna prediligono i fiumi; sul mare fanno sentire la loro voce in mezzo a’ ruggiti della tempesta, cui dominano a favore dei naviganti.

Il popolo le chiama comunemente “armi di li corpi decullati” (Palermo), ma in Acireale “Beati”, e in Trapani “Armiceddi”; e sebbene le distingua dalle “Armi Santi” (anime sante) che son le anime purganti, nondimeno talora le confonde, e ne fa una stessa cosa ….

Nei secoli passati le esecuzioni di giustizia erano frequentissime in Sicilia; a Palermo, antica capitale, era la città ove la più gran parte di esse aveva luogo. Da tutta l’isola qui si giudicavano gli accusati d’ogni genere di delitti; qui si decollavano o si impiccavano ….

In Palermo pertanto la devozione per le anime de’ decollati doveva sentirsi più viva che altrove …. E qui finalmente sorgeva la famosa “Chiesa delle Anime de’ Corpi decollati”, che è il santuario ove pare essersi concentrata la venerazione del popolo per questi geni tutelari ….

La Chiesa delle Anime de’ Corpi decollati in Palermo ebbe già prima del 1785 il titolo di “Madonna del Fiume”, perché quasi bagnata dal fiume Oreto, o del ponte, perché ha da presso lo storico ponte (anno 1113) dell’Ammiraglio Giorgio Antiocheno compagno del Conte Ruggeri.

Fino al secolo passato (n.d.r. – si riferisce al 1800) per testimonianza del Villabianca, presentava davanti la “piramide delle teste dei giustiziati”. Rifatta ed abbellita tra gli anni 1857 e 1865, essa sorge alle sponde dell’Oreto in mezzo a cipressi e ad oleandri, difesa da muriccioli all’intorno. Davanti è la sepoltura de’ decollati, sulla quale i divoti vanno ad offerire, compiuto il viaggio, il Rosario, ed a recitare le ultime orazioni per attendere i responsi delle anime.

A destra e a sinistra di chi entra pendono dalle pareti un centinaio di tavolette dipinte, quante ne può contenere lo spazio libero, così che crescendo esse ogni giorno, le antiche cedono il posto alle nuove. In codeste tavolette,opera di pittori popolari, sono rappresentati miracoli e prodigi di queste anime ….

…. Le anime dei corpi vissute tra’ delitti e nel sangue non dimenticano il sangue; laddove in vita non ebbero pietà del prossimo e non rispettarono le sostanze e l’onore, in morte si fanno scudo e difesa de’ poveri assaliti, prendono la parte del debole. Esse odiano il delitto, e se non lo puniscono sempre in chi lo fa, ne scemano gli effetti in chi lo riceve e ne è vittima. E però dove uno dei loro divoti sia assalito da ladri che vanno di notte, essi compariscono, e per soprannaturale virtù rendono innocue le ferite o indeboliscono le mani di chi ferisce ….

…. Celebre fra tutti questi miracoli è uno a favore d’un divoto de’ più caldi, che andava di notte a cavallo e portava denaro. I ladri, che n’aveano avuto sentore, gli furono addosso chi con pugnali, chi con coltelli, e qualcuno con ischioppi. Il malcapitato non sapendo fare di meglio si rivolse con vera fede (condizione indispensabile in queste circostanze) alle anime de’ corpi decollati; e allora avresti veduto gli scheletri de’ giustiziati sorger dal sepolcro, afferrare le ossa e correre in soccorso del divoto picchiando e ripicchiando i ladri; de’ quali altri restano morti ed altri, malvivi, cercano salvarsi con la fuga. Un’antica stampa in litografia, che viene riprodotta anno per anno, consacra lo stesso fatto ….

…. Ogni persona che abbia divozione alle anime dei corpi decollati …., il lunedì e il venerdì, giorni sacri ad esse, si parte di casa sua di buon mattino, ovvero nelle ore pomeridiane, e s’avvia a Porta di Termini, oggi porta Garibaldi; …. E incomincia il suo Rosario indirizzandosi a quella Chiesa …."

 

 

Il Rosario si compone di Avemarie, di Paternostri e di Gloriapatri. Comincia il Paternostro, seguono tre Requie (Requiem Aeternam) quindi i misteri come quelli del Rosario alla Madonna.

 

I misteri sono in questa forma:

 

Armuzzi mei decollati,

Novi siti e novi vi junciti,

Davanti u Patr’Eternu vi nni jiti,

Li mei nicessità cci raccuntati,

E tantu li prigati,

Fina chi la grazia mi cunciditi.

 

…. Ve ne hanno però più espliciti, ed uno è questo:

 

Armuzzi di li corpi decollati,

Chi nterra siti nati,

‘N purgatoriu vi stati

‘N paradisu siti aspittati,

Prigati l’Eternu Patri

Pi li mei nicissitati;

Prigati lu Signuri

Chi li nnimici mi vennu ‘n favori.

 

Dopo 10 Avemarie, si torna a ripetere il Paternostro, il Requiem, il Mistero; Ciò per quindici volte di seguito le quali chiamano Posti (Poste). In capo a questa lungagnata si recitano le Litanie Lauretane, le quali devono coincidere sempre davanti la porta della Chiesa. Giunti lì si offre, come ho detto, il Rosario e si fa la preghiera secondo le proprie intenzioni. Tale preghiera dev’essere innanzi la balaustra dell’altare consacrato a S. Giovanni Battista, Decollato, protettore de’ decollati.

Compiute le preghiere, ogni buona divota passa nella cappelletta a destra, s’accosta ad una lapide sotto la quale si credono numerosissime le anime, e parla o mormora, e prega, ed interroga e vuole. Finito di parlare vi applica l’orecchio, attende trepidante il responso. Se ode un leggiero tintinnio (il quale certamente non potrà mancare ad una fantasia troppo alterata in quell’istante) è segno che la grazia è già stata conceduta ….

 

 

…. Chi ha bisogno di una grazia può fare un novenario in casa, tutto ad onore dei decollati …. accende una candela davanti la figura di queste anime e si prepara al Rosario. E’ di notte; non passa anima viva, non si sente uno zitto: questo è il momento opportuno a principiare il Rosario. La divota o il divoto apre appena l’uscio di casa, la finestra, un’imposta qualunque, s’inginocchia e comincia col Gloriapatri, recita il Paternostro, l’Avemaria, il Mistero, fino a cinque Poste. La grazia che si dimanda vuol esser detta chiaramente, perché co’ decollati può farsi alla confidenziale; anzi v’è un ultima orazione che li minaccia di noncuranza se non vorranno compiere i voti di chi prega.

 

Ecco questa orazione, invero troppo spregiudicata:

Armuzzi di li corpi decollati,

Tri mpisi, tri ocisi e tri annigati,

Tutti novi vi junciti,

Davanti u Patr’Eternu vi nni jiti,

Li me guai cci cuntati.

‘Un vi lu dugnu, ‘un vi l’apprisentu,

S’ ‘un mi dati lu me ‘ntentu.

 

Ma quante non sono le preghiere ed i desideri! Uno, per esempio, pregherà perché gli vadano bene negozi; un altro, perché gli diano tre numeri da giocare al Lotto; La madre perché le sieno salvi i figliuoli…. La moglie prega pel marito, e per lui soltanto. Se essa è infedele, non si arrischia di pregare per l’occulto amante; le anime ne farebbero vendetta esemplare.

Le ragazze fanno affidanza con le anime in parola, e le cercano per questioni d’amore. Hanno, mettiamo, uno screzio con il fidanzato? Eccole rivolgersi alle anime e supplicale che unite vadano dallo amante e gliene diano manteche rientrato in se stesso torni al loro amore:

 

Armuzzi di li corpi decollati,

Tri mpisi, tri ocisi e tri annigati,

Tutti novi vi junciti,

Nn’ ‘u me zitu vi nni jiti,

Tanti e tanti ci nni dati,

No pi fallu moriri,

Ma pi fallu a mia viniri.

 

Durante questa preghiera e il Rosario che ad essa si unisce, la divota è tutta orecchi per udire l’eco delle anime. La cosa è importante, perché da questa eco si potrà argomentare se la grazia per che si prega verrà concessa. L’eco si traduce in segni buoni e in segni cattivi, secondo che buono o cattivo debba essere il risultato della novena. Buoni segni il canto di un gallo, il latrare di un cane, un bel fischio, un suono di chitarra, una scampanata o un scampanellata, una bella canzone, il picchiare all’uscio di casa, il rapido chiudersi di una imposta, il passare rapidissimo d’una carrozza. Cattivi segni il miagolio d’un gatto, il ragliare d’un asino, una contesa, un pianto, un lamento, un peto e, più che qualunque altro, un pò d’acqua che si butti in mezzo alla via. Egli è allora che il Rosario si deve sospendere, perché nessuna cosa è tanto fatale quanto l’acqua, forse, credo io, perché le sue gocce richiamano alle lagrime.

V’ha poi un’eco la quale si presta a buoni e a sinistri auguri …. quando passino persone e pronunzino, pe’ fatti loro, qualche parola. Se le parole sono in senso affermativo, qualunque sia il discorso che facciasi, come a ragione d’esempio: Già si sapi; oppure: E’ veru; o: Mi piaci; o anche: Sugnu bonu ecc; non si può dubitare che le anime de’ decollati saranno favorevoli. E se in senso contrario si ode per esempio: Ma chi cc’entra! Oppure: Nenti, nenti, un pò essiri; ed anche: Un lu vogghiu, un mi piaci ecc., si deve essere certi che la faccenda andrà male.

FONTE : sito di riferimento

 

Questa preghiera viene recitata in dialetto siciliano verso mezzanotte, per la ricorrenza delle Anime Sante il 2 Novembre per ottenere risposte alle loro intime domande. Si riteneva che la risposta sarebbe stata positiva se si fosse verificato uno dei tre eventi citati (gallo cantare, campana suonare, persone cantare, compari o comari parlare).

 

In siciliano:

Armi e corpi dicullati

unni fustivu arrivatu

unni fustivu carzaratu

la santa scala ch’acchianastivu

lu santu credu chi dicistivu

terra materna

lu sangu chi spargistivu pi la terra

arma e corpi dicullati

a me sta grazzia m’aviti a fare

(dire la grazia)

‘n sonnu m’aviti a  vinari

e boni cosi m’avìti a purtari:

jaddu cantari

campani sunari

pirsuni cantari

sanciovanni parrai

chista è la bona notizia

chi m’aviti a purtari.

Armi santi di la cruci

faciti un viaggio a la cruci.

Faciti beni ca beni vi truvati

ca Diu vi paga la caritati.

 

 

In italiano:

Anime e corpi decollati

dove foste arrivati

dove foste carcerati

la santa scala che salite

il santo credo che diceste

terra materna

il sangue che spargeste per la terra

anime e corpi decollati

questa grazia dovete farmi

(dire la grazia)

in sogno dovete venirmi

e cose buone dovete portarmi:

gallo cantare

campana suonare

persone cantare

compare (o comare) parlare

questa è la buona notizia

che dovete portarmi.

Anime sante della croce

fate un viaggio alla croce.

Fate del bene e del bene troverete

poiché Dio vi paga la carità. 

 

(tratto da: "A Cruna. Antologia di Rosari Siciliani" di Sara Favarò Ed. Città Aperta)

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